Capitano quei giorni in cui ci sono i classici eventi di paese chiamati pomposamente EXPO per far conoscere (giustamente direi) produttori locali. Ammetto che lo scorso anno, proprio grazie a questa fiera ho comprato un miele mescolato con nocciola che mi sono centellinata per arrivare all’evento di questo anno (dove però non lo aveva con la mia solita fortuna).
Questi eventi per me sono la manna dal cielo perché mi permettono di accumulare esperienze e, soprattutto, disegnare dal vivo (cosa non facile e non frequente). Girin girellando tra gli stand, sfidando il meteo che dava pioggia, scopro uno stand pieno di profumatissimi funghi di varietà diversa dove, il classico gruppo di nonnetti con la faccia da raccoglitori di funghi professionisti (da temere vi assicuro) erano desiderosi di dare lezione.
Io, che onestamente preferisco mangiarli che raccoglierli e che, dovessi mai raccoglierli, finirei in prigione per strage e in ospedale per gravissima intossicazione, mi limito a disegnarli. Tra una chiacchiera e l’altra (non so perché la gente sembra sentirsi quasi intimidita…sarà l’aura magistrale tipo alone della vecchia pubblicità dell’HIV?) si avvicina una famigliola e lì ho provato qualcosa che non si può descrivere a parole…ma me ne frego e provo a descriverlo lo stesso.
Una bambina, con la famiglia, guardava annoiata quando ha gettato un occhio a quello che stavo facendo. Non mi ha detto nulla, non ha chiesto nulla, non mi ha disturbata (non lo avrebbe fatto comunque anche se mi avesse rivolto la parola…ma forse davvero ho l’alone) ma ha preso il suo diarietto e la matita ed ha cominciato a disegnare i funghi come stavo facendo io.
Non ci siamo rivolte la parola, solo uno sguardo, le ho sorriso certo, ma lei serissima ha continuato e, quando ha alzato lo sguardo le ho detto “concentrati su quello che stai disegnando perché basta poco che lo spostano”.
E lì, in quel momento, ho assistito alla magia più pura dell’apprendimento: quello spontaneo, quello che nasce dall’imitazione non richiesta, dalla curiosità silenziosa. Quella bambina non aveva bisogno di spiegazioni, di incoraggiamenti, di “brava!” urlati ai quattro venti. Aveva semplicemente visto qualcosa che la interessava e aveva deciso di provarci.
In quel momento ho capito anche un’altra cosa…il disegno è un linguaggio che mi permette di comunicare senza ridondanze, senza sovrastrutture, arrivando al cuore. Non c’è bisogno di presentazioni, di spiegare perché lo fai o cosa significa. È lì, diretto, onesto. E lei lo aveva capito subito.
Mi sono ritrovata a riflettere su quante volte a scuola ci affanniamo a motivare, a coinvolgere, a “catturare l’attenzione” (come se fosse una preda da cacciare), quando forse basterebbe semplicemente… essere. Essere lì, fare quello che amiamo fare, e lasciare che la curiosità naturale dei bambini faccia il resto.
Quella bambina mi ha insegnato che l’apprendimento più autentico è quello che avviene per contagio positivo, non per imposizione. È quello sguardo attento che osserva, studia, decide di provare senza chiedere permesso. È la concentrazione silenziosa di chi ha trovato qualcosa che vale la pena fare.
I genitori, a dire il vero, erano troppo presi a informarsi dai vecchietti su come si cucinano i funghi per calcolare quello che stava facendo la figlia. E forse è stato meglio così – nessuno ha detto “che bello che disegni!”, nessuno ha chiesto di vedere, nessuno ha rovinato la magia con commenti inutili. La bambina aveva quello spazio prezioso di cui tutti i bambini hanno bisogno: essere ignorati al momento giusto.
A volte penso che dovremmo imparare anche noi adulti a stare zitti di più. A lasciare che i bambini scoprano da soli, che sperimentino senza il nostro costante giudizio (positivo o negativo che sia). Quella bambina non aveva bisogno delle mie lodi per sapere che quello che stava facendo andava bene – lo sentiva nelle sue mani, nei suoi occhi, nella sua concentrazione.
E io? Io ho continuato a disegnare i miei funghi, con accanto una piccola compagna silenziosa che mi ha ricordato perché ho scelto questo mestiere. Non per essere la protagonista, non per essere indispensabile, ma per essere presente quando qualcuno decide di imparare.
Quando se ne sono andati, la bambina mi ha guardato un’ultima volta e ha fatto un piccolo cenno con la testa. Un saluto tra artiste, tra persone che condividono la passione per catturare il mondo su un foglio di carta.
Il mio bloc-notes quella sera aveva due pagine di funghi in più del solito. Ma il cuore… il cuore aveva una lezione in più su cosa significhi davvero insegnare.
Nella mia lunga carriera di artista fallita e imbrattatele a tempo perso, più volte mi sono dannata per un disegno non completo, non dettagliato, istintivo e privo di tecnica sopraffina. Pretendevo il meglio da me per assecondare l’immagine di artista che mi attribuivano gli altri. Non ne faccio una colpa agli altri né alla famiglia, ho superato ampiamente quella fase della crescita, perché la colpa non era attribuibile: è un processo di crescita personale.
Anni fa, a Nancy, nel museo di Belle Arti, incappai negli schizzi di un pittore talmente realista che sembrava di veder muovere le persone ritratte nei quadri ed in effetti il museo aveva fatto anche delle installazioni in cui il quadro prendeva vita.
Quando arrivai alla sala dove c’erano gli schizzi di questo artista rimasi incantata, folgorata dal dinamismo delle figure reso con qualche tratto.
Ero affascinata da come un qualcosa di poco definito rendesse l’idea tanto quanto il quadro finito e finiva per piacermi di più. Il pittore in questione si chiamava Emile Friant, studente presso la scuola d’arte di Nancy e no, non ho una memoria prodigiosa ma il vizio di fotografare opere più google lens mi hanno aiutata a ritrovare le informazioni.
Aprendo Google Art&Culture sono incappata negli schizzi di Delacroix. Avrei dovuto aspettarmi che anche Delacroix, come molti altri artisti, avesse un qualche foglio dove prendere appunti grafici, eppure pensavo ancora ai meravigliosi appunti di Leonardo, Michelangelo e artisti del rinascimento ed ai loro studi per i quadri, non a schizzi su un quaderno per fotografare nella propria mente immagini, colori e fascino.
Durante un viaggio in oriente, nel 1832, Delacroix accompagnò un giovane diplomatico nella sua missione in Marocco per negoziare con il sultano Moulay Abd er-Rahman. Incantato e folgorato da cultura e costumi così differenti, forse dal fascino stesso che esercita l’oriente in molti occidentali da secoli oramai, prese appunti visuali producendo schizzi su donne, uomini e relativi costumi.
In seguito Delacroix attingerà a questi ricordi disegnati per scrivere un libro della propria esperienza in Marocco. Tutto catturava l’attenzione dell’artista che, nel suo taccuino, arrivava ad appuntare colori da stendere dopo e dettagli di abiti, gioielli e fronzoli vari con cui si abbigliavano le donne.
Delacroix appuntò anche l’uso dell’haik che avvolgeva le donne, ogni regione del Magreb aveva il suo modo differente di indossarlo e lui scelse di documentare come lo si indossava a Tripoli.
Grazie a Abraham Ben Chimol, l’interprete del consolato francese a Tangeri che accompagnava la delegazione, ha modo di entrare e documentare la vita nella comunità ebraica di Tangeri. Oltre al documentare donne (tante) e uomini (pochi e indefiniti), documenta anche i paesaggi dinnanzi ai quali si trova nelle lunghe passeggiate che era solito fare.
La tecnica spesso usata dai pittori in viaggio è l’acquarello e, ammetto, è quella che uso anche io nei miei schizzi (anche se non ho certo la pretesa né l’arroganza di paragonarmi ai grandi artisti) perché in effetti asciuga in fretta e permette quindi di prendere appunti velocemente. Se poi si ha più tempo ci si sofferma su qualche dettaglio o si lascia abbozzato quello che meno importa andando a dettagliare ciò su cui si vuole attirare l’attenzione.
Non sempre un disegno fatto in viaggio deve essere dettagliato per rendere l’idea. Il fascino, a mio parere, degli schizzi, ciò che li rende affascinanti rispetto ai quadri finiti (senza nulla togliere ai quadri) è proprio l’idea che danno dell’istantanea, la sfocatura che permette al nostro cervello, ed alla nostra fantasia, di ricostruire nell’immaginario attingendo alle nostre conoscenze e gusti.
Perché parlarvi degli schizzi? Perché io, come molti altri, produco schizzi su sketchbook che non faccio vedere a meno che non mi venga richiesto e mi sono sentita spesso e volentieri “inferiore” ad artisti che dipingono quadri. Quando i bambini guardano i miei schizzi mi stupisco nel sentirli “wow maestra, sembra proprio lei” indicando una collega che ho appena accennato con pochissime righe o un animale. In loro scatta qualcosa, spesso ho notato la voglia di imitare, di provarci, di cimentarsi e, disegno dopo disegno, migliorano ma occorre aiutarli e ricordargli sempre che non è la perfezione che devono cercare, i loro disegni non devono essere per forza comprensibili agli altri, devono essere fotografie per loro stessi, al pari di foto che si fanno col cellulare o con la macchina fotografica.
Che vi riteniate capaci o meno di disegnare, non importa affatto, non è il saperlo fare che vi deve muovere bensì il volerlo, la ricerca del piacere di imprimere su carta quello che l’occhio vede e il cervello interpreta. Non importa il risultato, basta che ci capiate voi e, se temete di non capirci o di scordarvelo, scrivete dove eravate, con chi, incollate un biglietto della mostra, di un mezzo di trasporto o una frase letta. Siamo sempre con il cellulare in mano pronti a fotografare ogni cosa ma da quando ho rallentato ed ho cominciato a dirmi “no, non lo fotografo, lo disegno” è iniziato un percorso che mi ha portata oggi ad aprire i miei vecchi sketchbook e rivivere i ricordi come se fossero accaduti ieri, ricordando ogni dettaglio anche se il disegno non è dettagliato e sto bene. Guardo più quelli che qualsiasi foto o album (a dire il vero le foto non le riguardo mai salvo quelle di musei e opere). Un domani questi disegni saranno ricordi e, chissà, magari le mie nipoti e la figlioccia mi conosceranno meglio guardandoli.
Se vedete degli alunni o i vostri figli, nipoti che amano disegnare, cui piace insomma mettersi lì e produrre, provate a sedervi con loro e disegnare assieme quello che vedete, ridete degli errori, scherzate, rallentate. Non serve che sappiate disegnare o che pensiate di non saperlo fare, fatelo e basta, come quando si era bambini e non si sentiva il bisogno di pensare di essere capaci per farlo. Non vi va di farlo? Non fatelo, ma potete sempre sfruttare il tema degli sketch e dei quadri finiti e la loro differenza consistente in fattori quali lo scopo e la tecnica nonché i tempi di esecuzione per riflettere assieme ai vostri alunni sia dal punto di vista artistico che dal punto di vista narrativo.
Questo è il percorso che volevo condividere perché non riguarda solo il disegno. Il disegno è solo un mezzo ma non un fine, non una méta. Lo scopo è raggiungere la serenità, la propria dimensione, imparare a curare di più se stessi. La tecnologia ci aiuta certo, ed io disegno anche digitalmente, ma deve solo aiutare, facilitare, mai sostituire e certi ricordi non si fissano con le foto ma godendosi il momento, scrivendo o disegnando.
E ci volevano Friant e Delacroix per farmelo capire? Evidentemente si ma sono stata sempre un po’ lenta.
Ci son giorni in cui va tutto come dovrebbe, come ti eri programmata e ti ritrovi ad aver fatto quanto dovevi, avere la mente fresca nonostante lo studio e tanta voglia di fare. Mi metto di fronte ad un foglio, cerco immagini che mi piacciano, ce ne sono tante che è dura decidere, ma…niente!
In uno di questi giorni mi fermo e osservo il foglio ma la mia mano non si muove, non obbedisce al mio bisogno di disegnare. In questi momenti viene in aiuto tutta una serie di potenzialità che internet offre, ma nel mare magnum di letteratura, visioni satellitari e youtube, ho dei punti fermi, diciamo dei porti sicuri dove attraccare: Google Arts&Culture e un’app chiamata Artly.
Della mia passione per l’arte credo di averne parlato, anche se non mi stancherei mai, così come ho parlato già di Google Arts&Culture, ma non riuscendo a mettere il widget sul mio smartphone che mi propone un’opera d’arte al giorno, ho ovviato con l’app ARTLY (disponibile per android e IOS) che può offrire questo servizio più approfondimenti interessanti.
Ma perché un’opera d’arte al giorno?
Sono ancorata alla granitica certezza che l’arte ci salverà da noi stessi.
L’arte può essere la spinta che ci aiuta a comprendere che abbiamo ancora tanto da imparare…ed è meraviglioso se teniamo la mente aperta.
Aiuta a tenerci in allenamento (mentalmente).
Dagli studi per ritratto femminile di Klimt al “Boy and dog in a Johnnypump” di Basquiat, passando per le icone russe, Modigliani, El Greco, Matisse e Botticelli, ho scoperto artisti che non conoscevo quali Andrew Wyeth, Yves Klein e David Hockney.
Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) David Hockney
Sembrerà strano forse, ma nel mio diario mi segno l’opera del giorno proposta dall’app, le informazioni che mi interessano sull’opera e poi, se non lo conosco, mi appunto quello che mi colpisce di una breve ricerca fatta online tra siti di case d’asta, Google Arts&Culture e Wikipedia. Ecco che, così facendo, organizzo le conoscenze, memorizzo in quanto la scrittura a mano permette una migliore e più efficace memorizzazione delle informazioni, e mi sento soddisfatta. Non lo faccio per scriverlo qui, ma ho preso a farlo perché mi piaceva e basta, ma oggi mi è venuto in mente che sarebbe interessante proporre un’attività simile ai bambini di quarta e quinta primaria.
La mia idea base sarebbe:
Prendi un’opera (scultura, pittura, incisione…) e proponi la visione ai bambini.
Brainstorming sulle sensazioni che essa suscita o la storia che può raccontare (Hopper si presta)
Facciamo una ricerca assieme, guidata, scrivendo sul quaderno le informazioni che ci interessano.
Per raccogliere le informazioni che ci interessano saltiamo liberamente dalla biografia alle opere o altre curiosità che troviamo e riteniamo possano rivelarsi interessanti.
Rileggiamo il tutto.
Una volta fatto questo in classe, credo si possa proporre un lavoro a casa assegnando a ciascun bambino, o gruppo, una “ricerca” su un artista e la sua opera riorganizzando poi le informazioni ed integrandole in classe.
Non accoglieranno bene da subito la proposta forse, ma si sa che i bambini non sono sempre inclini alle novità, tuttavia se li sapremo appassionare avremo tante soddisfazioni (e pure loro ne avranno). Questa attività non è utile unicamente per apprendere nozioni nuove, ma per sviluppare competenze nella ricerca, scrematura e selezione, nonché riorganizzazione delle proprie conoscenze.
Come tutte le idee, anche questa va affinata e adattata alla realtà in cui si lavora, ma io penso che a volte ci facciamo frenare dai nostri pregiudizi (io per prima), invece di provare, sperimentare e rischiare anche di fallire.
Se invece non vi va di provarlo in classe, fatelo per conto vostro o non fatelo proprio, ma la diffusione di internet ha portato anche il vantaggio di tutta la cultura a portata di click…sarebbe un delitto non approfittarne.
Da anni oramai uso Google Arts&Culture anche nella didattica di Arte e lingua inglese…ma anche cenni storici, in fondo arte e storia vanno a braccetto.
In Google Arts&Culture vi sono anche dei giochi, ve ne avevo parlato già a Settembre, molto carini da fare con i propri figli o in classe, per riempire qualche tempo morto o per integrare la lezione con elementi ludici. Per chi invece cerca qualcosa di più “canonico” ma comunque utile vi sono i libri da colorare. C’è chi li vende e chi, come Google Arts&Culture, li rende gratuitamente scaricabili. Devono aver avuto notevole successo visto che ne hanno fatto almeno otto edizioni (non le ho viste tutte però).
Il primo apparso raccoglie alcune opere famose, pittoriche e architettoniche, e giochi come unire i punti, labirinti etc.
Ciò che rende molto interessante ed utile questo strumento è che si può utilizzare sia on line che scaricarlo e farne fotocopie. La seconda opzione a mio parere è molto utile.
Cliccate sull’immagine a sinistra ed andrete alla pagina dove trovare il coloring book on line.
Cliccate su “Gioca” e vi appariranno diverse opere, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Se vi interessa tutto, o ne volete una copia offline da farvi stampare o da stampare, andate a cliccare nel pulsantino grigio in alto a sinistra dove è scritto “Vuoi colorare offline? Stampa il libro”…più semplice di così…
Se vi interessa una sola opera, senza dover stampare tutto, andate a cliccare sull’opera scelta per la vostra attività. Io ho scelto “la grande onda” di Hokusai, perché mi piace il dinamismo ed i colori semplici ma nel complesso evocativi (i bambini però si perdono nelle sfumature della schiuma).
A questo punto si può colorare online, facendo vedere per qualche minuto l’originale e poi chiamandoli alla LIM per fargli aggiungere un colore alla volta, oppure scaricare, stampare e fotocopiare in modo che possano averne copia sui loro quaderni o nella cartellina di arte…come vi siete organizzati insomma.
Per scaricare andare a cliccare il pulsantino a destra, quello in mezzo ai tre pulsanti, quello con la freccia verso il basso e la lineetta. Insomma, quello della figura a sinistra!
Ve lo scaricherà subito mettendolo nella cartella “download” che si trova in “Documenti” (se avete Windows). Ora dovete solo stampare e farne ciò che desiderate.
Prima dicevo che ne hanno fatto 8 versioni, ebbene questa mostrata è la prima apparsa su Google Arts&Culture anni fa, nel mentre, hanno fatto altre versioni di cui vi ho preso una bella schermata, e non escludo a questo punto possano farne altre.
A mio parere possono risultare anche interessanti per approfondire tematiche differenti, come per esempio l’arte islamica o l’edizione Kwanzaa etc. Se cliccate sull’immagine andrete direttamente alla pagina dove poterle visionare comodamente con i vostri tempi e con tutta calma, senza stare ad impazzire per cercare nel web. So che non siete pigre/i, ma il tempo è denaro e se si può farvelo risparmiare è tutto guadagnato (per programmare meglio…).
Spero di esservi stata utile o di ispirazione, se avete piacere, scrivetemi e metterò le vostre esperienze con questo strumento in una pagina apposita.
Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre
[ I sommersi e i salvati- Primo Levi]
Come ogni anno il 27 Gennaio c’è il giorno della memoria ed ogni scuola, come ogni anno, contribuisce alla diffusione di un messaggio che deve rimanere ben inciso nelle nostre coscienze. Non starò a farvi la solita considerazione sulla Shoah, ebrei, campi di sterminio e di concentramento, con tanto di carrellata su film e libri consigliati o meno.
Per fortuna sono cose che oramai tutti sanno, come è giusto che sia, e per fortuna molti docenti e famiglie ci mettono del loro per spiegare ai bambini e ragazzi un fenomeno che a noi sembra tanto distante quanto orrorifico…o forse lo percepiamo talmente terribile da sembrare a tratti solo un incubo, pur sapendo che è verità.
Non ho scelto la solita immagine, se pur forte, della oramai celeberrima bimba dal cappottino rosso, ma ho scelto un’immagine, sempre dal film “Shindler’s list” che mi ha colpita al punto da rendere ovattato tutto il resto. Quando è uscito il film nelle sale avevo 17 anni e mia sorella 12. Nostro padre decise che dovevamo vederlo tutti assieme, insomma era di Spielberg e trattava un argomento che lui sentiva molto, e così andammo al cinema. Ricordo questo bambino/a, non ricordo onestamente il sesso, che per fuggire alla cattura correva disperato fino a tuffarsi in questa merda (si si, non userò termini dolci). Ricordo lo sguardo, ed è questo sguardo che mi ha accompagnata negli anni a venire, assieme ad un Shindler’s disperato perché avrebbe potuto fare di più secondo lui…nonostante gli dicessero che aveva fatto già più di quanto pensasse. Gli occhi parlano! Per quanto il film di Benigni “La vita è bella” sia stupendo, niente mi leva dalla testa questo sguardo.
Una mia collega mi ha chiesto tempo fa di fare un’attività a classi unite, chiedendomi un consiglio per le letture. Io scelsi, a naso a dire il vero, il libro “il volo di Sara” di Lorenza Farina. Il libro merita e ne consiglio vivamente l’acquisto, bellissime illustrazioni ma ancor più bella è la storia, molto delicata e con più piani di lettura. Se, tuttavia, volete conoscerlo meglio prima di acquistarlo eccovi la lettura dal canale Youtube Racconti in Soffitta.
La mia collega lo ha letto ed insieme ai bambini, due classi di terza primaria, abbiamo riflettuto sulle emozioni, sul messaggio, sul simbolo del passerotto. Uno dei bambini ha detto “il passerotto è simbolo di libertà”…in realtà pare simboleggi la vita, ma tutto sommato trovo molto bella questa visione.
Abbiamo fatto un cartellone lungo orizzontalmente uno sfondo con tre colori: nero, grigio e grigio blu, lasciando una parte bianca che desse l’idea di luce. La luce d’altronde è data dall’assenza di ombre pertanto basta non metterci del colore.
Io ho solo aggiunto una figura che richiamasse la bambina rasata ed emaciata con il “pigiama a righe”, il resto lo han fatto loro con le mie istruzioni.
In seguito ho fatto dei passerotti, fotocopiati, da colorare e incollare. I passerotti sono fatti in modo che un’ala e il corpo vanno incollati al cartellone.
Ho colorato il passerotto per mostrare un esempio alle colleghe con cui stavo collaborando.
Ogni bambino ha colorato il passerotto secondo il proprio sentire, le proprie emozioni e il gusto personale.
In seguito ciascuno ha piegato la parte inferiore dell’ala verso l’esterno, applicandovi poi un poco di colla stick.
Una volta colorato e incollata l’ala, i bambini hanno incollato, con un piccolo aiuto degli insegnanti, il corpo dei passerotti sul cartellone, inclinati in modo da ricordare il volo e posizionati da sembrar uscire dallo spazio chiuso del cartoncino.
Ed ecco il risultato, ogni bambino delle due classi si è trasformato in un passerotto, spiccando il volo verso il futuro, verso la vita!
Ringrazio le colleghe che hanno collaborato e contribuito a questa attività: La maestra Luana e la maestra Chiara e ancor più ringrazio questi bambini che hanno saputo conquistarmi e contribuire alla mia rinascita.
Premettendo che non c’è bambino che non sa disegnare, ma esistono solo bambini ipercritici nei confronti delle proprie capacità, in una giornata in cui mi sono ritrovata la classe dimezzata e le vacanze natalizie vicine, ho deciso di fare arte con le tempere (quelle abbiamo).
Occorrente:
cartoncino (importante almeno 200gr)
scotch di carta
tempera blu, rossa, gialla e bianca
pennelli
Cominciamo col fissare il cartoncino al banco con lo scotch di carta facendone, al contempo, una cornice. Sarà sufficiente mettere le strisce di scotch in modo che siano metà sul foglio e metà sul banco.
Ora fate colorare tutto il foglio di blu. Non importa se il blu non è esattamente uniforme, basta che non inondino il foglio di tempera. Devono imparare a mettere uno strato alla volta. Potete dire loro di mettere un primo strato di blu, aspettare che asciughi e poi passare un secondo strato di blu su quello già asciutto.
TRUCCO (da dire loro): se volete che asciughi prima dovete mettere meno colore. Dovete distribuire tutto il colore sul pennello e dare pennellate sempre nella stessa direzione, o tutta verticale o tutta orizzontale.
Il foglio, fermo, aiuterà in tal senso.
Ora devono fare due cerchi bianchi e grossi, ma non devono arrivare in cima al foglio. Possono fare i cerchi senza disegno sotto, a mano libera rigorosamente.
Molti bimbi si lamentano di fronte all’impossibilità di “barare” usando bottiglie o altri contenitori tondi per fare cerchi, ma io di solito rispondo che a mano libera risulta più bello e artistico come effetto finale…ma poi, si è mai visto un pupazzo di neve perfettamente sferico? Io no.
Il cerchio in basso deve essere più grande di quello in alto.
Ora aggiungiamo col nero gli occhi e tre bottoni.
Io ho fatto aggiungere ai miei bimbi anche la bocca, che è risultata essere una riga curva, niente di che.
Ora aggiungiamo il naso! Leggenda narra che il naso dei pupazzi di neve sia in realtà ricavato da una carota, pertanto sarà arancione. Noi non abbiamo però l’arancione, pertanto come possiamo fare? Utile riflessione sui colori primari e secondari per far capire che non serve avere tutti i colori già fatti, bastano quelli primari , bianco e nero.
AVVISO: Mettete meno rosso e più giallo perché le tempere sono infide.
Ora aggiungiamo con ROSSO la sciarpa e il cappello (per il cappello basta fare un triangolo e poi due linee per poi collegare queste due al cappello. Fategli vedere come fare così si regolano (lo sanno fare). Può più un esempio visivo che mille spiegazioni.
Ora il nostro pupazzo di neve è quasi finito. Ultimo ritocco, ma ci serve il BIANCO.
Col bianco dovranno fare un cerchio alla fine del cappello e poi tanti punti bianchi col pennello perpendicolare rispetto al foglio. La soddisfazione è garantita! Persino i bambini meno fiduciosi nelle proprie capacità pittoriche si sono sentiti artisti soddisfatti con questo piccolo esercizio di pazienza, coordinazione e attenzione.
Il segreto, come ho detto loro, è tutto nella calma e nella lentezza, cosa che i bimbi spesso e volentieri non hanno, ma se sono guidati ne scoprono man mano le potenzialità. Io ho una terza quest’anno e devo dire che si sono comportati molto bene ed hanno ammesso che lentezza e rispetto delle istruzioni ha garantito loro un bel successo. Ora mi stanno solo facendo pressioni per portare le loro opere a casa e appenderle. Queste son soddisfazioni per la maestra, lo riconosco.
Questi passaggi che vi ho fatto vedere son fatti con la wacom cintiq, ma assicuro che rendono quello che è stato il lavoro in classe.
Per domande, delucidazioni, consigli o semplici riflessioni scrivetemi pure a diariodiunamaestra@gmail.com e vi risponderò non appena possibile (dati i tempi e gli impegni scolastici).
Una delle cose che mi diverte maggiormente dello scrivere articoli per questo blog è proprio inventarmi dei titoli. A volte mi riesce in modo soddisfacente, per me almeno, altre volte mi rileggo e vorrei nascondermi…ma non lo faccio.
Nuova scuola, nuove (e vecchie) materie. Mentre riflettevo sui dilemmi profondi e gravi della vita da maestra, ossia se mi toccherà Geografia o Storia oltre le materie già assegnatemi, mi è capitato sotto gli occhi uno dei miei libri/manuali di arte da cui prendo spunto a piene mani (devo pur documentarmi, anche in arte non si finisce mai di imparare).
Ma partiamo dal principio…no, scherzo, non mi dilungo troppo, o almeno ci provo. Tempo addietro ho visto qualche mappa come questa
Nemmeno a dirlo mi è piaciuta tantissimo e, da brava maestra, come tutte e tutti i docenti, mi è balenata l’idea di farla fare ai miei bambini. Entusiasta come poche stavo già partendo con la quarta inserita quando mi sono fermata a riflettere…da dove inizio?
Sembra una sciocchezza, ma l’organizzazione è alla base di tutto, specialmente quando lavori con 20 bambini. Io ne avevo 4 in meno, ma questo non significa che fosse trascurabile il discorso organizzativo del lavoro. Quali materiali? Come procedere? Cosa rappresentare? Come rappresentarlo?
Ho lasciato perdere il progetto ancora prima di iniziarlo. Ora, nemmeno a farlo apposta, a mente fresca e riposata dopo anni difficili, mi è ricapitato sotto gli occhi uno degli innumerevoli libri:
Se volete acquistarlo, costa poco più di 6€. Cliccate sull’immagine e arriverete al link dove comprarlo.
Il problema di chi disegna per proprio diletto è che certi aspetti organizzativi del lavoro diventano nel tempo così automatici che tradurli in passaggi da far fare a chi non ha esperienza è obiettivamente complicato…ma non impossibile. Un buon libro spesso ti salva, pur facendoti sentire un emerito cretino pensando “era così facile, perché non ci ho pensato prima?”.
Veniamo al nostro lavoro. Dopo attenta lettura del libro, ho deciso di provare prima su di me, per vedere se poi va bene fatto con i bimbi. I passaggi li farò con la mia wacom cintiq per mia comodità e perché non ho ancora comprato la lampada a led, ma sono fattibilissimi anche senza attrezzatura tecnologica. Se abbiamo una LIM in classe meglio, altrimenti tocca disegnare noi alla lavagna e loro a copiare. Ma andiamo per gradi.
MATERIALE-
carta e cartoncino
penna nera (anche biro va bene, ma meglio un tratto pen)
matita e gomma
righello (facoltativo)
colori a scelta (volete acquarelli o pastelli? Matite? Come volete voi)
SCELTA DELL’AREA GEOGRAFICA
Primo passaggio è la scelta dell’area geografica. Getto la maschera…abito a Genova, pertanto prenderò una porzione di Genova. ACHTUNG, una porzione, non tutta, perché è sempre meglio iniziare da poco. Inoltre prendo spunto dall’uscita didattica fatta quest’anno a Maggio, al Museo del Mare (che mi ha fatto venire in mente altre attività, ma devo riordinare le idee). Qui possiamo scegliere 2 modalità
Opzione 1: mettete la porzione che interessa sulla LIM e i bimbi devono copiare le vie principali a matita sul foglio
Opzione 2: fate voi una mappa base e i bimbi ricalcano col vecchio sistema del foglio alla finestra (è tutto muscolo dai, possono sforzarsi)
Potreste anche dare la fotocopia già fatta da voi…ma mi sembra riduttivo e poco utile. Non dimenticate di fargli mettere una bussola nella cartina che faranno.
Qualsiasi cosa decidiate, il primo passo è tracciare i contorni dell’area interessata.
Ho usato Google maps per evitare l’acquisto di cartine geografiche.
Una volta tolto il foglio su cui avranno copiato il contorno, il risultato sarà questo
Qui si capisce effettivamente poco, quindi meglio aggiungere il colore
Col mare colorato in effetti i bambini si orientano meglio. Così si capisce in quale area devono disegnare le strade.
STABILIAMO I PUNTI DI INTERESSE
Per stabilire i punti di interesse si può fare una ricerca assieme a loro, documentarsi e fare un brainstorming di classe per decidere assieme quali sono le cose che val la pena vedere, oppure ci si può basare su un percorso fatto durante un’uscita didattica. A scelta. Io ho unito i percorsi di due uscite andando a scegliere i luoghi visitati.
Troppi? Possiamo levarne qualcuno! Intanto riprendo la mappa e mi segno i punti e le strade dove si trovano questi luoghi. Non segnerò tutte le strade, ma solo quelle principali senza badare alla perfezione, rovinerebbe solo la qualità artistica e scanzonata del lavoro.
Non convince? Nemmeno a me, ma il problema è che abbiamo girato in un’area ristretta e la città ha tantissimi punti di interesse. Ma aspettiamo. Ora abbiamo solo preso le vie principali, quelle che abbiamo percorso.
DISEGNAMO (e coloriamo) I PUNTI DI INTERESSE
Adesso dobbiamo arricchire la nostra mappa! Abbiamo i punti di interesse e qui entra in gioco l’arte, aiutandosi con un poco di geometria. Dobbiamo disegnare su un foglio a parte i siti scelti. Questa parte sarà più lunga suppongo, ma i disegni non devono essere perfetti e non devono essere grandi. Per la grandezza regolatevi su quella del foglio su cui li fate lavorare. Questo lavoro si può fare prima sul quaderno e poi su cartoncino più grande (perché no?)
Ammetto che dopo tre disegni avevo voglia di ridurre i luoghi di interesse, ma non posso certo rimangiarmi la parola. Insomma, i disegni, come vedete, non sono perfetti, precisi o dettagliati, in fondo basta che rendano l’idea. La capacità di sintetizzare esteticamente è importante e non facile, ma utilissima nel disegno.
Mettiamo da parte il foglio con i disegni dei luoghi di interesse e torniamo alla nostra mappa.
COLORIAMO LA MAPPA RESTANTE
Possiamo procedere in due modi:
colorare la mappa nell’area dove dovranno disegnare le strade e, in seguito disegnare le strade principali
disegnare prima le strade principali e poi colorare la zona evitando di andare sopra le strade, che rimarranno bianche.
La decisione sta a voi ed al vostro gusto estetico.
Eccoci, non è colorata la strada, ma procedendo digitalmente posso rimandare.
INSERIRE I LUOGHI DI INTERESSE
Servono colla e forbici!
Prendiamo i disegni che abbiamo fatto precedentemente in un foglio separato e ritagliamoli. Li incolleremo nei punti dove si trovano. Ecco, magari meglio segnarsi in qualche modo i punti in questione.
Quando vengono incollati non bisogna preoccuparsi se coprono strade o parti della mappa, quello che conta è far capire che si trovano lì, in quell’area, mica lavoriamo per google maps.
Dal momento che mi sembrava un tantino spoglia la mappa, ho deciso di introdurre anche quell’area verde che mi sembrava dare una nota di colore. Si possono mettere anche triangolini verdi in vie alberate, casette o magari un disegnino di forchetta e coltello se c’è un ristorante famoso…insomma aggiunte se ne possono fare. Per il momento però i luoghi stabiliti son questi e li abbiamo messi.
Non vi convince? Giusto, è perché manca il nome della città forse, e anche la bussola! Per la bussola si può fare un disegno molto semplice, meglio se fatto da loro, un disegno preso da internet stonerebbe con i disegni fatti dai bambini, stile troppo differente. O si fa un collage anche con gli altri edifici o meglio tutto disegnato.
Ebbene si! Nessuno vi vieta di fare tutto collage! Anche il collage è una tecnica, ma tanto la cartina base dovete farla a mano.
Ecco qui! Il lavoro è finito! Forse così non convince, d’altronde io l’ho fatto interamente digitale dando più risalto agli edifici che alle vie, ed onestamente sono stata piuttosto veloce con le vie, ma serviva rendere un’idea.
Spero che questo lavoro possa comunque ispirare i vostri e spero mi mandiate i vostri lavori scrivendomi però la scuola, città e la classe che li ha realizzati (III°, IV°, V° etc) e li pubblicherò volentieri nella sezione gallery.
Un’attività che mi ha sempre incuriosita sono le fanzine, mini magazine, ossia mini giornali, da fare con i bambini. Non è difficile, basta solo un poco di pratica e il resto è facilissimo. Gli argomenti da trattare possono essere tanti e possiamo fare mini giornali a tema singolo oppure un tema per pagina (pur considerando che le pagine sono piccole).
Per cominciare prendiamo un foglio A4, ossia un normale foglio per stampante, o cartoncino se volete, ma va benissimo da stampante per cominciare.
Pieghiamolo prima a metà dal lato verticale, poi piegate ciascun lato verso la piega interna a metà.
Ora piegate a metà il foglio dal lato orizzontale.
Assicuratevi che sia ben piegato, potete passare un righello sul bordo quando piegate, così che si rafforzi bene il segno.
Ora che avete ottenuto ben 8 parti, piegate come da figura e tagliate a metà. Sembra difficile questa parte, ma non lo è.
Una volta piegato, ed ottenuto il libretto, potete numerare le pagine così che, una volta riaperto, i bambini (e voi) potranno regolarsi sull’ordine delle pagine.
Vi lascio il layout con l’ordine delle pagine per vostra comodità
Ora che avete il layout, potete passare a far fare ai bimbi diversi lavori. Potete fargli fare per esempio una specie di carta di identità, con quello che gli piace, non gli piace, ritratto del cane etc etc.
Potete invece far fare ai bambini un piccolo dizionario dei mostri, o magari ciascun bambino disegna un dinosauro e fa un giornalino sul dinosauro a lui assegnato. Insomma ci si può sbizzarrire.
Una volta finito, e qui viene il bello, si possono fare fotocopie o magari lasciare l’area chiamata “back cover” bianca così da incollarla su un cartellone. Le idee che possono venire in mente sono tante e non spetta certo a me dirvi cosa fare o no, d’altronde ogni collega è dotato di creatività e invettiva.
Quando vado dal negozio dei cinesi più o meno sotto casa, non riesco ad uscirne senza nulla in mano! Una vera tragedia…o no?
Ero andata con l’intento di prendere del materiale per fabbricarmi la pascalina (lo vedrete in un prossimo articolo…se riuscirò a costruirla), ma ecco che mi cade l’occhio, tra gufetti, letterine di legno e girasoli adesivi in peltro, su dei rettangoli di legno.
Giusto poco prima avevo adocchiato delle gomme da cancellare…detto fatto! Appena tornata a casa ho preso cutter, pirografo, matita e compasso da1€ utile quanto i saldi per le taglie medie o superiori…praticamente inutilizzabile, e mi sono messa al lavoro.
Piccola premessa! Avevo già dei timbrini ad emoticon ma con l’uso frequente si sono rovinati, per cui ho deciso di fare da me, sarà meno perfetto il risultato, ma è altrettanto soddisfacente, forse anche di più perché fatto da noi.
Occorrente:
4 pezzetti di legno rettangolare o quadrato, non troppo grandi
una gomma bianca di media grandezza (non prendete quelle piccole)
matita (io preferisco quella tecnica, mi consente maggiore precisione sui disegni piccoli)
cutter
colla a caldo
inchiostro e cuscinetto
Il pirografo in realtà è facoltativo, io ce l’ho e quindi l’ho usato, ma si può fare anche con un banale pennarello da Cd.
Prendete la gomma e levatele il vestitino di carta.
tagliate la gomma in due parti.
Una volta tagliata la gomma in due, taglia le due parti ottenute a metà, così da ottenere quattro pezzi di gomma.
Adesso abbiamo i quattro pezzi che ci servono per fare quattro timbri per gli emoticon.
Si sa che i bambini vanno matti per queste cose, e paradossalmente non serve che siano comprate e perfette, se ci si fa aiutare da loro è anche meglio. Ma continuiamo!
Ho disegnato gli smile sui pezzi di legno e sulle gomme usando la matita.
Non è venuto forse perfetto, ma il compasso non mi funzionava quindi, pazienza, si fa di necessità virtù.
Adesso che gli smile sono disegnati, provvediamo ad usare il cutter per levare i bordi, gli occhi e l’interno della bocca. Dobbiamo ricordare che quello che leviamo è quello che risalta nel timbro perché non prende inchiostro.
Gli occhi non sono facili, ma con un poco di impegno non sono impossibili, anche se a stella. Se non volete a stella si possono fare a cerchio oppure ovale, come si preferisce.
Rifinite i bordi con il cutter facendo attenzione a non tagliarvi, mi raccomando.
Sui pezzi di legno disegnate gli smile che avete disegnato sulla gomma, ad ogni pezzo di legno deve corrispondere un solo smile. Chi ha il pirografo, può incidere sul legno lo smile, diversamente si può usare un pennarello per materiali o per cd.
Cliccando sull’immagine del prodotto andrete direttamente al link di Amazon dove acquistarli. Si trovano comunque anche negli ipermercati e nelle cartolerie.
Io ho usato il pirografo per incidere ed il risultato mi sembra anche carino se pure decisamente poco professionale (si può fare di meglio). Oggi però non ci concentriamo tanto sul prodotto finale quanto sul procedimento, sono sicura che voi farete meglio.
Adesso che abbiamo disegnato/inciso e tagliuzzato la gomma come non facevamo dai tempi delle medie/superiori (ai miei tempi si chiamavano medie), procediamo con l’assemblaggio. Prendete un foglio di carta acetata o carta da forno se preferite, qualsiasi cosa purché non sia stoffa o altro materiale che la colla a caldo possa rovinare.
Mettete la pistola a caldo in carica e, una volta ben calda la colla, mettete della colla a caldo sul retro di una delle gomme con gli smile per poi incollarla al retro del legno con lo smile corrispondente. Cercate di incollare in modo che gli smile siano “dritti” ossia orientati allo stesso modo o quando poi userete gli stampini rischiate di confondervi.
La parte incisa deve andare sotto, ma orientata all’esterno, mentre la parte non incisa andrà incollata al lato non disegnato del legnetto, come da immagine.
Aspettate qualche secondo perché la colla a caldo asciughi e fate giusto qualche prova.
Ecco pronti i timbrini per far divertire i bambini, gratificarli o altro. Si può fare lo stesso procedimento anche con altre forme ovviamente, a estro del singolo.
Se li fate per conto vostro sono facili e veloci, io ci ho messo un’ora e mezza circa (per via del pirografo).
Si possono comprare anche inchiostri colorati per rendere più allegro usare gli stampini, o potete fare con le gomme le lettere dell’alfabeto. Le idee sono tante, ci vuol solo tempo, materiale e pazienza.
No, non parlo francese, l’ho già detto nel post dell’11 Giugno “Partir c’est mourir un peu” ma non è colpa mia se, oltre ad essere elegante ed ispirare le romantiche e bohemien atmosfere parigine di Mont Matre, questa lingua ispira anche il nome di un’app didattica.
Ed è proprio questa, cari e care insegnanti, che vi presento un’app totalmente gratuita (si si, ho detto gratuita, mica poco) e sicura promossa e pubblicizzata da “le alternative”, canale telegram seguito dal mio compagno che cerca sempre alternative tecnologiche valide alle più comuni app e software che agiscono senza prendere dati o violare la privacy, cosa che nella scuola è argomento delicatissimo e le bucce di banana le trovi anche se stai attento (anche perché spesso non ti vengono date alternative appunto).
icona del gioco su Android.
L’app si chiama Gcompris, che ricorda appunto, e non a caso, il francese Je compris, che in francese significa appunto “io capisco” o “io ho capito”, correggetemi se sbaglio. L’app è pensata principalmente per Linus, ma gira anche su Windows, android e mi dicono anche IOS, quindi la si può utilizzare su monitor Promethean (che gira su android) e su monitor touch.
Onestamente finora l’ho provata solo sul mio smartphone e sul pc, ma adesso la proverò anche su tablet. Ma cominciamo con la presentazione di questa meravigliosa risorsa.
Prezzo: gratis, a meno che non vogliate donare qualcosa, ma a vostra volontà, non è obbligatorio. Io onestamente qualcosa verserò.
Target: dai 2 ai 10 anni. Pensata per bambini dall’infanzia fino alla fine della Primaria. Meglio di così…ottima sia per genitori che vogliono star tranquilli piazzando il bimbo davanti al tablet senza sentirsi in colpa, sia per insegnanti che cercando nuovi modi coinvolgenti per interessare i bambini.
Appena scaricato il gioco chiede se si vogliono scaricare contenuti aggiuntivi…nel dubbio l’ho fatto.
Apriamo l’app e la schermata che appare è semplice, graficamente parlando, ma accattivante.
Ogni animale corrisponde ad un gruppo di giochi divisi per argomenti e materie. Il gattino contiene giochi che aiutano il bambino a prendere dimestichezza con tastiera e mouse quindi per questo gruppo meglio il pc. Usare tastiera e mouse sarà per loro utile per imparare a scrivere ma anche a muoversi all’interno di uno spazio definito coordinando il movimento della mano con l’effetto visivo. Non è così scontato come saremmo portati a credere. Un giochino molto carino li aiuta poi a capire dove si trovano le lettere nella tastiera. Tenete presente che se anche alla primaria potrebbe non esser richiesta la tesina scritta al pc, alle secondarie invece viene richiesta eccome, ancor più che si diffonde l’uso di libri digitali, chromebook e tesine in pdf (con notevole risparmio di carta, che male non fa).
Passiamo al Pinguino, con i suoi ingranaggi, egli vuole amabilmente rappresentare i giochini di logica e coding, ma anche arti figurative e musica.
Nei giochini di logica direi che tutto è molto carino, le “luci spente” ammetto hanno fatto impazzire pure la sottoscritta. Non posso negare che mi sono divertita a sperimentare anche le attività della ferrovia, un memory game piuttosto semplice per noi adulti…ma per un bimbo?
Nelle arti figurative purtroppo per ora ci sono solo due giochini, trova i dettagli e assembla il rompicapo. Trova i dettagli lo reputo interessante perché spinge a osservare bene il quadro, cosa che a volte nemmeno gli adulti fanno. Assembla il rompicapo invece chiede di comporre dei quadri famosi, praticamente un puzzle digitale.
Musica: E qui abbiamo più giochi, almeno 9 tra cui “riproduci il ritmo”, melodia, memoria uditiva, strumenti musicali…insomma è molto completo e viene in aiuto a chi insegna musica senza aver mai messo le mani su uno strumento, ma ne ha comunque un’infarinatura generale. Averlo avuto gli anni passati sarei forse impazzita di meno ad inventarmi qualcosa.
Ora passiamo al Maialino che contiene le tematiche “esperimento” , “storia” e “Geografia”. Storia non è molto ricco, ha solo cinque giochini, adatti forse ai bimbi dall’infanzia fino al secondo anno di primaria, possiamo tirare forse fino al terzo dai. Geografia contiene solo tre giochini, ma a mio parere validi ed “esplora i monumenti” può essere considerato trasversale con arte, volendo.
Esperimento è la tematica più interessante a mio parere dal momento che vi si trovano molti giochi9 che spaziano dalla geografia all’arte, dalla tecnologia alle scienze, affrontando anche temi complessi come l’elettricità analogica e digitale in maniera giocosa e divertente.
Menzione speciale sono “miscela i colori della pittura” e “miscela i colori della luce”. I giochini, insieme, fanno capire che luce e colori in pittura non si mescolano allo stesso modo perché non funzionano allo stesso modo.
Sono giochini molto interessanti e, secondo me, fatti in classe prima di iniziare un argomento, sono di aiuto per far provare i bambini a ricavarsi la regola…anche se per alcuni di essi è bene leggere la spiegazione introduttiva.
Non ho ancora pilotato il sottomarino, ma proverò nei prossimi giorni.
Il Dinosauro, o lucertola…o coccodrillo… insomma quello che è, contiene 11 giochi tra cui labirinti, giochi di osservazione, memory, disegno, programmazione etc.
La pecora, con i numeri, contiene giochi raggruppati in tre tematiche principali: numerazione, aritmetica e Unità di misure. Credo abbiano messo la pecora perché si usa dire che per dormire bisogna contarle…credo.
La pecora contiene anche, nell’unità di misure, dei giochi per pagare in euro, per dare il resto includendo i centesimi e per imparare l’orologio. Poco ma sicuro che li userò.
In tutto sono 48 giochini. Tra questi a mio parere sono molo utili, per bambini dell’infanzia e della prima, e per bambini DSA “disegna i numeri” e “conta gli oggetti”. Il gioco di memoria di parole e numeri può essere utile specialmente in prima e in seconda. Insomma alla fine sta a voi insegnanti decidere, ma tra questi giochi non posso escludere possano essercene di molto utili per DSA. Ovviamente ritengo sempre opportuno vadano fatti con la guida di un insegnante per monitorare e controllare che non si vada “per tentativi ed errori” e basta, ma che si provi a ragionarci sopra.
Arriviamo al Panda! Il panda ha due pezzi un puzzle nelle zampe e contiene 8 giochi rompicapo tra cui il tangram e, cosa che sembra sciocca ma non è, “trova la tua mano destra e sinistra”. Altri giochi interessanti sono “Costruisci lo stesso modello”, che spinge all’osservazione attenta e attiva, e riproduci l’immagine mostrata.
Chiaramente io vi indico solo alcuni giochi, ma voi potete provarli tutti e ritenere utili altri. Non dobbiamo avere le medesime opinioni e non abbiamo le stesse esperienze, pertanto reputo che la cosa migliore sia provarli e poi decidere in base alla classe che si ha, o al figlio che ci si ritrova.
Andiamo alla mucca, cui è stato affidato l’italiano.
Non ho capito bene perché alla mucca proprio l’Italiano, ma è un animale che mi sta simpatico ed in effetti col suo latte nutre il proprio vitello ma anche i nostri bimbi…è inclusiva volente o nolente (direi inconsapevolmente). La muuuucca contiene in tutto 25 giochi suddivisi per aree tematiche: lettere, parole e glossario.
Nelle lettere, vedete nell’immagine a fianco, ci sono giochini molto carini anche per il braille. Non ho ancora provato quel gioco, ma trovo carino che ci sia anche per sensibilizzare i bambini al tema delle disabilità.
Nella sezione Parole ci sono esercizi di lettura orizzontale, verticale, dare un nome alle immagini, orientamento delle frasi e il sempreverde gioco dell’impiccato. Adorato dai bambini!
Nella sezione Glossario invece abbiamo giochini per arricchire il proprio vocabolario, dai colori alle categorizzazioni fino agli elementi corrispondenti (che su app però non funzionano molto bene).
La Rana non ha tematiche ma possiede 15 giochini famosi e non in cui i bimbi si possono cimentare. dal tris al forza 4, da mastermind a dama fino agli scacchi. Difficile? Non troppo.
Per ogni giochino c’è in basso il punto interrogativo che viene in aiuto. Basta cliccarci sopra e apparirà la spiegazione, ossia le istruzioni del giochino. Per gli scacchi forse è un tantino complesso e sono adatti ad una quarta o quinta primaria, ma a dama ci giocavano già in terza i nostri bimbi.
A tris, nemmeno a dirlo, i miei alunni ci giocavano già dalla prima, sprecando non so quanti fogli per fare sti tris (perché usavano un foglio A4 per un singolo tris).
Arriviamo all’ultima icona, ossia la lente di ingrandimento, che nel gergo iconico informatico significa : cerca.
Andando sull’icona appaiono tutti i giochi di tutti gli animali e ci basterà scorrere oppure scrivere il gioco che ci interessa.
L’icona della casetta che troviamo ad ogni gioco ci riporta alla schermata principale. Le icone, sempre in basso, delle freccette col numero in mezzo, ci permettono di adattare la difficoltà all’età dei nostri bambini. Possiamo decidere di partire dall’1 per poi lasciare che cresca automaticamente la difficoltà man mano che risolvono, oppure impostarla noi .Attenzione, alcuni esercizi hanno solo 6 o 7 livelli mentre altri più di 10, conviene controllarli magari, specie se volete farli fare in classe.
Se volete tarare sulla classe e sugli argomenti potete andare sull’icona viola con i punti e rigo bianchi. Appariranno gli argomenti contenuti e da lì potete selezionare solo quelli che vi interessano.
I vostri bambini vanno in primaria? Benissimo, potete impostare il target delle attività in base alle fasce d’età. Andate sull’icona azzurra con la chiave inglese in basso, nella schermata principale, e vi appare il menù di opzioni tra le quali, in fondo, il filtro di difficoltà.
1, 2 o 3 stelle gialle – dai 2 ai 6 anni
1, 2 o 3 stelle rosse – dai 7 anni in su
Impostate ed avrete meno preoccupazioni che gli esercizi siano troppo facili per la sua/loro età.
Questa simpatica app ha il pregio di una grafica molto semplice a fronte però di esercizi interessanti ed accattivanti e, a mio parere, se correttamente integrata, rappresenta un ottimo strumento per coinvolgere ed invogliare la classe a divertirsi manipolando gli elementi delle varie materie. Di certo la utilizzerò in classe come potenziamento. Tutti gli esercizi sono utili, a mio parere, alcuni mi sono piaciuti più di altri, ma non è detto che per questo siano più validi di quelli che voi riterrete più utili.
Unica pecca, tuttavia comprensibile, è che alcuni esercizi sono più fattibili con pc che su tablet, ma alla fine son pochi e si può chiudere un occhio.
Con questo articolo vi auguro un buon inizio anno scolastico a tutti e spero che con questa app i bambini di tutti impareranno ad amare di più anche certe materie considerate difficili.