Pubblicato in: maestra in viaggio

Piccole magie urbane: uno scoiattolo alla fermata

Questa estate, dopo tanto tempo, siamo riusciti di nuovo a viaggiare e…siamo tornati in Francia. Ne ho sentite di ogni sui francesi, pro e contro, ma nei miei articoli non mi spendo in campanilismi, non ne condivido le basi in ogni senso, ma vi parlo di un’esperienza insulsa in verità, ma che mi ha colpita e mi ha ricordato che la meraviglia spesso è dove nemmeno la immagini.

Io ed il mio partner, che denominerò Lui, eravamo in un hotel non troppo distante ma nemmeno vicino al centro a Clermont-Ferrand, città della Cattedrale nera! In realtà la cattedrale è nera perché in pietra lavica, ma ha un effetto gotico fantasy affascinante, specie al crepuscolo.

Prendiamo il tram per andare in centro, non per pigrizia ma perché le fermate sono veramente distanti tra loro come abbiamo imparato a nostre spese sotto il sole estivo nei tempi che furono. Vedo alla fermata il simbolo di uno scoiattolo! SCOIATTOLO! Io, che adoro i roditori e gli scoiattoli mi provocano moti di tenerezza e voglia di rapirne qualcuno, penso che sia una coccola del Fato (ogni tanto mi cullo in queste cose accantonando la ragione) e che magari è il simbolo della città. Ok! Le vacanze partivano già alla grande.

Salgo sul tram e…scopro che non era il totem della città ma il totem di quella fermata. Sopra le porte di ingresso/uscita del silenziosissimo tram c’erano sia la striscia con le fermate scritte sia una bella striscia con le fermate contrassegnate da animali diversi.

Primo pensiero avuto è stato: lo avranno fatto per i bambini! Subito dopo mi sono domandata se in Francia sono meno paranoici di noi e magari lasciano che i bambini prendano il tram da soli per andare a scuola (ed i simboli servano a quello). Si, lo so, ma non è pensare alla scuola questo ma comprendere la cultura dei nostri “cugini tristi” (tristi poi è da vedere visto che era un tripudio di concerti).

Documentandomi ho scoperto che in realtà questi “totem” animali per fermata sono stati pensati per chi è dislessico e persone con problemi cognitivi.

L’uso di simboli visivi come animali o oggetti per identificare le fermate è pensato proprio per aiutare i bambini, gli anziani o chi ha difficoltà con la lettura, ma anche per i turisti. È una forma di design inclusivo, e può anche rendere l’esperienza urbana più piacevole. L’idea che ogni fermata abbia un “totem” animale è quasi fiabesca, come se ogni punto della città avesse il suo spirito guida.

La logica della distribuzione degli animali è basata sulla distanza dal centro, in periferia si trovano gli animali più piccoli (si arriva alla formica) e più ci si avvicina al centro più si va all’elefante o la balena…

Non ho visto un sistema uguale o almeno simile nelle altre città dove son stata, per il momento l’ho visto solo qui ma non escludo che altre città possano aver adottato qualcosa di simile. Di certo viaggiare in questo zoo cittadino mi ha fatto tornare un po’ bambina e mi ha divertita molto di più che leggere i nomi delle fermate (che per giunta venivano riportati dalla voce interfono).

Mi sono domandata perché non lo facciamo qui nella nostra città o in tutta Italia, in fondo sono simboli molto semplici e questo renderebbe le nostre città più inclusive. A volte basta veramente poco per aggiungere un poco di poesia e far sorridere. A costo di apparire infantile ammetto che mi è piaciuto molto e nel cuore mi è rimasta la mia fermata vicino all’hotel: lo scoiattolo! Quando si dice che il buongiorno si vede dal mattino…per me il buon viaggio è partito da una fermata del tram e mi ha confermato che la bellezza si nasconde anche nelle piccole cose quindi occorre tenere gli occhi e il cuore aperto.

Clermont-Ferrand mi ha regalato uno scoiattolo alla fermata, e con lui un sorriso inatteso. A volte basta un dettaglio gentile per sentirsi accolti, anche lontano da casa. E chissà, magari quei simboli servono servono a noi adulti, per ricordarci come si fa a meravigliarsi.

A presto la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro, maestra in viaggio

La vita a bordo di una …nave

Anni fa ho fatto un viaggio molto interessante e produttivo. Convinta di visitare la città che ha dato il nome ad un famoso formaggio francese (perché se mi piacciono i topi è perché sono un poco come loro), mi sono trovata in una città che col formaggio non ha nulla a che fare, o quasi visto che ne hanno uno per dessert (la jonquet), ma ha una tradizione secolare di costruzione navale ed una delle più grandi corderie della Francia: Rochefort.

Arrivati a Rochefort, dopo una bella cena a base di cozze (e non poche), ci facciamo un bel giretto nel parco che affianca le Corderie Royale

Era notte, e, proseguendo lungo questa passeggiata incappiamo in una nave settecentesca decisamente imponente quanto interessante. Il giorno seguente, nemmeno a dirlo, eravamo già lì a visitarla e scopriamo che, senza saperlo, siamo incappati in un’avventura affascinante. La nave era la Fregata Hermione!

Prima di tutto occorre sapere che la Fregata Hermione è totalmente ricostruita fedelmente all’originale. Si tratta di una fregata del XVIII secolo, originaria di Rochefort come la sua ricostruzione, costruita nel 1778 e finita nel 1779 dopo ben 11 mesi di lavorazione ed un totale di 35000 ore. Lafayette si imbarcò sulla Hermione nel 1780 per unirsi a quelli che oggi sono gli Stati Uniti e combattere al fianco del generale Washington. L’Hermione partecipò a molte battaglie e ne uscì sempre vittoriosa.

Quello che rende interessante questa riproduzione però è che è stata costruita OGGI con le tecniche dell’epoca ed altro che 11 mesi…come potete vedere dall’immagine ci sono voluti anni!

Allora non sapevo che cosa sarei finita ad insegnare, ma avevo ben chiaro che un giorno questi simpatici disegni e questa storia avrebbe potuto venirmi utile. Ho comprato un libro (che temo non mi sia stato più restituito) utile per i bambini ed ho accantonato le informazioni in attesa di poterle sfruttare.

Ora potrebbe venirmi utile, ancor più che una nave è piena di numeri! Un esempio? Basta guardare questa immagine

Questa è solo una parte minima dei numeri che caratterizzano una nave, ma molto interessanti per proporre calcoli e compiti di realtà per i bambini. Nel libro La vie a bord de la fregate Hermione di Didier Georget potete trovare tutti i numeri della Fregata. Altezza, lunghezza, peso, quanta corda caricano, materiale caricato tra artiglieria e vivande, personale a bordo e quanto altro.

Clicca sull’immagine se vuoi acquistare (o vederne il prezzo)

C’è tanto materiale per farne uscire delle interessanti lezioni tra matematica e scienze. Per chi, come me, abita in una città con una tradizione navale sia nel commercio che militare, è importante, anche da un punto di vista di valorizzazione del territorio, rendere consapevoli e partecipi i bambini di questi aspetti, pur presentandoli come gioco.

Un banale esempio: Il confronto tra quanti uomini servivano nel XVIII secolo per muovere una nave e quanti invece ne bastano oggi

Un paio di numeri? 300 uomini in tutto, di cui 14 tra ufficiali, chirurgo, farmacista e cappellano, 44 persone le maestranze, 35 soldati, 71 personale sovrannumerario (camerieri, cuoco, cambusiere…) 152 uomini dell’equipaggio…manca qualcosa? Provate a calcolarlo assieme.

E quanti ufficiali erano considerando che di cappellano ce n’era uno solo, un chirurgo e un farmacista? Si può anche fare una ricerca e vedere se effettivamente era un solo chirurgo…

L’equipaggio odierno invece è…rullo di tamburi…70 uomini. Ed anche qui potete sbizzarrirvi facendogli fare calcoli e quanto altro. Suggerirei però di fare un bel disegno di una fregata su un cartellone. Non è difficile, ricordatevi sempre di partire dalle figure geometriche e poi si arrotonda dove va arrotondato. Lo strumento principale è il vostro occhio.

Consiglio vivamente l’acquisto del libro perché ricco di informazioni utili su cui basarsi per fare attività di matematica, geografia, scienze e storia (ed anche arte dai). Quello che conta è che i nostri piccoli marinai si divertano giocando con i numeri e si rendano conto di quanto servono nella vita, allora come oggi. Come premio magari gli si può far fare una visita ad un museo del mare…se ne avete uno, altrimenti venite a Genova al Galata Museo del Mare (non mi hanno pagato per la pubblicità, parlo per esperienza diretta), hanno dei laboratori fantastici e nel prezzo di questi è inclusa la visita al museo, con tanto di galea in dimensioni reali.

E mentre vi lascio con questo consiglio per gli acquisti e qualche idea, spero, vado a meditare una prossima attività basata proprio su questo libro! Non appena avrò raccolto le idee ovviamente la pubblicherò, ma vi prego, fatemi sapere se l’avete fatta, se l’avete modificata e come, di certo ogni modifica può solo arricchirmi ed arricchire chi ha la pazienza di leggermi.

a presto la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, maestra in viaggio, vita privata di una maestra

Diario di una non vacanza- Hey…vai!

C’è il non compleanno e la non vacanza. Nel primo caso si può festeggiare 364 giorni l’anno e nel secondo…330 (ebbene sì abbiamo solo 34 giorni). Nel mio caso una serie di sfortunati eventi, Covid incluso, hanno portato all’inevitabile situazione attuale di non poter viaggiare all’estero come un tempo. Distutta? Disperata? Potrei dire casomai un tantino seccata, ma nemmeno troppo.

Il mio può sembrare un patetico tentativo di vedere il bicchiere mezzo pieno, e forse magari un po’ lo è, ma in realtà non sono una che riesce a star ferma nemmeno quando la canicola e l’allerta meteo mi obbligano tra le quattro mura (potrei uscire si, ma per lamentarmi del caldo e subirmi il nervoso no grazie). In questi giorni di caldo, studio, guerra, crisi climatica, aumento prezzi, ricerca costante di compromesso tra realtà ed esigenze, sconto della pena che mi sono autoinflitta studiando per un master, ho riscoperto Heygo.

Cosa mai sarà HEYGO?

E’ un sito principalmente, ma anche la sua app, per visitare luoghi in tutto il mondo con guide esperte, comodamente dal divano di casa tua con condizionatore o ventilatore puntato contro. Se poi sei “pezzente” come la maggior parte degli italiani, anche se appartenenti alla categoria “privilegiata” degli insegnanti, è perfetto. Ovviamente sto scherzando, ma la crisi morde e questo è innegabile, quindi occorre trovare un buon compromesso.

Certo, non è la stessa cosa, essere sul posto è ben differente, eppure non mi è dispiaciuto e, fatto il primo viaggio, non sono più riuscita a fermarmi.

Siete già pronti con gelato in stecco preso dal frigo, bibita fredda e ventilatore/condizionatore? Ecco, prima di proseguire vi devo avvertire (oh ho fatto una rima), è tutto in lingua Inglese! Se l’inglese non vi spaventa e ve la cavate , Heygo vi darà molte soddisfazioni, se invece non ci acchiappate proprio…cominciate a studiarlo che almeno non vi perdete queste belle cose dalla rete. Per studiare Inglese vi consiglio la guida Assimil, metodo certificato e ottimo per imparare qualsiasi lingua, almeno le basi. il mio compagno ha comprato l’Assimil di russo, in tempi non sospetti, ed in un anno ha acquisito almeno le basi…anche se poi è arrivata la Pandemia, ora la guerra e addio san Pietroburgo e l’Ermitage.

Ma come funziona Heygo?

Anzitutto occorre sapere che Heygo funziona sia via web, attraverso il suo sito https://www.heygo.com/home sia via app disponibile per Android e IOS. Onestamente l’app l’ho trovata ben fatta, ma lo schermo più grande offre indiscutibili vantaggi.

In secondo luogo sappiate che ci si deve registrare! Niente di che, la registrazione è totalmente gratuita.

Una volta registrati si controllano i tour disponibili o ci si può prenotare per i tour previsti nei giorni e orari successivi. La prenotazione non è obbligatoria e a molti tour ho partecipato senza prenotarmi.

Prima dell’orario stabilito arriva un remind (una mail di promemoria) che ti ricorda la prenotazione. Non puoi partecipare per impegni sopraggiunti o perché non ne hai più voglia? Nessun problema, non partecipi e basta, è sufficiente non collegarsi ad Heygo.

Partecipi? Benissimo! Il tour è completamente in STREAMING, quindi sappiate che serve una buona connessione, ed è in diretta con una guida locale, amatoriale o no, ma comunque del luogo che parla esclusivamente inglese (quando dico ai bimbi che l’inglese apre molte porte…).

Hai visto un altro tour che ti interessa di più ed al momento è disponibile? Va bene uguale, in ogni caso basta cliccare su JOIN e ti ritroverai nel tour.

CARTOLINE– ebbene si, potete prendere delle cartoline! Non si comprano, sono gratuite e virtuali! Ma la cosa più bella, almeno per me, è che sei tu a prenderle! Con l’apposito pulsantone a prova di analfabeta digitale puoi catturare il panorama che la guida sta mostrando. La cartolina apparirà nell’apposita sezione “postcard” già immessa in una cartella con il nome del tour, ma volendo, al momento della cattura, puoi aggiungere delle note, condividerla (share) oppure no. La cartolina viene catturata senza chat nè altro, proprio come una vera cartolina.

CHAT– C’è la chat per ogni tour! Attraverso quella puoi fare domande alla guida, commentare, chiedere magari di fermarsi per farti prendere l’immagine che vuoi oppure contribuire con conoscenze tue. Ovviamente si richiede educazione e cortesia.

LEAVE A TIP– puoi lasciare un contributo economico o no, a seconda del tuo gusto o disponibilità economica, nessuno ti viene a dir nulla se non lo lasci. Ti chiederà ogni volta se vuoi lasciare e basta oppure lasciare un contributo. Non sei obbligato.

Ricordati che puoi lasciare il tour in qualsiasi momento, nessuno ti dirà nulla! Ti arriveranno via mail suggerimenti per altri tour in base a quello cui hai partecipato, ma nulla più. Insomma Heygo è stata una bella scoperta per me, consolatoria in parte e non lo nego, e se anche non sostituisce un viaggio vero e proprio, mi permette comunque di segnarmi eventuali mete che potrei un domani decidere di visitare. Diciamo che lo prendo come un assaggio di quello che potrebbe aspettarmi in futuro.

Ma veniamo al dunque! Sapete oramai, e se non lo sapete ve lo dico, che sono una che ama disegnare. Non mi sbatto a disegnare cose realistiche o che, ma mi piace lo urban sketching…anzi, il quick sketching direi, ossia disegni veloci che rendono l’idea senza essere dettagliati. Ho voluto combinare lo urban (indicante città e luoghi abitati) e il quick (veloce) per completare il mio diario disegnato (sketch journal), quest’ultimo è un’idea dell’artista Emanuela Taglietti, amministratrice del gruppo privato di facebook Disegnamo insieme! Chi c’è c’è! Dopo qualche tempo mi ero resa conto che il mio diario stava diventando solo un diario alimentare e scolastico disegnato e la cosa mi stava mettendo una tristezza infinita. Questo merita un approfondimento a parte, tornando all’argomento in questione invece, l’introduzione dei tour di Heygo mi hanno dato quella ventata piacevole che ha arricchito, non senza soddisfazione, il mio diario. Alcuni giorni (e tour) di luglio li vedete già in questo articolo.

Ho preso le cartoline che mi piacevano di più ed ho disegnato, nulla di più, in un rettangolino della grandezza di 3×5 cm senza pensare al “verrà bene? E’ bello? Piacerà? Si capisce?”, il diario è per me, mica per gli altri. Ebbene, proprio disegnando ho capito appieno il significato della componente emozionale nei viaggi.

Vero, lo so, non è un viaggio reale, ma la diretta streaming, il prendere le cartoline, il chattare mentre guardi dei luoghi, attiva una qualche componente emotiva che poi ti lascia una sensazione piacevolissima come se in quel luogo ci fossi stato sul serio, e quando disegni da una cartolina presa dal tour, lo senti.

Ma io non so disegnare!

E chissene! Non è maleducazione, è che tutti partono dal “non so fare” per poi rimproverare i bambini accusandoli di pigrizia quando questi dicono la stessa cosa senza nemmeno averci provato. Invece di partire dal “non so disegnare”, partite dal “massi dai, proviamoci” e buttate lì quattro figure geometriche che ricordano il paesaggio, due righette ed una nuvola per gli alberi e degli sticky man…mica dovete esporre al Guggenheim no? Se non vi va di di disegnare è altro discorso, ma siate onesti e ammettete “a me non piace” o “non mi va di disegnare”, nessuno vi giudicherà per questo.

E dopo questo articolo che sembra più un diario, quale è tutto sommato, vi lascio con qualche sketch veloce preso dalle mie cartoline dal tour di Oxford, sempre su Heygo.

A presto la vostra

Maestra viaggiatrice (virtuale)

sempre più imperfetta

Tour per le famose e storiche Facoltà di Oxford

Pubblicato in: diario di una maestra, maestra in viaggio, vita privata di una maestra

Partir, c’est mourir un peu

No, non conosco il francese, ma me lo diceva sempre la Zia con cui praticamente sono cresciuta ed ha fatto parte integrante della mia vita e del mio sviluppo.

Quando tornavamo a casa dopo un mese con lei nel paesino sopra Santa Margherita, lei piangeva sempre, e per spiegare quella sua commozione ci diceva sempre questa frase con quel sorriso che scioglieva i ghiacciai, pur restando forte come le montagne

Partir, c’est mourir un peu

Partire è un poco morire

immagine presa dal mio diario…visuale

Ho ottenuto il trasferimento ad altra scuola! Li lascio in quarta…

Avrei voluto più tempo per cercare le parole migliori da dire ai bambini ma, purtroppo, mi son trovata a dover dire ai bambini, prima di quanto pensassi, che l’anno prossimo non sarò la loro maestra. Ci ho riflettuto a lungo, forse non ci sono parole migliori, ci sono solo parole che vengono dal cuore ed io ho parlato loro lasciandomi guidare dai sentimenti. Forse è stato meglio così.

Il 9 Giugno, un bimbo, dopo la ricreazione in cortile, mi porge un pacchetto giallo dicendomi “maestra, puoi aprirlo davanti a tutti? voglio vedere la tua faccia quando lo vedi”. Nemmeno a dirlo l’ho accontentato, in fondo erano curiosi anche i compagni ed era un desiderio legittimo. Ho aperto il pacchetto cercando di dare l’esempio, evitando insomma di strappare la carta così ben impacchettata con la grazia e delicatezza tipici orcheschi che mi caratterizza, ed ammetto che l’impatto con il regalo è stato talmente forte, bello ed emozionante…che mi sono fermata alla copertina, senza nemmeno leggere “agenda”

Il bimbo mi ha detto tutto fiero “l’idea del diario è stata di mamma ma la copertina l’ho scelta io”. Tutta la classe mi ha detto che hanno pensato tutti la stessa cosa scritta su questa copertina. Può una maestra vedersi dedicata frase più bella? E non è vanto personale, per niente. Si tratta del sollievo profondo e benefico nel prendere coscienza che hai gettato delle basi, che gli hai fatto capire che sono bravi, ognuno con le proprie peculiarità, indipendentemente dai ritmi. I bambini hanno bisogno di chi crede in loro, anche fuori dalla famiglia. Per una, come me e come sicuramente ce ne sono tante e tanti, che è piena di dubbi dall’inizio alla fine della lezione, dall’inizio alla fine dell’anno scolastico, una frase del genere è la conferma più bella che potessi avere da quei visetti limpidi come i loro cuori.

Un giorno la mia Dirigente mi disse, tra le tante parole che non dimentico, che il mio lavoro entra nella sfera emotiva toccando corde molto profonde e mette inevitabilmente a dura prova. E’ tutto vero, ma se prima lo intuivo solo, è nel momento del distacco che lo capisco appieno.

Ho lasciato che mi entrassero nella pelle, che la corrente delle loro piccole vite si unisse alla mia, che facessero parte della mia vita, assieme alla mia famiglia (animali compresi). Ho sbagliato forse, avrei forse dovuto cercare di mantenere un distacco che altre/i colleghe/i riescono ad avere, ma non è nel mio modo di essere e di vivere ed è un errore che rifarei (e rifarò) volentieri.

Sono tornata a casa quel giorno piangendo come non piangevo dal giorno in cui è nata la prima nipotina (voglio bene anche alla seconda ma la prima era decisamente nuova). Sono commossa dalle loro parole, dai disegni, dai “ti voglio bene”, dai “mi mancherai”…poi questo disegno (si ok non avrei dovuto metterlo online, ma spero che l’autore mi perdonerà perché è bellissimo quello che mi ha scritto).

Tapiocco…che in realtà sarebbe Tapioco, è il mio cane delle praterie

Ho insegnato loro arte fin dalla prima e quel P.S. per me vale più di mille “bravissima”, “disegni benissimo” o altri complimenti ricevuti (non me ne vogliano coloro che me li han fatti sia chiaro), perché vuol dire che ho trasmesso più di quanto pensassi di poter fare.

Ho speso anni a dire loro “potete diventare quello che volete, basta impegnarsi”, a dire loro “non esiste non lo so fare, esiste solo ci provo”, a dirgli sempre che si parte da un un punto, che diventa una linea…ma che non devono pensare quando disegnano. Ho detto loro tantissime volte “bimbi attenti quando parlo perché non uso le parole a caso”, perché le “le parole sono pietre” e bisogna dosarle con molta attenzione…come dice la mia Dirigente.

Scrivere questo articolo mi è stato difficile più di quanto osassi pensare.

Mi hanno riempita di disegni, messaggi bellissimi, altri regalini, e, per quanto i regali siano molto belli, ammetto che i disegni e le loro parole valgono più di ogni oggetto (non me ne vogliano i genitori, apprezzo molto il gesto). Le parole rimangono incise nel cuore, nella memoria, mi fanno crescere, mi aiutano…le parole hanno un immenso potere di cui spesso non si è consapevoli. Una mamma mi ha abbracciato dicendomi “continua ad essere come sei perché hai un cuore grande ed entri nei cuori dei bambini”. Vorrei tanto dirle che quelle parole sono più preziose dei diamanti, tanto più che vengono da un genitore.

Ed ora mi ritrovo, finita la scuola, dopo aver pianto assieme a loro nel vedere le loro lacrime all’uscita dell’ultimo giorno, a guardare la foto della Zia e pensare alla sua risata tra le lacrime dicendo “eh invecchiando si diventa più emotivi, si piange più facilmente” aggiungendo “Partir, c’est mourir un peu“. E mi torna alla mente quando io e mia sorella la guardavamo rimpicciolirsi mentre la macchina, guidata da papà, si allontanava per riportarci a casa. Saremmo andati al mare, certo, ma comunque si chiudeva un periodo che aspettavamo, io e mia sorella, tutto l’anno tanto quanto l’estate giù in Calabria. Non l’ho mai detto ma, in fondo, anche una parte di noi moriva in quelle partenze.

La Zia mi sorride, con la sua toga da cattedratica, dalla foto sulla mia scrivania, e mi sembra di sentire ancora la sua voce dirmi Partir, c’est mourir un peu. Ha ragione, una parte di me muore ad andarmene da una scuola che mi ha dato tanto, più di quanto potessi immaginare, ma per ogni morte c’è una rinascita e, in fondo, so che non dimenticherò nessuno dei bambini che lascio. Ti entrano nel DNA, mi ha detto una mamma, ti entrano in ogni fibra del tuo essere, dico io, e ti insegnano molto su te stessa oltre che su di loro, ti insegnano a vivere se li sai ascoltare.

Grazie

Una semplice

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: maestra in viaggio

Mi prendo una pausa vera…ma torno a Settembre

Acquarello su carta- château cazeneuve-Estate 2016, aspettando la visita al castello ho scoperto di aver passato la prova scritta del Concorso Docenti ed il voto di questo.

Nel mese di Agosto mi prendo una pausa vera, di quelle mirate a rinfrancarsi e far riposare il cervello…che nel mio caso significa lanciarmi in altre mille cose da fare e poi magari proporre. Tuttavia non pubblicherò nulla fino a Settembre…almeno ci provo!

Non posso viaggiare col corpo, causa covid e animali, ma questo non significa che non possa tornare nei posti visitati riguardando foto, provare a rifare le federe del divano che mi aspettano da circa due anni e magari imparare altre cose (cucito, calligrafia e altre amenità).

Le mie vacanze son così, dedicate a scoprire, meravigliarmi, imparare, conoscere e sperimentare, tutte cose che non riesco a fare quanto vorrei durante l’anno scolastico.

Son pazza? Forse, ma non è uno stress perché quando disegno sono io, mi sento connessa con me stessa e col mondo, mi sento viva.

Buone Vacanze

la vostra

Maestra Imperfetta

Pausa...quella vera
Tolosa, biro su quaderno, estate 2017

Pubblicato in: maestra in viaggio

Maestra in viaggio- museo dell’Educazione, Rouen, Normandia

Estate 2018, anno di prova passato brillantemente, felicità tanta, voglia di esplorare pure e tanta…tanta libertà. Chi sta meglio di me? Altre maestre e sicuramente qualche milionario!

Si parte per la Normandia, di cui mi ero già innamorata visitando Mont st. Michel e le spiagge del D-Day (cimitero americano incluso, con tanto di militare americano perplesso da quanta roba ci stesse nel mio zainetto…me lo ha messo in ordine così bene che volevo rapirlo).

Questa volta, tra le tappe prefissate, c’è Rouen, la città dove è stata processata e giustiziata Giovanna D’Arco!

Non mi dilungherò sulle meraviglie della città, gioiellino normanno di chiese gotiche, strade lastricate e ordine che nemmeno in Svizzera, ma un tempo atmosferico degno di Londra.

Tra le tante offerte museali della città, piccoli e grandi musei, vi è questa piccola perla cui una maestra non può rinunciare…

Musée national de l’éducation

 Situato in un edificio dall’aspetto medievale (e sicuramente anche le origini), il museo si sviluppa su tre piani. L’ultimo piano è dedicato alle esposizioni temporanee.

All’interno trovate stampe, oggetti, resoconti delle varie epoche sull’analfabetismo in Francia ed i provvedimenti nei secoli per porvi rimedio. Vi è anche una deliziosa riproduzione di una classe di fine 800 (la cui foto è nello sfondo del blog).

Notare bene la scritta sulla lavagna…che stride completamente con certe illustrazioni d’epoca che mostravano punizioni corporali piuttosto severe.

La “peer education” che tanto vantiamo ai giorni nostri a quanto pare non è una novità…in questa illustrazione dei primi decenni dell’800 infatti si mostra come l’educazione tra pari fosse usata, promossa e probabilmente anche diffusa.

Un plastico raffigurante un esempio di classe “ideale” ….credo più per la calma e la tranquillità dei bambini che non per la quantità….quella presumo non fosse ideale nemmeno a quei tempi.

Esempio di metodo molto poco montessoriano….eeeh se avessero conosciuto gli zoccoli di legno del dott. Scholl….

E dopo aver goduto di foto, stampe, documenti vari sulla storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche, arriviamo alla mostra sui modellini istruttivi usati nelle scuole, la loro fabbricazione e l’uso, con modelli di straordinaria fattura.

Tra fiori e insetti ecco questo manichino anatomico scala 1:1 di metà 800 circa, forse qualche anno più. Non potevo ovviamente non rimanerne incantata, specialmente dopo aver visto il video della produzione di questi modelli.

Il video riprodotto nel museo non ce l’ho ma ho trovato comunque un interessante video che mostra la produzione contemporanea di fabbrica di modelli ancora più dettagliati.

Il video è completamente in Italiano e dura anche poco, ma a mio parere risulta interessante per curiosità, approfondimento oppure didattica (perché no).

Buon viaggio

Maestra Imperfetta