Quante volte è capitato di sentirsi dire “maestraaa non ho voglia di colorare, ci metto una vita” e mille capricci per non colorare tutto quel foglio. Come non capirli? Se da un lato il disegno colorato è bello, gradevole, si presenta bene e dona quel senso di completezza, dall’altro è una bella rottura colorare tutto un foglio A4. Ammetto, e qui faccio outing, che nemmeno io adoro colorare, spesso e volentieri i miei disegni, quelli seri, sono in bianco e nero, però se faccio disegnini vignettistici il colore completa e rende accattivante il prodotto.
Ebbene, non è detto che si debba per forza riempire tutto lo spazio per farli divertire (e colorare).
Altro problema è l’amore per i pennarelli. Il problema è nella misura in cui nel riempire di colore il disegno, a volte bucano il foglio e poi ne piangono.
Un piccolo trucchetto utile per farli colorare, aiutarli nel miglioramento della una coordinazione mano-occhio ed insegnargli i “pattern”, ho registrato questo tutorial dove, con pochi colori (ne ho usati 12), con pennarelli o penne colorate, possono realizzare dei graziosi disegni ad effetto. Questo lavoretto li può aiutare nella concentrazione dal momento che devono stare molto attenti a non sovrapporre le linee.
Il vantaggio di questo lavoro è che devono fare disegni grandi e semplici, fattibili anche da chi è meno portato e da bambini piccoli.
Fai il disegno di base a matita e ripassa col nero
comincia a seguire i contorni di ciascuna parte del disegno con un colore, ogni parte con un colore differente, stando sempre attenti a fare linee parallele.
Potete fare paesaggi di campagna, di città, notturni o di giorno, edifici (basta vedere il tutorial su come disegnare il duomo di Genova e potrete disegnare qualsiasi cosa). Insomma potete fare così con tutto e senza usare il righello.
Divertitevi a farlo assieme ai bambini e poi confrontatevi e parlate.
La scuola è finita quindi non ho capolavori dei miei alunni da mostrare, ma se vorrete mandarmi i lavori dei vostri figli sarò ben lieta di pubblicarli. Basterà scrivermi a
I bambini amano l’arte? Si! La amano se tu insegnante trovi il modo per fargliela amare. Ma come fare a far amare l’arte?
Urlo Edvard Munch
Prima di tutto partiamo dal principio che il bello è un concetto che hanno pure i più piccoli, diverso da quello degli adulti perché diverse sono le esperienze e diverso il modo di vedere le cose, ma tutti hanno il proprio senso della bellezza (e della bruttezza).
Fin da bambina mi portavano nelle pinacoteche (che da piccola innocente immaginavo fosse dove vendevano panini) e nei musei, ma i grandi non ascoltavano e non spiegavano. Da un lato era un vantaggio perché guardando quei quadri mi facevo le mie idee personali, se mi piaceva lo guardavo e se non mi piaceva andavo oltre e cercavo un altro quadro, senza influenze esterne, sola nel mio piccolo mondo fatto di “mi piacerebbe disegnare così”.
Crescendo poi sono arrivate le “lezioni private”. Papà e mamma che spiegavano chi aveva dipinto il quadro, quando, cosa, i colori…insomma una pesantezza alleggerita solo dalla voglia di rendere orgogliosi i genitori. Questo funzionava su di me, che avevo la sindrome da prima della classe ed ero interessata, ma ha fatto venire a noia l’arte e i musei a mia sorella. Perché? La risposta mi è venuta proprio da mia sorella, anche se a distanza di trenta e passa anni e confermata dal mio contatto costante con i bimbi nel contesto scolastico:
Perché non chiedevano un nostro parere, non ascoltavano quello che era il nostro modo di vedere le cose, un modo da bimbi, infantile e fantasioso.
Molti adulti tendono a pensare erroneamente che il bambino vada instradato, gli vada inculcato un concetto, insegnato cosa è bello e cosa no, cosa è un’opera d’arte e cosa non lo è. Erroraccio!
La natura del bambino, ben conscio che il mondo, il suo come quello generale, è governato da adulti, è di compiacere l’adulto. Sia esso maestro o genitore, il bambino cercherà sempre il segnale nelle nostre espressioni, toni, nel linguaggio non verbale la conferma che sta facendo la cosa giusta, l’approvazione, ed è naturale visto che deve crescere e non vuole le punizioni (a chi piacciono? Ai masochisti certo, ma non è il luogo ove parlarne). Sta a noi cercare di incoraggiarli ad esprimere liberamente ma educatamente un parere, un pensiero proprio, senza timore di dire che gli piace qualcosa che a noi non piace. Sta a noi insegnare il “rispetto” dei gusti individuali e il diritto di esprimerli nell’ambito dell’educata tolleranza verso chi la pensa diversamente.
IN SOLDONI… COME HO FATTO?
Prendendo spunto dal libro “Imparare davanti a un quadro” di Giulia Orombelli, ed. WizArt, impresa sociale, ho cominciato a chiedere ai miei bambini, ad ogni quadro, se gli piaceva o se non gli piaceva e di dirmi il motivo.
Ovviamente non tutti partono bene e con la quarta inserita, molti sono restii, timorosi, quasi dubbiosi di sbagliare. Ebbene, incoraggiamoli, ricordiamo loro che non esiste giusto o sbagliato ma “bello secondo me” oppure “brutto secondo me”, rispettando che ciò che ci piace non deve per forza piacere agli altri.
Con i miei studenti è andata così, all’inizio mi studiavano, esitavano, non sapevano, ma poi hanno scoperto che la maestra non li avrebbe giudicati e avrebbe difeso le posizioni di tutti, anche se in realtà difendevo solo l’educazione e il rispetto per i gusti differenti. Una volta capito che ero solo quella che ascolta tutti e non interviene se non quando i toni si fanno un tantino accesi, si sono liberate le testoline e sciolte le lingue.
Non so se son riuscita a fargli piacere l’arte nè se riuscirò davvero a fargliela amare, ma sono assolutamente certa che hanno imparato che anche loro possono guardare i quadri come i grandi ed avere delle opinioni proprie, come i grandi. I miei studenti si sono mostrati molto partecipi, attivi, interessati e chiedevano alla fine di poter vedere altri quadri, hanno anche imparato che ascoltare gli altri quando esprimono un loro parere serve a poter dire la propria dopo, essere d’accordo o in disaccordo, e non è poco per i loro sette anni.
Tirando le somme, mi rivolgo a colleghi, colleghe e genitori in un sentito ed accorato appello.
CHIEDETE UN LORO PARERE, ASCOLTATELI, senza guardare l’orologio nè mostrare impazienza o giudizio!
Quando andate in un museo, in una pinacoteca, un castello, chiedete prima cosa pensano, se gli piace, perché e cosa gli piace, e lo stesso anche se non gli piace. Invitateli a motivare i loro gusti ma senza forzarli, a volte non sanno spiegare bene come mai qualcosa non gli piace, inutile forzare e peggio ancora dire “ma allora non è vero che non ti piace”.
Pensateci bene, anche noi adulti a volte non sappiamo spiegare perché una cosa ci fa ribrezzo o non ci piace o perché andiamo matti per il cioccolato più che per la vaniglia, figuriamoci un bambino.
E se non gli piace una cosa che a voi piace? Bene, meglio ancora, parlatene, spiegatevi, provate a spiegare cosa piace e cosa no, perché, cosa vi ricorda, tutto quello che vi viene in mente e non siate mai pedanti. Cercate di ricordarvi come eravate da bambini, senza ricostruzioni irrealistiche postume, e se non lo ricordate almeno cercate di mettervi nei loro panni.
Questo è frutto delle esperienze mie, di mia sorella (che ringrazio per il suo feedback) da bambine e da adulte.
Se volete mandarmi dei pareri, commenti o, meglio ancora, esperienze, scrivetemi o commentate.
Insegnare ai bambini a disegnare un edificio, un palazzo o una chiesa, non è poi così difficile, specialmente se gli insegni prima le figure geometriche e tutte le figure che posso costruire con triangoli, rettangoli, quadrati e cerchi.
Il duomo fatto da me
Un trucchetto che usano gli urban sketcher, quegli strani individui che ogni tanto si vedono a disegnare rapidi e furtivi per le strade, è proprio abbozzare figure geometriche per aggiungere in seguito i particolari.
La suddivisione a sinistra, per far vedere ai bambini le figure geometriche che compongono il duomo.
Basandomi su questo, rendendo l’imprecisione e incertezza nel tratto un valore positivo, ho creato un videotutorial dove non devono usare righelli per nessun motivo e ogni tratto imperfetto rende il lavoro più carino.
Usando pastelli a cera per disegnare l’edificio e acquarello per lo sfondo, si ottiene un bellissimo effetto che unisce lo urban sketching al pittorico con risultati da grandi anche se fatto da bambini. Una gran soddisfazione per loro in primis (cosa che conta davvero) e fattibile anche da adulti che vogliono provare a cimentarsi con bei risultati senza dover sforzarsi troppo.
Il video pubblicato è stato registrato da Ipad e con un’app di simulazione dei pastelli e acquarelli.
Una delle bambine delle mie classi ha deciso di cimentarsi, mostrandomi il suo risultato. Ha ovviato, mancandole i colori richiesti, con quello che aveva, ma già questo lo ritengo un ottimo risultato. Apprezzo l’iniziativa.
Il primo lavoretto prodotto.
Per una bimba di sette anni lo ritengo un ottimo lavoro.
Come sempre, se avete fatto fare questo lavoro ai vostri figli e/o alunni, e vi va di condividere o di vederli pubblicati sul mio blog (specificatelo), contattatemi a diariodiunamaestra@gmail.com.
Questa attività non ha previsto minimamente elaborati, lavoretti o disegni. Premetto che i bambini con cui ho fatto questo piccolo “esperimento” frequentano la seconda primaria.
Ogni quadro racconta una storia, che può essere la storia del pittore o la storia che il pittore vuole raccontarci. Una storia tratta dalla mitologia, dalla religione, dalla vita quotidiana, dalle idee e dalle ideologie di quel periodo storico in cui il quadro si inserisce. A volte racconta più storie, in una sola immagine. Ma che storia racconta a chi lo guarda?
Dopo aver raccontato la vita di Matisse, spiegato cosa sono i Fauves, le ideologie alla base e dato giusto un piccolo tutorial trovato su pinterest per farli disegnare come Matisse, ho fatto vedere il quadro “La Stanza Rossa” e chiesto loro che cosa stava succedendo nel quadro, cosa li colpiva, gli piaceva o no e perché.
Ed ecco le risposte dei miei piccoli critici d’arte. Alcune sono molto scarne, altre danno spiegazioni, altre ancora fanno sorridere forse, ma a loro è piaciuto molto ed ho ripetuto l’esperimento anche per i pittori affrontati dopo.
Sembra un paradiso, una strana cena
Vedo un prato
Secondo me sta preparando una cena romantica
La stanza è rossa
Sta mettendo a posto mentre cucina
Sta prendendo un frutto perché vuole mangiare
La sedia è grande perché la signora è grande
Il bianco fa sembrare gli alberi pieni di neve
Mi piacciono i cespugli perché sono difficili da disegnare.
La Signora sta sparecchiando
Ho fatto la medesima cosa per il quadro, sempre di Matisse, intitolato “La Dance”
Per questo quadro è venuta fuori una storiella unica da un brainstorming spontaneo dei bambini.
Le figure danzano sul mondo per dimostrare al mondo intero che hanno vinto e sono felici perché sono arrivate nello spazio con un razzo molto grande.
Se vi aggrada e se volete provare anche voi la medesima attività, o con modifiche a seconda della vostra classe o i vostri figli, e se volete condividere le vostre esperienze, lasciate un commento o scrivetemi a diariodiunamaestra@gmail.com
Lezione fatta in Didattica a Distanza usando Skype
Viaggiando nella storia dell’arte siamo approdati agli astrattisti. Forse non lo si direbbe, ma insegnare storia dell’arte ai bambini è piacevole, rilassante e li coinvolge molto. Loro amano sentire storie, ne sono assetati e conoscere le storie dei pittori che hanno dipinto i quadri che facciamo loro vedere sembra dargli la sensazione di conoscere un amico, un compagno di classe, uno dei loro.
Dopo Mondrian e Van Gogh, Frida Khalo e Kandinsky, ecco a loro Klee, Paul Klee.
Ho chiesto loro quali sono i colori caldi e perché si chiamano così. I pareri sono stati tutti molto simili e quasi poetici “sono caldi perchè il rosso è il tramonto ed il tramonto mi piace, il giallo è il sole e il sole è caldo e poi l’arancione”.
Abbiamo affrontato i colori freddi ed evocato immagini con colori freddi che dessero la sensazione di fresco.
Ho presentato loro il quadro “Castello di metropolis e sole” e lasciato a loro la libera espressione dei propri pensieri.
Paul Klee- Castello di Metropolis e Sole – collezione privata
“La mia opinione è una bella idea del nome e mi sembra abbia colorato con impegno”
“Mi piacciono i quadrati e l’impegno. Io avrei usato un righello dai”
“Mi piace perchè con tutte quelle forme dà l’impressione di un grande castello e quel sole sembra tramontare e io adoro i tramonti”
“Non mi piace tanto perché ha sprecato il rosso e ora deve ricomprarlo. Però mi piace il castello e non ha usato il nero, per me il nero non ci sta bene nei quadri”.
L’attività di “analisi” del quadro ha occupato molto tempo, per cui ho dovuto lasciare loro il tutorial in video per l’attività legata a questo quadro. I bambini hanno gradito molto i laboratori in video e qualcuno mi ha subito mandato i suoi lavori la sera stessa della pubblicazione del video.
Ed ecco i primissimi lavori arrivatimi dai miei piccoli artisti.
Questo è un lavoro fatto da uno dei miei alunni che detesta colorare, eppure ha voluto mandarmelo subito, entusiasta e contento, chiedendomi altri video.
Come sempre, per pareri, consigli o semplicemente inviarmi i lavori dei vostri bambini (siano alunni o figli), scrivetemi a diariodiunamaestra@gmail.com.
Se il mio video vi ha ispirato non esitare a dirmelo, sarà un piacere per me poter vedere e condividere le vostre idee sul mio blog.
E ti pare che io possa dire di no ad una richiesta simile? Giammai! Inforco gli occhiali e leggo…
LEONARDO DA VINCI
Collana I miei piccoli Eroi , lo danno con Tv Sorrisi e Canzoni a 6,99 € , sono in totale 60 uscite.
Leggo in classe Leonardo da Vinci e la cosa più entusiasmante per me è stata vederli pendere dalle mie labbra, curiosi di sapere chi era, se era morto (hanno una concezione del tempo ancora in formazione), cosa ha fatto, quanto era alto il cavallo di Bronzo che non ha mai realizzato e le macchine. Vista la marea di curiosità espresse ne ho approfittato per scaricare delle immagini di macchine di Leonardo assieme a immagini dell’uomo vitruviano, della Gioconda e dell’Ultima Cena (chissà magari riesco a portarli a vederla) per fargliele vedere sulla LIM nuova che la PAM ci ha così generosamente donato. Dopo aver visto le macchine, ragionato sul funzionamento ed arrivati alle conclusioni, ho somministrato loro un disegno della Gioconda da colorare, con i colori corrispondenti ai numeri rigorosamente in inglese (ottimo ripasso).
scaricato da Pinterest
I bambini si sono mostrati veramente bravi e capaci, ma soprattutto entusiasti. Man mano che il colore veniva steso sulla figura e la Gioconda prendeva forma si sentivano dei piccoli pittori. In seguito ho fatto scrivere sul quaderno adibito alla materia Arte e Immagine (in cui metto anche musica visto che è un’arte pure quella) due righe su Leonardo da Vinci ed in seguito le attività più difficili…
Disegno soggetto a copyright, per cortesia non è in vendita.
Incollata su un lato del foglio, dovevano cercare di copiarla come meglio potevano a fianco! Sono riusciti a farlo con una certa bravura nonostante la loro giovanissima età. Ovviamente massima libertà di colorazione. Dopo aver mostrato loro alcune “rivisitazioni” della Mona Lisa, tra baffi, spider man, mona lisa che si fa il selfie etc… ho lasciato a loro la libertà di paciugare l’originale aggiungendovi quello che preferivano. Alcuni non hanno compreso appieno ed hanno tracciato linee a casaccio. Altri invece le hanno messo occhiali, baffi, corna, cresta punk anche se doveva essere da dinosauro… Infine ho concluso con il dar loro “l’ultima cena” , spiegando dove e perché è stata fatta. I bambini l’hanno colorato ed erano molto incuriositi dalla storia narrata dal quadro. Alcuni di loro, di fede islamica, hanno insistito per conoscere la storia dell’Ultima Cena di Gesù ma per questo ho rimandato alla maestra di Religione. Dal canto mio ho spiegato che a quei tempi la Chiesa pagava molto e pagava bene quindi per gli artisti era importante, ma ovviamente la Chiesa domandava quadri per monasteri e chiese e quindi dovevano parlare di argomenti religiosi.
Incidenti diplomatici scongiurati, eccoci a lavoro finito. I bimbi si sono mostrati entusiasti dell’attività, delle spiegazioni e delle pillole di storia dell’arte. Tutti entusiasti mi hanno chiesto “Maestra ma il prossimo artista chi è?” “Michelangelo” “Che strano nome…” “Come le tartarughe ninja” “Aaaah e quando ci fai fare Michelangelo?” Musica per le mie orecchie! Grazie mille se sei arrivato/a a leggere fin qua. Per qualsiasi suggerimento, consiglio o testimonianza…anche solo per un paio di domande commenta o scrivimi a diariodiunamaestra@gmail.com
In realtà non è che me lo abbiano chiesto i pargoli, l’ho proprio imposto io! Sono veramente una brutta persona.
Nell’estate 2017 mi avanzavano soldini sulla carta docente, molti li avevo spesi per libri, guide per l’insegnante ed il corso Zan Shin Tech di cui ho parlato nel blog.Quell’estate avevo voglia di fare un corso che mi piacesse davvero. Ecco che Wikiscuola mi è apparsa con il suo corso GULP: fumetti in classe. Dopo aver fatto questo corso dedicandomici anima e corpo (e finito in un mese), ho contattato delle colleghe che mi avevano detto che c’erano dei bambini particolarmente portati nel disegno e molto appassionati nelle loro classi. Ecco dove avrei sperimentato!
Dopo l’evento “StraordinariaGente” che ha visto quale ospite il nuotatore oro paralimpico Francesco Bocciardo, mi è venuta l’idea sul tema del fumetto “Sport e Disabilità”, per stimolare l’empatia e la rielaborazione in gruppo dell’esperienza vissuta. Un paio di chiacchierate alla macchinetta del caffè con le colleghe per fare un progetto “verticale”, coinvolgendo classi diverse e a Marzo…
copertina di uno dei fumetti prodotti
Piccola ma doverosa premessa…non uso il plurale maiestatis ma questo progetto è stato sviluppato con la collaborazione preziosissima delle maestre Eleonora Pugliese, Cinzia Stumpo e Claudia Banani dell’I.C. Teglia, Genova.
1-Abbiamo fatto una bella chiacchierata di classe per sondare le conoscenze, aspettative e aspirazioni fumettistiche delle classi (una prima ed una quarta) e diviso le classi in gruppi di lavoro.
2. Dopo aver fatto un esempio di trama di una storia di disabilità e riscatto attraverso lo sport (presa dal libro “Storie per bambini che hanno il coraggio di essere unici” di Ben Brooks, abbiamo fatto un brainstorming di idee su possibili trame di fumetti.
3. Abbiamo fornito ai bambini delle nozioni sulle inquadrature, le basi ovviamente, e sull’impaginazione ed esempi di disegni di gestualità, movimento.
4. Le trame dei gruppi sono state lette in classe e “migliorate” (corrette non mi piace, in realtà insegnanti ed altri gruppi hanno collaborato a suggerire miglioramenti) fornendo ai giovani autori domande per spingere a riflettere sul dipanarsi della storia.
5. Con l’aiuto della maestra di Italiano delle quarte (Claudia Banani) abbiamo provveduto ad aiutare i gruppi a buttare giù i dialoghi.
6. Per facilitarli, abbiamo fornito ai gruppi fogli già impaginati con vignette vuote ove avrebbero disegnato. I bambini sembravano ben sollevati di poter avere qualcosa di “preconfezionato” da riempire. Si son messi sotto a disegnare discutendo in gruppo quale fosse l’immagine migliore e più evocativa.
7. Una volta finiti i disegni a matita hanno provveduto alla colorazione.
8. Titolo e copertina sono stati realizzati per ultimi.
RISULTATO Sette fumetti sul tema “Sport e Disabilità” dalle storie semplici, rapide, qualche errore grammaticale e tanta sensibilità.
Questo solo uno dei 7 fumetti prodotti! Ammetto che ho avuto difficoltà a scegliere quale mettere ed alla fine ho scelto a casaccio. Gli altri verranno pubblicati in seguito sul blog.
e non vuoi aspettare e leggere gli altri…SORPRESA!!!
Mesi dopo, grazie all’intervento preziosissimo di Francesco Bocciardo, ed alla sensibilità della segretaria del Comitato Italiano Paralimpico Liguria e del suo Presidente Dott. Cuozzo, i fumetti dei nostri piccoli giovani autori sono stati pubblicati sul sito. Li trovate al link qui sotto.
uesta è la loro vittoria! I bambini dell’I.C. Teglia hanno mostrato con il loro genuino candore una volontà, impegno ed entusiasmo che gli hanno fatto meritare questo riconoscimento ed a loro vanno i ringraziamenti sinceri anche delle maestre.
Se hai curiosità, domande o contributi da dare scrivimi , risponderò quanto prima mi sarà possibile.
E il disegno libero….suvvia non sempre o diventa noioso pure quello! Tu, giovane maestra senza esperienza, o con esperienza ma insegnare arte non è proprio bello, non sai che pesci pigliare e le guide, diciamolo, offrono soluzioni si ma dispendiose.
Sospiri, guardi uno dei tanti libri o tutorial o robetta su pinterest che ti possa ispirare…niente, balle di fieno che rotolano nel tuo cervello. Che fare?
Si va sul classico!
Arrivo in classe, due paroline e, mentre loro disegnano parlottando, mi metto a disegnare alla lavagna “i girasoli” di Van Gogh. Cala il silenzio dietro di me! I bambini cominciano “cos’è?”
Odio questa domanda…so che mi arriva indipendentemente dall’età di chi guarda ma la odio. Aspetta e vedi no?
Mantengo la calma e senza distrarmi rispondo “bimbi aspettate e vedrete, vi prego però, fate silenzio che io non sono brava come voi, ho bisogno di calma e silenzio o buona musica per lavorare bene”
Il risultato non è all’altezza dell’originale ma tanto basta per il mio scopo. Mi volto soddisfatta e con un sorriso annuncio “bambini, prendete il quaderno, dovete copiare questo disegno”
Ammetto che ho visto il terrore nel loro sguardo, la preoccupazione, qualche mascella che cadeva e il piccolo D che invece aveva gli occhi luminosi e il sorriso di sfida.
Giustamente una bimba mette le mani avanti “ma maestra se non lo facciamo uguale?”
Io rispondo col sorriso placido alzando le spalle “l’importante è provarci, impegnatevi al massimo e fate il meglio, io capirò”
Tre semplici regole prima di iniziare:
1. Ci si impegna al massimo per copiare quello che ho fatto
2. Prima si usa la matita e solo quando si è soddisfatti si colora! Se si hanno dubbi sul colore si chiede
3. La parte di sfondo che non ho colorato….dovete colorarla con quello che preferite.
Sospiri di sollievo tali da generare l’Uragano Katrina e via le matitine al lavoro!
Riconosco che non credevo si divertissero così tanto, ma che mi regalassero queste soddisfazioni si…me lo aspettavo. Non mi aspettavo certo facessero perfettamente come avevo fatto io, mi avrebbero quasi deluso (anche se decisamente meravigliato) se ci fossero riusciti. Proprio per questa loro immaturità del tratto mi hanno regalato quelle che io amo definire “interpretazioni”, uno sguardo tutto personale al mio disegno.
Durante l’attività ho raccontato loro la storia di Van Gogh, l’autore del quadro originale che loro stavano disegnando, e le domande sono fiorite come i campi di lavanda della Provenza. Tra le tante domande una ha dominato negli sguardi e negli occhi
“perché se era così bravo non è diventato ricco e famoso prima?”
Io ho risposto “perché il suo stile non era capito dalla gente della sua epoca”
Una bimbetta ha candidamente risposto “forse perché erano invidiosi che lui era così bravo“
Mesi dopo un papà si avvicina e mi ringrazia per aver fatto lezione di “storia dell’arte”, perché il figlio, mentre guardavano un documentario su Van Gogh, gli ha spiegato chi fosse, raccontandogli quello che lo aveva colpito. Pensare che era il bimbo che sembrava più distratto, pareva non mi avesse ascoltato…ho ringraziato io, di rimando, quel padre perché dicendomi questo mi ha dato la possibilità di capire meglio suo figlio e di correggere certe mie erronee impressioni.
Morale della favola:
Insegnamo storia dell’arte ai bambini, non dobbiamo concentrarci solo sul fare, perché loro sono assetati di storie e la Storia dell’Arte è piena zeppa di storie interessanti ed artisti curiosi da cui prender spunto.