Anni fa mi è capitato, durante il lock down, di incappare nei video “educazione cinica”. Nemmeno a dirlo mi han fatto ridere anche più dei famosi sketch di Caccamo, cui non levo il talento umoristico. Cosa mi ha colpita? Che in fondo al cuore, sotto sotto, ho dovuto riconoscere che quelle cose le ho pensate pure io.
Invidio le maestre gentili, premurose, fatine madrine cui mancano solo i capelli di un improponibile colore degno dei manga e il vestitino arcobaleno. Invidio profondamente quelle che continuano imperterrite a dichiarare amore condizionato per i bambini e il loro lavoro. Le invidio perché ci credono davvero e questo è un valore indiscusso e una dote impagabile (ma non essenziale sia chiaro).
Al mio settimo anno di docenza mi ritrovo all’attivo con casi difficili (anche psichiatrici), con famiglie non collaborative, alcuni genitori che nemmeno sanno cosa vogliono quindi se la prendono con te per il solo fatto che passi più tempo di loro con i figli, o perché magari hai conquistato i loro cuori (ma va a capire) e colleghi tra il normale e ragionevole e il subumano. In questo marasma ci mettiamo anche progetti su progetti cui spesso ci tocca aderire anche se non ne abbiamo voglia perché ci leva tempo utile per vera didattica, solo per elemosinare quattro soldi in più ed ecco che il quadro è completato…forse qualche pennellata di difficoltà comunicative e registri elettronici che vanno quando vogliono loro, ma giusto una sfumatura.
Tralascio i commenti della società che ci paragonano a mestieri imparagonabili pretendendo nemmeno so cosa perché onestamente sono solo lo sfondo sfumato degno di un quadro di Munch ed ecco il ritratto del docente secondo me:

Lo so, alcuni forse si sarebbero aspettati il famoso “Urlo”…ma onestamente ritengo più adatta l’ansia…anche se più che ansia direi “resa”.
Insomma in questo marasma di cose che toccano la scuola ma non riguardano le lezioni, mi sento scivolare verso il cinismo. Il mio lavoro continuo a farlo col senso di responsabilità e serietà che mi caratterizzano, ho preso un impegno contrattuale e lo porto a termine. Mi sono pure lanciata in progetti più o meno proficui, alcuni ne vedrò i risultati più avanti, ma mi domando a volte se ho fatto la scelta giusta.
Non me lo domando quando sono con i bambini, questo no, sono simpatici e mi piace la parte didattica, il rapporto diretto con loro così come mi rilassa il rapporto con alcune colleghe, ma quando ti ritrovi a dover gestire paranoie, senso di inadeguatezza, paure, smarrimento e quanto altro dei genitori, una domanda ti attraversa la mente “chi me lo fa fare?”.
Quando leggi di presidi o docenti accoltellati, aggrediti, picchiati, te lo domandi. Quando ti riportano episodi in cui i bambini mostrano una cattiveria “adulta”, chiaramente indice di cose sentite a casa…te lo domandi. Finisci per domandarti se alla fine tutta questa partecipazione dei genitori alla vita scolastica sia un bene se taluni genitori vivono chiaramente in un’idea distorta di questa partecipazione (per fortuna non tutti, lo so, ma concedetemi che ce ne sono). In tutto questo io continuerò a guardare Caccamo e sorridere, amaramente a volte, al suo “Signora la mamma se ho detto di portare il compasso è perché serve, a meno che suo figlio non sia Giotto”…così come continuerò a guardare la Giraud e le sue pillole di educazione cinica e Metis con i suoi Piercarlo. L’ironia, la satira, alla fine ci salveranno sempre, quindi trasformiamo questo cinismo, che forse è sano proprio perché ci spinge al dubbio, in ironia, in battuta, in risata.
La vostra
Maestra Imperfetta
P.S. Signora la mamma non si offenda, la capisco, ma mica posso tenerle il figlio anche in estate.