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Maestra, hai sbagliato

E parte l’embolo…in realtà non troppo. Sono una maestra e un essere umano, quindi fallibile, e può sfuggire qualcosa, è normale. Quando però è un bambino, tuo alunno, a farlo notare…brucia un poco e credo sia anche questo normale. In realtà, dopo l’iniziale effetto unghie sulla lavagna, dovuto forse ad un mio perfezionismo sciocco, ho riflettuto.

Prima cosa ho risposto al bambino, tramite classroom, che lo ringraziavo ma quando si segnala che c’è un errore bisogna anche indicare dove si trova l’errore e in cosa consiste altrimenti non si concede l’opportunità di correggersi. Devo ammettere che il bambino è stato pronto nel ringraziare e indicarmi dove era l’errore. Aveva ragione.

La ragione dell’alunno non mi ha colpita, ero contenta invece che l’avesse perché vuol dire, ad un’attenta analisi, che qualcosa gli ho insegnato altrimenti non se ne sarebbe accorto. Sono andata a vedere il programma, si trattava di un esercizio fatto con “learning apps” ed ho spulciato nella programmazione dello stesso scoprendo che era una spunta di troppo ad aver generato l’errore.

Ciò su cui tuttavia mi fermo a riflettere è l’iniziale fastidio provato, di cui mi vergogno onestamente. Tutti noi proviamo fastidio quando ci viene appuntato un errore, quando l’altro non condivide le nostre idee e così via, ed è naturale e umano, dobbiamo farci i conti. Quello che importa è l’entità di tale fastidio e il controllo su questa sensazione.

Quanto realmente mi infastidisce che l’altro non sia d’accordo con me? Potrei dire personalmente che dipende dall’argomento. Politicamente, religiosamente, socialmente etc non mi infastidisce nella misura in cui l’interlocutore non cerca di imporsi, di umiliarmi o di prevaricare.

Se un alunno mi segnala un errore in qualcosa che ho fatto, quanto posso infastidirmi? Il fastidio è endemico, normale e ragionevole, tanto più quando è un bambino che, nell’immaginario comune, dovrebbe solo imparare e non insegnare, tuttavia ritengo sia giusto e doveroso compensare il pargolo per l’attenzione. Insegniamo a noi stessi ed ai bambini a dominare il fastidio, ad argomentare e riconoscere i meriti altrui e avremo forse una società che comunica con maggiore civiltà. Possiamo farlo prima di tutto attraverso l’esempio, come in tutte le cose.

Ricordiamoci che come noi valutiamo loro, anche loro hanno diritto a valutare noi e lo fanno, senza dir nulla o lanciando messaggi più o meno velati. Quando correggiamo i loro errori ricordiamo che pure noi possiamo commetterne, pertanto l’errore diventi spunto di riflessione anziché segnarlo e riferire la risposta corretta. Ricordiamo che anche noi abbiamo imparato sbagliando, ma quanto eravamo felici quando il/la maestro/a ci gratificava anche solo con un sorriso e un complimento?

Quando sbagliamo, e può succedere visto che siamo umani, fermiamoci, riflettiamo, accantoniamo il fastidio per fare una seria ed approfondita riflessione su noi stessi e sui bambini che stiamo crescendo, non può che uscirne un percorso di crescita personale che innesta un circolo virtuoso perché non c’è niente di più gratificante per un alunno di sentirsi dire “bravo, hai scoperto da solo un errore, vuol dire che hai imparato”, lo spingerà a fare solo meglio.

E voi? Cosa ne pensate?

Maestra Imperfetta