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Perché non faccio lavoretti (e no, non mi dispiace)

Chi mi conosce (e/o mi segue) lo sa: io detesto i lavoretti. Non sono mai stata una fan di vasetti, cornicette con le mollette (fa anche rima) e altri manufatti con materiale di riciclo che tanto finiscono nella spazzatura dopo un “ma che carino”.

Non mi disturba che gli altri li facciano, ci mancherebbe altro, e non ho nulla in contrario che vengano svolti purché non mi si obblighi a farli fare perché subentrano diverse questioni.


Questione numero uno: il tempo
Insegno arte, tecnologia, matematica e inglese nella scuola primaria. Quattro discipline solo in una quarta (e inglese in due seconde). Ore limitate. Programmi da rispettare (no, non raccontatemi quella delle indicazioni nazionali che tanto sappiamo non è così). E quando arriva una festività, devo decidere: dedico due ore a far incollare cuoricini di carta velina o insegno la teoria del colore di Itten?

La risposta, per me, è semplice. E no, non è scritta da nessuna parte che io debba fare lavoretti.
“Ma si devono fare” mi dicono alcune colleghe.
Mostratemi la normativa. Mostratemi la circolare ministeriale. Mostratemi dove, in quale documento ufficiale, è scritto che un’insegnante di scuola primaria è obbligata a coordinare venti bambini nell’assemblaggio di manufatti a tema festivo.
Non esiste. Il “si devono fare” è pura inerzia travestita da tradizione.


Questione numero due: arte vs lavoretto
Facciamo chiarezza perché qui sta il nodo: arte e lavoretti non sono la stessa cosa.
Arte è osservare, sperimentare, scegliere, creare, esprimere. Arte è imparare tecniche, capire la teoria, sviluppare uno sguardo.
Un lavoretto è seguire istruzioni per produrre un oggetto uguale per tutti. È manualità ripetitiva con zero spazio per la scelta personale.


Quando un bambino mi chiede “maestra, quando facciamo il lavoretto?” io rispondo: “Mai. Io insegno arte, non faccio lavoretti. È diverso.”
All’inizio alcuni ci restano male. Ma quando aggiungo: “Se mi seguite, vi insegno a usare tempere, acquarelli, pennarelli. Vi insegno che si può colorare bene anche facendo tanti puntini con i pennarelli” – molti si entusiasmano.
Perché anche i bambini capiscono la differenza tra “fare qualcosa di facile che poi finisce la maestra” e “imparare qualcosa che posso usare davvero”.


Questione numero tre: la grande bugia
Ed eccoci al punto che nessuno vuol dire ad alta voce.
I lavoretti sono diventati una performance delle maestre, non un’attività dei bambini.
Quante ore passate a rifinire i lavori “perché altrimenti non si possono far vedere”? Quante volte “aggiustate” dettagli, bordi, incollature? Quante volte, di fatto, li finite voi?

Ora, se mi avete seguito fin qui senza commentare o chiudere pensando che non capisco nulla e sono una maestra di merda, fatevi questa domanda e rispondete onestamente:


Se il lavoretto lo finisce la maestra, allora cosa stiamo insegnando esattamente?


Non autonomia, perché interveniamo costantemente. Non competenza, perché il risultato non rispecchia le loro capacità reali. Non onestà, perché fingiamo che sia tutto opera loro.
È teatro. Scenografia per soddisfare l’aspettativa che “ci deve essere qualcosa da portare a casa” per dimostrare che “abbiamo festeggiato”.
E i bambini lo sanno benissimo. Ma si fa finta di niente.


Cosa faccio io
Quest’anno, per ora i miei alunni hanno fatto:
– La ruota dei colori di Itten – non un esercizio astratto, ma la base per capire come funzionano i colori, cosa sono i primari e i secondari e i terziari, nonché i complementari.
– Mandala colorati – uno solo con colori primari, uno con secondari. Applicazione pratica immediata della teoria appena imparata. Risultato? Hanno interiorizzato il concetto attraverso la mano.
– Parallelepipedi – costruzione tridimensionale (geometria) + uso del chiaro/scuro per mostrare la profondità (arte). Due discipline, una attività, competenze reali.
– Puntinismo – ora stanno imparando la tecnica di Seurat. Prima un fiore (forme organiche, accostamenti di colore), poi una versione semplificata de “Una domenica pomeriggio all’isola della Grande Jatte” (entrare dentro un’opera vera), infine soggetto a scelta libera (autonomia espressiva).
Non portano a casa oggettini decorativi. Portano a casa competenze.

Tra cinque anni avranno dimenticato il cuoricino di San Valentino. Non avranno dimenticato come si mescolano i colori, come funziona il puntinismo, che hanno ricreato un capolavoro di Seurat.


Questione numero quattro: il costo reale
I lavoretti costano.
Costano tempo – ore sottratte a matematica, arte vera, inglese, tecnologia.
Costano soldi – spesso usciti dalle tasche delle insegnanti (e io mi rifiuto di spendere i miei soldi per produrre oggetti che finiranno nella spazzatura).
Costano energia – gestire venti bambini con colla, forbici, carta velina e materiali vari è estenuante. Il sovraccarico sensoriale e cognitivo è reale.
Costano dignità professionale – perché io non ho studiato per coordinare attività manuali. Ho studiato per insegnare.


La connessione vera
L’altro giorno, durante matematica, alcuni bambini mi hanno detto entusiasti: “Maestra, abbiamo capito! Le proprietà delle operazioni servono per semplificare i calcoli!”
Erano felici. Non perché avevano portato a casa un oggetto carino, ma perché avevano capito qualcosa che funziona, che ha senso, che li rende più capaci.
Questa è la connessione vera tra insegnante e studenti. Non è basata su cuoricini di carta. È basata su rispetto, competenza, onestà intellettuale.
Non vi sto giudicando
Se fate lavoretti, fate pure. Sono scelte vostre e le rispetto.
Ma se li fate perché “si devono fare” – sappiate che no, non si devono.
Se li fate perché “i genitori si aspettano qualcosa” – potete tranquillamente spiegare che preferite investire il tempo in didattica vera.
Se li fate perché “i bambini li chiedono” – potete offrire loro qualcosa di più interessante da imparare.
E se li finite voi perché devono essere “presentabili” – chiedetevi seriamente: chi sta imparando cosa in questa attività?


Libertà didattica
Questa è la cosa più importante che voglio dirvi: avete libertà didattica.
Potete decidere di non fare lavoretti. Nessuno può obbligarvi. Nessuna normativa, nessun dirigente (se rispettate le Indicazioni Nazionali), nessun genitore.
Potete scegliere di usare il vostro tempo per insegnare contenuti veri, per costruire competenze reali, per dare ai bambini strumenti che porteranno con sé nella vita.
Io ho fatto questa scelta anni fa. E ogni volta che vedo i miei alunni concentrati sul puntinismo, o entusiasti perché hanno capito un concetto matematico, so di aver fatto la scelta giusta.
Le festività le vivono a casa, con le loro famiglie, nei loro modi.
A scuola imparano Seurat, i colori, la tridimensionalità degli oggetti e colorare rispettando luci e ombre.

Se siete rimasti fin qui vi ringrazio, che siate concordi o meno, avete rispettato la mia opinione e questo per me vale molto (e fa di voi delle persone degne di rispetto).

La vostra

Maestra Imperfetta


P.S. Ah, e per chi si stesse chiedendo: no, i bambini non sono traumatizzati dalla mancanza di lavoretti. Sono troppo impegnati a imparare cose interessanti.

Pubblicato in: insegnarte

Tecnocarta- piccoli proiettori nascono

UUUUH la festa più amata dai bimbi sta arrivando…no non è Natale come piacerebbe credere, bensì Halloween uuuuh.

Dal momento che al solito mi riduco all’ultimo e non ho mai idee per tempo per i “lavoretti” tanto odiati dalla sottoscritta, in una Domenica di ozio dovuto ai bei propositi sfumati al primo capriccio dei miei animali, mi sono messa a guardare un bicchiere di carta che tengo per gli acquarelli e occhieggiare alla pellicola da cucina.

Perché no! Preso il bicchiere di carta, gli ho fatto un foro al centro, sul fondo, e su un pezzo di pellicola da cucina, con un pennarello da dvd, ho disegnato uno scheletrino. Sono andata nella stanza più buia della casa, ho acceso il flash dello smartphone e….magia! Lo sheletrino si è proiettato sul muro. Tuttavia non ero pienamente soddisfatta! Si può sempre migliorare.

Ho addocchiato dei vecchi cartoncini neri di cui non ricordavo l’esistenza, le forbici, ed ho provato ad utilizzare il disegno fatto sulla pellicola da cucina adattandolo al cono improvvisato. Accettabile ma ancora c’era da migliorare.

Fogli acetati che ho da almeno 15 anni, comprati per non ricordo nemmeno più quale motivo, e senza accorgermene ero già all’opera per fare qualcosa di fattibile con i bambini.

OCCORRENTE

-forbici

-taglierino (quello meglio che lo usi solo io)

-pinzatrice o scotch

-cartoncino nero (preferibilmente nero, altrimenti blu o comunque scuro)

-fogli di carta da trasparente o acetata (quelli per lavagne luminose, si trovano anche su amazon)

-fogli da stampante

-penne o pennarelli punta fine per scrivere su DVD

-matita

-gomma

PROCEDIMENTO

IL CONO

  • Piegate in due il cartoncino nero, ma non perfettamente, giusto per segnare la metà. Tenete con una mano il cartoncino e con l’altra tracciate un semicerchio facendo perno sul centro del foglio, puntando la matita su una delle estremità laterali il centro e ruotando la matita.
  • Fate ora lo stesso procedimento ma tracciando un arco più piccolo al centro del semicerchio
  • Con un taglierino tagliate quell’arco più piccolo
  • Ritagliate il semicerchio
  • Unite le due estremità a formare un cono e pinzate con la pinzatrice o unite con lo scotch. Ricordatevi di tagliare di un paio di millimetri la punta, ci deve essere un buco
  • Mettete da parte il cono.

IL DISEGNO

Ora abbiamo due possibilità, la scelta sta a seconda dei bambini che si hanno e delle loro capacità, ma comunque, in entrambi i casi, è opportuno tracciare un cerchio sul foglio di carta da stampante e/o uno di carta trasparente grande quanto la base del nostro cono. Basta appoggiare la base del cono e, senza premere, tracciare il contorno a matita o penna o pennarello.

Prima possibilità

  1. Far fare un disegno sul foglio di carta da stampante nel cerchio tracciato
  2. Appoggiare il foglio di carta trasparente sopra il disegno e far ricalcare su di esso
  3. Ritagliare il cerchio (anche più piccolo, deve poter entrare nell’arco che abbiamo fatto nel cono)

Seconda possibilità

  1. Far fare un disegno con la penna per dvd sul foglio trasparente nel cerchio che abbiamo fatto
  2. Ritagliare il cerchio (anche più piccolo, deve poter entrare nell’arco che abbiamo fatto nel cono)
come vedete è un disegno molto semplice

Sia che decidiate per una o per l’altra procedura…il cerchio su foglio trasparente che avranno ritagliato (non fatelo voi altrimenti non imparano) andrà inserito nell’arco che abbiamo fatto quando abbiamo creato il cono.

Ecco, ora cercate un angolo buio e accendete la luce del cellulare, o una torcia. appoggiate la punta del cono sul led dello smartphone, inclinandolo in modo che il fascio di luce colpisca correttamente l’immagine e puntate su un muro bianco…vedrete l’immagine proiettata sul muro. Sarà un poco sfocata, è normale, basterà allontanarvi o avvicinarvi per cercare una migliore messa a fuoco. Fatelo però sperimentare ai bambini.

questo piccolo cono l’ho ottenuto dividendo un A4 in due e facendo il semicerchio su una delle metà.

Io mi sono divertita a fare questo lavoro, e magari qualcuno si è divertito prima di me, ma stavo meditando come presentarlo ai bambini dal momento che, al di là del semplice “fare” vorrei che imparassero, deducessero e scrivessero le loro impressioni su quanto hanno fatto.

Ognuno può decidere arbitrariamente il tema, la lunghezza del cono e se fare una premessa o farli sperimentare e scrivere le loro impressioni, quello va a discrezione del docente, o genitore che sia.

Dato che Halloween è alle porte ho pensato ad unire arte e tecnologia in un’attività fatta per divertirsi, esercitarsi per la motricità fine e ragionare sulla messa a fuoco ed il concetto e fenomeno alla base del funzionamento della proiezione e della fotografia.

Che dire? Senza dubbio proverò con i miei alunni, ma ammetto che, facendo, non mi sembra così complesso, se pure abbia notato in molti bambini di oggi, difficoltà nel ritaglio che, quando ero bambina io, non aveva nessuno, eccetto pochissimi.

Alla prossima attività e idea sicuramente non originale

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: insegnarte

Creiamo un paesaggio magico con i nostri bimbi

Un paesaggio simpatico, semplice e colorato che....si illumina nel buio!

Da qualche tempo ho in testa di prendere qualche lavoro visto su pinterest e farlo mio. Ovviamente, per quanto si possa copiare il procedimento, il risultato sarà sempre differente perché per fortuna non siamo macchine fotocopiatrici e questo è un pregio notevole in arte.

Per questo lavoretto, di cui ovviamente ho fatto il tutorial, vi servirà :

colla

forbici

matita, gomma e temperino (le ultime due perché si può sempre sbagliare)

colori (quello che vi piace)

carta o cartoncino (cartoncino però non troppo spesso)

barattolo di vetro e candela o lampadina.

Questo lavoretto è facile, divertente e si basa sul principio usato per il disegno della cattedrale di S.Lorenzo.

Ho preso un paesaggio carino, tipico della Liguria, in un borghetto che consiglio vivamente di visitare: Porto Venere. Questo delizioso posticino è caratterizzato da case strette e alte, con colori allegri e molto diversi. Vi spaventa disegnare un paesaggio? Nessuna paura, pensate sempre alle geometrie…

Il lavoretto è meglio farlo assieme, il bambino in questo è opportuno aiutarlo nella fase finale, quando nel barattolo si mette una candela o una lampadina.

Io ho usato dei piccoli led comprati su Amazon, li avevo comprati per dei lavoretti di halloween e contavo di usarli anche per Natale. Sono molto carini perché variano le luci creando un bell’effetto.

Come ho fatto?

  1. Ho disegnato molto semplicemente il paesaggio senza stare attenta a tirare righe drittissime o perfette (non si dice però di andare storti) partendo dalle forme degli edifici per poi aggiungere le finestre e i balconi, o i pattern dei tetti

2. Ho colorato con acquarello (ma potete usare anche altri colori)

3. Ho ritagliato il contorno superiore del paesaggio per togliere il cielo (potete anche non farlo, ma secondo me così viene carino).

4. Ho arrotolato il foglio e incollato le estremità, giusto un dito di spessore, massimo uno e mezzo.

5. Ho messo il led acceso nel barattolo e poi ho messo il paesaggio a circondare il barattolo. Spegnete le luci e…..MAGIA….

Io ho scelto un paesaggio esistente, ma niente vieta di inventarsene uno, magari prendendo spunto e ispirazione da qualche libro, chissà….così si può fare un paesaggio delle fate, un giardino segreto, un paesaggio orientale che ci porti con Aladin a volare con la fantasia…o il castello della Bestia…

Per noi adulti magico non è, ma per un bambino si, e la tridimensionalità dell’oggetto conferisce un aspetto più accattivante e professionale ai suoi occhi. Ricordate sempre di guardare queste cose con i loro occhi (a volte lo dimentico pure io, è un monito anche per me).

Come sempre, se volete condividere i vostri lavori o le vostre esperienze scrivetemi a diariodiunamaestra@gmail.com

Buona magia

Maestra Imperfetta