Pubblicato in: opinionibus, vita privata di una maestra

Il vero coraggio è saper dire “non me la sento”

Da ieri (o forse un paio di giorni?) fioccano polemiche che strumentalizzano il ritiro dal ring della boxeur italiana. La Meloni subito si è precipitata a “consolare” l’atleta con la speranza di un incontro più equo (?). Cosa è successo?

Il giorno dopo i giornali e i social si scatenano con vignette satiriche che prendono in giro la Khalif per l’aspetto androgino e vanno a scavare nel passato sostenendo addirittura possa essere una trans. Bene, se siete arrivati/e fin qui ora vi invito a continuare e poi rileggere la parte in arancione all’inizio.

Classe 1998, figlia di ex poliziotti, argento nei mondiali e negli europei del 2019, l’ultima volta che salì sul ring olimpico, Tokyo 2020 (tenutesi nel 21 causa Covid), il padre era in fin di vita e poi è deceduto e lei è rimasta ferma un anno. Tornare sul ring di Parigi è, per sua stessa ammissione, un riscatto. Affronta a testa alta la collega algerina senza paura ma si era già fermata per problemi al casco e dopo il primo pugno si rivolge all’allenatore ripetendo “mi ha fatto malissimo”. Sui social lei stessa dichiara: «Ero salita sul ring per combattere. Non mi sono arresa, ma un pugno mi ha fatto troppo male e dunque ho detto basta». In una successiva intervista ha dichiarato che il coraggio non è solo andare avanti e vincere (o perdere, anche per quello ci vuole coraggio), ma soprattuto saper dire no, non ce la faccio, non posso continuare. Insomma ci vuole coraggio ad ammettere agli ottavi di finale alle olimpiadi che non hai le forze psichiche o fisiche, o entrambe per dare il meglio.

Classe 1999, medaglia d’oro nei giochi del Mediterraneo e ai Campionati africani dilettanti del 2022, oro nei giochi panarabi in Algeria nel 2023. Nel Marzo 2023 è stata squalificata dai Campionati Mondiali di pugilato dilettanti femminili per aver fallito un test di idoneità di genere.  Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha successivamente affermato che Khelif era stata squalificata a causa degli alti livelli di testosterone riscontrati nel sangue della pugile algerina. Problemi e scandali sugli arbitraggi hanno obbligato il CIO a prendersi la responsabilità se ammettere o meno la Khelif a queste olimpiadi e la decisione l’abbiamo vista, anche se fortemente contestata dall’ex pugile irlandese Barry McGuigan. Ha partecipato alle olimpiadi di Tokyo 2021 e si è piazzata quinta (evidentemente era battibile da altre donne). Ipotesi? Che possa essere un’intersesso.

Se è stata sconfitta vuol dire che imbattibile da una donna non lo è. Questa non è ipotesi ma dato di fatto. Ci sono uomini battibili dalle donne? Certo, dipende anche lì dallo sport e dalle categorie, ma nello sport e stessa categoria qualcosa vorrà pur dire. Ora che avete letto le pur brevi biografie delle atlete (ed aver dato anche un’occhiata alla pagina di wikipedia sull’intersessualità) vi invito a rileggere quanto accaduto, ma ricordandovi della Byles delle olimpiadi di Tokyo quando si ritirò dichiarando di non essere nelle condizioni psicofisiche per partecipare.

Non mi azzardo né è mia intenzione condizionare o sperare di cambiare opinioni diverse e profondamente radicate in certe posizioni fortemente ideologiche, ma invito a provare a riflettere astenendosi dal giudizio.

Alla prossima la vostra

Maestra Imperfetta