Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus

Squid game…spiegato dai bambini- parte 2

classe quarta primaria, i bambini sono impegnati in un lavoro complesso…ritagliare delle silhouette per appiccicarle sullo sfondo (no no, non scherzo, per loro è ancora difficile).

Io sono impegnata a controllare non si taglino le dita, cosa nemmeno troppo difficile visto che molti sono più agili col controller della play che con un paio di forbici, e cerco di assolvere a qualche altra incombenza burocratica che mi rifilano ogni momento. Ad un certo punto una bimba si ferma e mi chiede, non senza un certo stupore e incredulità nella voce “maestra ma è vero che ci sono bambini che si danno calci, schiaffi e pugni per un due tre stella perché imitano squid game?”

Sollevo subito la testa, ammetto che non mi stupisce tanto la domanda, quanto il tono con cui viene posta. Rispondo candidamente “ne ho sentito parlare e probabilmente in alcune scuole succede”

Comincia il dibattito…

A turno, stranamente, intervengono per dire la loro. Gli sembra assurdo che succeda e chiedono come mai capita. Io dico che ho sentito che sono bimbi di sei, sette e otto anni che fanno questo, ma non so se forse ci sono bimbi di quarta e quinta.

Loro mi ribattono che è impensabile, non certo con questo termine, che squid game è solo una serie tv e non ha senso fare certe cose. Io mi dichiaro d’accordo con loro, ma ribadisco che magari quando sono molto piccoli faticano a distinguere tra finzione e realtà. A quel punto mi aggancio per spiegare loro che esistono i limiti di età e che “vietato” non è una cosa negativa ma è per proteggerli.

Non li ho convinti ovviamente, me lo aspettavo, e incalzano che loro giocano anche a giochi da grandi. Io rispondo ritornando a Squid Game e chiedendo loro se hanno un profilo bambino su netflix e quando guardano sta serie. La risposta arriva subito: quando i genitori non se ne accorgono. Sanno benissimo entrare nel profilo del genitore o dello zio e guardano da lì.

Con molta calma e il sorriso sulle labbra chiedo loro di fare un gioco di ruolo. Gli dico “Facciamo finta che io abbia dei bambini di sei o sette anni che guardano squid game, voi maestri avete visto che a scuola mio figlio gioca dando schiaffi, calci e pugni imitando il gioco. Cosa mi consigliate di fare?”

Dopo gli iniziali deliri sul dare schiaffi, calci e pugni all’ipotetico figlio (e qui c’è da riflettere), sedati da un memento costante “la violenza non è mai la risposta”, esce fuori, spontaneamente, un candido “maestra ma io voglio che mamma e papà guardino con me” (ribadisco, non espresso proprio così correttamente).

Vi lascio così…con una riflessione. Forse noi adulti facciamo presto a dire “ah no, sta merda non va vista da loro” e tagliamo con l’accetta ogni loro tentativo di parlarne, ma se provassimo invece a non giudicare e prenderli invece per mano e camminare assieme su strade anche pericolose? Se ci prendessimo il rischio di incappare in scene difficili da spiegare, ma eviscerando assieme a loro la questione per farli ragionare sulle cose?

Non è forse più produttivo evitare il giudizio e cercare delle risposte assieme a loro?

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro, Impara a disegnare con me., insegnarte

Scratch art…ma non si tratta di programmazione

Scratch significa graffio…ma lo sapete! Oggi parlo proprio di questo “lavoretto” che non è una novità e nemmeno una mia idea, ma un’attività che si fa da chissà quanto tempo nelle scuole.

Ricordo che alle allora scuole medie lo feci, colorando con pastelli a cera un foglio A4 (foglio per stampante per capirci) prima con pastelli colorati e poi tutto di nero sopra. Pennino appuntito alla mano abbiamo successivamente grattato per formare un disegno…non vi dico che schifezza ne è venuta fuori, ma allora ci credevo tanto ma la prof non ci credeva altrettanto.

Ieri, andando a far la spesa, mi son decisa a passare dal negozietto cinese del quartiere trovando tra una penna dorata e un tampone per inchiostri, questo curioso artefatto…

Si tratta di foglietti 14×20 già predisposti per lavorarci grattando con il legnetto in dotazione. Si può essere più pigri di così? Grazie cinesi, siete la salvezza mia e del mio portafogli!

Un blocchetto da 10 fogli viene 1,50€ e non mi sembra così terribile come prezzo, tutt’altro. Volendo si può chiedere alle famiglie di comprarlo, se lo si trova. Se siete genitori potete regalarlo ai vostri figli, a patto che vi facciano dei bei disegnini.

Tornata a casa l’ho aperto subito, d’altronde come diceva Oscar Wilde “resisto a tutto tranne alle tentazioni”, ed ho dovuto subito provarlo.

Se avete una LIM in classe potete mettere un’immagine, possibilmente semplice, soggetto unico, e chiedere ai bambini di copiarla graffiando il foglio.

ATTENZIONE: come potete immaginare un lavoro del genere richiede uno stravolgimento della procedura di disegno dei bambini, uscire dalla comfort zone della gomma che tutto aggiusta. Prima di procedere con un’attività del genere consiglio di far fare delle prove di disegno con la biro (si si, la bic va bene).

Una volta presa confidenza col fatto che si può disegnare anche senza matita e gomma, rischiando l’errore, i bambini potranno procedere con questa attività e ricavarne soddisfazione.

SCELTA DELL’IMMAGINE- Se avete una LIM in classe potete mostrare una foto. La foto deve rappresentare un singolo soggetto, massimo tre, con sfondo neutro, magari monocromatico. Il soggetto deve essere semplice e chiaro. Sul sito https://unsplash.com/ trovate molte foto completamente gratuite da usare come “reference” da far copiare ai bambini. Non vi piace far copiare? Capisco, nemmeno a me piaceva, però pensate che molti bambini non hanno idee quando gli si chiede di improvvisare ed una foto gli fornisce una certa sicurezza, indispensabile visto che gli si chiede di uscire dalla loro zona di comfort. Inoltre, come dico sempre, più si copia più si impara, nell’arte funziona così. La foto che ho scelto io per il primo lavoro è di
zhengtao tang

REGOLE– Unica regola: concentrazione e lentezza. Non importa se non finiscono nell’ora o due, quello che conta è che lo facciano bene e lentamente. L’occhio deve “mappare” l’immagine quindi devono andare con molta calma e concentrarsi sui contorni e sui riempimenti. Aggiungere solo dopo pochi particolari ma buoni. Raccomandate sempre loro la lentezza e premiateli se lo fanno perché nel disegno ho notato che spesso tendono ad andar veloci e questo va a scapito ovviamente del risultato (che per loro è fondamentale anche per l’autostima). Ricordate loro che non possono cancellare quindi la lentezza è loro amica.

Ho fatto un breve, credo, video per illustrare il lavoro fatto. Sono andata ovviamente a velocizzare il processo di disegno per non annoiare. Spero troviate anche voi questi fogli e, se li fate usare in classe, sono curiosa di vederne i risultati, sempre che vogliate mandarmeli.

Potete trovare i fogli per scratch art, con stencil e bastoncini qui sotto

Al prossimo artefatto magico

la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: opinionibus, vita privata di una maestra

Ordine e disordine, ovvero le fisse di ordine che ogni tanto mi prendono nei momenti meno opportuni

Titolo lunghissimo, e lo so che non è da me, ma non potevo fare diversamente. Questo articolo è una pagina di diario vera e propria, come ne ho disseminate nel percorso di tanto in tanto.

Cercando dei vecchi librogame…edizione librogame, che nel corso della mia preadolescenza ed adolescenza ho collezionato rinunciando alle merende per comprarli, per trovarne uno in particolare titolato “Il signore di Ravenloft” mi sono ritrovata con disappunto a scoprire di averne solo 3. Ne avevo di più e me lo ricordo benissimo.

Il vecchio librogame che cercavo…

Ricordo con affetto i primi librogame e l’affetto e simpatia provati per Pip, nella collana “Alla corte di re Artù”. Ricordo anche due librogame, mi pare almeno uno prestato, con Dracula e Frankenstein. Non tiriamo fuori i bacchettoni che siamo, alle medie me li divoravo e tanto più erano spaventosi o rosa, tanto più mi piacevano. L’importante è leggere! Dal momento che sono testarda come un mulo e ricordo perfettamente di averne di più, e il mio partner ricorda che ne avevo portati di più, ecco che mi sono messa a cercare tra gli scaffali della libreria scoprendo, con vivo disappunto, che non solo ho accumulato polvere ma ho una marea di libri che non ho nemmeno sfogliato, oltre ad averli disposti senza un preciso ordine logico.

Tra tosse, panni cattura polvere buttati perché oramai irrecuperabili, e libri di arte e letteratura che non ricordavo minimamente di avere, ma appartenuti ad una cara zia e trafugati dalla calata degli Unni (gli zii e parenti) a depredarne la stanza una volta deceduta, mi sono ritrovata a riflettere sulla quantità di materiale che compulsivamente accumuliamo come maestre “perché non si sa mai può servire” e spesso nemmeno utilizziamo, finendo per usare sempre le stesse cose, le stesse idee, riciclando, rimasticando, ruminando la medesima roba.

Certo non mi permetto di dire che bisogna cambiare ad ogni ciclo, d’altronde cambiano i bambini e non è giusto che i nuovi non facciano esperienze che hanno fatto i predecessori, ma guardando un libro di arte giapponese o di Chardin, mi domando se non possiamo allargare a quadri e artisti meno sdoganati, anche se questo ci obbliga a ripensare la didattica, inventare, creare qualcosa di nuovo o adattare qualcosa di vecchio per rinfrescarlo.

Preghiera prima del pasto-Chardin

Ovviamente questo costa una certa fatica e con i ritmi scolastici, tra PEI, PDP e altre amenità, tra colloqui, potenziamenti e soluzioni creative che dobbiamo trovare quotidianamente, non è facile e non possiamo nemmeno sempre metterci lì e pensare alla scuola anche Sabato e Domenica, con la certezza di scatenare il dissenso dei nostri familiari (animali compresi, mi sono presa due morsi per il dissenso).

Riflettendo sulla necessità di fare qualcosa per sfruttare tutta questa conoscenza cartacea accumulata, mi sono ritrovata a guardare l’ora e scoprire che nel frattempo non ho combinato nulla se non scrivere e pensare, ma il piano delle attività da fare in settimana ancora è lì che mi aspetta…poco male, faranno inglese.

Ah…i librogame trovati continuano ad essere solo tre, ma li rileggerò lo stesso.

La vostra meditabonda

disordinata

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Impara a disegnare con me., insegnarte

Bimbi, oggi si disegna il Taj Mahal

Nei loro occhietti vedo l’espressione tipica di chi pensa mi sia bevuta il cervello ma non osa dirmelo…la solita espressione che assumono tutto l’anno quando toccano le lezioni di arte con me.

Qualcuno azzarda un “io mi dissocio”, va a capire dove l’han sentito, ma viene troncato con un “dissociati pure ma disegni lo stesso”. Certo, non sono partita con qualcosa di facile, eppure non è nemmeno difficile. Il segreto, come per la cattedrale di San Lorenzo, è tutta nell’individuare le forme geometriche e scegliere sempre un’inquadratura frontale dell’edificio, sono pur sempre bimbi di terza.

Ho una terza primaria, la prospettiva non l’abbiamo fatta, ma ne hanno un qualche istinto.

Per chi ha una LIM in classe basta guardare su internet o spulciare le immagini su Google art & Culture per cercare anche informazioni su questo affascinante edificio che scatena tutto il romanticismo e l’incanto esotico del nostro immaginario. Consiglio di non fare come me e prepararsi l’immagine prima.

Questa va bene essendo frontale. Ora dovremo solo metterla sulla LIM e disegnarci sopra le figure geometriche man mano che i bimbi seguono.

Regola n.1 – niente righello

Regola n.2 – non guardare cosa fa il compagno, niente confronti, ognuno ha il suo stile

Regola n.3- non andare avanti ma seguire l’insegnante, a meno che non si trovano altre figure geometriche ma, nel caso, segnalarle sempre a tutta la classe.

Regola n.4 – Niente paura e partire sempre a disegnare dal basso e dalle colonne esterne.

Ho semplificato al massimo i contorni concentrandomi sulle figure geometriche. Son partita dal rettangolo in basso, la base, poi i coni laterali (le colonne). Abbiamo la “cornice” che ci fa da riferimento per il restante edificio.

Gli ho fatto piegare il foglio a metà e tracciare una linea sottile e leggera su quella metà ottenuta per poi cominciare disegnando prima metà del portone centrale. I bambini dovranno disegnare l’altra metà speculare e simmetrica.

Ho scelto di partire dal centro per fargli comprendere le simmetrie, quello che si disegna da un lato dovrà essere identico (stessa misura) dal lato opposto.

La cupola sarà come il “sedere” di un’ape, come gli ho spiegato io, ma senza dimenticare di usare liberamente termini quali “arco”, “cupola” o altri, sempre spiegando loro il significato.

Spiegate loro che le colonne interne sono più basse perché più lontane. In realtà alcuni dei miei alunni ci erano arrivati da soli, ma si sa che dirlo non nuoce.

Una volta finite le linee principali, si lavora sui dettagli, le decorazioni, approssimando ovviamente. Si fanno dei ghirigori, lineette e quanto altro che possa ricordare che in quei punti ci sono delle decorazioni.

Alla fine di tutto ripassare con pennarello o matita nera. Questo darà un effetto artistico molto grazioso e gradevole qualsiasi disegno abbiano fatto.

Ripassato tutto con il nero, dovranno solo limitarsi ad accennare un poco di azzurro con la matita (no pennarello) a richiamare il cielo, senza colorare tutto lo sfondo.

Se vi sentite arditi/e potete anche farlo alla lavagna, perché no, risulterà carino anche per loro fare qualcosa tutti assieme.

Io ho dovuto fare in una classe da LIM e nell’altra da lavagna visto che non hanno la LIM, ma il risultato non è cambiato.

Chiaramente i miei bimbi, sapendo che disegno di mio e porto sempre con me il mio fidato sketchbook, mi hanno invitata caldamente (leggi obbligata) a fare anche io il lavoro mentre lo facevano loro. Colore a parte, che ancora non ho messo, devo ammettere che è stato molto divertente farlo tutti assieme ed i bambini hanno apprezzato il proprio lavoro e anche quello dei compagni, complimentandosi a vicenda.

Come intermezzo, mentre disegnano, potete raccontare la leggenda del Taj Mahal e la storia. Mentre i bimbi sono impegnati a disegnare ascoltano volentieri e memorizzano molto bene, specialmente se gli si racconta la storia come una favola, senza l’ansia di doverla ricordare.

Ed eccoci qua, il Taj Mahal è bello che finito! Io faccio sempre scrivere l’edificio che hanno disegnato perché possano ricordare e magari andarselo a vedere su internet se vogliono. Devo ammettere che mi sono divertita anche io. Per il mio Taj Mahal ho usato la penna da calligrafia “Tombow Fudenosuke” trovata all’Ipercoop per 5.90€, ma loro hanno usato matita, pennarello o matita nera qualsiasi e il quaderno di arte (niente album, i fogli si perdono).

Spero l’attività vi sia piaciuta o vi abbia ispirati, magari se provate a farla mandatemi disegni dei vostri bimbi a diariodiunamaestra@gmail.com ricorando di mettere il nome (no il cognome) e l’età, saranno graditi anche vostri commenti riguardo eventuali difficoltà riscontrate e/o suggerimenti.

Alla prossima attività

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, Impara a disegnare con me., insegnarte

Disegna con me lezione: pattern per dare volume

Avete imparato i pattern, vi siete sbizzarriti a decorare nomi e chissà cosa altro, adesso…rullo di tamburi che ci sta sempre…usiamo le righe per dare volume. Partiamo da un esercizio facilissimo.

Manina sul foglio e tracciare i contorni con la matita. Fatto? Semplice vero? Pazienza se non è perfetta, la perfezione non esiste ed è inutile cercarla.

Ora cominciamo a fare righe orizzontali con una penna nera o un pennarello fino ai confini della mano disegnata, quando si arriva alla mano la linea diventa curva. Faremo prima una curva verso l’alto quando incontreremo le dita e la mano. Non è difficile, serve solo concentrazione.

Cancelliamo la matita sotto e….magia

L’effetto finale è una mano che sembra sollevarsi dal foglio.

Ora facciamo la stessa cosa precedente, ma con le curve verso il basso. Che effetto darà?

Sperimentare il potere delle linee e la possibilità di dare volume con delle righe, senza niente di particolarmente complesso, li entusiasmerà.

una volta fatto il lavoro a matita, possiamo fargli usare i pennarelli colorati per ripassare le linee! Possono fare tutto con pennarello nero o usare colori complementari.

Si possono usare anche altri pattern o altre forme (non necessariamente la mano). Insomma potete sbizzarrirvi e farli sbizzarrire a creare volumi. Soddisfazione assicurata.

Questo esercizio ottiene un effetto molto suggestivo permettendo ai bambini di prendere confidenza con il disegno e con la penna. Quello che conta è che persino i bambini che pensano di non saper disegnare, di non essere all’altezza o non sono soddisfatti delle proprie capacità artistiche, prendono maggiore confidenza con l’espressione artistica provando la soddisfazione di creare qualcosa di cui non si pensavano nemmeno capaci.

E voi avete già provato o proverete? In ogni caso sarei curiosa di vedere le opere dei vostri bimbi (che siano figli o alunni…o entrambi).

Alla prossima piccola attività

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: insegnarte

Quando non hai voce…racconta con le immagini

Lavorando sui contenuti del blog ho scoperto questo articolo nelle Bozze mai pubblicate e non so come mai, ero convinta di averlo pubblicato onestamente. In ogni caso, l’articolo è stato scritto il 16 Marzo e, non risultandomi tra i pubblicati, lo propongo…o lo ripropongo.

In questi giorni di ozio forzato, a casa perché lo strumento fondamentale di ogni maestra (la voce) è venuto a mancare, non sono riuscita a star ferma per nulla e anche se non ho potuto produrre video come mi sarebbe piaciuto, comunque ho avuto modo di riflettere e buttar giù idee.

Quando non hai voce farsi capire è durissima, io sono avantaggiata, stando a quanto dice il mio partner, da una mimica facciale ed una espressività corporea che da sempre mi è valsa la simpatia e l’ilarità di molti. Ma se non si ha questa mimica, se non si può esprimersi con le parole, siamo davvero ingabbiati? No!

Quando tornerò a scuola farò certamente tesoro di questo per insegnare una piccola attività utile e trasversale giacché coinvolge anche una narrazione fatta non solo di parole, ma dove le parole accompagnano, ma sono superflue. Dove occorre programmare quel che si deve raccontare, valutare i momenti importanti e dividere lo spazio foglio. E’ un’attività che puù venir utile sia per fare in seguito fumetto, ma anche per la stop motion e video…e via dicendo. Ma veniamo al dunque!

ATTIVITA’ DIDATTICA – RACCONTA LA TUA GIORNATA CON I DISEGNI

Facciamo su una lista di azioni che abitualmente si eseguono durante la giornata tipo

Così sono tante (ovviamente potete divertirvi a essere più o meno specifici)

PROBLEMA- abbiamo uno spazio limitato nel foglio (facciamo un foglio A5, ossia metà A4) e dobbiamo scegliere dalle 6 alle 12 vignette al massimo, tra quelle più rappresentative. Basti ricordare che si possono scegliere liberamente quante vignette mettere, a discrezione dell’insegnante, o anche delle cose ritenute importanti o trascurabili. A me sono uscite 9 cose

Me ne sono uscite 9, levando ovviamente cose ripetitive o scontate come far lezione due volte. Non ho levato i pasti perché occorre puntare, almeno secondo me, sul fatto che sono momenti importanti della giornata per due motivi: convivialità e socializzazione e per energie e crescita.

Sul giocare alla play station ovviamente dipende dal bambino, io ho immaginato un bambino, ma poi ognuno potrebbe rivelare curiose e differenti abitudini.

Ora passiamo alla fase due, quella più divertente, dividere il foglio, A4 o A5 in tante vignette quante sono le azioni. Tenete (e fate) presente che la grandezza delle vignette sarà proporzionata alla quantità

meno vignette= vignette più grandi

maggiore il numero di vignette = vignette più piccole.

Ho diviso in 9 vignette su un foglietto A5
Il mio disegno di una giornata da bambina

Ho provato a riprodurre su un Foglio A5 l’esempio di come “dovrebbe” (con un condizionale mooolto condizionale) il lavoro.

Il brainstorming permette loro di avere una linea temporale da seguire e comprendere la sequenzialità, il prima e il dopo, oltre a riassumere la giornata.

Quando sono tornata a parlare (con cordoglio del mio partner e dei miei cari) ho proposto l’attività ai miei alunni. Sulle prime, al solito, erano dubbiosi, altri curiosi, alcuni annoiati, ma quando hanno cominciato a disegnare dentro le vignette la loro perplessità si è sciolta come neve al sole.

Ora che ci penso potrei riproporlo ma con inglese, mettendo le didascalie vignetta per vignetta delle attività svolte in inglese…

Erano contenti del lavoro prodotto, anche se ho fatto colorare con le matite colorate. Ho riproposto la stessa attività per riassumere il film “Hook: capitan Uncino” e lo han trovato divertente, oltre che utile per ricordare il film. Ma questa è un’altra attività di cui ho già parlato…che sia per questo che non avevo pubblicato poi questo articolo? Bah!

Alla prossima attività, o articolo, o bozza dimenticata

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus

Squid game…spiegato dai bambini

Provocazione? No, non lo è! Ma partiamo dal principio.

Da giorni oramai mi ritrovo dappertutto Squid game, citato spesso e volentieri dai bimbi, dai pedagogisti, dall’intera comunità educante perché i bambini lo emulano dandosi calci e schiaffi per una partita di un due tre stella persa. L’allarme oramai è lanciato e la serie è diventata evento, moda, criticata per lo più e definita come “merda” da alcuni (che forse nemmeno l’hanno vista). Ne avevo sentito parlare ammetto, ma essendo uscite nuove stagioni di serie che stavo vedendo ed essendo in vena di polizieschi, l’ho accantonata…o almeno era l’intenzione fino a quando…

Un paio di settimane fa, circa, una bella bimbina di 9 anni, seduta con me a mensa, mi dice “maestra conosci squid game”?

Nella confusione della mensa, con 31 bambini di quarta e una quarantina e passa di prima, ho capito “speed game” e no, non lo conoscevo. Ho pensato fosse una sorta di nuovo GTA o Fast&Furious e cose così, insomma qualcosa che non mi interessava. Ho chiesto di descrivermelo perché proprio non capivo. La bimbina tutta contenta ha esordito con “è un gioco dove se perdi muori”.

Io l’ho guardata perplessa ed ho chiesto “ma davvero? Muori davvero?”

La bimba sospira e annuisce “si maestra, è coreano”

A quel punto mi si è visualizzato quel programma di decenni fa commentato dalla Gialappa’s band “Mai dire Banzai”, solo più drastico.

Un’immagine dal programma “Mai dire banzai”, se perdevi eri solo umiliato

Ho detto solo che mi sembrava esagerato morire per un gioco, basta essere eliminati come si fa da noi in classe quando si gioca, niente di più.

L’altro ieri a ricreazione altra bimba altro regalo “Maestra conosci squid game?”

Erano tutti lì, alla cattedra, merende finite e occhi puntati su di me ad attendere la risposta. Non mi sono arrabbiata ed ho accantonato la bacchettonaggine e la pedanteria per chiedere “ma di cosa parla?”

Bimba “questi fanno un gioco tipo un due tre stella, se vinci il gioco allora ti danno tantissimi soldi e diventi ricco” tutta entusiasta.

Io annuisco già sapendo la contropartita, ma domando ingenuamente “e se perdi?”

La bambina fa spallucce “muori, ma va beh maestra, non è mica vero”

Mi veniva quasi da ridere all’ultima affermazione, non lo nego, tuttavia ho voluto indagare ulteriormente ed ho chiesto “ma come inizia? Insomma come si arriva a questo gioco?”

Nessuno dei presenti sapeva spiegarmelo. A questo punto ho detto loro come funzionava molto in soldoni, e con un poco di disonestà visto che non lo avevo visto (ne avevo solo letto qualche recensione seria), ma sono intervenuta “funziona che propongono a gente povera, senza soldi e disperata un gioco, se vincono diventano ricchi è vero, ma dipende come li usi poi quei soldi, ma se perdi, perdi la vita, soldi in cambio della vita? vi sembra giusto?”

I bambini si guardano un poco tra loro e poi mi dicono “ma puoi vincere taaanti soldi” e poi sospirano “no maestra, ma è finzione”

Io a quel punto non mi accontento certo, lieta che abbiano capito che è finzione ma vorrei ragionassero su ciò che vedono quindi gli dico “si lo so, e meno male, ma pensateci bene, è giusto che si sfrutti la disperazione in questo modo? Vi sembra giusto che perdere ad un gioco significhi dover essere eliminato?”

Ci hanno pensato, devo riconoscere che sono molto attenti.

Oggi, costringendomi a fare un poco di cardio sull’ellittica, mi è venuta la curiosità di vedere questa serie. Perché no? Almeno se me ne parlano di nuovo son preparata! Non è un prodotto per bambini, e fin qui è lapalissiano, ma l’ho trovato molto interessante.

Inizia con un uomo povero che vive con la mamma, una nonnetta che ancora lavora perché soldi ce ne son pochi, e centellina i soldi a lui. Lei gli lascia qualche soldo per comprare qualcosa da mangiare di buono per la figlioletta, lui però dice che non basta, così lei gli lascia qualche altro soldo. Costui, appena la nonnetta esce, cerca il bancomat della madre, ritira dei soldi e li usa tutti per scommettere sulle corse ai cavalli. Perde prima e vince dopo, ma ha dei debiti con gli strozzini. Si ritrova praticamente solo alla stazione della metro senza soldi e senza dignità. A quel punto gli si avvicina un bell’uomo, incravattato, che gli propone un gioco da bambini. Se vince il protagonista, questi gli darà 100.000 won. Il nostro pover’uomo accetta dopo qualche titubanza e perde subito. Insomma sembra destinato ad essere un perdente…ma non mi è sfuggito un dettaglio non da poco: non gli è passato nemmeno per l’anticamera del cervello di considerare che avrebbe potuto perdere, e non ha chiesto nemmeno cosa sarebbe accaduto.

Accade che perde e l’uomo elegante gli sorride e gli dice che può pagare col suo corpo, come? Basta accettare di ricevere schiaffi. La visione si sposta dal punto di vista dei passeggeri della metro ma diventa così grottesca che per un istante sorridi. Finalmente il nostro pover’uomo vince e sta per dare uno schiaffo in risposta all’avversario ma viene bloccato da questi che, afferrandogli il polso, gli sorride e gli porge i 100.000 won…la storia continua ma non dirò altro. In mezza puntata ha già posto interrogativi mostrando dei lati della natura umana che tentiamo disperatamente di ignorare.

  1. L’illusione delle soluzioni facili e senza sforzo (le scommesse)
  2. Il tutto e subito (le scommesse e l’incapacità di programmazione del futuro alla ricerca di una soluzione immediata che non c’è)
  3. La bestialità umana.

Quello che mi ha colpita più di tutti è la perfetta naturalezza di quella semplice risposta ad uno stimolo. Ho ricevuto tanti schiaffi perché ho perso e quindi, quando vinco, voglio solo restituirti la sberla…dimenticando il vero motivo, dimenticando la disperazione. Insomma è entrato in gioco l’istinto.

La puntata continua (anche se non l’ho ancora finita guardandola a spizzichi e mozzichi per esigenze lavorative) e il nostro eroe negativo accetta di partecipare allo squid game per poter guadagnare tanti soldi e diventare ricco. Ma attenzione, vuole diventare ricco per potersi riprendere la figlia dimostrando di poterla mantenere. C’è un motivo molto forte che lo spinge ad accettare questo estremo.

FINE SPOILER

Guardando la puntata, anche se non tutta, mi sono ricordata dei film di un regista coreano kim ki duk, il quale nei suoi film, che sfiorano la pura poesia, introduce elementi grotteschi che sottolineano come un evidenziatore certi aspetti morali. Ecco che la violenza non è il fine, ma il mezzo per evidenziare un aspetto umano su cui egli vuole puntare il dito e lo sguardo dello spettatore. Non sono film adatti a bambini, alcuni perché troppo lunghi e silenziosi, altri perché hanno più piani di lettura. Come Squid Game non si può valutare la scena cruenta decontestualizzandola dal resto o si perde tutta la narrazione.

I BAMBINI

Il problema della società oggigiorno è che ci sono genitori che demandano il loro ruolo di educatori alla società stessa, alla scuola, all’esterno. Ecco che i bimbi, abbandonati davanti a piattaforme private come Netflix, Prime e compagnia bella, si guardano i prodotti col profilo genitori (tanto chi li controlla?).

Squid Game ha solo fatto evento, ma ci sono tantissimi prodotti non adatti alla loro età che passano in sordina, quindi non è questo in particolare il problema, ma l’incapacità e la pigrizia di taluni sufficiente a demandare e limitarsi a dire si per non sentire capricci. Inutile e sciocco chiedere la censura se tu genitore, per primo, nemmeno vai a vedere i limiti di età segnati per quel prodotto (libro, videogioco, serie o film).

Gli strumenti per evitare che i bambini guardino o utilizzino prodotti non adeguati alla loro età ci sono, ma se l’adulto non va nemmeno a guardare non può certo accusare la società e chiedere il ritiro del prodotto stesso.

Per questa volta è tutto, ma sono certa, conoscendo i miei polletti, che avrò altri aneddoti in materia da raccontare.

Al prossimo squid gioco (scherzo)

Maestra Imperfetta