Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro, opinionibus

Che insegnante vuoi essere?

No, non propongo un test da giornaletto o rotocalco anche se divertono pure me in fondo, ma è una domanda che mi sono posta appena messo piede in classe, davanti a quegli occhietti che mi guardavano curiosi, ansiosi, preoccupati forse e speranzosi.

Che insegnante voglio essere? Quella severa stile Rottermaier che fa tremare e calare il silenzio con la sua sola presenza? A volte vorrei ammetto, non mi dispiacerebbe avere almeno un minuto solo di silenzio.

Magari vorrei essere quella specie di zuccherosissima ex suorina di “tutti insieme appassionatamente”? Quella tutta sorrisi che convince anche i bimbi più reticenti a fidarsi e cantare canzoncine stupide vestendosi in modi improponibili con le tende di casa? Non credo potrei. Non so suonare la chitarra, non so comporre e la macchina da cucire mi guarda e comanda lei.

Qui, mentre spiego scienze ad una classe terza!

Magari vuoi essere come Mary Poppins che con un poco di zucchero gli fai andar giù anche matematica, inglese e altre materie che proprio non sopportano. Praticamente perfetta sotto ogni aspetto, canta, balla, adoratissima da tutti e che quando rimprovera i bambini, questi se ne stanno e nemmeno piangono. Mettiamoci anche il potere di farli mettere in ordine senza dover alzare un dito dai e con la capacità di far capire ai genitori che devono occuparsi loro per primi dell’educazione, ma con una grazia tale che i genitori non si offendono, ma li portano a far volare aquiloni. Nemmeno lei potrei mai essere, anche se mi piacerebbe avere la sua voce e i suoi poteri.

Finora ho scherzato, chiaramente, ma come sempre ritengo che la giusta via stia nel mezzo. In realtà ritengo gli stereotipi utili solamente nella narrazione, ma la realtà è sempre più sfumata, complessa, e in ballo entrano anche le nostre emozioni, i vissuti, le nostre figure di riferimento cui, più o meno consapevolmente, siamo influenzati nel nostro agire didattico ed educativo.

Tra buoni propositi (che in quanto propositi non è detto che realizzerò…come la dieta insomma) e riflessioni, e qualche articolo di giornale tecnico in lingua inglese (cosa dico sempre?) ecco 5 spunti di riflessione.

PRENDITI TEMPO

Per riflettere ovviamente! Al termine di ogni giornata bastano 2, 3 o 5 minuti, ma se vuoi prenditene di più, per elaborare quello che è successo, le crisi in classe, momenti belli e momenti meno belli. Se vuoi scrivi, annota su un quaderno o un diario (i paperblanks hanno delle copertine stupende ma costano) in modo discorsivo o schematico. Scrivere sicuramente aiuta ad elaborare i vissuti e guardarsi poi da un punto di vista esterno quando si rilegge dopo qualche tempo, ma non è obbligatorio.

CONFIDA IN UN/A AMICO/A

I colleghi non devono essere per forza amici, ma se capita di instaurare un bel rapporto di amicizia con qualcuno…approfittane. Condividi le incertezze, domanda, confrontati, scambia idee, pareri e opinioni. Nessun uomo è un’isola (John Donne) e noi docenti siamo prima di tutto essere umani!

SII PIU GIANO

Giano Bifronte, la divinità romana che aveva due facce. In realtà non si parla certo di essere falsi, ipocriti e altre amenità che potrebbero venir in mente se si ragiona di pancia. In questo caso essere Giano significa avere uno sguardo alle spalle e uno davanti, tenere d’occhio sia il passato che il futuro. Guardare al passato però non significa guardar solo gli errori commessi (e si, li abbiamo commessi tutti, anche quando pensavamo di non averlo fatto) ma anche quello che di buono abbiamo fatto.

Insomma, prendiamo quello che di buono e di cattivo abbiamo nel passato per prevenire e costruire su solide fondamenta il futuro. Vale in classe come nella nostra vita privata.

FAI IL CRICETO…SULLA RUOTA

Lo so, siamo già criceti sulla ruota, corriamo tra mille acronimi burocratici e ci sembra di non muoverci di un millimetro. Ci si mette pure la politica e la società con certi qualunquismi avvilenti. No, qui non si tratta di questo ma di continuare a muoversi sempre in avanti, non fermarsi, cercare sempre di migliorare. Ricordate che Dalì stesso disse “è inutile che cerchi la perfezione, non la raggiungerai mai”, ed aveva ragione, però è anche vero che c’è un detto che recita “Punta alla luna, male che vada colpirai una stella”.

DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO

E già è musichetta di “via col vento”.

Sembra una sciocchezza, ma è vero!

Siamo immersi nella routine e la routine a volte la sentiamo soffocante. Facciamo sempre le stesse cose, colazione a casa o nello stesso bar, prendiamo sempre lo stesso cornetto o gli stessi biscotti, facciamo sempre lo stesso percorso per andare a lavorare. Prova ogni tanto a spezzare il ritmo, a fare qualcosa di diverso! Cambia strada, fai colazione al bar invece che a casa o cambia bar. Prova la brioche al pistacchio invece di quella vuota (non sarà un giorno a rovinare la dieta). Prova ad ascoltare quella canzone che ti passa spotify o amazon music o altro che non hai mai voluto ascoltare. La vita è piena di sorprese, ma se non provi ogni tanto a cambiare non rischi di trovare quelle piacevoli. Prova ad uscire dagli schemi e, male che vada, avrai aneddoti da raccontare.

Bene, ho raccolto questi punti in un piccolo magazine tascabile (da stampare e piegare) se vi può far piacere. Liberissimi di non scaricarlo ovviamente, ma se volete qualcosa di cartaceo da tenere sempre con voi e rileggere ogni tanto, vi lascio il link per scaricarlo.

https://beacon.by/diariodiunamaestraimperfetta/n0

Per piegarlo, una volta stampato, seguite queste semplici istruzioni

Non fatevi spaventare, fatto una volta, è facilissimo e potreste fare dei libretti per i vostri bambini con un foglio da stampante.

Sono solo 5 spunti di riflessione o cinque regolette, prendetele come vi pare, seguitele tutte o solo una, due, tre, la vita è la vostra e a voi spetta la decisione, io mi limito solo a condividere idee, pensieri e vissuti e vi saluto. Al prossimo articolo

la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: insegnarte, opinionibus

Bando al perfezionismo: post motivazionale o riflessione?

Guardati allo specchio, sei lì? Vedi la tua immagine? Bene, non sei perfetto, non sei simmetrico, e se lo fossi saresti veramente sgradevole.

Stai ridendo? Ti ho strappato un sorriso? Ottimo, in fondo è l’attitudine giusta per affrontare l’argomento. Quelle asimmetrie ci rendono gradevoli! Lo stesso discorso non vale per vasi o altri oggetti. Stessa cosa vale per i comportamenti, di una persona cara ricordiamo con tenerezza quei difettucci che la caratterizzavano. Di una mia carissima zia ricordo ancora adesso le pizze dure come pietre e la sua totale incapacità in cucina, e darei qualsiasi cosa per mangiarmi un’altra delle sue pizze dure rischiando di spaccarmi i denti.

La buona notizia è che i difetti, le imprecisioni, quelli che chiamiamo errori, sono ciò che può rendere un disegno interessante. Puoi bellamente infischiartene se non fai il vaso perfettamente simmetrico, se la riga è un poco storta o se il cerchio non è da compasso, basta che funzioni.

Ho scoperto l’acqua calda sia chiaro, non è una novità, ma è il senso di liberazione che voglio condividere, perché è una sensazione che vorrei che accompagnasse chiunque desideri seguirmi in questo percorso grafico.

Come dice Danny Gregory “se ti fissi con la perfezione, non cominci mai”.

“Il perfezionismo è la voce dell”oppressore, il nemico della gente. Ti terrà stretto e renderà folle la tua intera vita“

Anne Lamott, Bird by Bird

Con questo non signfica che non devi cercare di dare il meglio, ma implica che devi farlo senza preoccupazioni nè ansie, d’altronde siam qui per disegnare e fare arte con la “a” e non con la “A” (Danny Gregory, Art Before Breakfast), quindi per rilassarci, raccontarci, raccogliere emozioni che magari un domani ci faranno sorridere e ci incanteranno, non per produrre per l’industria dell’Arte.

Questo pensiero, o forse sarebbe meglio chiamarlo “modo di vivere”, dovremmo insegnarlo ai bambini forse. Puntare a far le cose bene non è sbagliato di per sè, ma saper accettare le imperfezioni è ciò che di più difficile si possa fare, ed è questa la vera sfida della nostra esistenza, fare il meglio, puntando in alto, ma disposti ad accettare ciò che perfetto non è e, con buona probabilità, non lo sarà mai, ma proprio questo lo rende bello.

Un bacione perfetto dalla vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: opinionibus

Disegnare è per tutti!

Questo post è per i docenti e tutti gli adulti che pensano che non saper fare implichi il non poter imparare.

Niente domande, solo affermazioni! Non sono solita essere fermamente convinta di qualcosa, ma su questo ho un’incrollabile certezza. Alcune colleghe mi hanno detto “eh ma non so disegnare”, implicando che quindi non si possa fare, ma buona notizia…non è così! A disegnare si impara, imparano i bambini, possiamo imparare anche noi adulti. Basta seguire tre regole auree:

1- Levarsi dalla testa la convinzione che in quanto adulti non possiamo più imparare nulla. Si può imparare tutto, basta volerlo!

2- Se non vuoi il tutorial, ci sono i corsi! Abbiamo corsi di ogni cosa, tutorial di ogni cosa…iscriversi ad un corso a pagamento non è buttare via soldi, anche se ti sembra di non produrre, in realtà stai producendo benessere per te stesso/a, e scusami se è poco.

3- Applicazione! Parlo proprio io che ogni volta che mi metto alla scrivania tendo a procrastinare ogni progetto, ma in realtà è proprio questo mio atteggiamento negativissimo (che sto cercando di correggere) che mi spinge a consigliare di fare l’esatto opposto.

Seguite le tre regole basta pensare che non ci si deve assolutamente far condizionare, deprimere, scoraggiare da amici, parenti, colleghi che scherzeranno o denigreranno i vostri lavori. Non importa se belli o brutti, sono i tuoi lavori e stai imparando quindi chiedi solo ai compagni di corso o al maestro del corso, per quanto brutto possa essere il tuo primo prodotto, egli ti potrà consigliare solo come migliorare.

Sai disegnare? Dipingere o sei già bravo in qualcosa? Ebbene, ricorda che per quanto tu sabbia già fare ci saranno sempre margini di miglioramento, la conoscenza è infinita più scopriamo cose, maggiore sarà il numero di conoscenze che potremo ancora acquisire.

La vostra Maestra imperfetta (che motiva voi altri per motivare anche un poco se stessa)