Potremmo provare a chiamarla anche “sindrome di Mary Poppins”, laddove ci si riferisce a quel bellissimo sorriso della celeberrima tata magica che dice “praticamente perfetta sotto ogni punto di vista”. Chi non vorrebbe esserlo in classe? Forse a qualcuno non importa esserlo per svariati motivi, e buon per loro, ma io ci sono cascata con tutte le scarpe.
Quando facevo altri lavori, le responsabilità erano limitate a documenti, numeri, niente di che, ma quando ho iniziato a fare la maestra, prima ancora di guardare i volti e conoscere i nomi, ho sentito tutto il peso di una responsabilità immensa. Non parlo di responsabilità relative alla salute, sicurezza, culpa in vigilando e altro, quelle bene o male le previeni, ma parlo della responsabilità di insegnare bene ed aiutarli a sentirsi sereni nell’apprendimento a scuola, di non lasciare nessuno indietro.
Avevo materie leggere, e questo mi ha aiutata molto ad alleggerire il carico, ma non passava giorno che non tornassi a casa riflettendo sui toni, gli sguardi e la mimica usati con loro, sugli eventi in classe e l’adeguatezza o meno delle mie risposte.
Nella mia ansia da prestazione all’inizio ho speso praticamente un intero buoni docenti in guide, libri e corsi per recuperare quei gap che sentivo di avere, alla spasmodica ricerca di una perfezione che non esiste.
La maestra perfetta non esiste! Esiste solo la maestra, o il maestro, che ci mette del suo, che si impegna, che sbaglia certo, ma nell’errore sa imparare per sbagliare sempre meno le volte successive. Salvator Dalì disse saggiamente “non cercare la perfezione, non la raggiungerai mai”, io penso che non esiste proprio e che è meglio così.
Proviamo a ragionare con la mente di un bambino. Noi siamo l’adulto di riferimento giusto? È più rassicurante una figura adulta che si mostra infallibile o un adulto che sbaglia, riconosce l’errore e cerca di porre rimedio o di trovare l’origine dell’errore per non commetterlo più? È più rassicurante,detto in parole povere, una figura adulta percepita come raggiungibile o una figura adulta irraggiungibile?
A mio parere, ammesso si possa essere e mostrarsi infallibili, cosa cui non credo, la seconda è decisamente deleteria per l’autostima del bambino perché rischia di gettarlo nella frustrazione dovuta all’irraggiungibilità, anche solo parziale, in un tempo ragionevolmente breve.
Tutta questa riflessione è scaturita dal trovarmi ad insegnare Matematica, materia spesso detestata dai più (ed un tempo anche da me, non lo nascondo), e mi ritrovo quindi a desiderare di essere perfetta, ma consapevole che non lo sono. E mentre cerco libri sulla discalculia per essere preparata ad ogni evenienza, ed avere strumenti più definiti e affidabili per intuire il problema, se non riconoscerlo, e porvi tempestivamente rimedio, mi soffermo a pensare se forse non basta semplicemente ricordare cosa non mi piaceva della matematica alle elementari (quando l’ho fatta io si chiamavano ancora così) quando spiego o quando li invito alla lavagna per qualche esercizio.
Cosa mi ha fatto amare in seguito la matematica? Una prof dell’Istituto magistrale che ho frequentato, e che ricordo con affetto sincero. Lei aveva sempre un ragionamento dietro ogni scelta, anche la più apparentemente incomprensibile, sempre logica e questo era incredibilmente rassicurante e divertente.
Ora, quando vedo in difficoltà il bambino che mi sorride nervosamente perché non sa fare otto meno tre a mente, gli sorrido, lo tranquillizzo e calcoliamo assieme. Lo vedo alzare la mano di nuovo nonostante le difficoltà di calcolo? Ottimo! Vuol dire che, se non sono perfetta, almeno sono percepita come umana e rassicurante.
Il libro sulla discalculia lo comprerò lo stesso, mi conosco, sperando non debba mai servirmi, per male che vada, un giorno potrei passarlo a qualche giovane collega con le mie stesse paranoie…chissà…
A presto
A vostra
Maestra Imperfetta