Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus

Suicidarsi per un brutto voto…

L’adolescenza è un’età infame, riconosciamolo! Abbiamo attraversato tutti questa età e tutti abbiamo amorazzi, pianti, risate, brutti voti e bei voti, brufoli, complessi a valanga e tante di quelle emozioni che sembra di stare sulle montagne russe, al punto da non riuscire nemmeno a dire quello che si prova e odiare tutto e tutti quando si vorrebbe urlare che li si ama ma si vorrebbe essere solo presi sul serio…ma non troppo altrimenti sai che noia.

Ai tempi, quando ero alle superior, accadde che proprio dopo la maturità, quando l’incubo sembrava finito, mi arrivò una telefonata da una ex compagna di classe che mi disse che una nostra compagna, A.A. si era suicidata. Non era un brutto voto, i motivi erano altri e noi li sapevamo, o almeno li avevamo intuiti, ma non abbiamo fatto o potuto fare nulla perché eravamo disarmati di fronte al suo scherzare e la sua chiusura. Mi è rimasto addosso come una cicatrice e non ho dimenticato perché solo ora, a distanza di oramai trent’anni, mi sembra di capire che per arrivare a questo gesto non c’entra la società, c’entri tu e quel senso di vuoto esistenziale, di non aver più stimoli né interesse per la vita stessa. Il suicidio è un gesto estremo, fatto per molte ragioni, ma se arrivi a suicidarti non è un brutto voto, quella è solo la punta dell’iceberg e ritengo ingenuo e superficiale ridurre tutto a quello e una nota.

Immaginate di accumulare, accumulare, accumulare ancora e non vedete con chi parlare, non volete pesare sugli altri, magari non volete nemmeno mostrare che state soffrendo, o magari ti dicono “ma va, hai tutto, cosa ti lamenti?” o anche “non hai motivo di essere triste, studia piuttosto”. Immaginate di non essere capiti, o non sentirvi capiti, e questo si riflette inevitabilmente sulle vostre “prestazioni” perché faticate a concentrarvi e nulla vi rimane in testa.

Il tempo passa e voi accumulate, accumulate e il vaso si riempie e si riempie ed ecco che arriva l’ultima goccia: il brutto voto e la nota (o uno solo dei due) ed ecco che il vaso trabocca. Quel brutto voto è solo l’innesco, ma non è la ragione.

Di fronte al suicidio di giovani non dobbiamo pontificare, cercare colpevoli nel sistema scolastico o improvvisarci pedagogisti, psicologi etc. Ritengo, da essere umano prima ancora che da maestra e zia, che l’unica cosa da fare è tacere per rispetto, perché non sappiamo tutto il retroscena e non lo sapremo mai, ed è bene così, è una questione privata.

Tuttavia su una cosa sono certa e ferma: non è mai una sola la causa, c’è sempre un insieme di fattori di cui noi vediamo solo una piccolissima parte, vediamo solo, appunto, la superficie, quella piccola parte riportata dai giornali e spesso strumentalizzata senza considerare lo shock dei compagni e del docente stesso che ha assistito.

In tutto questo per fortuna la vicenda in questione non ha il brutto finale che il titolo presuppone, il ragazzo sembra se la sia cavata con qualche frattura e ora chi di dovere farà le opportune e doverose indagini sulle motivazioni che han portato a questo gesto, e sempre fortunatamente in questo caso si può chiedere al diretto interessato, ma rimane la questione di fondo…non conoscendo i retroscena, meglio tacere.

Accendiamo il cuore ma non spegniamo la mente

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus

Lezioni dalle canzoni

Molti anni fa ho scoperto Vecchioni, anche se era già famoso, e mi sono innamorata di un altro modo di vedere le cose. Mi ha ricordato che l’arte può comunicare quell’insieme di lezioni di vita che impari solo a furia di incassare i colpi della vita. Due canzoni si sono impresse a fuoco nel mio cuore e nella mente:

  • Stranamore
  • Sogna ragazzo

Quando ho sentito la cover a Sanremo 2024 cantare Vecchioni assieme al ventiquattrenne Alfa, che sembra uno studente in attesa di fare la maturità, ho realizzato l’eredità lasciatami dalla Zia Teresa: il nostro dovere di adulti è preparare le nuove generazioni a ricevere ed arricchire l’eredità fatta di esperienze, fargli vedere che si affronta tutto e tutto sommato si trova il modo di continuare, di vivere, perché non si sa come né perché, ma si sa che ne vale la pena.

Vecchioni che con il gesto finale ad indicare “finisci tu questa canzone”, mi ha ricordato che siamo qui solo per poter lasciare il testimone a loro, e lasciare che continuino o finiscano questa canzone, ma, e questo lo ha mostrato sul palco, ponendoci in ascolto vero, attivo, empatico e non critico e distaccato.

Grazie quindi al Professore e ad Alfa per questa “lezione” di immenso valore

Ricordiamcoi di ascoltarli, perché si esprimono in modo diverso, vero, ma non vuol dire che non possano insegnarci. Forse è proprio questo che rende la vita meritevole di essere vissuta.

La vostra Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus

Il valore dell’esperienza

Non starò a spendere parole sul valore dell’esperienza in questo articolo perché non ci credo.

In verità non dico che l’esperienza non abbia un suo valore, ogni esperienza lo ha, basti vedere l’evoluzione di un disegno man mano che ci impegniamo a migliorare, o magari la prestazione in un qualche esercizio in palestra man mano che ci esercitiamo. Nell’insegnamento l’esperienza che valore ha?

In questa giornata in cui mi spendo a preparare lezioni e altre attività, mi sono fermata a pensarci, anche se a dire il vero ci penso da ormai 7 anni, sono lenta nell’elaborazione dei dati evidentemente, o forse solo cauta.

In questi pochi anni di insegnamento ho visto docenti più esperte o semplicemente con maggiore anzianità di me, così come ho conosciuto docenti neofite, ed ho avuto conferma piena e urlata di quello che vado sostenendo da anni: il valore dell’esperienza è un fattore individuale.

Si può insegnare da decenni e non aver imparato nulla, nemmeno a gestire una classe, così come si può insegnare da un anno ed aver imparato come se si fosse in cattedra da 10 e passa anni. La scoperta dell’acqua calda? Certo! Peccato che nella pratica quotidiana la differenza tra chi impara dai propri errori e chi persevera è abissale, e spesso ci si adagia nell’inerzia limitandosi ad un “ma si è ovvio” senza domandarsi “ma io lo faccio davvero?”.

Quello che determina quindi la sostanziale differenza tra chi fa tesoro dell’esperienza e se ne arricchisce e chi non lo fa, è proprio l’apprendere dai propri errori. Anche qui ci sarà sicuramente chi starà bollando queste parole come “cavolate”, capirai, servivo io a far notare l’ovvio, ma domandiamoci con onestà (tranquilli, non dovete dirlo a nessuno) quante volte abbiamo pensato “dove ho sbagliato?” invece di “ecco è colpa di…” e quanto poi abbiamo analizzato i nostri errori ed abbiamo corretto il tiro? Farsi la domanda giusta può trasformare l’errore, umano e in cui possiamo incappare tutti noi, in valore.

Ed ecco che incontri docenti che ti danno una pacca sulla spalla dicendoti “vai serena, sono errori che facciamo tutti” e magari ti danno qualche dritta.

In questi giorni, a fronte di concorsi che fioriscono nel prato del MIM, ecco che leggo nei vari gruppi di preparazione ad essi le solite frasi “eh ma non è giusto che chi ha poca esperienza possa partecipare”. Perché?

L’esperienza calcolata in anni di insegnamento è talmente soggettiva che da sola non misura la bravura di un docente. Un concorso serve solo a misurare le conoscenze e le competenze di base necessarie per accedere a quel mestiere, tutto il resto te lo fai sul campo…come tutti.

Non nasci maestro/a, né nasci professore/essa e nemmeno nasci Dirigente, medico, avvocato, DSGA o amministrativo, ma impariamo tutti sul campo, una volta passato un concorso o una qualche selezione (colloquio, graduatoria o altro). Partendo da questo presupposto, cerchiamo di ricordarcelo anche quando sta per uscirci una critica sul lavorare altrui o una mal parlare alle spalle di chi è appena arrivato, perché noi abbiamo sicuramente fatto cavolate, più o meno grosse, e ci è andata più o meno di lusso, ma abbiamo sbagliato anche noi ed è perfettamente umano.

Quanto vale quindi l’esperienza? Tutto e niente, dipende da quanto siamo disposti ad imparare da essa.

A presto la vostra

Maestra Imperfetta