Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro

Leggere leggeri

Quest’anno non voglio dare libri per le vacanze con esercizi che, diciamolo. servono solo a stancare, annoiare e rovinare le vacanze a tutta la famiglia. Ora che sono in quarta la mia scelta è ricaduta su una decisione differente, forte della mia sacrosanta e inviolabile libertà di insegnamento.

Il metodo migliore per assimilare le “regole” della grammatica è vederle applicate ad ogni riga, pagina…libro. Ho deciso, senza troppa originalità lo so, di dare una lista di libri tra cui scegliere la lettura estiva e dovranno farmi una scheda del libro. Fin qui nulla di che, e non è un’idea rivoluzionaria sia chiaro, né mi sogno di spacciarla per tale, ma è un’idea maturata durante l’anno e non consigliatami.

Il modo migliore per invogliarli? All’inizio ho dovuto forzare un po’ la mano e mi è dispiaciuto a dirla tutta, ma ora, a distanza di un paio di mesi e qualche genitore che ha fatto le sue rimostranze perché, orrore degli orrori, li facevo leggere a ricreazione dopo mensa, sono i bambini stessi che mi chiedono e non gli basta più la biblioteca di classe, non riesco nemmeno a riprendere la lezione in tempi brevi perché “aspetta maestra, finisco la pagina” (AIUUUUTO).

Ho annunciato loro che avrei dato una lista di 10 libri tra i quali dovranno scegliere almeno un libro (solo per venire incontro alle finanze esigue di alcune famiglie), anche in affitto dalla biblioteca va bene, ma mi si è posto un altro problema: come scelgo i libri?

Dopo attenta navigazione nei siti di settore, letture di recensioni e critiche, ho selezionato 5 libri recenti e 5 classici.

Ulteriore problema: come posso consigliare un libro che io per prima non ho letto o non leggerei? Andrebbe contro ogni mio principio. Premesso che alcuni libri per l’infanzia onestamente mi fanno decisamente storcere il naso per l’eccessiva semplicità (eccessiva persino per un bambino), ho deciso che mi sarei presa e letta i libri scelti.

Il primo libro letto è “Rapimento in biblioteca” di Margaret Mahy e, proprio mentre mi divertivo a leggerlo con un occhio sul libro e l’altro sui bimbi di seconda durante la ricreazione, mi son ritrovata circondata dai pargoletti che mi han chiesto di leggergliene un po’. Non resisto, lo ammetto, e memore della zia che ci leggeva un capitolo alla volta, mi son messa a leggere un capitolo, ma non più di uno…inutile dirvi che è stato un successone.

Ho finito di leggerlo per conto mio e devo dire che mi ha fatto sorridere il cuore, forse la bambina che è in me, la piccola me rimasta ancora viva e mai dimenticata, ha provato quel piacere della lettura prima di andare a dormire, della storiella divertente che non ti fa piegare dal ridere, ma ti lascia il sorriso. Forse noi adulti dovremmo leggere ogni tanto qualche libro per bambini, per ritrovarci e ritrovare quel divertimento innocente e un po’ della spensieratezza persa.

Forse dovremmo leggere più leggeri.

Dei libri vi parlerò nei prossimi articoli, ma sentitevi liberi/e di consigliare i libri per l’infanzia che vi sono piaciuti ed hanno fatto impazzire i vostri figli/alunni.

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: opinionibus, vita privata di una maestra

Anche le maestre leggono…romanzi

Una delle attività che non credevo mi sarebbe mancata di più facendo la maestra è la lettura. Prima di diventare un’insegnante, ero una segretaria e nei viaggi in treno e autobus per raggiungere la sede lavorativa leggevo. Arrivavo tranquillamente a due romanzi al mese.

Col Concorso Docenti 2016 è cambiato tutto! Firmando il contratto quel primo Settembre 2017 sapevo che sarebbe cambiato tutto, ma non immaginavo che sarebbe cambiato così tanto sul fronte lettura. Pensavo, erroneamente, cadendo nello stereotipo di chi non è dentro il mestiere, che avrei avuto tanto tempo per leggere…SBAGLIATO! Ho dovuto fare i conti con il tempo divorato da stanchezza (i bambini drenano le energie più di quanto si possa immaginare) ed una pignoleria che non sospettavo in me, obblighi e impegni scolastici.

Nella confusione totale, nel caos profondo di una realtà nuova, ho sentito il bisogno di evadere quell’oretta al giorno, forse anche meno, e mi è caduto l’occhio su un libro che avevo in casa e non me ne ero mai veramente accorta: 1984 di Orwell. E dire che era sempre stato lì sotto i miei occhi.

In seguito mi tornò in mente il libro di Bradbury “Fahrenheit 451“, regalatomi nel Natale 2001 dalla mia dolce metà. Il libro è ambientato in una realtà distopica in cui i pompieri non spengono fuochi, ma li accendono…per bruciare i libri. Tali libri distraggono da schermi sempre accesi, di cui tutte le case sono dotate, che riproducono vari programmi (notiziari e quanto altro). In questo mondo immaginato dall’autore, la resistenza è composta da chi i libri li salva e li legge…vi ricorda qualcosa vero?

Ma cosa è la distopia?

“Una distopìa, o anche anti-utopia, contro-utopia, utopia negativa o cacotopia, è una descrizione o rappresentazione di una realtà immaginaria del futuro, ma prevedibile sulla base di tendenze del presente percepite come altamente negative, in cui viene presagita un’esperienza di vita indesiderabile o spaventosa.”

Potrei spendere fiumi di parole già su questi romanzi, ma ce ne sono molti altri che non ho citato. Se vogliamo farci una cultura sui romanzi distopici, che trovo decisamente interessanti, possiamo farci prendere per mano e guidare dallo scrittore genovese Marco Sommariva che affronta proprio questo genere nel suo ultimo libro “Ombre dal Futuro” Edizioni Malamente (Urbino). Qualche giorno fa mi è arrivata segnalazione della sua intervista e devo dire che, senza piaggeria né imbonimenti, mi ha incuriosita. Vi lascio il video per potervi fare un’opinione.

Intervista allo scrittore genovese Marco Sommariva

Ha ragione lo scrittore nel dire che a seconda del sesso e dell’esperienza dell’autore, varia il tema principale attorno a cui ruota la realtà distopica. Margaret Atwood, ne “I racconti dell’ancella” e il sequel “I testamenti”, proietta nella sua società distopica una realtà dove le donne sono solo procreatrici o, se non in grado, a perdere, e questo riflette molto la pressione sociale che una donna in media riceve da quando diventa fertile fino alla menopausa (e anche dopo in fondo). Gli uomini tendono a riflettere una paura del controllo esterno, come in 1984, dove il libero arbitrio è negato e non si possono nascondere nemmeno i propri sentimenti (in fondo per secoli han fatto così con le donne).

In un corso di sceneggiatura per fumetti, il maestro disse che per porre l’attenzione del lettore su qualcosa, occorre esagerare quell’aspetto. Ecco, la distopia fa proprio questo, se vogliamo, esagera, amplifica, per attirare l’attenzione su un problema reale spesso sottovalutato o non considerato, ma presente e pericoloso se dovesse prendere campo (vedi il mondo popolato da vampiri nazisti in una parte della serie tv della BBC “Being Human” 2009-2013).

A questo punto la domanda che mi pongo è la seguente: se è vero che la distopia è un genere in cui l’uomo riversa le proprie paure, angosce e timori, cosa scriverebbe un insegnante? Quali realtà distopiche immaginerebbe a seconda dei vari ordini?

Non so voi ma a volte, leggendo alcuni articoli di giornale, sembra di vivere in una realtà distopica. So che queste riflessioni mi accompagneranno per questa estate in attesa che Caccamo ne faccia forse un qualche show o che qualche altro docente ne esca con qualche romanzo…chissà.

Per ora vi saluto e vi auguro Buone Vacanze, non immaginate troppo, non voglio promuovere la depressione. A presto, la vostra

Maestra Imperfetta