Nel secondo laboratorio del Giovedì pomeriggio con la nipotina, assieme al ramo di fiori di ciliegio sul sole rosso, abbiamo fatto anche il monte Fuji. Ammetto che ho preso ispirazione dal maestro Hokusai e una delle sue 36 vedute del monte Fuji.
Veduta del monte Fuji di Hokusai
Il lavoro è più semplice di quanto si pensi ma non identico all’originale cui mi sono ispirata, questa volta occorre avvisare che….si può mescolare il colore direttamente sul foglio!Come? Seguitemi
Occorrente:
foglio di cartoncino (bello spesso)
scotch di carta (importantissimo)
tempere blu, bianco, rosso, giallo
pennello
scottex
piattino e bicchiere di plastica
acqua
un foglio di carta di giornale o della plastica per non sporcare la superficie sottostante.
Pronti? Procediamo!
creare la nostra cornice con lo scotch di carta
Possiamo usare uno scotch meno spesso (anzi, sarebbe consigliabile). Maggiore è la dimensione dello scotch, minore sarà lo spazio in cui lavorare (e sappiamo bene che i bambini hanno problemi nella gestione dello spazio).
mescolare blu e bianco per ottenere un azzurro desiderato
col pennello dipingere di azzurro 3/4 dello spazio.
lavare il pennello e asciugarlo
aspettare che il colore sia asciutto.
Creare il marrone mescolando rosso, giallo e blu.
A foglio asciutto, dipingere col marrone, partendo dal basso verso l’alto, un cono senza punta tenendosi sulla destra del quadretto. Lasciare libero un poco di spazio in basso a sinistra
Inizialmente ho fatto il contorno col pennello e poi ho riempito col colore.
Ora lava il pennello, asciuga con lo scottex.
Mescoliamo giallo e blu per ottenere il verde, aggiungendo del bianco se lo vogliamo più chiaro.
Col pennello dipingere la striscia bianca sulla sinistra andando anche sopra un poco di marrone della montagna. Se il colore non è completamente asciutto meglio ancora, si mescolerà un poco dando un effetto piacevole. Non preoccuparti di avere tanto colore sul pennello, anche se si secca non è un problema.
Dai piedi della montagna stendi il colore dal basso verso l’alto ma non su tutta la montagna, arriva al massimo a metà.
Nel mio quadretto sono andata a pennellate piene di colore sulla sinistra proseguendo verso l’alto man mano che il colore si seccava sul pennello. Ho voluto fare pennellate a secco e, sempre a secco, dare due colpetti di verde sulla destra.
lava il pennello, asciuga con lo scottex.
Metti un poco di bianco sul piattino e, col pennello, anche se il marrone non è completamente asciutto, stendere il bianco dalla cima della montagna verso il basso. Non deve coprire il monte ma solo un poco di cima. Anche qui va benissimo se si sporca un poco il bianco col marrone sottostante, l’importante è che le pennellate vengano date dall’alto verso il basso.
Lavare il pennello ed asciugare.
Ora, stropicciamo ben bene un pezzo di scottex pulito e intingiamolo nel bianco.
Picchiettiamo con la parte di scottex stropicciato intinta nel bianco il foglio dove c’è il cielo. Otterremo delle nuvole.
Aspettiamo che asciughi (nel frattempo mettiamo in ordine l’armamentario).
Leviamo lo scotch e….voilà
Ed l’opera della nipotina è persino più bella:
l’opera originale dell’artista Helena
La mia nipotina era entusiasta del risultato. Considerando che la gestione dello spazio sul foglio non è facile per i bambini della sua età, e gli ho chiesto in effetti forse troppo, sono pienamente soddisfatta anche io del lavoro svolto.
Se qualcuno vuole provare o ha provato in classe questo lavoro e vuol mandarmi i propri risultati sarò felice di pubblicarli nella Gallery, sarà sufficiente inviarmeli a diariodiunamaestra@gmail.com.
Non siate timidi, inviate, commentate, confrontiamoci…
Premessa doverosa da fare è che ogni sessione di “Arte con la zia Chicca” (ebbene si, in famiglia mi chiamano Chicca) dura almeno un’ora e mezza, a volte due, quindi questo comporta che in un’unica sessione facciamo anche due o tre lavori alla volta. Forse vi chiederete “come?”, e io rispondo…semplicissimo, mentre si asciuga un lavoro, iniziamo un altro.
Questa volta abbiamo affrontato il Giappone producendo ben due quadretti totalmente diversi, uno con i fiori di ciliegio e l’altro con il monte Fuji.
Riflettendoci un poco ho ritenuto opportuno mettere un tutorial alla volta.
La mia nipotina come sempre è stata perfetta, vigile, attenta e scrupolosa, chiedendomi di farle vedere passo per passo ogni cosa. Mi sento veramente sciocca a doverlo ammettere solo ora, ma credo che comincerò di fare la medesima cosa in classe. Non guidarli solamente, ma fare assieme.
Comincio dunque dai fiori di ciliegio.
Ho raccontato a mia nipote che mi era venuta la fissazione per il Giappone e per i fiori di ciliegio che dipingono i paesaggi di rosa (colore molto amato da lei).
Occorrente:
foglio di cartoncino spesso
matita
pennello
piattino e bicchiere di plastica
scottex
colori a tempera : nero, rosso, bianco e giallo
coton fioc
SI INIZIAAAAAA
col piattino (o col bicchiere) fare un bel cerchio rosso al centro del foglio (fategli vedere come fare perché a sei anni non hanno tutti idea) con la matita.
Mettere del rosso su un piattino e col pennello colorare il cerchio.
Sulla destra l’opera in corso della mia piccola artista.
pulire il pennello nell’acqua ed asciugare con lo scottex.
Ora mettere del nero nel piattino (non tantissimo) e far vedere loro come fare un ramo con altri rametti più piccoli.
La piccola artista mi ha concesso la sua autorizzazione a pubblicare le sue opere.
una volta fatti gli altri rametti (non troppi o risulta solo confusionario) lavare il pennello ed asciugare.
Ora dobbiamo mescolare nel piattino rosso e bianco…otterremo il rosa.
Col Coton fioc intingere nel rosa e fare dei piccoli cerchi di 5 pallini ciascuno sui lati dei rami, anche andando sopra il rametto, non succede nulla.
Aspettiamo qualche secondo e usiamo il giallo mettendone poco nel piatto.
Con la punta pulita del coton fioc intingere nel giallo e fare un pallino al centro di ogni fiore.
Ecco che la nostra opera è finita. Semplice ma ad effetto. Se si vuole, si può ripassare il contorno del cerchio con un pennarello nero, ma questo è a gusto personale.
L’Artista ha dato una personalissima interpretazione dell’opera, ma si è dichiarata molto soddisfatta.
Mia nipote era veramente contenta di questa sua opera e si è dichiarata molto soddisfatta.
Se altri vogliono provare questa attività, inviate pure a diariodiunamaestra@gmail.com , aggiungendo se autorizzate o no a farmela pubblicare nella Gallery.
Una o due settimane fa, non ricordo di preciso, mi è stato chiesto da mia sorella se mi andava di fare arte con una delle mie nipoti. Non ho nemmeno avuto bisogno di pensarci su per accettare, però ho avuto bisogno di vedere come incastrare i tempi. Stabilito il giorno e l’ora, abbiamo dato il via a questi….incontri.
Prima di iniziare l’attività mi sembra opportuno fare una piccola riflessione (tranquilli, potete saltarla se non vi va, non vi darò la nota su registro).
Legame affettivo. Io voglio bene a mia nipote e lei sembra volerne a me, questo legame affettivo, rafforzato probabilmente dal fatto che a lei piace dipingere e colorare e io, quale zia, dipingo e disegno, di certo aiuta molto. Insomma un legame affettivo, in questo caso zia-nipote, aiuta inevitabilmente l’apprendimento perché si viene ascoltati maggiormente. Il bambino è più attento.
L’ambiente. Mia nipote era a casa sua, nel suo, chiamiamolo così per rendere maggiormente l’idea, “habitat”. Casa sua è il suo nido, il luogo dove nulla di male può succederle e circondata di affetto e cure, pertanto non c’è tensione, in un ambiente privo di tensione e conosciuto, lei era più serena e quindi più naturalmente incline ad ascoltare ed eseguire il lavoro.
Il numero. Il rapporto numerico uno a uno è privilegiato, non neghiamolo, ed in classe è impossibile ottenerlo. Con ciò non sono a favore dell’home schooling, ma è innegabile che se faccio il lavoro solo con lei, in un’ora di attività si ottiene molto di più perché c’è meno confusione attorno, meno rumore e quindi meno distrazioni.
L’attività di per sè. Arte sappiamo bene che aiuta ad entrare in sintonia con i bimbi. A tale proposito cito un divertente scambio, letto nel libro di Danny Gregory “the creative license”.:
“Quando mia figlia aveva 7 anni mi ha chiesto, un giorno, cosa facessi per lavoro. Le ho detto che lavoro al college e che consisteva nell’insegnare alla gente a disegnare”. Lei ha sgranato gli occhi e mi ha guardato incredula dicendo “vuoi dire che lo hanno dimenticato?”
Howard Ikemoto
Ultima riflessione, ma non meno importante, il ritmo e linguaggio usati. Ho detto a mia nipote “hai mai visto un vaso? No? Fai una riga lunga su, una corta giù e le unisci” …facendole vedere come avevo fatto io. Stessa cosa per il cactus. Tempo, ritmo, esempio e linguaggio sono elementi fondamentali e, strano a dirsi, ma spesso me ne dimentico pure io quando insegno a dipingere ai bambini.
Con mia nipote avevo molti vantaggi dalla mia, ma in classe il tempo è quello che spesso manca. Comuqnue, ciancio alle bande e via di attività.
Il mio risultato! Ho notato che fare assieme il lavoro è utile anche per i bambini. Ebbene si, c’è una notevole confusione sulla mia scrivania!
Occorrente:
scotch di carta
Cartoncino spesso (180gr o superiore)
tempere colori primari (giallo, rosso e blu)
Pennelli
bicchiere d’acqua, scottex e piattino di carta
Pennarello nero
Divertimento (non deve mancare, meglio se ci si aggiunge un pizzico di fantasia).
qui ho usato uno scotch molto grosso, ma potete usare la misura che preferite.
Con lo Scotch di carta fare una cornice al foglio attaccando ai 4 lati e dividere con un pezzo di scotch la cornice in due parti.
Spiegare ai bambini che il pennello va sempre lavato e asciugato quando si cambia colore.
Su un piattino di carta mettere un poco di rosso. Prenderlo col pennello e disegnare con questo un vaso (niente matita sotto, sanno farlo, così si abituano ad acquisire maggiore confidenza con le forme geometriche).
Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.
Nel piattino mescolare in un altro angolo blu e giallo per ottenere il verde.
Col verde fare una palla, attaccata al vaso.
Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.
Nel piattino mescolare in un altro angolo rosso e giallo per ottenere l’arancione.
Adesso colorare tutta la cornicetta a sinistra di arancione.
Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.
Aspettare che si asciughi tutto.
Una volta asciutto mescoliamo nel piattino giallo, rosso e blu per ottenere il marrone e facciamo un vaso nell’area arancione, un vaso come abbiamo fatto nell’area senza sfondo.
Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.
Col pennello prendere il verde (se vi è avanzato del verde dal cactus precedente) e fare un’altra forma di cactus.
Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.
Aspettare che si asciughi.
Una volta asciugato tutto prendiamo il pennarello nero e seguiamo il contorno dei vasi, aggiungiamo anche una riga.
Sempre col pennarello nero aggiungiamo le spine al cactus. Io di solito faccio delle V, ma ho visto che mia nipote si trovava meglio con delle righette. In ogni caso il risultato è bello lo stesso.
Ho fatto fare delle piccole onde in basso ad indicare il terreno.
Togliamo lo scotch ed ecco che abbiamo due vasi di cactus, uno con sfondo e l’altro senza sfondo.
Adesso possiamo riflettere assieme ai bambini quale piace di più, quale dei due risulta più completo. Certamente quello con lo sfondo arancione ha un effetto più suggestivo di quello senza sfondo, ma anche senza sfondo può essere bello. Perché?
La mia adorata nipotina ha fatto un piccolo capolavoro vista l’età e devo ammettere che ha seguito alla perfezione le istruzioni. Nei momenti di asciugatura le facevo fare un altro lavoro, sempre con tempere e scotch, ma questo lo metterò la prossima volta.
A vantaggio di questo “esperimento” c’erano l’assistenza della mamma (mia sorella), i materiali disponibili che non ponevano quindi alcun limite ad entrambe e il rapporto affettivo, ma ritengo sia un’attività fattibilissima anche in classe.
Katsushika Hokusai è stato un pittore e incisore giapponese, conosciuto principalmente per le sue opere in stile ukiyo-e. Ha avuto ben 30 nomi, Hokusai è solo il più famoso, ma nasce come Tokitaro, ed è nato a Tokyo nel 1760, nel periodo Edo. Artista eccentrico e meticoloso, deve la sua fama principalmente alle stampe, nonostante rimase attivo nel campo della pittura come in quello della grafica. In una carriera lunga più di sessant’anni esplorò varie forme d’arte cimentandosi nella produzione di xilografie a soggetto teatrale, di stampe augurali a circolazione privata e, negli anni trenta dell’Ottocento, di serie paesaggistiche, come dimostrano le opere Vedute di ponti famosi, Cascate famose in varie province, Trentasei vedute del Monte Fuji, che riflette in parte un attaccamento personale al celebre vulcano.
La riconoscete? Si è proprio la famosissima Grande onda di Kanagawa ed è considerata tutt’ora il simbolo del Giappone.
Hokusai inizia a lavorare a 12 anni ed a 18 anni entra nello studio di un artista dell’Ukiyo-e, ossia, uno stile popolare allora che rappresentava il mondo nella sua quotidianità, di solito attori e cortigiane, ma anche altri personaggi. Ma Hokusai era troppo goloso ed assetato di stimoli e non si limitò alle xilografie giapponesi, iniziò ad esplorare altri stili artistici europei.
Ma Hokusai è un’abbreviazione di Hokushinsai , che significa “North Star Studio”. Egli era membro della setta buddista che vedeva la Stella Polare associata alla divinità Myoken, divinità raffigurata sopra un drago o una tartaruga e con una spada in mano. Il monte Fuji è stato collegato simbolicamente alla vita eterna (forse per questo lo hanno molto caro).
Quello che non si sa, forse, è che Hokusai può essere considerato uno dei papà del Manga. A 51 anni cambia nome e diventa Taito, cominciando a produrre manuali di disegno (allora non avevano la produzione odierna nè la facile reperibilità di immagini). Per i suoi studenti infatti ha prodotto circa 4000 schizzi di personaggi in diverse situazioni e posizioni da cui essi potevano copiare, un poco come facciamo noi disegnatori quando cerchiamo su pinterest o deviant art quei folli e santi che si fotografano in varie pose dinamiche o statiche, animali, piante e oggetti. Manga significa originariamente “schizzo, caricatura” , solo in seguito è diventato sinonimo di Fumetto (in particolare giapponese vista l’origine).
Hokusai manga
Su Amazon si trovano tranquillamente gli Hokusai manga, sia in edizione italiana che inglese, la prima è una selezione, la seconda dovrebbe essere la collezione completa (ma è più piccola di dimensioni e meno colorata…però costa la metà). Ricordate che, almeno nel secondo caso, vanno sfogliati da destra verso sinistra.
La cosa interessante di questi disegni è la dinamicità e semplicità di alcuni e la complessità comunque facile da riprodurre di altri. Sono disegni deliziosi e decisamente ispiranti.
Perché ho parlato di Hokusai? Perché un poco di storia che avvicina al fumetto, così vicino come stile al gusto di grandi e piccini, permette di allargare all’influenza che lo stile giapponese ha avuto sui pittori occidentali…
Per oggi è tutto, ma posso anticipare che sto studiando come fare un’opera…alla Giapponese.
Chi lo ha detto che l’arte non può essere…spaventosa? In realtà può, lo sappiamo, basta vedere Momo (creata da un giapponese su base della loro mitologia spettrale) o tutti quei bellissimi costumi creati per il cinema (sono arte pure quelli). Lo era il primo nosferatu (ma anche il secondo non scherzava), dracula e frankenstein. Ma oggi…parlo di dipinti.
Avevo installato tempo addietro Google art&culture, presente sia come app per Android e IOS, sia online. Quando la fantasia si esaurisce e la memoria vacilla è un’ottimo strumento per il docente per trarre anche solo ispirazione. In periodo Halloween…eccoci con i quadri Spaventosi!
Scheletro con sigaretta- Van Gogh 1886
Apriamo con un bello scheletro che fuma. Tanto è già morto e di certo il cancretto non gli può venire, ma è un gioco di…tenetevi forte…Vincent Van Gogh, proprio lui. Disegnare scheletri è un esercizio nelle accademie di Arte da sempre, per questo lui si è divertito così, riproducendo uno scheletro che fuma come una persona viva, quasi qualcosa di inanimato tornasse ad avere una volontà propria.
La tentazione di S. Antonio – Joos Van Craesbeeck –
Questo forse è un tantino forte per i bimbi, ma forse no, in fondo sono abituati ad It, alla bambola assassina e altri orrori, cosa volete che sia questo gigante da cui escono figure inquietanti come cattivi pensieri? L’ispirazione di questo artista viene da Bosh (altro pittore che adoro).
Il sabba delle streghe- Francisco Goya
Il nostro amato Goya era molto interessato alle streghe, vuoi perché l’inquisizione c’era ed era fin troppo attiva anche se morente, vuoi perché in fondo ogni artista che mi piace ha la sua ossessione per il lato più oscuro e nascosto dell’umanità. I bambini vengono offerti al diavolo come iniziazione alla stregoneria…non è un quadro per bimbi ovviamente. Molti hanno visto questo quadro come una critica al fervore religioso, e non è sbagliatissimo, tuttavia egli criticava l’irrazionalità, l’ignoranza che portano a certe pratiche superstiziose.
Ed eccoci ad un autore giapponese : Utagawa Kuniyoshi.
Quello che amo di certe stampe giapponesi è proprio lo stile molto fumettistico da cui inevitabilmente abbiamo preso. Ogni tavola racconta una storia o una parte di essa, ma tendono a comporre una narrazione. Utagawa amava raccontare miti e leggende e storie nelle sue xilografie.
Qui la principessa Takiyasha (sulla sinistra), evoca da una pergamena uno spettro scheletro per spaventare il nostro eroe Oya no Mitsukuni (al centro, non molto spaventato in effetti).
Kuniyoshi è uno degli artisti della scuola pittorica denominata “ukiyo-e” fiorita dall’inizio del 17° alla fine del 19° sec. Questa scuola merita un articolo a parte tuttavia, per ora vi basti la traduzione «pittura della vita che passa, del mondo fluttuante». Si dedicarono soprattutto all’incisione in legno e realizzarono opere a grande tiratura.
Ovviamente non può mancare il mio preferito…l’URLO di E. Munch
L’Urlo- Edvard Munch
Una delle opere più famose, e rubate, della storia. Munch ha basato quest’opera sull’esperienza vissuta mentre passeggiava con amici a Ekebergasen, in Norvegia.
Stava passeggiando quando il cielo divenne rosso sangue e lui, esausto, si appoggiò alla staccionata. C’erano sangue e lingue di fuoco sopra il fiordo blu-nero e la città. Gli amici proseguirono e lui rimase lì tremante di angoscia, con un urlo senza fine che attraversava la natura.
Il quadro non rappresenta uno spettro, ma qualcosa che fa ben più paura di esso…la paura stessa.
Ed ora…passato Halloween, dati i dolcetti e/o subiti gli scherzetti, dopo questa carrellata nella storia dell’arte, auguro un buon 1 Novembre.
Nah non c’entra niente la canzone, o meglio c’entra perché mi piace e mi ha ispirata (e mi ispira ancora). Sul libro che consiglio vivamente Artisti in Erba di Fiona Watt (ed Usborne), ho trovato un interessante tutorial che ho sentito assolutamente il bisogno di provare a fare da sola, per vedere se possibile proporlo ai bimbi.
Ebbene…si può fare (come urlava entusiasta il dott Frankenstin- cit Frankenstein Jr).
sappiate che compro questi materiali dai cinesi, per sperimentare con materiali dai costi contenuti.
Prima cosa …gli ingredienti!
Colori acrilici e tempere (a scelta, puoi anche mescolare se ti aggrada, io mi baso su quel che si ha a scuola e in casa). Ho usato principalmente: terra d’ombra, terra di siena, rosso e giallo. Bianco e nero li tengo a portata solo per schiarire o scurire.
Pennelli
coton fioc (almeno due)
cartoncino spesso
scotch di carta.
Carta di giornale (per evitare di farsi insultare dai collaboratori scolastici o per sporcare la propria scrivania, a scelta).
1-Fare una “cornice” grossolana con lo scotch di carta sul cartoncino
Lo scotch era piuttosto grosso quindi mi è venuta un’area piccola dove lavorare, ma va bene lo stesso.
2- mescolare rosso e giallo per ottenere un arancione (non importa se più scuro o più chiaro, quello sta a gusto personale). Una volta ottenuto l’arancione che piace, passalo sull’area, non importa se si va sopra lo scotch.
questo è su un altro quadernone, quindi non c’è lo scotch, ma il risultato comunque è questo, se si vedono le pennellate va bene lo stesso, se non le volete vedere date un’altra passata quando asciutto.
3- Disegnare una sagoma che andrà colorata di nero. Io ho scelto l’elefante. Se non ti senti sicuro/a di disegnare a mano libera (comunque da fare a matita prima), prova a ricalcare su un foglio una sagoma di animale, che sia leone, giraffa, elefante o serpente, ritagliala e posala sul foglio per poi ricalcarne i contorni. Non deve essere particolareggiata, basta la sagoma.
La sagoma dell’animale andrà colorata interamente di nero, potrebbero servire più mani di colore.
Ho voluto colorare di bianco le zanne, ma non è obbligatorio.
4- In un piattino metti una goccia di terra di siena, una di color terra bruciata e una goccia di bianco. Con i Coton fioc intingi una punta in uno dei colori e comincia a decorare il disegno sia dentro che nello sfondo.
Attenzione, ogni testa del coton fioc dovrà essere usata per un solo colore, non mescolarli.
Mi son divertita a fare qualche riga di contorno con il pennello intinto nel colore terra di siena
5- Aspetta che il colore si sia asciugato e…leva lo scotch con calma.
Ed ecco il risultato!
Si può fare con qualsiasi sagoma, ma io suggerisco un animale africano visto che richiama molto quelle atmosfere. Si possono usare tuttavia altri colori e altre sagome. Le sagome hanno il vantaggio che forse per i bambini sono più facili e noi possiamo preparargliele. Il risultato è semplice e ad effetto.
Un’interessante variante potrebbe anche essere riprodurre delle foglie autunnali ed usare colori autunnali. Hai delle varianti da proporre? Scrivimi a diariodiunamaestra@gmail.com e le pubblicherò volentieri, meglio ancora se allegherai un tuo lavoro (ovviamente metterò nome dell’autore e i dati che vorrà veder pubblicati).
Qualche sbavatura secondo me donerà un che di artistico, ma è un mio parere.
Non vedo l’ora di tornare a scuola per poter mettere in pratica e mostrarvi i capolavori dei miei bambini. Bacioni infetti da
Durante il secondo anno con il mio primo ciclo andava di moda il gioco del Tris. A ricreazione era un continuo spreco di fogli per questo gioco della durata, spesso, di un nano secondo. Parlo di spreco nella misura in cui poi non avevano mai fogli a sufficienza per i disegni di arte ovviamente. Non chiedermi perché alcuni genitori non comprassero album da disegno, onestamente non mi sono nemmeno posta il problema. Il vero problema era che non c’erano fogli per tutti.
Pensa che ti ripensa, trovo la soluzione: costruiamo un tris che possa effettivamente occuparli senza usare fogli, quindi con tanto di segnapunti.
Tra lockdown e vacanze saltate, una mattina di mercato sotto casa, in fase 2/3 ovviamente, ho deciso di fare un rapido inventario di materiale da recupero e non (ossia foglietti di feltro ordinati tempo addietro e non del tutto utilizzati) a mia disposizione e…mancava giusto del feltro un poco più grosso ed era fatta.
Sono andata dritta alla bancarella di stoffe, ho preso il foglio di feltro più grosso, di un colore verde prato (ho preso anche della stoffa per le federe dei cuscini…ma non c’entra), sono tornata a casa ed ho radunato tutto sul tavolo da cucina. Per ore son stata praticamente isolata dal resto del mondo, compreso il mio povero compagno che ogni tanto passava per curiosare o mi sentiva saltare, ma non di gioia.
Occorrente:
Cartoncino ( io ho usato quello delle confezioni dei libri ordinati su Amazon)
scotch di carta
Feltro (foglio grande)
Fogli piccoli di feltro di vari colori.
Colla a caldo
Occhietti adesivi
Velcro (30 cm circa, maschio/femmina)
matita e righello
Spirito di sacrificio e pomata per le ustioni, con la colla a caldo serve.
Il cartoncino aveva una piegatura, come uno sportello, laterale, abbastanza larga da farci un segnapunti. Non ho fatto disegni del progetto perché quando mi viene in mente qualcosa devo farlo subito, ho tutto nella testa e devo solo procedere, ma per tua comodità ho fatto apposta il progettino così puoi vederlo ed eventualmente modificarlo o farlo identico, come vuoi (puoi anche non farlo se non ti garba).
Ho preso le misure del cartoncino. Le misure della parte più larga a sinistra dove sarebbe andato il pannello del Tris e quello della parte laterale a sinistra dove sarebbe andato il segnapunti, quindi ho riportato con matita e righello le misure sul feltro verde ed ho ritagliato.
Con lo scotch di carta ho coperto tutti i bordi (non volevo rischiare che si tagliassero i bimbi e poi sono colorabili dopo se si vuole)
ho coperto i bordi del cartoncino con lo scotch di carta per renderli più sicuri e colorabili, se voglio
Avevo del pannolenci verde che mi avanzava dal cappello di San Patrizio (fatto da me, si sono fuori di testa, ma certe cose preferisco farle da me perché risultano più fumettistiche nella loro imperfezione) e l’ho incollato a strisce lungo i bordi del cartoncino e negli spazi tra un pannello e l’altro, per nascondere il cartone.
I pannelli di feltro sul retro li ho incollati subito.
Il pannello di feltro sulla destra se volete potete già incollarlo, ma preferisco di no per evitare poi di tirar giù imprecazioni creative nel staccare se sbagliate. Dunque…ho fatto 4 strisce di pannolenci verde (quello del cappello di San Patrizio).
Le strisce non devono essere perfettamente rettangolari, devono ricordare gli steli d’erba secondo me
Ora dedicati al pannello dei punti (e preparati alle ustioni)
Con il feltro sottile da Amazon ho fatto, col compasso, due cerchi e ritagliato una finestrella in entrambi. Ho fatto un buco al centro, preso le misure e fatto un buco nel feltro verde e messo un fermacampione.
Su diversi foglietti di feltro colorati ho fatto i numeri e poi pian piano, ruotando i cerchi, ho incollato i numeri in modo che corrispondessero al buco. Questo procedimento, costatomi due bolle sul medio della mano sinistra, va fatto per entrambi i segnapunti (due squadre) .
Finito il tutto ho incollato il pannello con i segnapunti sul cartoncino. Tutto con colla a caldo, non scherzo.
Occorrente per le api
Alla fine son passata a fare api e fiori, idea che avevo da principio e che mi è stata criticata perché, a detta del mio compagno, avrei dovuto fare api e calabroni, o api e vespe…o ….cavoli miei, si può fare ciò che si vuole alla fine.
APE
feltro giallo, nero e azzurro
occhietti adesivi
Ho cominciato col fare 5 ellissi gialle e 10 nere.
Ho tagliato delle gocce dal feltro azzurro
Ho incollato le gocce su un lato dell’ellisse gialla e poi, sopra, ci ho incollato un’ellisse nera. Dalle ellissi nere che avanzano, dovrebbero essere 5, ho ritagliato le strisce seguendo una bombatura ideale, per dare l’idea di tridimensionalità.
Incollate le strisce nere sul lato giallo ho proceduto con incollare gli occhietti adesivi (sbizzarritevi, ci sono quelli con le ciglia oppure mettere un occhietto piccolo vicino ad uno grosso) .
Scaricato gratuitamente dal sito dell’autrice, ma compra il libro, merita ogni centesimo.
Ho fatto in tutto 5 fiori e 5 api. Adesso tagliamo dalla striscia di velcro 9 pezzi di circa 3 cm (due dita). Fai molta attenzione nell’incollare perché sul pannello va messo lo stesso tipo per tutte le 9 caselle. Se metti maschio, lo metti in tutte e 9 le caselle (non fare come me che non capivo nulla ed ho dovuto rifare). Non sai qual’è il maschio e quale la femmina? Non è un problema, basta che ci passi il dito sopra e sentirai la differenza tra i due. Devi incollare al feltro del tabellone lo stesso tipo di superficie di velcro ed l’altro pezzo, quello che va ad incastrarsi, dietro a 4 fiori e 4 api.
Ti avanzano ora un fiore e un’ape. Perfetto! Passa dietro questi la colla a caldo ed incollali sopra le ruote segnapunti, così che i bambini capiscano qual’è la ruota dell’ape e quale del fiore.
Et voilà, il Tris eccolo qua (sperando non lo distruggano e non perdano i pezzi).
Totale ore di lavoro…4 ore circa, ma perché non avevo lo schema davanti ed ho dovuto interrompere qualche volta tra telefonata, pomata per le ustioni e altre amenità.
Ora devo solo ritagliare le lettere e incollarle per formare la parola TRIS….
Vuoi farlo anche tu? Lo hai già fatto? Condivid i con me inviandomi la foto alla mia casella email. Se hai domande, curiosità e proposte, scrivimi a diariodiunamaestra@gmail.com.
Due prime, due bambini che vedevo sempre svogliati e fermi come sassi ad arte. Chiedo di disegnare e loro rifiutano dicendo che non vogliono.
Se c’è una cosa che odio nel profondo è imporre. Già devo farlo per i compiti, gli esercizi o le attività nelle altre materie, ma in arte no, non posso, ucciderebbe me, figurarsi loro. Come fare?
Partiamo dal principio cardine che fare e osservare arte deve essere un piacere! È una disciplina, e va bene, ma perché non affrontarla come un momento di svago? Non significa che non debbano impegnarsi, lo fanno quando vedono che appendi nel corridoio le loro opere, ma non implica nemmeno che debbano annoiarsi facendo il “ disegnino della famiglia” e cose così.
Come comportarsi quando un bambino rifiuta categoricamente il disegno?
Premetto che fare arte e insegnarla a fare sono due cose che non vanno a braccetto, l’una non implica l’altra. Sfatiamo il mito che chi sa fare sa anche insegnare ( si usa dire infatti, malignamente, che chi non sa fare può insegnare), non è scontato e me ne sono resa conto quando ho fatto esperienza diretta. Non ho fatto la scoperta del secolo, e non la vendo come tale, direi che non vendo nulla, ma voglio condividere il mio vissuto.
Quando ho visto i primi bimbi rifiutarsi di disegnare, bloccarsi, per me è stato uno schiaffo di quelli che fan risuonare pure le orecchie. È vero che non a tutti deve piacere disegnare, ma pensavo che a tutti i bimbi piacesse comunque esprimersi attraverso il tratto grafico.
Ho chiesto a quei bambini il motivo della mancanza di piacere nel disegnare, se me lo sapevano spiegare, facendo anche esempi banali ma efficaci quali “a me non piace correre perché se corro sento più caldo”. La risposta è arrivata prima di quanto potessi pensare:
Maestra non mi va di disegnare perché io non lo so fare.
Una risposta semplicissima ma che ci ricorda e riassume il nostro compito, ciò che siamo chiamati a fare (per vocazione o per stipendio, ma dobbiamo farlo e bene).
Non lo sai fare ok, e allora? Sono qui apposta per insegnartelo.
I bambini si confrontano, non sono sciocchi e capiscono quando qualche compagno ha più talento in questa o quella materia, e a volte un compagno talentuoso può scoraggiare, ma se si affronta la situazione con lucidità ed empatia, si riesce ad infondere fiducia nelle proprie capacità. Questo compito spetta a noi docenti.
Non posso dare risposte, ricette o soluzioni universali, le geometrie di classe cambiano come cambiano le realtà dietro ciascun bambino, ma posso dire come ho affrontato io.
1. Niente panico! La calma è la virtù dei forti, e noi docenti dobbiamo essere calmi, sempre.
2. Chiedere sempre, spingere a motivare le proprie affermazioni serve a noi per capire come e dove intervenire, ma serve soprattutto a loro per imparare a comprendere loro stessi. Dovendo spiegarsi, motivare, devono riflettere sui perché del loro sentire e quindi acquisire uno strumento utile in tutti i momenti difficili. Spingerli a motivare le loro affermazioni è trasversale.
3. Ma meriterebbe di stare al numero 1, conosci la tua classe! Cerca di capirne i punti deboli, quelli di forza, i caratteri singoli e il gruppo classe. Sfrutta i più talentuosi per aiutare i meno capaci e motiva sempre. La tua classe è il tuo piccolo esercito che devi preparare per sconfiggere l’ignoranza, alcuni saranno più bravi in alcune cose, altre in altre cose, ma se insegni a fare gruppo, a rimanere uniti, avrai già fatto metà dell’opera. Non è una cosa immediata sia chiaro, io ci ho messo mesi e puntualmente ogni anno devo ricalibrare tutto per qualche trasferimento, defezione o aggiunta.
4. Ora veniamo al succo! Ricorda sempre ai bambini che anche tu, insegnante, continui a studiare, a far corsi, ad imparare. Non bisogna scoraggiarli ovviamente, ma solo ricordare che siamo tutti a scuola per imparare, se sapessimo già tutto non avrebbe alcun senso venire a scuola, ma la vita sarebbe molto noiosa, priva di sorprese.
5. Ed ora il bello! Usa i Doodles (farò uno o più articoli apposta per dare qualche idea) ! I doodles sono schizzi semplicissimi, veloci, basati su linee facilissime da fare anche per loro, ma che rendono subito e quindi dà loro l’impressione di saper fare, di aver disotterrato un tesoro. Se c’è una cosa che i bambini devono imparare è che non si diventa bravi subito, ma ci vuole tempo ed esercizio. Questo sfugge persino a molti adulti, figuriamoci ai piccoli, ma come quando ci si mette a dieta, vedere i primi risultati motiva a continuare. Così funziona con il disegno, se si vede che si sa disegnare un limone, un vaso di cactus o un uccellino, il bambino prende confidenza, acquisisce sicurezza, gli sembra in realtà di esser stato sempre bravo, solo che non lo sapeva, aveva bisogno di istruzioni, tutto qui. Ed ecco che anche il meno bravo lo vedrete fiorire, applicarsi e impegnarsi, dandovi anche risultati sorprendenti.
6. Critica costruttiva! “Si bello, molto bravo, però la prossima volta magari…”, ecco una delle tante formule che si possono usare nella “critica” (nella sua accezione originale, non negativa) dell’operato. Io penso sempre a cosa piacerebbe sentirmi dire, come mi piace sentirmelo e da lì parto per valutare l’operato. Ammetto che in passato ci sono stati amici e conoscenti decisamente poco empatici e per nulla delicati nei miei confronti, ne sono rimasta ferita, non lo nascondo, ma li ringrazio comunque perché è proprio provarlo sulla mia pelle che ora mi spinge ad essere attenta quando parlo con i bambini. Attenzione perché il tono, le parole che usate, fanno la differenza anche se non capiscono al 100%, ricordate che colgono le sfumature a livello istintivo.
7.Appendete le loro opere! Non importa se belle, brutte, se vi piacciono o non vi entusiasmano, dovete appenderle tutte! Non c’è spazio? Organizzatevi per fare un cambio, magari una volta al mese o una ogni due settimane si cambiano le opere appese. Appendetele in corridoio, o appendete le opere della A nella B e viceversa, per creare anche unione tra le sezioni e non abituarli a pensarsi come A e B. Vedere cosa fanno gli altri li spinge a migliorare se stessi, ma appendetele in modo che vengano viste da tutti, per loro è motivo di orgoglio, ma non te lo chiederanno mai, devi essere tu insegnante a farlo, a valorizzare tutti.
8. Fategli raccogliere le opere in una cartellina! Ognuno porti la propria eh, non è un problema, ma insegnate loro a firmare l’opera, mettere la data e metterla nella propria cartellina. Questo servirà a loro ad organizzarsi mentalmente, e a voi a restituire le opere alle famiglie, alcune delle quali saranno, credetemi, estasiate. Il colmo è che io faccio fare così perchè in casa mia, per i miei disegni, non lo faccio, e poi mi ritrovo a disperarmi perché non so quando ho fatto quel disegno, oppure non trovo quel disegno che ricordo che avevo fatto quando desidero rivederlo o farlo vedere. Non c’è miglior educatore del cattivo esempio! Sono proprio i miei difetti a suggerirmi cosa far fare ai bambini, per evitargli di trovarsi nelle mie scomode situazioni. Insomma questo ci porta al punto 9.
9. Impara dai tuoi errori e riconoscili! Ricorda che i tuoi errori, la tua esperienza (che è fatta soprattutto di sbagli) è la tua risorsa. Non aver mai paura di riconoscere degli sbagli perché sono quelli che ti rendono ciò che sei. Non nascondere i tuoi errori ai bambini, non fare il supereroe, se ti vedono come persona umana, che può sbagliare, ma che quando sbaglia lo ammette e ci ride su, o si scusa se serve, è il miglior esempio che si può dare. Ci sono giorni che disegno proprio male, non ho voglia, e i bambini se ne accorgono subito, ma è proprio allora che li guardo e gli chiedo scusa. E quando sono loro a non averne voglia? Beh non ci crederete ma lo ammettono e si scusano pure loro. Finisce con un sorriso, un’alzata di spalle e un “va beh dai, non diamo voti oggi”.
Se non sapete disegnare ma vi trovate ad insegnare arte…andate al punto 1 e rileggete! Siamo tutti qui per imparare, non possiamo saper fare tutto, possiamo imparare assieme a loro, e nel caso…ammettiamolo, diciamolo “bambini, quest’anno impariamo a disegnare assieme” e credetemi questo li farà sentire vicini a te, come in famiglia, e gli farà apprezzare il loro docente e la materia.
Io disegno sempre, ovunque, su tutto, anche sui tovaglioli. Alcuni mi dicono che son brava, altri mi mostrano i “geni”, che espongono e via dicendo, a volte mi sento un poco infastidita (sarei ipocrita a negarlo), ma poi penso “ma chissenefrega”, disegno perché mi piace e continuo a farlo per il mio piacere e non per esporre nè vendere. Questo tuttavia non fa di me una docente di arte perfetta, tutt’altro (il nome del blog non è a caso)! Se volete imparare a disegnare potete, non serve avere talento, serve la voglia e, cosa molto importante, non farvi scoraggiare. Ricordiamo che il miglior insegnamento lo diamo con l’esempio.
E a voi è capitato di sentirvi dire che non gli piace? Come avete reagito? Cosa è accaduto?
Condividete le vostre esperienze commentando o inviandomi mail a diariodiunamaestra@gmail.com
Da qualche tempo ho in testa di prendere qualche lavoro visto su pinterest e farlo mio. Ovviamente, per quanto si possa copiare il procedimento, il risultato sarà sempre differente perché per fortuna non siamo macchine fotocopiatrici e questo è un pregio notevole in arte.
Per questo lavoretto, di cui ovviamente ho fatto il tutorial, vi servirà :
colla
forbici
matita, gomma e temperino (le ultime due perché si può sempre sbagliare)
colori (quello che vi piace)
carta o cartoncino (cartoncino però non troppo spesso)
Ho preso un paesaggio carino, tipico della Liguria, in un borghetto che consiglio vivamente di visitare: Porto Venere. Questo delizioso posticino è caratterizzato da case strette e alte, con colori allegri e molto diversi. Vi spaventa disegnare un paesaggio? Nessuna paura, pensate sempre alle geometrie…
Il lavoretto è meglio farlo assieme, il bambino in questo è opportuno aiutarlo nella fase finale, quando nel barattolo si mette una candela o una lampadina.
Io ho usato dei piccoli led comprati su Amazon, li avevo comprati per dei lavoretti di halloween e contavo di usarli anche per Natale. Sono molto carini perché variano le luci creando un bell’effetto.
Come ho fatto?
Ho disegnato molto semplicemente il paesaggio senza stare attenta a tirare righe drittissime o perfette (non si dice però di andare storti) partendo dalle forme degli edifici per poi aggiungere le finestre e i balconi, o i pattern dei tetti
2. Ho colorato con acquarello (ma potete usare anche altri colori)
3. Ho ritagliato il contorno superiore del paesaggio per togliere il cielo (potete anche non farlo, ma secondo me così viene carino).
4. Ho arrotolato il foglio e incollato le estremità, giusto un dito di spessore, massimo uno e mezzo.
5. Ho messo il led acceso nel barattolo e poi ho messo il paesaggio a circondare il barattolo. Spegnete le luci e…..MAGIA….
Io ho scelto un paesaggio esistente, ma niente vieta di inventarsene uno, magari prendendo spunto e ispirazione da qualche libro, chissà….così si può fare un paesaggio delle fate, un giardino segreto, un paesaggio orientale che ci porti con Aladin a volare con la fantasia…o il castello della Bestia…
Per noi adulti magico non è, ma per un bambino si, e la tridimensionalità dell’oggetto conferisce un aspetto più accattivante e professionale ai suoi occhi. Ricordate sempre di guardare queste cose con i loro occhi (a volte lo dimentico pure io, è un monito anche per me).
Come sempre, se volete condividere i vostri lavori o le vostre esperienze scrivetemi a diariodiunamaestra@gmail.com
Preparate matite, righelli, pastelli o pennarelli. In realtà non ci sono video tutorial per questo ma solo istruzioni scritte.
In una mattina in cui non ho pulizie da fare, mi son messa sul divano, col marmotto (ebbene sì ho un cane delle praterie a casa) addosso, in grado solo di disegnare dal tablet. Tuttavia il tablet ha giusto un’app che simula vari strumenti, dalle matite ai pastelli, dai pennarelli agli acquarelli e tempere (che caso)…e allora…via con la fantasia.
Pastello nero e righello
Ho fatto righe verticali per disegnare i palazzi e poi riempito con righe orizzontali o verticali come per il lavoro con i pattern, ma usando il righello.
Se avete possibilità di fotocopiare, va benissimo fare due fotocopie, diversamente potete appoggiare il foglio alla finestra, metterci sopra l’altro foglio su cui disegnare e con la matita ricalcare tracciando linee leggere. Una volta ricalcato ripassate con il pastello nero e il righello per aiutarvi a fare le linee belle dritte.
Avete fatto? Avete tre disegni uguali davanti a voi? Allora state procedendo bene.
Ora prendete i colori rosso, giallo e arancione e cominciate a colorare. Una riga di un colore e quella sotto o vicina di un altro, mi raccomando alternate i colori.
Il paesaggio con i colori caldi
Ci siete? Vi piace? Se si, continuiamo con una delle due copie che avete fatto. Questa volta useremo viola, azzurro ( anche blu) e verde. Io ci ho messo anche del verde ottenuto con un poco meno di blu e più giallo. Come prima, ogni riga un colore diverso da quella vicina o sopra e sotto
Finito? Vi piace? Benissimo, ora la parte più difficile.
I grigi! Il grigio si ottiene mescolando nero e bianco.
Se avete acquarelli avrete diversi grigi a seconda di quanta acqua mettete.
Con le matite colorate dipende dalla pressione della matita era sul foglio, ma potete usare anche quella per disegnare.
Se usate le tempere invece basterà variare la quantità di bianco. Più bianco mettete più chiaro sarà il grigio e viceversa, più nero e meno bianco vi farà venire un grigio scuro.
Come prima, ogni riga un colore diverso da quella vicina o sopra e sotto.
Ora che avete tutti e tre potete appenderli assieme, vicini, in orizzontale o in verticale, nell’ordine preferito.
Ricordate, e non fate come me, mettete la vostra firma come dei veri artisti e la data in cui avete fatto il lavoro (quella magari dietro il foglio). Raccogliete questi lavori e altri che farete, magari trovati in questo blog, in una cartellina e conservateli.
Quando li riguarderete saranno un bellissimo ricordo!
Come sempre, se volete mandarmi i vostri lavori li pubblicherò ben volentieri nella gallery del blog e in calce a questo articolo, basterà scrivermi a diariodiunamaestra@gmail.com
Se volete commentare, condividere le vostre esperienze, sentitevi liberi di commentare.