Pubblicato in: diario di una maestra

Pizzate di classe, regali e bigliettini

Al solito mi ritrovo a fare un bilancio dell’anno passato andando a vedere i lati positivi (quelli negativi li vedi già durante l’anno). Quest’anno mi è capitato di fare ben tre pizzate di classe, insegnando in tre classi sono aumentare, l’ultima è capitata proprio con quella in cui insegno anche matematica, scienze e arte (potevo non insegnare Arte? Giammai, deve essere nel mio karma).

Alcuni han voluto fare il regalo, altri hanno considerato regalo offrire la pizza e altri ancora preferiscono regalare materiale alla classe (che trovo una cosa molto sensata). Al di là di quello che mi è arrivato o meno, una cosa mi ha colpito e mi ha scaldato il cuore: i regali dei bambini.

Gli abbracci, i disegni con le dediche o anche solo il cantare assieme quella canzone che stavamo preparando per la recita di fine anno come sorpresa della serata, mi ha letteralmente sciolta e sono stati i regali più belli (non me ne vogliano i genitori, non è che non ho gradito il resto, ma è differente).

Dal momento che i bambini non dispongono di denaro proprio, i loro regali sono spontanei, dal cuore, con i loro mezzi e l’impegno e l’idea che si sono messi lì ad impegnarsi in un disegno ed una dedica mi commuove perché capisco perfettamente cosa si prova a dedicare qualcosa di fatto da sé, ha più valore perché è qualcosa di unico.

Ho avuto modo di riflettere sui diversi modi di vivere i “regali” da parte di diverse colleghe, tutte considerano i regali come gentilezza e, davvero, stranamente non ce li aspettiamo nemmeno, o meglio, sappiamo che in molti casi arrivano, ma viviamo la cosa come talmente facoltativa che ci stupiamo ugualmente. Siamo tonni? Forse, ma per questo motivo mi sono stupita quando ho letto della notizia che a Palermo una maestra delle primarie ha sgridato i bambini perché non ha ricevuto regali dai genitori.

Se è successo veramente quanto riportato da “La Repubblica di Sicilia”, il fatto è grave perché mina la fiducia ed il rispetto, già in parte compromesso, verso la categoria insegnanti. Il regalo deve essere spontaneo, sentito, altrimenti non è tale, è solo un obolo privo di alcun senso e valore visto che già veniamo pagati per il nostro lavoro.

Mi rivolgo a tutti i genitori che stanno leggendo, si…proprio a voi che vi dannate per raccogliere i soldi per il regalo e vi dannate, ancora di più, per trovare qualcosa che ci stupisca…non siete obbligati! GUAI se una maestra arriva a pretendere perché legalmente non deve.

Lo fate perché vi fa piacere? Fa piacere che proviate questo sentimento, ma non deve trasformarsi in un obbligo, men che meno un obbligo morale. Non avete piacere? Non fatelo. Nel ciclo precedente mi sono trovata in effetti a riflettere su questo per via di un paio di madri che si sono rifiutate di fare il regalo a me nello specifico. Non nascondo che la cosa mi ha sorpresa inizialmente perché fuori dai soliti schemi, e le ho ammirate perché hanno comunque esercitato un loro diritto senza ipocrisie: il diritto di non regalare niente, nemmeno una gomma.

Al di là delle motivazioni personali di queste mamme, opinabili o meno, che non menzionerò, ma il cui esito ha fatto soffrire unicamente i loro figli (e me nel vederli soffrire), mi ha colpita e spinta alla riflessione proprio l’osservazione dei differenti comportamenti circa il regalo, che manifestano culture diverse. Una classe per esempio non ha fatto alcun regalo, ma ha offerto la pizza a tutte le insegnanti presenti alla pizzata, mentre un’altra classe ha preferito regalare un gioiellino di valore contenuto. Un’altra ancora ha preferito regalare materiale per la classe.

Forse molti non sanno o non ricordano ma nel Codice di Comportamento delle Pubbliche Amministrazioni (e la scuola è Pubblica Amministrazione), si fa proprio menzione di questo aspetto, regolamentandolo come segue:

1) Il dipendente non chiede, per sé o per altri, né accetta, neanche in occasione di festività, regali o altre utilità salvo quelli d’uso di modico valore, da soggetti che abbiano tratto o comunque possano trarre benefici da decisioni o attività inerenti all’ufficio.

2) Il dipendente non chiede, per sé o per altri, né accetta, regali o altre utilità da un subordinato o da suoi parenti entro il quarto grado. Il dipendente non offre regali o altre utilità ad un sovraordinato o a suoi parenti entro il quarto grado, o conviventi, salvo quelli d’uso di modico valore.

Per modico valore si intende qualsiasi cifra entro i 150€ a dipendente. Solitamente su una classe insegnano minimo tre insegnanti più, almeno, un sostegno e un’OSE. Calcolando quindi un minimo base di cinque insegnanti per venti alunni, per arrivare a 150€ ogni famiglia dovrebbe sborsare 37,5€. Nel 2018 un Dirigente Scolastico pugliese fermò l’iniziativa di alcuni genitori che stavano raccogliendo 30€ a famiglia per il regalo alle maestre, citando il codice di comportamento dei dipendenti pubblici (probabilmente le maestre erano meno di cinque). Al di là delle sanzioni previste in caso un docente accetti regali di valore superiore a 150€ (dalla sospensione del servizio da 3 a 6 anni fino al licenziamento), io mi domando quanti conoscono questo aspetto e come prevenire, perché non sai quanto vale il regalo di per sé, puoi solo fare una stima approssimativa, unicamente per non incorrere in conseguenze sgradevoli.

Pensa che ti ripensa, alla fine il modo migliore per evitare situazioni sgradevoli per tutti, dirigente compreso, è informarsi ed informare. Forse lo dimentichiamo, ma il nostro lavoro è pieno zeppo di grosse responsabilità quindi conoscerle a fondo, ci permette di muoverci nei confini del lecito per svolgerlo al meglio.

Alla prossima, la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: opinionibus, vita privata di una maestra

Anche le maestre leggono…romanzi

Una delle attività che non credevo mi sarebbe mancata di più facendo la maestra è la lettura. Prima di diventare un’insegnante, ero una segretaria e nei viaggi in treno e autobus per raggiungere la sede lavorativa leggevo. Arrivavo tranquillamente a due romanzi al mese.

Col Concorso Docenti 2016 è cambiato tutto! Firmando il contratto quel primo Settembre 2017 sapevo che sarebbe cambiato tutto, ma non immaginavo che sarebbe cambiato così tanto sul fronte lettura. Pensavo, erroneamente, cadendo nello stereotipo di chi non è dentro il mestiere, che avrei avuto tanto tempo per leggere…SBAGLIATO! Ho dovuto fare i conti con il tempo divorato da stanchezza (i bambini drenano le energie più di quanto si possa immaginare) ed una pignoleria che non sospettavo in me, obblighi e impegni scolastici.

Nella confusione totale, nel caos profondo di una realtà nuova, ho sentito il bisogno di evadere quell’oretta al giorno, forse anche meno, e mi è caduto l’occhio su un libro che avevo in casa e non me ne ero mai veramente accorta: 1984 di Orwell. E dire che era sempre stato lì sotto i miei occhi.

In seguito mi tornò in mente il libro di Bradbury “Fahrenheit 451“, regalatomi nel Natale 2001 dalla mia dolce metà. Il libro è ambientato in una realtà distopica in cui i pompieri non spengono fuochi, ma li accendono…per bruciare i libri. Tali libri distraggono da schermi sempre accesi, di cui tutte le case sono dotate, che riproducono vari programmi (notiziari e quanto altro). In questo mondo immaginato dall’autore, la resistenza è composta da chi i libri li salva e li legge…vi ricorda qualcosa vero?

Ma cosa è la distopia?

“Una distopìa, o anche anti-utopia, contro-utopia, utopia negativa o cacotopia, è una descrizione o rappresentazione di una realtà immaginaria del futuro, ma prevedibile sulla base di tendenze del presente percepite come altamente negative, in cui viene presagita un’esperienza di vita indesiderabile o spaventosa.”

Potrei spendere fiumi di parole già su questi romanzi, ma ce ne sono molti altri che non ho citato. Se vogliamo farci una cultura sui romanzi distopici, che trovo decisamente interessanti, possiamo farci prendere per mano e guidare dallo scrittore genovese Marco Sommariva che affronta proprio questo genere nel suo ultimo libro “Ombre dal Futuro” Edizioni Malamente (Urbino). Qualche giorno fa mi è arrivata segnalazione della sua intervista e devo dire che, senza piaggeria né imbonimenti, mi ha incuriosita. Vi lascio il video per potervi fare un’opinione.

Intervista allo scrittore genovese Marco Sommariva

Ha ragione lo scrittore nel dire che a seconda del sesso e dell’esperienza dell’autore, varia il tema principale attorno a cui ruota la realtà distopica. Margaret Atwood, ne “I racconti dell’ancella” e il sequel “I testamenti”, proietta nella sua società distopica una realtà dove le donne sono solo procreatrici o, se non in grado, a perdere, e questo riflette molto la pressione sociale che una donna in media riceve da quando diventa fertile fino alla menopausa (e anche dopo in fondo). Gli uomini tendono a riflettere una paura del controllo esterno, come in 1984, dove il libero arbitrio è negato e non si possono nascondere nemmeno i propri sentimenti (in fondo per secoli han fatto così con le donne).

In un corso di sceneggiatura per fumetti, il maestro disse che per porre l’attenzione del lettore su qualcosa, occorre esagerare quell’aspetto. Ecco, la distopia fa proprio questo, se vogliamo, esagera, amplifica, per attirare l’attenzione su un problema reale spesso sottovalutato o non considerato, ma presente e pericoloso se dovesse prendere campo (vedi il mondo popolato da vampiri nazisti in una parte della serie tv della BBC “Being Human” 2009-2013).

A questo punto la domanda che mi pongo è la seguente: se è vero che la distopia è un genere in cui l’uomo riversa le proprie paure, angosce e timori, cosa scriverebbe un insegnante? Quali realtà distopiche immaginerebbe a seconda dei vari ordini?

Non so voi ma a volte, leggendo alcuni articoli di giornale, sembra di vivere in una realtà distopica. So che queste riflessioni mi accompagneranno per questa estate in attesa che Caccamo ne faccia forse un qualche show o che qualche altro docente ne esca con qualche romanzo…chissà.

Per ora vi saluto e vi auguro Buone Vacanze, non immaginate troppo, non voglio promuovere la depressione. A presto, la vostra

Maestra Imperfetta