Chi lo ha mai detto che bisogna fare dei disegni iperrealistici per fare qualcosa di bello? Onestamente l’iperrealismo mi fa l’effetto degli esercizi di ginnastica artistica o pattinaggio di figura estremamente tecnici ma poco artistici: noia.
Sono quegli esercizi in cui dici “bello si ma…quando finisce?” e ti salva solo la musica coinvolgente, se il brano scelto piace ovviamente. Ebbene lo stesso effetto me lo fanno anche i quadri iperrealistici al punto da sembrare fotografie, bellissimi dal punto di vista tecnico ma finisce lì, e preferisco libri dove i disegni sono decisamente meno fotografici ma più accattivanti. Ma dove voglio arrivare di preciso?
Quando si insegna arte e disgraziatamente sai disegnare, il problema più grosso è proprio dover tradurre in una sequenza di istruzioni da seguire per ottenere quel risultato.
Oggi facciamo un grattacielo senza riferimento fotografico!
Non prendiamo nessuna foto ma solo righello, matita e solo alla fine una penna o un pennarello nero. Per l’occasione ho sfoderato il mio meraviglioso quaderno nuovo (quaderno ad anelli in offerta da risparmio casa e pieno di fogli a buchi bianchi presi dai cinesi vicino alla scuola).
Questo semplicissimo grattacielo l’ho preso dal libro “Art starts with a line” di Erin McManness. L’ho sperimentato io per prima e l’ho trovato fattibile anche dai bambini di terza, basta usare il righello.
Libro molto bello, tutto in inglese, ma fruibilissimo anche da chi non mastica la lingua. Cominciamo con l’attività.
Righello in orizzontale e tracciamo una bella linea lunga orizzontale.
2. Ora, sempre col righello, faremo una linea verticale lunga sulla sinistra, ma non proprio all’estremità.
3. Adesso dovremo fare altre linee verticali. Una sulla sinistra, un poco più bassa di quella principale.
Ora una linea verticale a destra, più lontana e ancora più bassa. di quella appena fatta.
Adesso proseguite con un’altra linea verticale a destra dell’ultima fatta, più bassa (ma non troppo).
Tracciamo una linea orizzontale dall’estremità dell’ultima linea tracciata sulla destra, che sia perpendicolare alla linea verticale sulla sinistra, come da immagine.
Adesso uniamo tra loro le altre estremità delle linee verticali.
Ora comincia a sembrare uno…anzi due grattacieli. Dobbiamo giusto aggiungere qualche dettaglio. Cominciamo dal rettangolo a destra.
Cominciamo con un rettangolo più piccolo che faccia da mezza “cornice” e proseguiamo tracciando prima righe orizzontali (meglio se a mano libera, ma se si sentono più sicuri col righello fa lo stesso).
E facciamo delle righe orizzontali..
Ora sembra un palazzo con le finestre. Ci manca solo l’edificio sulla sinistra.
Dobbiamo tracciare delle linee orizzontali a distanze più o meno regolari…così
In corrispondenza delle linee verticali dovremo fare quelle diagonali sul lato sinistro, come da figura
E continuare a fare tante linee diagonali quante sono quelle orizzontali.
Ultimo tocco, giusto per far capire che sono due palazzi, qualora non si capisse…due alberelli. Niente di complicato, con poche linee eccoli fatti
Bastano due lineette verticali a mano libera e una in diagonale ed ecco il tronco. Aggiungeremo le foglie disegnando una specie di nuvoletta.
Ed ecco il nostro grattacielo con tanto di palazzo adiacente e alberelli che danno la misura dell’altezza del palazzo.
Ora, se volete, potete far ripassare loro a penna o pennarello tutto il lavoro svolto. Tenete presente che qui vedete bello nero perché ho fatto direttamente a penna.
Se non avete voglia di seguire passo passo e vi trovate a vostro agio con un videotutorial…eccolo! Ho pensato anche a questo, da far vedere ai bambini oppure studiarlo e poi proporlo in classe…o guardarlo e pensare ad altro…a scelta insomma.
Primo anno di insegnamento, una prima, una bimba di sei anni uno dei primi giorni di scuola mi disse “no maestra non voglio disegnare”
Io sospiro e domando “perché non hai voglia?”
Lei ci pensa un poco su e poi mi guarda con aria da cane bastonato “perché io non so disegnare”
Puoi dirgli tutte le belle parole e frasi ad effetto che vuoi, ma non servirà. Occorre pratica! L’ho chiamata alla lavagna, le ho dato un gessetto in mano e le ho dato piano piano le istruzioni per disegnare alcune forme geometriche…risultato: un pulcino! La meraviglia nei suoi occhi era commovente e da allora non ha più avuto paura di provare ciò che non sapeva.
oggi sono in vena di parlare di uno stile di disegno chiamato “doodle”. Il Doodle è un tipo di disegno molto semplice, simile ad uno scarabocchio, fatto mentre la testa è occupata in altro, ed è principalmente composto da linee a casaccio che formano disegnini molto semplici. Qualcuno deve essersi reso conto che il prodotto finale è accattivante ed è diventato uno stile vero e proprio.
Ma la parola “doodle” ha origine nel secolo XVII ed indicava un folle o uno con molta poca intelligenza (ritardo mentale probabilmente). Nel secolo XVIII la parola assume il significato di “far impazzire per qualcosa”. Nel 1930 assume il suo significato attuale derivante dal verbo “dawdle” che significa “trastullarsi”, “gingillarsi”, “ciondolare”.
EFFETTI SULLA MEMORIA Secondo studi pubblicati sul Applied Cognitive Psychology, questo tipo di disegno aiuta la memoria purché non si spenda energia nel farli. Se si vuole fare “doodling” non bisogna prestare attenzione a ciò che si disegna, o, per meglio dire, l’attenzione prestata deve essere marginale. Scarabocchiare aiuta a mantenere l’attenzione sul presente.Lo studio è stato condotto dalla professoressa Jackie Andrade, della School of Psychology dell’Università di Plymouth. Coloro che disegnavano doodles hanno richiamato 7,5 informazioni (su 16 in totale) in media, il 29% in più rispetto alla media di 5,8 del gruppo di controllo composto da chi non disegnava doodles.
COME SI FA? Non serve essere grandi artisti nè avere doti di disegno per fare dei doodles. Probabilmente con un poco di pratica ti ci appassioni pure e ti viene naturale farli. Su Pinterest si trovano tantissimi esempi per doodles, basta cercare “Doodle” e ti compare un mondo di disegnini facili da fare e far fare ai nostri bambini di qualsiasi età.
HALL OF FAME – FAMOSI SCARABOCCHIATORI Nella storia ci sono “doodlers” illustri…l’ho scoperto documentandomi un poco per questo post. Alexander Pushkin ne faceva uso e abuso di doodles a margine riguardando amici, piedi e mani…
Anche Samuel Beckett pare fosse un doodler
John Keats pare che facesse i suoi doodles a margine degli appunti medici… Sylvia Plath Il nobel per la letteratura Rabindranath Tagore pare facesse doodles sui suoi manoscritti. Anche tre presidenti americani sono dei doodlers: Jefferson, Reagan e Clinton, sembra avessero l’abitudine di fare doodles durante le riunioni, convegni e congressi, ed erano conosciuti per questo.
Ok tutto bello, ma come faccio io che non so tenere nemmeno una matita in mano?
Non ti preoccupare, è facilissimo!
Premesso che su Pinterest si trovano tantissimi esempi di doodles, facilissimi e divertenti, ricordo che gli unici strumenti di cui abbiamo bisogno è la nostra mano, una penna (si si penna, non matita o cancellate troppo) e un foglio e poi dobbiamo solo osservare e copiare, copiare copiare e copiare ancora.
I doodles altro non sono che semplificazione di oggetti che abbiamo attorno alle loro forme. Un limone sarà un’ellisse, una fetta di lime o di anguria sarà un semicerchio, un vaso altro non è che un tronco di cono e così via.
nell’immagine sopra, presa da Pinterest, potete vedere un esempio utile del procedimento per disegnare qualche doodle (e spiegarlo anche ai bimbi).
Possiamo esercitarci riempiendo una pagina di disegnini di oggetti per tema, e di temi ce ne son tanti, dalle piante grasse, agli oggetti della cucina, gli oggetti di scuola e così via. Io mi son divertita a fare una cosa del genere con l’argomento cucina.
Come vedete non è difficile. Ho fatto questa attività con i bambini, ma con i cappelli! Sul quaderno ho fatto scrivere il titolo e la data e poi via di suggerimento sui cappelli da disegnare tra quelli che conoscevano.
Hanno avuto ragionevoli e comprensibili difficoltà col cappello da Capitan Uncino, ma sono stati bravissimi. Regolette per i doodles?
Non devono essere precisi nè dettagliati
Vanno fatti divertendosi
Niente paura, come viene viene, l’obiettivo è rilassarsi. Paradossalmente è proprio così che vengono bene le cose.
E voi insegnanti? Pronti a disegnare doodles? Ebbene andate su Pinterest, digitate “doodles” e sbizzarritevi a riempire quaderni, agende, diari con disegnini semplici ed accattivanti.
Ovviamente scherzo, non sei tu certo, stai migliorando scommetto, anche se non ne sei convinto. Metti a tacere la scimmia nel cervello, quella è dispettosa e non vuole che tu migliori.
Sai che noi siamo…asimmetrici? Lo sai? Ottimo, allora non devo spiegarti nulla, ma se non lo sai…vai allo specchio ed osservati bene. Tempo fa in una mostra durante il Festival della Scienza a Genova, ho avuto la possibilità di vedermi se fossi stata simmetrica…orrore! Non che sia di mio na gran bellezza, ma simmetrica mi vedevo proprio orrenda.
L’anno scorso, giocando con la fotocamera e le app dell’ipad mi son divertita a farmi simmetrica…l’effetto eccolo qua…
Se hai quindi app che fanno questo effetto usala e divertiti senza sensi di colpa. Ma torniamo alle simmetrie nel disegno.
Potremmo fare le cose asimmetriche, nessuno ce lo vieta, ma se disegnamo un vaso è meglio farlo simmetrico. Ma come è un vaso? Nessuna paura! Ogni cosa va affrontata con l’ABC del disegno: linee, punti, curve, angoli. Un vaso non è che un insieme di questo.
Questa attività va bene sia che si sappia disegnare che per i meno bravi e più insicuri e, a mio parere, si può proporre anche ai bambini.
Prenderò la foto di un vaso…possiamo cominciare da un vaso semplice da piantina.
Taglio la foto a metà e la posiziono sul foglio.
Ripasso il contorno della metà del vaso con attenzione usando una matita, una penna, un pennarello, a seconda di quello che fa piacere. Col righello mi segno la metà tracciando una linea leggera a matita sul foglio, lungo la metà della foto.
Tolgo la foto del vaso e la butto via (non mi serve più).
Comincio con la penna, matita o pennarello nero se preferite, a ricostruire l’altra metà del vaso basandomi su quella disegnata, ossia cerco di copiare simmetricamente quella metà.
Finito il contorno, posso aggiungerci dei dettagli a mio piacere, ma cercando di essere sempre simmetrica, pertanto se faccio un pallino nel lato sinistro, lo farò anche nel destro e così via.
NOTA: puoi proseguire con vari tipi di vasi che trovi su internet, basta che siano simmetrici. Non avere fretta di fare subito cose complicate e ricorda sempre che sono solo linee, angoli, curve…
Un effetto molto molto accattivante si può ottenere usando un pennarello grande nero per il contorno ed un pennarello a punta sottile per i dettagli.
Alternative per maestri/e:
Anziché la foto potete disegnare una metà di un vaso su un foglio e fotocopiarla, per poi darla ai vostri studenti affinché disegnino l’altra metà.
Potete fare così diversi vasi su carta trasparente da lucido e farli colorare con le matite per poi incollarli sovrapposti come su uno scaffale, è carino vedere i colori che si sovrappongono.
Oltre ai vasi si può usare lo stesso metodo per sarcofagi, vasi canopi e gioielli egizi (per le classi quarte della Primaria).
Se i vasi proprio non van giù…si può provare con linee a caso fatte su metà foglio e proposte agli alunni da copiare nell’altra metà vuota, l’effetto sarà astratto ma comunque interessante.
Non significa che non devi raccontare bugie, nemmeno che qualcuno o qualcosa non racconta bugie.
“No mente” è un mantra che ho sentito nel film “L’ultimo Samurai” con Tom Cruise (2003). In questo villaggio uno dei pochi samurai rimasti cerca di istruire il nostro protagonista e gli ripete sempre “no mente”. Significa che non devi usare la testa quando usi un’arma? No non significa propriamente questo ed al tempo stesso si, significa questo.
Ci ho messo un poco per capirlo in effetti ma non è difficile, assicuro.
Quando ci “addestriamo” a qualcosa, che sia uno sport, una disciplina marziale, o nel mio caso nel disegno, metterci la testa significa proprio bloccarsi dinnanzi ad ogni difficoltà, procrastinare e non produrre più.
Spesso diciamo ai nostri bambini che devono usare la testa, e non è sbagliato sia chiaro, ma una volta che hai cominciato a disegnare qualcosa non devi pensare…al resto. No mente significa banalmente “concentrati solo su quello che stai facendo tu qui e ora”. Lo traduco così almeno. Ma può anche significare semplicemente “agisci così come ti sei allenato a fare”. Il segno grafico altro non è che un allenamento di occhio e mano per lavorare di concerto.
Paradossale vero?
Prova ora a prendere la penna, un foglio e disegna a caso fiorellini o quel che ti passa per la testa senza stare troppo a rifletterci sopra. Goditi il fruscio della penna, o magari il colore sul foglio, ignora il resto.
Ora guarda un oggetto, non pensare se lo sai o non lo sai disegnare, non ha importanza, non devi esporre al Guggenheim nè al MET. Prendi un oggetto semplicissimo, osservalo e muovi la mano per cercare di riprodurlo. Hai sbagliato? Nessun problema, lascia lì l’errore ma non pensare “è sbagliato” e non pensare nemmeno se piacerà o non piacerà, non farlo vedere piuttosto, se fai le cose per farle vedere sbagli in partenza.
Usa il disegno come forma di meditazione. Potresti cominciare a tenere un quaderno qualsiasi, da pochi centesimi, in cui disegni quel che ti pare, anche solo righe e linee senza alcun nesso. Non farlo vedere a nessuno, tienitelo per te, è il tuo momento meditativo, non quello di altri. Ascolta anche della musica mentre disegni, in fondo male non fa, ma non pensare a quello che hai attorno. Svuota la testa, o come diceva la mia insegnante di matematica alle superiori, Prof.ssa Roncallo, apri la porta e fai uscire tutti i tuoi pensieri per il tempo che ci metterai a fare questa attività, li farai rientrare dopo.
Il disegno diventa una piccola routine medidativa e vedrai che probabilmente, col tempo, migliorerai.
Sei arrivato fin qui senza mandarmi a quel paese? Ottimo, è un buon inizio. Man mano che vado avanti con queste lezioncine penso che effettivamente si possono applicare anche ai bambini. In fondo ogni disegno è fatto di righe, linee, punti, spazi pieni che compongono figure geometriche e non , ma che possono creare un …disegno!
Se ti dicessi di disegnare questo:
le reazioni possono essere due
Sei fuori di testa? Sono alla prima lezione!
2. Massì è facilissimo!
Nel secondo caso non c’è bisogno che prosegui se non ti va, ma nel primo la risposta è no, non sono fuori di testa. O meglio si lo sono, ma non come intendi tu. Proviamo a guardarlo…alla rovescia…
Osserva bene bene l’immagine e vedrai angoli, curve, punti, rette…si tratta solo di disegnarli in un certo ordine nemmeno troppo difficile, senza badare che sia perfettamente uguale identico.
Bene, dividi il tuo foglio in 2 cornici, della grandezza che vuoi tu, senza usare il righello (non barare), mi piace quel tocco artistico che dona l’imprecisione, e poi, dopo tutte le righe che hai tirato nelle precedenti lezioni, sicuramente saprai fare meglio di quanto credi.
In ciascun riquadro prova a copiare i seguenti disegni:
Di questo disegno con più figure puoi anche prendere solo una, due o quante ne vuoi, decidi tu se provare a disegnarle tutte o solo alcune.
Guarda bene, prova a disegnare le figure guardandole solo come un insieme di linee, righe, curve, angoli e nulla più.
Keith Haring è un artista le cui opere si prestano molto a questo lavoro anche con i bambini, puoi farli iniziare facendone stendere uno su un foglio grosso, assumendo magari una di queste posizioni, e facendo ripassare i contorni ai compagni con un pennarello nero, per esempio.
Le linee rette e curve che sono vicino alle figure conferiscono quella sensazione di movimento accentuandolo.
Hai fatto? Finito il lavoro? Vuoi dividere un foglio e farne altri? Perché no, divertiti e vedrai che più ne fai più ti verrà facile e divertente. Se poi vuoi riempire con del colore meglio ancora. Usa colori semplici, basilari, magari puoi usare colori complementari e l’effetto è assicurato.
Puoi anche fare più figure e colorarne una sola…perché no, lo scopo è divertirsi e questo è il tuo momento, nessuno deve disturbarti, nessuno deve giudicarti, sei solo tu e il tuo disegno (e Keith Haring).
Se vuoi mandarmi i tuoi esercizi sarò lieta di darti un mio parere e, solo se lo specifichi nella mail, pubblicarli su questo blog.
Alla prossima lezione con Keith Haring e la vostra…
Benvenuto/a/i nella seconda lezione di disegno (per grandi e piccini, ma principalmente per grandi che pensano di non saper disegnare).
La scorsa lezione hai fatto una o più pagine di righe, linee, punti, spazi riempiti…ed ora ti stai chiedendo a cosa serve giusto? Ebbene, hai sciolto la mano anzitutto ed hai preso confidenza con la penna (no matita, non barare) superando quel poco di perfezionismo che affligge l’età adulta. Bando alle ciancie e continuiamo!
Possiamo cominciare da disegni astratti, forme che non hanno un reale significato ma sono solo un insieme esteticamente gradevole di linee e spazi chiusi. Hai sempre bisogno di carta e penna, niente di costoso nè complesso, carta qualsiasi che non sia velina e penna qualsiasi, anche una banalissima bic da pochi centesimi.
Dividi il foglio del tuo quaderno (o album o quel che usi) in 4 quadrati senza usare il righello e….guarda il tutorial
Oppure segui le mie istruzioni scritte di seguito!
Prendi un volantino, uno qualsiasi di quelli dei supermercati che lasciano sempre nella posta. Deve essere di un supermercato per via della varietà di forme che hanno i prodotti.
Preso? Non lo hai? Se non lo hai puoi sempre cercare un’immagine come questa sopra su internet, il web pullula, hai solo l’imbarazzo della scelta.
E ora…carta e penna
Hai diviso in quattro parti il foglio? Si tratta solo di fare quattro rettangoli (o quadrati) grossi dentro il tuo foglio, tutto qui.
Ora scegli una pagina del volantino, una a caso o quella che ti ispira di più. Io suggerirei di iniziare con una a caso a dire il vero, ma in fondo se c’è una pagina in cui magari qualcosa ti colpisce…meglio. Io sono partita da pagine dove c’era verdura e frutta.
Osserva il frutto o l’ortaggio che vuoi disegnare, oppure segui quello che ho fatto io.
Io ho scelto questa bella anguria perché ha più forme.
Questa anguria ha almeno un cerchio principale che è la figura dell’anguria non tagliata, cui si aggiunge un altro cerchio a lato (sovrapponi i cerchi) e due semicerchi che io però ho disegnato a parte.
Fatto? Benissimo, prenditi tempo, non disegnare velocemente e non preoccuparti se le linee non sono perfette o il tratto è tremolante, non è la perfezione che cerchiamo.
Ora prova a disegnare l’ananas intero. Ricorda, non devi disegnare i dettagli ma solo le linee principali, la forma insomma. Se nello spazio che ti rimane non ci sta non importa, non devi disegnare un dietro, un davanti, devi solo concentrarti sulle linee rette, curve e cerchi che compongono l’immagine.
Dopo l’ananas ho preso quella metà di arancia che sarà un cerchio con una curva. Per l’interno ho usato linee rette.
Ora abbiamo un bell’insieme di linee curve. Dobbiamo solo riempire gli spazi vuoti! Niente di più facile, basterà fare altre linee, seguire quelle esistenti (come abbiamo fatto per la lezione sui pattern).
Ecco qui il primo spazio riempito! Ora…passiamo allo spazio a fianco! Sei stanco/a? Prenditi pure una piccola pausa, in fondo siam qui per imparare, ma anche per rilassarci.
Se sei tornato, o se non hai staccato, continuiamo con lo spazio a fianco. Cornicetta sulla destra. Questa volta prendo un’altra pagina del volantino e desidero disegnare tutti i prodotti al suo interno.
Ci sono ben quattro oggetti come vedi, ma ce li farai stare e vedrai che il risultato sarà molto piacevole a vedersi.
Cominciamo dal tonno in scatola. Come vedi è un cerchio…bene comincia a fare un cerchio in alto sulla sinistra dentro il riquadro. La scatoletta di tonno però ha un suo spessore. Fai un altro cerchio un poco spostato e traccia delle piccole linee in uno degli incroci (solo uno mi raccomando) che si è formato. Vedi? Sembra già un poco tridimensionale.
Facile vero? Ma avevo detto che avremmo disegnato tutti i prodotti. Ora passiamo alla lattina di olive nere. Osservala bene, è un rettangolo con delle linee curve alla sommità. Ebbene, ora disegnamola sotto la scatola di tonno.
Ora disegnerai…rullo di tamburi…la bottiglia! No no non scappare dai, non è difficile. Come per le altre figure, se osservi bene vedrai che la bottiglia altro non è che un insieme di rettangoli. Un rettangolo principale, uno un poco spostato che farà, come per la scatoletta di tonno, un poco di profondità. Semplifichiamo con un rettangolo per il collo e uno per il tappo. Ovviamente non dimenticare di fare le linee in uno dei due lati.
E ora, per ultimo, anche se non in vendita, disegnerai il cellulare. Dovrai disegnare solo la forma, un rettangolo alla fine. Non preoccuparti se finisci sopra la scatola di olive, giuro che le olivelle nere non si offenderanno.
Ed ecco che abbiamo creato una composizione con figure geometriche (che altro non sono che linee, righe, curve etc. ).
Riempi le altre due cornici come ti ho fatto appena vedere, prendendo da una pagina del volantino o prendendo da più pagine.
Se ti piace e vuoi un parere inviami la foto del tuo lavoro (assieme alla foto del foglio del volantino) a diariodiunamaestra@gmail.com, specificando se accetti che lo pubblichi o se non vuoi pubblicarlo. In ogni caso ti invierò un mio parere. Ovviamente è facoltativo!
Questa è un’attività che farò fare anche ai miei bambini perché aiuta ad osservare bene e “semplificare” ciò che il nostro cervello vede per poterlo riprodurre su carta. Non appena avrò modo, pubblicherò qualcuno dei loro lavori, rigorosamente in anonimo.
Ammetto, ho fatto una cavolata bella grossa a non fargliela fare prima e probabilmente per questo verrò presa in giro (ragionevole) e perderò di credibilità. Come detto più volte saper fare non significa saper insegnare, ma ad insegnare si può imparare ed io, come dice il nome del blog, son ben lontana dall’essere perfetta. Avevo provato in realtà con una tabella bella grossa dei colori da appendere in classe ma non è servita a nulla, anche se l’avevano fatta loro.
Pensa che ti ripensa mi è venuto in mente un quaderno bellissimo che avevo quando facevo le elementari e le tabelline a memoria erano il mio incubo (quelle dal 6 in su). Su questo quaderno c’era una pagina, non ricordo se all’inizio o alla fine, dove c’era la tabellina ed io ogni tanto andavo a guardarci quando non ricordavo qualcosa. I bambini non ricordano tutto e subito e non possiamo pretenderlo, noi stessi a volte prima di memorizzare una ricetta dobbiamo farla più di un paio di volte.
Memore di questo mi son decisa a fare un piccolo tutorial, per bambini, per fare il cerchio dei colori. Ho preso spunto, a piene mani dalle Grandi Guide Raffaello, ma senza dover stampare nulla, preferisco facciano da sè ogni cosa perché se lo si fa da sè lo si ricorda più facilmente. Oggi studiamo una tabella dei colori che possano incollare sul quaderno o attaccare in modo che sia sempre sotto gli occhi qualora abbiano vuoti di memoria e, guarda oggi, guarda domani, alla fine sono fiduciosa che ricorderanno.
Premetto che ai miei bimbi faccio sempre tenere un quadernone di arte, prima era per disegnare, provare, imparare, sciogliere la mano…ora ci attaccheranno lo schemino, bello bello in prima pagina, o nel retro della copertina, per ricordare quando dimenticano.
Perché farlo? casomai domandiamoci perché non farlo?
Se lo fanno loro ricordano di più, più facilmente e meglio.
Ciancio alle bande e si parte! Mi rivolgerò a te come ad un bambino, pur tenendo presente che forse bambino non lo sei più da un pezzo. Usiamo un A5 (metà A4, ossia un foglio da fotocopie diviso in due) così che possa stare anche in un quaderno più piccolo se serve.
Su un foglio scrivi bene Colori primari e secondari
A sinistra fai un cerchio bello grosso, usa pure un bicchiere, una tazza o una confezione tonda di qualche crema (nivea, crema da notte etc), ma cerca di non superare la metà del foglio.
Dividi il cerchio in sei spicchi. Usa il righello per aiutarti. Non deve essere preciso, perfetto o che, basta che si capisca.
Prendi i colori primari: rosso, giallo e blu.
Colora di rosso uno spicchio, lascia uno spicchio vicino bianco e colora poi col giallo.
Lascia uno spicchio bianco e colora di blu.
Adesso prendi l’arancione, il verde ed il viola.
Colora lo spicchio tra il rosso e il giallo di arancione.
Colora lo spicchio tra giallo e blu di Verde.
Colora lo spicchio tra blu e rosso di viola.
Adesso abbiamo la nostra ruota.
La nostra ruota dei colori
Vicino alla ruota scrivi “colori primari” e disegna tre quadrati , uno sotto l’altro e scrivi accanto ad ogni quadrato un colore primario (rosso, giallo, blu).
Ora scrivi sotto “colori secondari” e fai tre quadrati uno sotto l’altro, metti il segno + vicino ad ogni quadratino e aggiungici un altro quadratino. Metti il segno = accanto e fai ancora un quadratino dopo per ogni riga. Ora colora a sinistra ed a destra con colori primari. Esempio :
rosso + giallo = arancione
rosso + blu = viola
giallo + rosso = arancione
Puoi anche variare l’ordine, l’importante è che l’addizione sia giusta ed i quadratino colorati bene. Se non ricordi bene basta che vai a vedere i colori tra un colore primario e l’altro negli spicchi del cerchio e trovi il colore secondario.
Come sopra scrivi accanto ad ogni quadrato il nome del colore secondario (arancione, verde, viola) o non scriverlo se preferisci, dovrebbe bastare l’occhio.
Ho una grafia pessima lo so, ma questo dovrebbe essere l’ordine ottenuto.
Ora sotto scrivi “Colori complementari” . I colori complementari li troverai sulla ruota, sono esattamente agli opposti!
Se prendi il Rosso, per esempio, il suo complementare è il Verde, se prendi il Blu, sarà l’Arancione. I colori complementari sono quelli che fanno contrasto, uno tende ad essere più cupo e l’altro più luminoso. Se usiamo in un disegno solo colori complementari l’effettone è assicurato.
Bene, ora puoi fare sul tuo foglietto, in basso, sotto i colori secondari, tre rettangoli che dividerai in due. In ogni rettangolo colorerai da una parte con un colore e vicino il colore complementare, così li avrai sempre davanti anche senza guardare la ruota.
Ricorda, questo piccolo schema ti aiuta solo a ricordare, vedrai che dopo qualche tempo ti verrà normale e non dovrai guardarlo più.
Ecco come dovrebbe risultare il nostro foglietto. Non guardare la perfezione e non usare il righello
Manca ancora una cosuccia, non abbiamo finito! I colori caldi ed i colori freddi. Per loro non è così immediato, noi andiamo a memoria e spesso senza ragionarci su, ma loro non capiscono effettivamente perché caldi e freddi. Il verde per loro è un colore caldo perché gli ricorda i prati (per esempio) ed il blu perché gli ricorda il mare d’estate.
Ebbene scriviamo adesso sotto la ruota colori caldi a destra e colori freddi a sinistra. Facciamo tre quadratini sotto ogni scritta e coloriamo.
Colori caldi: rosso, arancione, giallo
Colori freddi: blu, verde e viola
Ed ecco fatto il nostro foglietto per ricordarci sempre i colori. Appendilo sulla scrivania della cameretta, incollalo su un quaderno, mettilo dove puoi averlo sempre sotto gli occhi e …divertiti a giocare con i colori.
Questo articolo è dedicato a chi non sa disegnare (o meglio, pensa di non saperlo fare) e vuole avvicinarsi e provare senza troppo impegno, ma anche a chi sa disegnare ma ha il solito blocco, che ho sentito, e mi piace, nominare “la scimmia nel cervello”.
Occorrente: lo dice il titolo stesso
Carta qualsiasi, niente di costoso, lascia perdere quel bellissimo blocco da 40€ che hai visto dalla paperblank o il moleskine che usava Hemingway (ma lo usava davvero? Devo indagare) o altro, se non hai foglietti di carta volante per casa puoi prendere un quaderno da poco dalla cartoleria sotto casa.
Penna qualsiasi, va bene tutto, dalla bic da pochi centesimi alla stilografica edizione limitata del nonno. Basta che scriva! Ad ogni modo non serve una penna costosa, basta una qualsiasi penna che hai sotto mano (e che scommetto non stai trovando, si nascondono sempre quando ne hai bisogno).
Perché la penna e non la matita? Non è perché così sei migliore, ma perché così lo diventi. Il primo passo per migliorare è prendere confidenza con lo strumento ma, soprattutto, con la fallibilità, con l’errore ed accettarlo. Se cancelli non avrai più modo di vedere gli errori fatti e non potrai migliorare.
RICORDA: Non c’è maestro migliore del tuo errore!
Pronto/a? Benissimo
Regola n.1 Scordati il realismo fotografico! Non perché tu non possa imparare, ma perché blocca e anche fossi in grado…è noioso! Il vero scopo dell’arte oggi giorno non è riprodurre un’immagine come è nella realtà (per quello hai lo smartphone o il tablet, o la macchina fotografica) ma come il tuo cervello la elabora.
Ti sembrano realistici?
Vedi? Puoi farcela anche tu.
Per ora iniziamo con il disegnare 5 elementi che ti aiuteranno molto nel disegno e che ti sciolgono un poco mano e testa, aiutando a prender confidenza con carta e penna, ma soprattutto con le tue capacità.
Disegna:
linee– verticali, orizzontali, diagonali, inclinate come ti pare, parallele o incrociate! Sbizzarrisciti, riempi il foglio o fanne poche. Riempi anche più fogli se ti va. Sembra inutile ma non lo è, se all’inizio le farai tremolanti, vedrai che continuando a farne verranno meno tremolanti. Prova a farle lentamente, poi veloci, corte e lunghe. Sperimenta, gioca. Falle anche mentre sei al telefono se vuoi…non sarò io a sgridarti.
2. Curve – come per le linee, corte, lunghe, continue, una curva attaccata all’altra oppure semicerchi, parallele (come l’esercizio dei pattern) o che si incrociano. Quante ne vuoi, come le vuoi. Va che magari disegni pure un mare a far curve continue…
3. Angoli – e come sopra, quanti ne vuoi, ampiezze varie, magari scopri che un angolo messo assieme ad un altro forma un rombo…ecco che hai disegnato qualcosa senza nemmeno accorgertene…e se lo unisci ad altri angoli potrebbe venir fuori un cubo…riempi tutti i fogli che vuoi, nessuno te lo impedisce.
4. Cerchi – non colorare dentro, la tentazione sarà forte eh, ti ho avvisato, ma non colorare! Grandezze varie, puoi farli inccrociati, vicini, lontani , come vuoi ma basta che riempi almeno un foglio.
5. Macchie– Qui ci si sbizzarrisce davvero, puoi farle tonde, quadrate, macchie come quelle di caffè dai contorni frastagliati, contorni arrotondati, basta che dentro li colori. Puoi partire anche da puntini che diventano cerchi e riempirli di colore o semplicemente colorarli con la penna…magari potresti fare righe dentro le macchie…chissà cosa ti dice la fantasia.
Per oggi mi fermo qui, hai già molto da disegnare per iniziare e mi raccomando, niente matita, solo penna! Se qualche risultato ti piace o ti risulta artistico sei liberissimo/a di inviarmelo, sarò ben lieta di visionarlo ed eventualmente pubblicarlo qui in questo articolo o nella gallery. Puoi far fare questi esercizi anche ai tuoi alunni o figli, sono esercizi che possono essere fatti da tutti e servono a sciogliere la mano, il cervello (va sciolto pure quello dai lacci che trattengono la fantasia) ed acquisire fiducia nelle proprie capacità. Non serve talento per disegnare, serve solo esercizio ed applicazione, se c’è il talento tanto meglio, ma senza esercizio non si diventa bravi.
Alla prossima lezione (per grandi anzitutto ma anche per piccini)
Due prime, due bambini che vedevo sempre svogliati e fermi come sassi ad arte. Chiedo di disegnare e loro rifiutano dicendo che non vogliono.
Se c’è una cosa che odio nel profondo è imporre. Già devo farlo per i compiti, gli esercizi o le attività nelle altre materie, ma in arte no, non posso, ucciderebbe me, figurarsi loro. Come fare?
Partiamo dal principio cardine che fare e osservare arte deve essere un piacere! È una disciplina, e va bene, ma perché non affrontarla come un momento di svago? Non significa che non debbano impegnarsi, lo fanno quando vedono che appendi nel corridoio le loro opere, ma non implica nemmeno che debbano annoiarsi facendo il “ disegnino della famiglia” e cose così.
Come comportarsi quando un bambino rifiuta categoricamente il disegno?
Premetto che fare arte e insegnarla a fare sono due cose che non vanno a braccetto, l’una non implica l’altra. Sfatiamo il mito che chi sa fare sa anche insegnare ( si usa dire infatti, malignamente, che chi non sa fare può insegnare), non è scontato e me ne sono resa conto quando ho fatto esperienza diretta. Non ho fatto la scoperta del secolo, e non la vendo come tale, direi che non vendo nulla, ma voglio condividere il mio vissuto.
Quando ho visto i primi bimbi rifiutarsi di disegnare, bloccarsi, per me è stato uno schiaffo di quelli che fan risuonare pure le orecchie. È vero che non a tutti deve piacere disegnare, ma pensavo che a tutti i bimbi piacesse comunque esprimersi attraverso il tratto grafico.
Ho chiesto a quei bambini il motivo della mancanza di piacere nel disegnare, se me lo sapevano spiegare, facendo anche esempi banali ma efficaci quali “a me non piace correre perché se corro sento più caldo”. La risposta è arrivata prima di quanto potessi pensare:
Maestra non mi va di disegnare perché io non lo so fare.
Una risposta semplicissima ma che ci ricorda e riassume il nostro compito, ciò che siamo chiamati a fare (per vocazione o per stipendio, ma dobbiamo farlo e bene).
Non lo sai fare ok, e allora? Sono qui apposta per insegnartelo.
I bambini si confrontano, non sono sciocchi e capiscono quando qualche compagno ha più talento in questa o quella materia, e a volte un compagno talentuoso può scoraggiare, ma se si affronta la situazione con lucidità ed empatia, si riesce ad infondere fiducia nelle proprie capacità. Questo compito spetta a noi docenti.
Non posso dare risposte, ricette o soluzioni universali, le geometrie di classe cambiano come cambiano le realtà dietro ciascun bambino, ma posso dire come ho affrontato io.
1. Niente panico! La calma è la virtù dei forti, e noi docenti dobbiamo essere calmi, sempre.
2. Chiedere sempre, spingere a motivare le proprie affermazioni serve a noi per capire come e dove intervenire, ma serve soprattutto a loro per imparare a comprendere loro stessi. Dovendo spiegarsi, motivare, devono riflettere sui perché del loro sentire e quindi acquisire uno strumento utile in tutti i momenti difficili. Spingerli a motivare le loro affermazioni è trasversale.
3. Ma meriterebbe di stare al numero 1, conosci la tua classe! Cerca di capirne i punti deboli, quelli di forza, i caratteri singoli e il gruppo classe. Sfrutta i più talentuosi per aiutare i meno capaci e motiva sempre. La tua classe è il tuo piccolo esercito che devi preparare per sconfiggere l’ignoranza, alcuni saranno più bravi in alcune cose, altre in altre cose, ma se insegni a fare gruppo, a rimanere uniti, avrai già fatto metà dell’opera. Non è una cosa immediata sia chiaro, io ci ho messo mesi e puntualmente ogni anno devo ricalibrare tutto per qualche trasferimento, defezione o aggiunta.
4. Ora veniamo al succo! Ricorda sempre ai bambini che anche tu, insegnante, continui a studiare, a far corsi, ad imparare. Non bisogna scoraggiarli ovviamente, ma solo ricordare che siamo tutti a scuola per imparare, se sapessimo già tutto non avrebbe alcun senso venire a scuola, ma la vita sarebbe molto noiosa, priva di sorprese.
5. Ed ora il bello! Usa i Doodles (farò uno o più articoli apposta per dare qualche idea) ! I doodles sono schizzi semplicissimi, veloci, basati su linee facilissime da fare anche per loro, ma che rendono subito e quindi dà loro l’impressione di saper fare, di aver disotterrato un tesoro. Se c’è una cosa che i bambini devono imparare è che non si diventa bravi subito, ma ci vuole tempo ed esercizio. Questo sfugge persino a molti adulti, figuriamoci ai piccoli, ma come quando ci si mette a dieta, vedere i primi risultati motiva a continuare. Così funziona con il disegno, se si vede che si sa disegnare un limone, un vaso di cactus o un uccellino, il bambino prende confidenza, acquisisce sicurezza, gli sembra in realtà di esser stato sempre bravo, solo che non lo sapeva, aveva bisogno di istruzioni, tutto qui. Ed ecco che anche il meno bravo lo vedrete fiorire, applicarsi e impegnarsi, dandovi anche risultati sorprendenti.
6. Critica costruttiva! “Si bello, molto bravo, però la prossima volta magari…”, ecco una delle tante formule che si possono usare nella “critica” (nella sua accezione originale, non negativa) dell’operato. Io penso sempre a cosa piacerebbe sentirmi dire, come mi piace sentirmelo e da lì parto per valutare l’operato. Ammetto che in passato ci sono stati amici e conoscenti decisamente poco empatici e per nulla delicati nei miei confronti, ne sono rimasta ferita, non lo nascondo, ma li ringrazio comunque perché è proprio provarlo sulla mia pelle che ora mi spinge ad essere attenta quando parlo con i bambini. Attenzione perché il tono, le parole che usate, fanno la differenza anche se non capiscono al 100%, ricordate che colgono le sfumature a livello istintivo.
7.Appendete le loro opere! Non importa se belle, brutte, se vi piacciono o non vi entusiasmano, dovete appenderle tutte! Non c’è spazio? Organizzatevi per fare un cambio, magari una volta al mese o una ogni due settimane si cambiano le opere appese. Appendetele in corridoio, o appendete le opere della A nella B e viceversa, per creare anche unione tra le sezioni e non abituarli a pensarsi come A e B. Vedere cosa fanno gli altri li spinge a migliorare se stessi, ma appendetele in modo che vengano viste da tutti, per loro è motivo di orgoglio, ma non te lo chiederanno mai, devi essere tu insegnante a farlo, a valorizzare tutti.
8. Fategli raccogliere le opere in una cartellina! Ognuno porti la propria eh, non è un problema, ma insegnate loro a firmare l’opera, mettere la data e metterla nella propria cartellina. Questo servirà a loro ad organizzarsi mentalmente, e a voi a restituire le opere alle famiglie, alcune delle quali saranno, credetemi, estasiate. Il colmo è che io faccio fare così perchè in casa mia, per i miei disegni, non lo faccio, e poi mi ritrovo a disperarmi perché non so quando ho fatto quel disegno, oppure non trovo quel disegno che ricordo che avevo fatto quando desidero rivederlo o farlo vedere. Non c’è miglior educatore del cattivo esempio! Sono proprio i miei difetti a suggerirmi cosa far fare ai bambini, per evitargli di trovarsi nelle mie scomode situazioni. Insomma questo ci porta al punto 9.
9. Impara dai tuoi errori e riconoscili! Ricorda che i tuoi errori, la tua esperienza (che è fatta soprattutto di sbagli) è la tua risorsa. Non aver mai paura di riconoscere degli sbagli perché sono quelli che ti rendono ciò che sei. Non nascondere i tuoi errori ai bambini, non fare il supereroe, se ti vedono come persona umana, che può sbagliare, ma che quando sbaglia lo ammette e ci ride su, o si scusa se serve, è il miglior esempio che si può dare. Ci sono giorni che disegno proprio male, non ho voglia, e i bambini se ne accorgono subito, ma è proprio allora che li guardo e gli chiedo scusa. E quando sono loro a non averne voglia? Beh non ci crederete ma lo ammettono e si scusano pure loro. Finisce con un sorriso, un’alzata di spalle e un “va beh dai, non diamo voti oggi”.
Se non sapete disegnare ma vi trovate ad insegnare arte…andate al punto 1 e rileggete! Siamo tutti qui per imparare, non possiamo saper fare tutto, possiamo imparare assieme a loro, e nel caso…ammettiamolo, diciamolo “bambini, quest’anno impariamo a disegnare assieme” e credetemi questo li farà sentire vicini a te, come in famiglia, e gli farà apprezzare il loro docente e la materia.
Io disegno sempre, ovunque, su tutto, anche sui tovaglioli. Alcuni mi dicono che son brava, altri mi mostrano i “geni”, che espongono e via dicendo, a volte mi sento un poco infastidita (sarei ipocrita a negarlo), ma poi penso “ma chissenefrega”, disegno perché mi piace e continuo a farlo per il mio piacere e non per esporre nè vendere. Questo tuttavia non fa di me una docente di arte perfetta, tutt’altro (il nome del blog non è a caso)! Se volete imparare a disegnare potete, non serve avere talento, serve la voglia e, cosa molto importante, non farvi scoraggiare. Ricordiamo che il miglior insegnamento lo diamo con l’esempio.
E a voi è capitato di sentirvi dire che non gli piace? Come avete reagito? Cosa è accaduto?
Condividete le vostre esperienze commentando o inviandomi mail a diariodiunamaestra@gmail.com
Questo post è per i docenti e tutti gli adulti che pensano che non saper fare implichi il non poter imparare.
Niente domande, solo affermazioni! Non sono solita essere fermamente convinta di qualcosa, ma su questo ho un’incrollabile certezza. Alcune colleghe mi hanno detto “eh ma non so disegnare”, implicando che quindi non si possa fare, ma buona notizia…non è così! A disegnare si impara, imparano i bambini, possiamo imparare anche noi adulti. Basta seguire tre regole auree:
1- Levarsi dalla testa la convinzione che in quanto adulti non possiamo più imparare nulla. Si può imparare tutto, basta volerlo!
2- Se non vuoi il tutorial, ci sono i corsi! Abbiamo corsi di ogni cosa, tutorial di ogni cosa…iscriversi ad un corso a pagamento non è buttare via soldi, anche se ti sembra di non produrre, in realtà stai producendo benessere per te stesso/a, e scusami se è poco.
3- Applicazione! Parlo proprio io che ogni volta che mi metto alla scrivania tendo a procrastinare ogni progetto, ma in realtà è proprio questo mio atteggiamento negativissimo (che sto cercando di correggere) che mi spinge a consigliare di fare l’esatto opposto.
Seguite le tre regole basta pensare che non ci si deve assolutamente far condizionare, deprimere, scoraggiare da amici, parenti, colleghi che scherzeranno o denigreranno i vostri lavori. Non importa se belli o brutti, sono i tuoi lavori e stai imparando quindi chiedi solo ai compagni di corso o al maestro del corso, per quanto brutto possa essere il tuo primo prodotto, egli ti potrà consigliare solo come migliorare.
Sai disegnare? Dipingere o sei già bravo in qualcosa? Ebbene, ricorda che per quanto tu sabbia già fare ci saranno sempre margini di miglioramento, la conoscenza è infinita più scopriamo cose, maggiore sarà il numero di conoscenze che potremo ancora acquisire.
La vostra Maestra imperfetta (che motiva voi altri per motivare anche un poco se stessa)