No, non conosco il francese, ma me lo diceva sempre la Zia con cui praticamente sono cresciuta ed ha fatto parte integrante della mia vita e del mio sviluppo.
Quando tornavamo a casa dopo un mese con lei nel paesino sopra Santa Margherita, lei piangeva sempre, e per spiegare quella sua commozione ci diceva sempre questa frase con quel sorriso che scioglieva i ghiacciai, pur restando forte come le montagne
Partir, c’est mourir un peu
Partire è un poco morire

Ho ottenuto il trasferimento ad altra scuola! Li lascio in quarta…
Avrei voluto più tempo per cercare le parole migliori da dire ai bambini ma, purtroppo, mi son trovata a dover dire ai bambini, prima di quanto pensassi, che l’anno prossimo non sarò la loro maestra. Ci ho riflettuto a lungo, forse non ci sono parole migliori, ci sono solo parole che vengono dal cuore ed io ho parlato loro lasciandomi guidare dai sentimenti. Forse è stato meglio così.

Il 9 Giugno, un bimbo, dopo la ricreazione in cortile, mi porge un pacchetto giallo dicendomi “maestra, puoi aprirlo davanti a tutti? voglio vedere la tua faccia quando lo vedi”. Nemmeno a dirlo l’ho accontentato, in fondo erano curiosi anche i compagni ed era un desiderio legittimo. Ho aperto il pacchetto cercando di dare l’esempio, evitando insomma di strappare la carta così ben impacchettata con la grazia e delicatezza tipici orcheschi che mi caratterizza, ed ammetto che l’impatto con il regalo è stato talmente forte, bello ed emozionante…che mi sono fermata alla copertina, senza nemmeno leggere “agenda”

Il bimbo mi ha detto tutto fiero “l’idea del diario è stata di mamma ma la copertina l’ho scelta io”. Tutta la classe mi ha detto che hanno pensato tutti la stessa cosa scritta su questa copertina. Può una maestra vedersi dedicata frase più bella? E non è vanto personale, per niente. Si tratta del sollievo profondo e benefico nel prendere coscienza che hai gettato delle basi, che gli hai fatto capire che sono bravi, ognuno con le proprie peculiarità, indipendentemente dai ritmi. I bambini hanno bisogno di chi crede in loro, anche fuori dalla famiglia. Per una, come me e come sicuramente ce ne sono tante e tanti, che è piena di dubbi dall’inizio alla fine della lezione, dall’inizio alla fine dell’anno scolastico, una frase del genere è la conferma più bella che potessi avere da quei visetti limpidi come i loro cuori.
Un giorno la mia Dirigente mi disse, tra le tante parole che non dimentico, che il mio lavoro entra nella sfera emotiva toccando corde molto profonde e mette inevitabilmente a dura prova. E’ tutto vero, ma se prima lo intuivo solo, è nel momento del distacco che lo capisco appieno.
Ho lasciato che mi entrassero nella pelle, che la corrente delle loro piccole vite si unisse alla mia, che facessero parte della mia vita, assieme alla mia famiglia (animali compresi). Ho sbagliato forse, avrei forse dovuto cercare di mantenere un distacco che altre/i colleghe/i riescono ad avere, ma non è nel mio modo di essere e di vivere ed è un errore che rifarei (e rifarò) volentieri.
Sono tornata a casa quel giorno piangendo come non piangevo dal giorno in cui è nata la prima nipotina (voglio bene anche alla seconda ma la prima era decisamente nuova). Sono commossa dalle loro parole, dai disegni, dai “ti voglio bene”, dai “mi mancherai”…poi questo disegno (si ok non avrei dovuto metterlo online, ma spero che l’autore mi perdonerà perché è bellissimo quello che mi ha scritto).

Ho insegnato loro arte fin dalla prima e quel P.S. per me vale più di mille “bravissima”, “disegni benissimo” o altri complimenti ricevuti (non me ne vogliano coloro che me li han fatti sia chiaro), perché vuol dire che ho trasmesso più di quanto pensassi di poter fare.
Ho speso anni a dire loro “potete diventare quello che volete, basta impegnarsi”, a dire loro “non esiste non lo so fare, esiste solo ci provo”, a dirgli sempre che si parte da un un punto, che diventa una linea…ma che non devono pensare quando disegnano. Ho detto loro tantissime volte “bimbi attenti quando parlo perché non uso le parole a caso”, perché le “le parole sono pietre” e bisogna dosarle con molta attenzione…come dice la mia Dirigente.
Scrivere questo articolo mi è stato difficile più di quanto osassi pensare.
Mi hanno riempita di disegni, messaggi bellissimi, altri regalini, e, per quanto i regali siano molto belli, ammetto che i disegni e le loro parole valgono più di ogni oggetto (non me ne vogliano i genitori, apprezzo molto il gesto). Le parole rimangono incise nel cuore, nella memoria, mi fanno crescere, mi aiutano…le parole hanno un immenso potere di cui spesso non si è consapevoli. Una mamma mi ha abbracciato dicendomi “continua ad essere come sei perché hai un cuore grande ed entri nei cuori dei bambini”. Vorrei tanto dirle che quelle parole sono più preziose dei diamanti, tanto più che vengono da un genitore.

Ed ora mi ritrovo, finita la scuola, dopo aver pianto assieme a loro nel vedere le loro lacrime all’uscita dell’ultimo giorno, a guardare la foto della Zia e pensare alla sua risata tra le lacrime dicendo “eh invecchiando si diventa più emotivi, si piange più facilmente” aggiungendo “Partir, c’est mourir un peu“. E mi torna alla mente quando io e mia sorella la guardavamo rimpicciolirsi mentre la macchina, guidata da papà, si allontanava per riportarci a casa. Saremmo andati al mare, certo, ma comunque si chiudeva un periodo che aspettavamo, io e mia sorella, tutto l’anno tanto quanto l’estate giù in Calabria. Non l’ho mai detto ma, in fondo, anche una parte di noi moriva in quelle partenze.
La Zia mi sorride, con la sua toga da cattedratica, dalla foto sulla mia scrivania, e mi sembra di sentire ancora la sua voce dirmi Partir, c’est mourir un peu. Ha ragione, una parte di me muore ad andarmene da una scuola che mi ha dato tanto, più di quanto potessi immaginare, ma per ogni morte c’è una rinascita e, in fondo, so che non dimenticherò nessuno dei bambini che lascio. Ti entrano nel DNA, mi ha detto una mamma, ti entrano in ogni fibra del tuo essere, dico io, e ti insegnano molto su te stessa oltre che su di loro, ti insegnano a vivere se li sai ascoltare.
Grazie
Una semplice
Maestra Imperfetta
Un pensiero riguardo “Partir, c’est mourir un peu”