PROLOGO
Corso di formazione che rientra nella formazione obbligatoria sul sostegno decretata dal MIUR…
Dalle 8 del mattino che ero a lezione con uno stacco di un’ora e mezza praticamente inesistente, perché ne approfitti sempre “già che ci sei” per portarti avanti con modulistica varia. Consegno i bimbi alle 15:05..beh qualche mamma si presenta dopo dieci minuti, ordinaria amministrazione, tanto si sa che non facciamo nulla.
Colloqui con un paio di genitori, perché altri non si presentano nemmeno, e poi subito corso in presenza alle 17:45…ora della fine prevista per le 19:30 (no buono).
CAPITOLO 1
Tutti ammassati nello stesso ambiente ci guardiamo e poi guardiamo il professorone venuto da una prestigiosa università per noi a dispensare, generosamente, normative, elogi al sistema inclusivo scolastico, presentarci modelli più efficienti di inclusione…ma che non sono belli quanto il nostro, che sbatte bimbi in classe senza curarsi della patologia o del tipo di disabilità e nemmeno aiuta i docenti, perché taluni bambini avrebbero bisogno di sostegno per tutte le ore, non per 18 al massimo.
Ascoltiamo pazientemente il professorone e pensiamo a tutti i casi incontrati, dal più grave che solleva i banchi sulla testa a otto anni, pronto a lanciarli sui compagni, al più lieve, che ringraziamo ancora che c’è a darci un poco di tregua, e la domanda che mi si forma nella mente è “ma questo ci ha mai messo piede in un’aula?”. A voi la risposta, la mia la conosco. Unica aspettativa in quei minuti interminabili è tornare a casa, perché dopo ore di lavoro, ammettiamolo, non hai proprio testa.
CAPITOLO 2
Tra numeri delle normative ed elogi al sistema inclusivo italiano (che devo comprenderne appieno la logica nell’applicazione) ecco che il professorone se ne esce con un “compitino” per noi docenti…guardare un film! Oooooh questo mi piace! Insegna più un film ben fatto o un libro ben scritto che mille lezioni. Sono fiduciosa nel potere dell’arte, qualsiasi arte sia.
Il film è “Il ragazzo selvaggio” di François Truffaut, 1970, bianco e nero.
Durata dichiarata 83 minuti. Durata percepita….interminabile
Sgomento tra la folla…e dove acciderbolina lo troviamo? Alcune non hanno intenzione di scaricare piratato (io tra queste), altre pensano di comprarlo, altre ancora non vogliono certo spender soldi per sta cosa. Insomma alla fine riesco in qualche modo ad averne una copia e me lo guardo.
CAPITOLO 3 – Il Film
Un ragazzino di 11 o 12 anni circa, dalla struttura fisica, viene trovato nudo e sporco che si aggira per le foreste. Lo catturano e lo affidano ad un medico interessato a capire lo sviluppo dell’intelletto in un bambino non sottoposto a stimoli culturali. Assieme alla governante, egli insegnerà gradualmente il ragazzino a parlare, comunicare ed essere più autonomo.
Nel complesso non è male, non posso negare che abbia degli aspetti interessanti, ma forse è perché in alcuni atti del ragazzino ci ho riconosciuto qualche mio alunno…chissà.
Durante il film, come accade di fronte a taluni film o eventi di formazione, ho disegnato. Senza quasi pensarci ho mosso la penna sulla tavoletta grafica sotto lo schermo prendendo “appunti visuali”.

Quando ero bambina usavo disegnare durante le lezioni e questo mi aiutava a tenermi concentrata e stare attenta, ma i miei disegni erano sempre sconnessi al tema della lezione. Qui ho voluto provare a rimanere nel tema, segnare con schizzi di pochi secondi i momenti che per me hanno avuto più impatto, che sono stati percepiti come significativi, su cui riflettere in un secondo momento.
il bambino che uccide il cane che lo aveva catturato
Il bambino che beve dalla botte, invitato dall’unico uomo che era riuscito a carpirne la fiducia con gentilezza.
Il bambino, ancora selvaggio, portato al guinzaglio come un cane.
I progressi vari e, cosa interessante, il modo di comunicare affetto e chiedere affetto. Il bambino prende la mano dell’adulto e la guida verso il proprio viso. Un gesto che riconosco, se pure con modalità differenti, nei miei roditori, nel loro spingere la testa contro la mano che li accarezza.
Sono sempre affascinata da come gli animali trovino il modo di farsi capire, e lo vedo nei miei roditori. Cani e gatti li conosciamo, ma questi roditori ho dovuto imparare a conoscerli ed ho scoperto, con piacere, che hanno un’intelligenza sociale ed empatica che li rende capaci di adattarsi a noi e trovare un canale di comunicazione.
Il bambino selvaggio, pur nella lentezza della narrazione, funzionale al tema ed ai molteplici piani di lettura, è effettivamente utile per riflettere anche su se stessi come educatori. Quello che colpisce è proprio il dubitare di se stessi dinnanzi agli insuccessi dell’alunno. Ci sono insegnanti che semplicisticamente danno colpa al bambino e finisce lì. Ma siamo sicuri che sia sempre colpa sua?
Tanti sono gli spunti e ammetto che vale la pena spenderci gli 83 minuti, perché se durante la visione sbuffi e guardi l’orologio, al termine di essa, a meno che proprio non ci si è fatti anestetizzare da anni di esperienza, le nubi della noia si diradano lasciando spazio a molte domande su se stessi, sui bambini, su tutto, anche sull’inclusione…
Al prossimo film
La vostra Maestra Imperfetta