Pubblicato in: diario di una maestra, Strumenti google per docenti, tecnochicche

Coding : crea la tua avventura testuale

Più che insegnanti comincio a pensare che siamo intrattenitori. Mi sta bene farli apprendere giocando e che imparare sia divertente, ma a volte mi domando se non si esagera da questo punto di vista. Accantoniamo questa riflessione per il momento per dedicarci invece al…rullo di tamburi…coding.

Quando ho studiato per il concorso ammetto che cercavo di capire cosa fosse sto benedetto coding. Quando sono entrata nella scuola invece ho capito che c’è una gran confusione in merito per cui coding=robottini.

  • la scomposizione di un problema complesso in problemi più elementari e gestibili;
  • l’analisi dei dati e la loro organizzazione;
  • la rappresentazione delle informazioni attraverso codici;
  • la costruzione di sequenze di istruzioni per risolvere i problemi;
  • l’astrazione di principi generali e la conseguente generalizzazione di strategie risolutive per affrontare e risolvere problemi simili.

Chiaro? No? Beh per riassumere è la strutturazione sotto forma di algoritmi logico-matematici del procedimento di risoluzione di un dato problema.

Bene se ancora non è chiaro basti sapere che fare un’avventura testuale (o un librogame) è fare coding. Ma come la facciamo? Con carta, penna e google moduli.

CARTA E PENNA

Essenziali strumenti per fare coding, consentono di fare una mappa della nostra storia (ma anche un labirinto volendo) e appuntarsi eventuali risorse aggiuntive che si vogliono inserire.

PC e GOOGLE MODULI

Purtroppo google moduli diventa un poco scomodo da tablet perché non esiste la versione app. Io l’ho usato ugualmente, ma non è detto che i bambini ci si trovino.

PASSAGGIO 1- La storia

Qualsiasi storia decidiamo di raccontare o “programmare”, è bene sia chiara da subito. Almeno la trama principale. Potremmo iniziare con un labirinto semplice.

Questo labirinto ci serve ovviamente per riferimento. Diamo il nome al nostro modulo per sicurezza e proseguiamo su carta e penna.

Vediamo il percorso che deve fare il topo per prendere il formaggio o finire nella trappola.

Ora sappiamo quante sezioni creare su google moduli, quindi passiamo al pc. Faremo 8 sezioni, due di queste le chiameremo “trappola” e l’altra “formaggio”.

Ora dobbiamo andare, per ciascuna sezione successiva alla prima, la domanda. Per farlo sarà sufficiente andare sul “+” e si creerà lo spazio per la domanda con rispettive opzioni.

Una volta creato lo spazio dove inseriremo le domande, andiamo in basso e mettiamo la spunta su “obbligatorio”

Sui puntini a fianco di “obbligatorio” selezioneremo invece “vai alla sezione sulla base della risposta”.

A fianco di ogni risposta della sezione su cui si sta lavorando apparirà il menù a tendina dove selezionare le sezioni. Importantissimo a questo punto è dare ad ogni sezione un nome diverso, per non confondersi, dal momento che su google moduli purtroppo non ci sono anteprime né menù né mappe.

Cominciamo a muovere il topo

Creiamo due risposte: destra e sinistra. A fianco andiamo ad aprire il menù a tendina per ciascuna risposta e selezioniamo la sezione. Ho voluto aggiungere una sezione prima di farli tornare all’inizio.

Vediamo di occuparci invece della sinistra.

A questo punto possiamo rimandare all’inizio, far finire l’avventura con la sezione trappola o creare un’altra sezione dove diamo la possibilità di arrendersi o ricominciare.

Calcolate che in corso d’opera potreste accorgervi di aver messo più sezioni del dovuto o meno. Nessun problema, tenete sempre presente la mappa che vi siete fatti. Le sezioni possono essere anche cancellate.

Per vedere se funziona andate in alto sulla destra e selezionate l’icona con l’occhio.

Se la storia funziona possiamo occuparci di inserire immagini e/o video a piacere.

Basta selezionare l’iconcina a lato della sezione (per le immagini)

Potete caricare le immagini da Carica, caricarle tramite URL se avete l’indirizzo delle immagine, da Drive se avete raccolto tutto in una cartella (consiglio) o con Google ricerca immagini. Come volete.

Per i video invece da youtube o da indirizzo

Ho proposto una cosa semplicissima per iniziare, anche perché all’inizio è sufficiente per prender confidenza con lo strumento. Fare un’avventura investigativa richiede più tempo. A me per esempio ha chiesto quattro ore un’avventura per bambini di prima.

Con questo tutorial vi lascio e vi auguro un felice Natale

la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus, vita privata di una maestra

Christmas in back

Christmaaaaas Christmaaaaas

Santa Claus is back in town

Avrei voluto fare questo articolo prima in effetti, almeno dai primi di Dicembre, quando si è scatenata la terribile e temibile “guerra dei glitter”, dove ogni maestra corre ad accaparrarsene più che può come durante i saldi.

e quelle più pigre cercano di accaparrarsi quelli delle colleghe che ne hanno conservati, custoditi gelosamente e nascosti nei meandri di qualche cassetto tappezzato del nome della maestra formichina.

Tempo di lavoretti ovviamente e tempo in cui si riciclano idee, se ne trovano di nuove, si calcolano i tempi che tanto saranno sempre e comunque sbagliati e via dicendo. Non è meraviglioso?

In tutto questo ammetto non ho molta voglia di festeggiare, ma non voglio rovinare l’atmosfera ai bambini, per loro è un momento magico. Mi limiterò a consigliare un film natalizio, con la giusta dose di dolcezza, ma non melenso, apprezzabilissimo dai piccini ma anche dagli adulti.

Titolo: Qualcuno salvi il Natale

Disponibile su Netflix, film considerato per famiglie (ed in effetti lo è). Nel film chicche musicali, battute ed un simpaticissimo Babbo Natale interpretato da Kurt Russel. Pregevole questa sua versione di Santa Claus di Elvis Presley (fatela ascoltare ai vostri alunni al posto dei soliti jingle bells e altre canzoncine del genere)

Se l’ho apprezzato pure io che ho lo spirito natalizio del Grinch…direi che può essere apprezzato da molti.

Altra chicca natalizia, ma musicale, che di sicuro conoscerete è “Let it snow” di Frank Sinatra

Come non amarla con quella sonorità allegra, uno swing piacevole e la voce calda di Sinastra. Fa sorridere pure me.

In fondo farli disegnare o fare dei lavoretti con questo sottofondo potrebbe risultare anche piacevole e rilassante.

Se poi vogliamo incantarli con qualcosa di classico…beh abbiamo “lo schiaccianoci”, il film purtroppo è disponibile solo su Disney+, ma in fondo vale la pena almeno un mesetto di abbonamento per godersi delle storie a lieto fine. Si ha bisogno pure di quelle, specialmente a Natale. Perché citare un film? Perché è tratto da un famosissimo balletto i cui brani sono oramai nella cultura popolare (per fortuna) e sarebbe bellissimo potergli far ascoltare alcuni dei famosi brani del balletto e chieder loro se e dove li hanno sentiti. Potrebbero stupirci.

Mi hanno stupita d’altronde quando mi han detto “maestra è famosa, l’ho già sentita” ascoltando “Sweet child of mine” Dei Guns ‘n roses” .

Chiudiamo comunque le canzoni natalizie fuori dal tradizionale repertorio scolastico con “Carol of the bells” cantata dai Pentatonix. Sono veramente bravi e ….non usano strumenti, l’accompagnamento è tutto interamente vocale. Sarebbe carino e divertente fargli ascoltare la canzone senza vederla per poi chiedere loro se e quali strumenti hanno sentito. Solo alla fine….stupiteli con “non ci sono strumenti, solo voce”.

Questa non è l’unica canzone natalizia che hanno interpretato, potete sbizzarrirvi con altre, basta cercarli su youtube. Si chiamano Pentatonix.

In queste festività, non ve lo nego, il mio pensiero va a quattro persone di cui sento la mancanza.

Una è mia zia Teresa, il mio primo punto di riferimento, colei che mi ha insegnato molto senza volermi insegnare nulla. A lei devo molti comportamenti che attuo con i bambini

C’è Anna Cumetti, colei che mi ha accolta, sostenuta, aiutata e incoraggiata con questo blog. Con lei erano sempre discorsi su musei, libri, idee…

C’è il Prof Silvio Intiso, portato via dal Covid, colui che col sorriso ed un discorso lungo su Schiele (mio pittore preferito) mi ha conquistata subito. Sempre pronto alla battuta, sempre raffinato, mi disse che invidiava i miei schizzi veloci, io invidiavo il suo stile classico, molto accademico, che mi ricordava un poco Lucian Freud. Ogni volta che ci incrociavamo per i corridoi mi diceva “hai qualcosa da farmi vedere?”. Ho ripreso a disegnare anche grazie a lui

Infine c’è mio padre. Scomparso a Maggio improvvisamente, senza potergli dire un ultimo “ti voglio bene”. Questo blog è anche per lui che, col sorriso, mi disse “ma sai che mi piace? Dovresti però trovare il modo di levare le pubblicità”. Abbiamo qualcosa che ci accomuna: la passione per qualcosa (lui la medicina, io il disegno).

Li ho nominati in ordine di dissolvenza. Una dissolvenza fisica in realtà perché mi ricordo ogni parola, ogni sorriso, ogni momento e tutti sono stati punti di riferimento nella mia vita.

Se vi ho intristiti andate all’inizio dell’articolo ed ascoltatevi “Santa Claus” di Elvis e vi passa (almeno spero).

Vi lascio con i miei più sinceri auguri di Buon Natale e…

Tenete duro per la guerra dei Glitter

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LIBROGAME- i libri…da giocare

Quando ero bambina leggevo veramente di tutto, e credo di aver letto quasi tutta la letteratura classica per bimbi, o considerata tale almeno. Alle medie (ai miei tempi si chiamavano così) ho scoperto…rullo di tamburi…i librogame!!!

No, non è la mia libreria, ma rende l’idea di quanti ne sono stati pubblicati

Il Librogame, per chi non lo sapesse, è un libro da giocare. Serve solo il libro e un paio di dadi da sei facce (ne esistono anche da 4, da venti, ma per questo servono da 6). Sono organizzati in paragrafi più o meno brevi che si concludono con un paio di scelte minimo. A seconda della scelta che fai (o dei dadi che ti chiede di tirare), vai a questo o quell’altro paragrafo e la storia evolve diversamente. Ricordo con molto piacere gli enigmi e altro che ti chiedeva, e ricordo che ci passavo ore, estati intere, credo di averne ancora qualcuno.

Oggigiorno molti videogiochi hanno adottato questo sistema, con la storia che evolve a seconda della scelta che fai e il finale può cambiare in base proprio alle scelte compiute durante il gioco. Quello che rendeva speciali i libri però era che potevi rileggerli anche tre o quattro volte e non annoiavano mai. Ma qual è il segreto di tali libri? Semplicissimo, offrono un’esperienza immersiva anche a chi non riesce ad immedesimarsi nei romanzi.

titolo di un videogioco, ora anche librogame, ma decisamente non per bambini. Lo consiglio vivamente ad adulti e ragazzi delle superiori.

Un’idea ci viene proprio dal film “La Storia infinita”, dove il ragazzino, che già comunque legge molto, si trova a fare la differenza all’interno di un libro poiché il co protagonista è proprio lui. Nel librogame il protagonista è il lettore, e questo rende accattivante il prodotto.

Dopo qualche mese che ci rimuginavo sopra, mi sono posta la domanda…ma se facessimo un librogame con i bambini, per i bambini?

Si può fare anche semplicemente in word o google documents, ma diventa poi una rottura l’impaginazione, cercavo invece qualcosa che permettesse di scrivere e poi far impaginare in automatico dal programma…e l’ho trovato!

Per coloro che sono interessati pertanto segnalo, da scaricare, Librogame Creator 3.

Questo programmino non occupa tanto spazio nel pc, è velocissimo da installare e, se non lo si vuole installare, si può scaricare in versione “portable”.

Permette di creare in automatico i paragrafi cui rimandare per poi rimescolarli in automatico e ti illustra anche la “mappa” dei collegamenti per tenere sotto controllo la storia. Lo trovo decisamente molto comodo.

Un librogame calibrato su bambini di 9 anni per insegnare loro un metodo di ricerca e distinzione delle fake news dalle fonti attendibili.

Un altro modo per farli divertire leggendo sono le “avventure testuali“.

“Le avventure testuali (in inglese interactive fiction) sono programmi per computer che simulano un ambiente nel quale i giocatori usano comandi testuali per istruire il personaggio della storia a interagire con l’ambiente in cui si trova. Le avventure testuali possono essere interpretate sia come un lavoro letterario che come un videogioco. ” (cit. Wikipedia)

Erano in voga negli anni 80. Ma mentre i librogame, che altro non sono che racconti a bivi, affondano le loro radici negli anni 40, e vedono tra i vari autori che vi si sono cimentati anche Raymond Queneau le avventure testuali si affacciano nelle menti dell’uomo nel 1975.

Possiamo parlare di librogame se è cartaceo (o digitale ma per e-reader) e di avventura testuale se il suo funzionamento è improntato come videogioco e interamente fattibile su pc, tablet e smartphone.

Potete creare anche voi un’avventura testuale personalizzata e calibrata sui vostri alunni con google moduli per esempio, dove c’è la possibilità di inserire immagini e video che possano aiutare o semplicemente attirare l’attenzione.

Sia per il librogame, sia per l’avventura testuale su google moduli, occorre comunque un poco di coding, tuttavia potrebbe risultare divertente fare coding con la classe per studiare un’avventura testuale assieme.

Alla fine per fare l’avventura serve una mappa da cui si parte per poi fare diversi collegamenti a seconda delle risposte. Ne uscirà un diagramma che ben farà capire ai bambini, divertendosi, che a data risposta ci sono date conseguenze. Come fare? Ve lo spiegherò nel prossimo articolo.

Al prossimo articolo

Maestra imperfetta

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L’arte suprema…

Cos’è quella cosa che sarebbe facile, diciamo tutti di saperla fare ma di fatto nessuno la applica?

Ascoltare!

I bambini fanno spesso baccano, a volte sono noiosi (non dite di no, lo abbiamo pensato tutti almeno una volta nella vita) e quando parlano spesso fatichiamo a capirli perché non dicono “ieri, Lunedì…” ma “l’altra volta”, e potrebbe essere un’altra volta di un anno fa come di quando avevano cinque anni (e ora ne hanno nove). Spesso sono ripetitivi alla nausea. Ebbene signori…lo siamo pure noi.

Battute a parte, comunque con un fondo di verità, mi capita in questa annata in cui i pargoli mi stanno crescendo, di sentirli fare domande con massima schiettezza, candore (forse poco) e sincerità sul sesso. Vedo già le vostre facce “ma come? A nove anni?”. Ebbene si! A nove anni.

In realtà quando mi dissero che avrei visto e sentito pure questo non ci credetti molto, ma ora che mi ci trovo dentro ci credo eccome. La cosa buffa e curiosa è che pare abbiano scelto me come depositaria delle domande, affermazioni e curiosità più imbarazzanti. L’imbarazzo in questo caso non è per un tabù, non mi ritengo una bigotta, ma perché non sai mai come e quando (e se) i rispettivi genitori vogliono affrontare l’argomento. Alcune colleghe preferiscono rinunciare anche solo ad ascoltarli in questo caso (ma anche in altri di solito). Io no!

Pace se questo mi attirerà qualche critica, ma il problema principale, il disagio spesso espresso è che non hanno un adulto dal quale si sentono ascoltati senza essere giudicati, soppesati e criticati.

La mia riflessione di oggi verte su questo: sulla critica!

Mi sono resa conto, ascoltando colleghi e amici, che spesso ci si aspetta che i bambini siano la perfezione, e tale perfezione dovrebbe consistere nel silenzio, nella quiete, nel rispetto delle regole, che poi cambiano al cambiare del nostro umore, e, cosa ancor peggiore a mio parere, nel non inciampare, far tutto giusto…insomma per dirla alla Maneskin versione Eurovision “vi conviene non fare più errori”.

Stamattina, mentre mi stramaledicevo per un biscotto lasciato a sciogliersi nel latte più del dovuto, ho pensato proprio a questo: come possiamo pretendere da loro se noi per primi non siamo così? Non dico che non vanno sgridati, puniti e corretti con rinforzi positivi sia chiaro, fa parte dell’educazione, ma sostengo che quello che dovremmo levarci dalla testa è il giudizio, la critica.

Non troppo tempo fa, direi mercoledì per essere precisi, un professore della Bicocca che tiene un corso per il Sostegno nella nostra scuola, ha detto che non crede al candore dei bambini. Ebbene nemmeno io sia chiaro, non a caso “il signore delle mosche” è scritto da un maestro, però siamo forse migliori noi adulti? I bambini non sono forse lo stadio che precede l’acquisizione di reale consapevolezza del nostro ingegno, capacità e intelletto? Il bambino non è forse lo stadio primario che precede l’acquisizione della morale? In fondo guardano a noi per imparare ciò che è giusto e non lo è (e poveretti mi verrebbe da dire).

Come insegnante, adulta e anche zia, guardo i bambini e interrogo la bambina che è in me. Giudicare è facile, ma ascoltare è veramente la cosa più difficile, eppure dovremmo, senza romanticismi pedagogici, senza edulcorare nulla, senza giudicare. Ascoltarli e basta e provare ad essere sinceri nel rispondergli. Ammettere che persino noi adulti fatichiamo a trovare il giusto e lo sbagliato, che le cose nuove spaventano, ma a volte son positive e altre negative. Che le scelte che facciamo a volte sono sbagliate, eppure affrontiamo le conseguenze, anche perché non puoi fare diversamente e da adulto non c’è chi ti concede una chance. Ammettere che siamo stati bambini anche noi, e che questo significa che abbiamo fatto gli stessi errori loro.

E se ci provassimo? Se cominciassimo a smettere di pretendere senza dare? Se cominciassimo davvero a smetterla di fare i supereroi davanti a loro e fargli capire che siamo umani e fallibili?

So che non ho risposto alle domande, ho lanciato il sasso, non nascondo la mano, ma spero che queste domande possano spingere a riflettere almeno un poco prima di rientrare in classe e dire “no bambini, questo argomento lo facciamo in quinta!”.

Alla prossima riflessione

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro, opinionibus

Esercizio per Insegnanti (ma anche genitori, educatori, adulti…)

Domestika è un luogo di perdizione al pari dei negozi cinesi e delle cartolerie. Ho cominciato con un paio di corsi per migliorare la mia tecnica nel disegno e scoprirne di nuove (perché no) e sono incappata nel corso di Javirroyo : Tecniche di creatività: una palestra di idee per disegnare.

Nel corso si tratta di connettere concetti, riassumere, semplificare, insomma non è tanto per imparare a disegnare quanto per concentrarsi sulla risoluzione di problemi e visualizzare soluzioni creative. Lo consiglio anche se non si è docenti e non si sa disegnare.

In uno dei tanti esercizi proposti c’è questo grafico a torta e sulle prime, quando mi sono trovata dinnanzi alla libertà assoluta di scegliere quale dei tanti problemi affrontare, mi è sembrato di non averne proprio. Mi è sembrato appunto!

Ho cominciato col grafico a torta, bello vuoto…

Cosa è che occupa molto spazio e cosa meno? Si possono affrontare diversi argomenti ovviamente ma mi è venuto in mente il mantra che oramai da mesi, ma anche un paio di anni, sento, leggo e vivo nella quotidianità: Il tempo dedicato al lavoro.

Tempo dedicato alla ricerca di materiali, reperimento, idee per lavoretti (li odio ma finisco per doverli fare), progetti, didattica, corsi il più delle volte inutili e via dicendo.

Ho cominciato a buttar giù tutto senza pensarci troppo ed il risultato è il seguente:

L’uso dei colori non è casuale ma lascio a voi l’interpretazione, anche se mi sembra fin troppo chiaro, quasi urlato.

Le riflessioni che ne nascono? Tantissime e anche quelle non le starò a fare in questa sede, anche perché alla fine son sempre le stesse cose che si ripetono. Insomma quello che propongo oggi a voi insegnanti che mi state leggendo, ma anche genitori, eventuali ragazzi e ragazze etc è di fare questo esercizio almeno una volta. Provateci e, quando vedrete il risultato, forse non vi arriverà la soluzione, ma vi sembrerà di avere ben più chiaro su quali aspetti cominciare a lavorare.

Invito caldamente a provare perché, come docenti, educatori, genitori, siamo sempre impegnati ad occuparci di mille cose, ma finiamo per perdere di vista noi stessi se non ci fermiamo a pensare a noi.

Al prossimo esercizio

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus

Film educanti, educativi, didattici…per maestre

PROLOGO

Corso di formazione che rientra nella formazione obbligatoria sul sostegno decretata dal MIUR…

Dalle 8 del mattino che ero a lezione con uno stacco di un’ora e mezza praticamente inesistente, perché ne approfitti sempre “già che ci sei” per portarti avanti con modulistica varia. Consegno i bimbi alle 15:05..beh qualche mamma si presenta dopo dieci minuti, ordinaria amministrazione, tanto si sa che non facciamo nulla.

Colloqui con un paio di genitori, perché altri non si presentano nemmeno, e poi subito corso in presenza alle 17:45…ora della fine prevista per le 19:30 (no buono).

CAPITOLO 1

Tutti ammassati nello stesso ambiente ci guardiamo e poi guardiamo il professorone venuto da una prestigiosa università per noi a dispensare, generosamente, normative, elogi al sistema inclusivo scolastico, presentarci modelli più efficienti di inclusione…ma che non sono belli quanto il nostro, che sbatte bimbi in classe senza curarsi della patologia o del tipo di disabilità e nemmeno aiuta i docenti, perché taluni bambini avrebbero bisogno di sostegno per tutte le ore, non per 18 al massimo.

Ascoltiamo pazientemente il professorone e pensiamo a tutti i casi incontrati, dal più grave che solleva i banchi sulla testa a otto anni, pronto a lanciarli sui compagni, al più lieve, che ringraziamo ancora che c’è a darci un poco di tregua, e la domanda che mi si forma nella mente è “ma questo ci ha mai messo piede in un’aula?”. A voi la risposta, la mia la conosco. Unica aspettativa in quei minuti interminabili è tornare a casa, perché dopo ore di lavoro, ammettiamolo, non hai proprio testa.

CAPITOLO 2

Tra numeri delle normative ed elogi al sistema inclusivo italiano (che devo comprenderne appieno la logica nell’applicazione) ecco che il professorone se ne esce con un “compitino” per noi docenti…guardare un film! Oooooh questo mi piace! Insegna più un film ben fatto o un libro ben scritto che mille lezioni. Sono fiduciosa nel potere dell’arte, qualsiasi arte sia.

Il film è “Il ragazzo selvaggio” di  François Truffaut, 1970, bianco e nero.

Durata dichiarata 83 minuti. Durata percepita….interminabile

Sgomento tra la folla…e dove acciderbolina lo troviamo? Alcune non hanno intenzione di scaricare piratato (io tra queste), altre pensano di comprarlo, altre ancora non vogliono certo spender soldi per sta cosa. Insomma alla fine riesco in qualche modo ad averne una copia e me lo guardo.

CAPITOLO 3 – Il Film

Un ragazzino di 11 o 12 anni circa, dalla struttura fisica, viene trovato nudo e sporco che si aggira per le foreste. Lo catturano e lo affidano ad un medico interessato a capire lo sviluppo dell’intelletto in un bambino non sottoposto a stimoli culturali. Assieme alla governante, egli insegnerà gradualmente il ragazzino a parlare, comunicare ed essere più autonomo.

Nel complesso non è male, non posso negare che abbia degli aspetti interessanti, ma forse è perché in alcuni atti del ragazzino ci ho riconosciuto qualche mio alunno…chissà.

Durante il film, come accade di fronte a taluni film o eventi di formazione, ho disegnato. Senza quasi pensarci ho mosso la penna sulla tavoletta grafica sotto lo schermo prendendo “appunti visuali”.

Quando ero bambina usavo disegnare durante le lezioni e questo mi aiutava a tenermi concentrata e stare attenta, ma i miei disegni erano sempre sconnessi al tema della lezione. Qui ho voluto provare a rimanere nel tema, segnare con schizzi di pochi secondi i momenti che per me hanno avuto più impatto, che sono stati percepiti come significativi, su cui riflettere in un secondo momento.

il bambino che uccide il cane che lo aveva catturato

Il bambino che beve dalla botte, invitato dall’unico uomo che era riuscito a carpirne la fiducia con gentilezza.

Il bambino, ancora selvaggio, portato al guinzaglio come un cane.

I progressi vari e, cosa interessante, il modo di comunicare affetto e chiedere affetto. Il bambino prende la mano dell’adulto e la guida verso il proprio viso. Un gesto che riconosco, se pure con modalità differenti, nei miei roditori, nel loro spingere la testa contro la mano che li accarezza.

Sono sempre affascinata da come gli animali trovino il modo di farsi capire, e lo vedo nei miei roditori. Cani e gatti li conosciamo, ma questi roditori ho dovuto imparare a conoscerli ed ho scoperto, con piacere, che hanno un’intelligenza sociale ed empatica che li rende capaci di adattarsi a noi e trovare un canale di comunicazione.

Il bambino selvaggio, pur nella lentezza della narrazione, funzionale al tema ed ai molteplici piani di lettura, è effettivamente utile per riflettere anche su se stessi come educatori. Quello che colpisce è proprio il dubitare di se stessi dinnanzi agli insuccessi dell’alunno. Ci sono insegnanti che semplicisticamente danno colpa al bambino e finisce lì. Ma siamo sicuri che sia sempre colpa sua?

Tanti sono gli spunti e ammetto che vale la pena spenderci gli 83 minuti, perché se durante la visione sbuffi e guardi l’orologio, al termine di essa, a meno che proprio non ci si è fatti anestetizzare da anni di esperienza, le nubi della noia si diradano lasciando spazio a molte domande su se stessi, sui bambini, su tutto, anche sull’inclusione…

Al prossimo film

La vostra Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro, insegnarte

Esercizi introspettivi…creativi

Di recente mi sono iscritta ad un corso per stimolare la creatività ” Tecniche di creatività: una palestra di idee per disegnare“. Speranzosa di dare un ulteriore calcio a spronare quella bambina piena di idee che alberga in qualche angolino del mio Io e che si è addormentata evidentemente.

Ero convintissima, perché anche io ci casco come una pera cotta, che mi desse qualche formuletta da tenere a mente quando ho un concetto e non so come esprimerlo. Niente di più sbagliato, almeno per ora. Mi si presentano invece degli esercizi molto complessi pur nella loro semplicità. Lì per lì li ho trovati così interessanti e carini che mi son detta “potrei farlo con i miei bimbi”, ma, al momento di farli io stessa, ecco che mi sono arenata.

Un esercizio di questi consiste nel disegnare un profilo di una testa e scrivere, o disegnare, quello che ci viene senza pensarci. Riempirla di scritte o di disegni che ci vengono in mente senza pensare a cosa vogliamo comunicare. Possiamo anche disegnare qualcosa che vogliamo comunicare o studiarci le domande…insomma che tu lo faccia istintivamente o meno, il risultato è sempre interessante.

Javirroyo

Presa dalla mia mania di perfezionismo, puntualmente fuori luogo, ho preso una mia foto di profilo, ripassato il mio profilo a penna e fatto almeno altre due versioni, perché mi piaceva tutto sommato la semplicità e volevo vedere quale versione mi convinceva di più esteticamente. Al momento di scrivere/disegnare mi sono piantata come se avessi sbattuto contro un muro. Cosa disegnarci? Cosa scriverci?

variazioni sul profilo…wacom cintiq e Clip Studio Paint

Alla fine, dopo qualche giorno, ho chiuso gli occhi e mi sono concentrata su quella che è una mia passione oltre il disegno, l’arte…i ratti! Ho riaperto gli occhi ed ho cominciato…prima il ratto in bicicletta…poi con questa bici doveva andare da qualche parte…eccolo che quindi percorre quello che sembra un museo…

Fatto con Wacom Cintiq e Clip Studio Paint

Poi ho guardato l’ipad..certo disegno pure con quello, e quindi via anche di ipad…ma anche il boccettino di inchiostro lì pronto a sporcarmi le dita e la scrivania! Ora però mi si presenta un dilemma: ma se ho fatto fatica io che sono adulta, i bambini quanta fatica faranno a pensare cosa gli passa per la testa?

Una mia collega mi ha suggerito che si può fare una variante chiedendo ai bambini di inserire i nomi delle emozioni che provano o i loro piatti preferiti o delle cose e persone che gli fanno piacere. Insomma si può usare questo esercizio trasversalmente per arte e civica lavorando sulle emozioni. Ma, per quanto questo suggerimento mi sembri sensato, rimane pur sempre nella mia testa la domanda: è giusto proporre ai bambini qualcosa di così introspettivo che già risulta difficile per un adulto? O forse per i bambini è più facile che per un adulto?

Faremo comunque questo esperimento assieme alla mia collega proprio per lavorare su noi stessi, magari dandogli un profilo già fatto solo da riempire. Magari ci scriveranno, magari disegneranno, chissà…non posso nascondere una certa curiosità nel vedere cosa sono capaci di fare, magari mi stupiranno al loro solito e riusciranno dove io sto faticando.

Al prossimo esercizio introspettivo creativo…se riesco a farlo.

La vostra

Maestra Imperfetta