Mensa, caos generale, io seduta con altre sue maestre medito sul futuro tra pensioni, pensioni integrative e spese funerarie che, si va beh capisco che ci devono campare, ma sembrano pure un insulto in un momento difficile. Sto meditando di cambiare molte cose della mia vita, come mi capita quando mi stufo di una partita ad un videogioco e ne comincio un’altra da zero, anche se si tratta sempre di gestionali.
Si parlava con le colleghe di decisioni e dubbi e siamo approdate là dove sappiamo tutte di essere, ma nessuno lo dice.
Anni fa mi colpì tanto la frase di una dirigente rivolta ad una collega: “ l’isolamento pedagogico non è stare alla macchinetta del caffè mentre nessuno ti rivolge la parola”. Mi colpì questa frase perché mi domandai seriamente, per la prima volta, cos’è l’isolamento pedagogico. Allora non mi sentivo affatto isolata, ma ora capisco che lo ero comunque, lo ero come lo sono tutti i docenti.
Torniamo a oggi. Mensa, caos, bambini che non parlano ma urlano, noi tre che esprimiamo liberamente dubbi e perplessità, ed alla fine ci guardiamo negli occhi prendendo atto che siamo sole.
Ci sentiamo sole anche se attorno abbiamo colleghi amabili e collaborativi, ci sentiamo sole in classe, quando il sostegno non c’è perché quei genitori non chiedono la 104, ci sentiamo sole quando vorremmo fare didattica differenziata ma il tempo è sempre poco, il materiale scarseggia, le finanze pure…ma hey, abbiamo i nuovi monitor…
Ci sentiamo sole perché i dati INVALSI risvegliano sempre quel sentimento di insicurezza, quel dubbio sempiterno su un abbastanza non fatto, quando nemmeno abbiamo idea di cosa potrebbe essere abbastanza.
Ci sentiamo sole quando ci dicono dei tre mesi di ferie e solo 22 ore di lezione, seguiti dai “eh va beh però anche tu stacca”. Vorremmo farlo, ma c’è quel senso di responsabilità che ci porta a pensare “oh che bello, potrei proporlo” o cercare nel tempo libero attività e creare materiale per i bambini in difficoltà. Quando parenti e amici sbuffano perché esprimiamo la frustrazione di fronte a famiglie che remano contro i nostri metodi, la didattica e i progetti o ci entusiasmiamo di fronte ai piccoli e grandi successi dei nostri alunni, ci sentiamo sole.
Certo, abbozziamo, sorridiamo, diamo ragione e ci promettiamo di non parlarne più, e magari ci riusciamo anche…ma ci sentiamo sole.
Io mi sono anche ripromessa negli anni di fare giusto il minimo sindacale, seguire il libro e pochi esercizi così non rompono…ma poi alla fine, davanti alla madre che rovescia sulla scuola i problemi di gestione familiare…io continuo a pensare all’interesse del bambino e con le colleghe al fianco non siamo più sole in quell’arco di tempo, ma torniamo ad esserlo subito dopo.
Il buffo è che quest’isola deserta è più affollata di quanto si pensi, eppure ci sentiamo soli.
Probabilmente quella definizione della DS non era intesa come l’ho interpretata io, ma l’idea maturata da questi anni di esperienza e dal confronto mi ha spinta a questa riflessione.
A presto la vostra
Maestra Imperfetta