Il paradosso è che ,quando si lavora nello stesso Istituto, si può chiacchierare per anni e non ricordare il nome, ma solo il cognome.
Succede a me, oggi, 29 Novembre 2020. Un collega, considerato amico non tanto per la frequentazione, scarsa a dire il vero visto che non c’è mai tempo, ma per la passione condivisa per il disegno, è mancato.
Gli dedico questo articolo perché, oltre alla maestra Anna che mi ha invitata caldamente a proseguire e credere in questo blog, ho deciso a caldo, e non dubito che una volta elaborato il lutto non cambierò idea, di dedicare il Blog anche a lui.
Il primo anno abbiamo passato una ricreazione a parlare di Schiele e delle sue opere, e lui mi stupì raccontandomi le dimensioni dei disegni dell’artista, ma entrambi ne eravamo affascinati.
Successivamente tutti i collegi docenti ed assemblee sindacali eravamo seduti accanto a disegnare assieme, facendo ritratti ai colleghi.
Assieme abbiamo scelto le copertine per i diari della scuola e quando abbiamo assistito ad un incontro con Recalcati a teatro, eravamo seduti vicino ad ascoltare, commentare e…disegnare anche al buio.
l’immagine di sfondo è un dipinto del Prof. Silvio Intiso
Quel giorno, a tal proposito, mi ricordo aveva perso la sua matita. Gli ho ritrovato la matita e consegnata e lui, dopo, su whatsapp mi ha scritto:
” Grazie che mi hai trovato la matita, simulavo bene ma ero sull’orlo di una crisi.”
Una frase semplice che oggi assume significati più profondi.
Ed ora ricordo il suo nome…Silvio! Ricordo anche che paradossalmente il suo nome mi veniva in mente quando lo vedevo sorridermi, sempre allegro e pronto alla battuta, disponibile al confronto ed all’incoraggiamento.
Ricordo quando mi disse delle lezioni di nudo dal vivo all’accademia, del desiderio di dipingere durante il lockdown, dei confronti e dei consigli (la prospettiva non esiste). Non mancava mai di sorridere a tutti e salutare e tra noi si parlava di arte volentieri. Ricordo pure quando ci confrontavamo sui reciproci stili, lui così accademico e fotografico mentre io così stilizzata e fumettistica…eppure gli piacevano i miei sketches e voleva guardarli.
Ricordo una lezione sulla composizione nei quadri fatta ai ragazzini di terza media (secondaria di primo grado lo so ma le chiamavamo medie come ai vecchi tempi) che ho dovuto registrare per una presentazione…uno dei quadri era “La zattera della medusa”, sarei rimasta ore ad ascoltarlo tanto era bravo, ed i ragazzini erano ipnotizzati da lui.
La Zattera della medusa, Theodore Gericault.
Aveva promesso che mi avrebbe aiutata a fare laboratori di arte per i bambini dopo la pensione, poi è arrivato il Covid e ora…
Grazie Silvio per aver condiviso la passione per l’arte, per avermi fatto ridere e sorridere ogni volta, per avermi permesso di conoscerti ed apprezzarti.
Grazie per la tua bellezza (anche se so che dirai che esagero).
Ad un uomo buono dedico ciò che è la dedica di una donna, in un libro, che trova nel vecchio ammiraglio un’anima culturalmente affine, ma purtroppo la separazione è inevitabile.
“Ci sono uomini che passano per la vita senza lasciare traccia, e altri che rimangono e non si dimenticano mai.”
No, non sono una pessimista e no, a scanso di equivoci non auguro lockdown. Devo ammettere che per me la scuola è ripresa dal 31 Agosto, tra materiale tecnologico finalmente arrivato (perché il governo si fa bello ma le scuole devono attendere ed arrangiarsi), riunioni varie e preparazione all’inizio delle scuole.
La scuola deve riaprire
Sacrosanto, per carità e non dico il contrario, però aprirle quando dopo una settimana devi chiuderle per elezioni non mi sembra questo gran colpo di genio. I banchi singoli? Ben venga, non quelli a rotelle sia chiaro, ma quelli classici che non abbiamo in tutte le classi, ma ci arriveranno chissà quando…e la mia ironia mi spingerebbe a dire che arriveranno sicuramente quando Gigino piange, Sofonisba litiga con Pippicalzelunghe perché non la fa giocare e siamo in piena ricreazione. Ma tanto che ce frega? Devon far le mummie, e quest’anno non facciamo nemmeno gli egizi, quindi dovremo forse dirgli di fare i murales delle grotte…fermi nella stessa posizione mentre gli operai mettono i nuovi banchi, magari a Maggio quando non servono più.
I dirigenti scolastici? Non li invidio proprio e non vorrei mai, vedendo con i miei occhi, essere al loro posto nemmmeno per il triplo del loro stipendio. Senza direttive fino alla fine se non un “i soldi son questi, le responsabilità queste altre, fate voi ma occhio che poi se va male pagate caro eh” . E oltre a sentirsi le critiche dei docenti (perché qualsiasi decisione prendano starà bene ad una parte ma all’altra no), si beccano pure una serie di articoli su varie testate giornalistiche pronte a puntare il dito sulla presunta inadeguatezza delle misure adottate, accuse spesso prive di tentativo anche minimo di provare a mettersi nei loro panni.
La cartellonistica ce la siamo dovuta mettere noi, e può anche starci, per carità, per poi sentirci dare una serie di regole talmente restrittive che, man mano che me le snocciolavano, buttavo via i post it mentali di attività che avevo pensato di fargli fare durante l’anno (e sia chiaro che non è colpa del Dirigente scolastico).
I colleghi precari…tasto dolentissimo. Al di fuori di critiche su diplomati magistrali, stabilizzazioni, concorsi, ma nessuno può comprendere appieno cosa prova una collega o un team di maestre che si son trovate bene con due o più colleghe precarie, a dover ogni anno attendere chi arriva. Ci si chiede “sarà la stessa?” passando per il “se è un’altra, come sarà? Si troverà bene con noi? Ci troveremo bene con lei?” ed in contemporanea “capirà la delicatezza della situazione di Pipino? Capirà che con Ninuzza deve essere più ferma e con Petruzzo deve essere più morbida?”. Le domande, le ansie, la preoccupazione è tanta ed il senso di incertezza non ci fa stare bene.
Insomma Lunedì si riapre tra gel, mascherine, disinfettanti, spruzzini si e spruzzini no, responsabilità più grosse di quelle che già si hanno e critiche a pioggia perché siamo insegnanti, la categoria più criticata da una buona parte della massa, talvolta a ragione, più spesso a torto, ed ovviamente rimane il nocciolo duro di persone, genitori e non, che comprendono le nostre difficoltà.
Come arriveranno? Come vivranno le nuove regole se già a fatica si adattavano a quelle precedenti? Come gli faremo capire? I bambini tirano fuori risorse che mai più si sarebbe pensato e devo ammettere che mi hanno stupita già durante la DaD. Sono fiduciosa, anche se con qualche riserva, e credo che tutto dipenda da come noi gli faremo vivere queste regole. Allegria, serenità, evitando allarmismi ma rimanendo ferme e coerenti nel rispetto delle regole. Dobbiamo resistere e farci vedere calme, decise ma senza ansie e, soprattutto, dare l’esempio col nostro comportamento.
Questa è la mia personalissima visione della situazione dopo aver passato un’estate a sentire tutte le testate giornalistiche di ogni orientamento e podcast vari, social e quanto altro parlare di scuola, a volte con cognizione di causa, più spesso a vanvera.
Un sincero in bocca al lupo a tutti i colleghi e le colleghe dunque, che spesso e volentieri lavorano e tacciono, che provano la frustrazione ed il senso di impotenza nel non poter intervenire in talune situazioni e che ora sono decise più che mai a fare da scudo tra ansie da Covid e gli alunni.
La differenza possiamo farla proprio noi maestri, a scuola. Noi siamo la resistenza! (dai, faceva bello dirlo)
Siamo alla fine, agli sgoccioli si direbbe ed io, come tutti, mi sento prosciugata di energie. Per mesi nei podcast vari si sono spese parole sulla DaD ( gli acronimi sono meravigliosi), la famigerata Didattica a Distanza. Tra detrattori (tanti) e promotori (rari come una specie in via di estinzione) la DaD è entrata in punta di piedi, facoltativa perché tanto promuovevano tutti, per poi imporsi come obbligatoria anche per le famiglie, costringendo gli insegnanti a reinventarsi.
Ho atteso a farmi un’opinione chiara, netta, ben definita della DaD, ed ho atteso la fine di questo anno scolastico folle. Per quei bambini le cui famiglie hanno difficoltà economiche non è stato semplice ed hanno fatto sacrifici. Le regioni si son fatte belle promettendo contributi per l’acquisto di devices, ma chiedendo poi di anticipare dei soldi che le famiglie non potevano permettersi.
Dal MIUR sono arrivati dei contributi, ma non bastavano per tutti e si è dovuta fare una penosa cernita (penosa perché chi conosce le varie situazioni sa che inevitabilmente si escludono troppi). Quei bambini che hanno situazioni molto difficili in casa e traevano benefici dalla frequentazione in presenza, sono stati penalizzati.
Parliamo anche dei genitori? Massi dai! Ci sono stati genitori che suggerivano, che facevano i compiti dei figli (bravi eh, nessun errore, bella grafia…) dimostrando di capire bene le lezioni e facendomi meditare sull’insegnamento agli adulti (quasi quasi..). Ci sono stati genitori che non mandavano mai i compiti, quelli che li mandavano in ritardo, quelli che li mandavano la Domenica alle 21 quando avevi lezione la mattina seguente. I genitori che giravano in mutande, forse perché in fondo ci percepivano come di famiglia (voglio sperare sia così). Ci sono stati pure genitori che han fatto saltare lezioni perché il figlio non aveva voglia di seguire…
Le mie lezioni in DaD con Skype, scelto dai genitori perché dovevano già usarlo per altri figli.
Eppure…
Eppure io salvo la DaD! La salvo perché
1. Ho potuto lavorare in piccoli gruppi, che mi ha consentito di seguire quasi individualmente come non potevo in classe.
2. I bambini erano contenti, mi facevano vedere casa, mi raccontavano, intervenivano anche quelli che in classe tendono al silenzio.
3. Ci sono stati i genitori collaborativi, quelli sempre puntuali nell’invio, pazienti, rispettosi e comprensivi. Quelli che non hanno fatto saltare una sola lezione e con cui noi maestre abbiamo fatto squadra. Quei bellissimi genitori che hanno capito che non siamo nemici, siamo con loro, per loro, nell’interesse dei loro figli. a questi genitori meravigliosi un grazie è fin poco perché mi hanno fatto amare il mio lavoro.
4. Non tutti i bimbi erano entusiasti, come non capirli dal momento che non potevano uscire e giocare con gli amici, eppure il 90% ha mostrato dei miglioramenti nelle prestazioni. Erano divertiti dai contenuti interattiivi, dai giochini online creati per loro, dai tutorial che potevano fare quando volevano, rivederli se necessario e condividere con i compagni.
5.il mezzo digitale a loro piace! È accattivante e li interessa e poter apprendere nella loro casa permette di apprendere meglio perché inseriti in un ambiente familiare ed affettivo che la scuola, per quanto faccia molto, non può sostituire nè sopperire.
6. C’è da faticare più di quanto si possa pensare, ma per me ha significato poter sfruttare tutte le risorse della rete, dalle presentazioni power point, i giochini didattici interattivi ad hoc, spaziare assecondando le loro curiosità, mostrare loro come usare la rete, fargli visitare musei virtualmente…
7. Rafforzare i legami. Gli orari fissi, se pure ridotti, erano una routine e loro amano le routine, li rassicura. Come ha detto una mamma, gli sembrava un poco come a scuola.
8, I genitori hanno potuto vedere come noi maestre ci rapportiamo, come insegnano, come apprendono i loor figli e, soprattutto, quanto li difendiamo dall’impazienza naturale degli adulti per aiutarli a pensare.
9. I bambini sono entrati nella mia casa, hanno visto i miei animali, hanno parlato con mio marito, sono entrati nella mia vita ed in fondo era una loro curiosità.
10. I gruppi piccoli hanno creato un ambiente familiare e complice che ha favorito l’apprendimento, insegnando loor anche il rispetto dei tempi altrui. Non completamente, ma almeno più di prima.
MENZIONE D’ONORE, ultimo, non citato, ma non ultimo: il signor SILENZIO.
Non stiamocela a raccontare, dopo mesi di caos, urla, baccano in mensa, a ricreazione, in classe, qualche urlo e fintissima arrabbiatura (che però devi fingere sia vera), visite dall’otorino nel timore di essere sulla via della sordità, ecco una delle cose che ho amato (e amato è dir poco) della DaD. Alla fine della lezione potevo prendermi qualche minuto di silenzio. Qualche minuto solo perché poi si sa, non facciamo nulla quindi collegi docenti, riunioni per progetti, assistenza ai tablet forniti dalla scuola alle famiglie, i miei genitori che mi danno per dispersa “eh non ti fai mai sentire, abbiamo lavorato tutti” e coordinamenti con le colleghe…ma quei minuti di silenzio sono stati una boccata di aria fresca nonostante la clausura forzata. Mi hanno riportata a quelle ore stupende in un oasi di pace a gustarmi ostriche appena raccolte ed aperte ad un prezzo ridicolo nel porticciolo ostricolo di Gujan-Mestras in Acquitania, dove il rumore più forte erano i gabbiani perchè persino le gentilissime signorine che ti servivano parlavano sottovoce per non turbare la quiete, ed il silenzio e la pace eran tali che quei due bimbi che transitavano erano inibiti a qualsivoglia desiderio di alzare la voce.
Si può migliorare?
Si, certo, tutto si può migliorare. Sono mancati degli standard condivisi, tante piattaforme disponibili han fatto si che ogni team docenti scegliesse il proprio, spesso dettato dalle comodità delle famiglie, ma a discapito di un protocollo che prevedesse anche la sicurezza, la protezione della privacy. I server dei registri elettronici per le aule virtuali han creato non pochi problemi e non ovunque vi era copertura sufficiente. I supporti alle famiglie in difficoltà avrebbero potuto essere più consistenti, ma nel complesso non me la sento di bocciarla. Come tutti i sistemi tirati fuori dal cilindro all’ultimo minuto sono passibili di migliorie, ma ricordiamo, prima di esserne detrattori dittatoriali e rigidi, che non c’erano altre soluzioni per mantenere un minimo di continuità e contatto con i pargoli.
Una bambina mi ha chiesto “maestra ma possiamo fare arte così anche dopo la scuola?”
Ammetto che nonostante la stanchezza, la burocrazia che ci sommerge e nuova modulistica che ci appioppano ( perché vista l’emergenza…) il desiderio di dirle “si bella mia, la maestra ci sarà anche dopo” prevale e mi sta spingendo a nuovi tutorial di arte e forse qualche laboratorio estivo online, ma è tutto da vedere.
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