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Colori caldi, freddi e scale di grigi.

Preparate matite, righelli, pastelli o pennarelli. In realtà non ci sono video tutorial per questo ma solo istruzioni scritte.

In una mattina in cui non ho pulizie da fare, mi son messa sul divano, col marmotto (ebbene sì ho un cane delle praterie a casa) addosso, in grado solo di disegnare dal tablet. Tuttavia il tablet ha giusto un’app che simula vari strumenti, dalle matite ai pastelli, dai pennarelli agli acquarelli e tempere (che caso)…e allora…via con la fantasia.

Pastello nero e righello

Ho fatto righe verticali per disegnare i palazzi e poi riempito con righe orizzontali o verticali come per il lavoro con i pattern, ma usando il righello.

Se avete possibilità di fotocopiare, va benissimo fare due fotocopie, diversamente potete appoggiare il foglio alla finestra, metterci sopra l’altro foglio su cui disegnare e con la matita ricalcare tracciando linee leggere. Una volta ricalcato ripassate con il pastello nero e il righello per aiutarvi a fare le linee belle dritte.

Avete fatto? Avete tre disegni uguali davanti a voi? Allora state procedendo bene.

Ora prendete i colori rosso, giallo e arancione e cominciate a colorare. Una riga di un colore e quella sotto o vicina di un altro, mi raccomando alternate i colori.

Il paesaggio con i colori caldi

Ci siete? Vi piace? Se si, continuiamo con una delle due copie che avete fatto. Questa volta useremo viola, azzurro ( anche blu) e verde. Io ci ho messo anche del verde ottenuto con un poco meno di blu e più giallo. Come prima, ogni riga un colore diverso da quella vicina o sopra e sotto

Finito? Vi piace? Benissimo, ora la parte più difficile.

I grigi! Il grigio si ottiene mescolando nero e bianco.

Se avete acquarelli avrete diversi grigi a seconda di quanta acqua mettete.

Con le matite colorate dipende dalla pressione della matita era sul foglio, ma potete usare anche quella per disegnare.

Se usate le tempere invece basterà variare la quantità di bianco. Più bianco mettete più chiaro sarà il grigio e viceversa, più nero e meno bianco vi farà venire un grigio scuro.

Come prima, ogni riga un colore diverso da quella vicina o sopra e sotto.

Ora che avete tutti e tre potete appenderli assieme, vicini, in orizzontale o in verticale, nell’ordine preferito.

Ricordate, e non fate come me, mettete la vostra firma come dei veri artisti e la data in cui avete fatto il lavoro (quella magari dietro il foglio). Raccogliete questi lavori e altri che farete, magari trovati in questo blog, in una cartellina e conservateli.

Quando li riguarderete saranno un bellissimo ricordo!

Come sempre, se volete mandarmi i vostri lavori li pubblicherò ben volentieri nella gallery del blog e in calce a questo articolo, basterà scrivermi a diariodiunamaestra@gmail.com

Se volete commentare, condividere le vostre esperienze, sentitevi liberi di commentare.

La vostra

Maestra Imperfetta

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NON HO VOGLIA DI COLORARE

Quante volte è capitato di sentirsi dire “maestraaa non ho voglia di colorare, ci metto una vita” e mille capricci per non colorare tutto quel foglio. Come non capirli? Se da un lato il disegno colorato è bello, gradevole, si presenta bene e dona quel senso di completezza, dall’altro è una bella rottura colorare tutto un foglio A4. Ammetto, e qui faccio outing, che nemmeno io adoro colorare, spesso e volentieri i miei disegni, quelli seri, sono in bianco e nero, però se faccio disegnini vignettistici il colore completa e rende accattivante il prodotto.

Ebbene, non è detto che si debba per forza riempire tutto lo spazio per farli divertire (e colorare).

Altro problema è l’amore per i pennarelli. Il problema è nella misura in cui nel riempire di colore il disegno, a volte bucano il foglio e poi ne piangono.

Un piccolo trucchetto utile per farli colorare, aiutarli nel miglioramento della una coordinazione mano-occhio ed insegnargli i “pattern”, ho registrato questo tutorial dove, con pochi colori (ne ho usati 12), con pennarelli o penne colorate, possono realizzare dei graziosi disegni ad effetto. Questo lavoretto li può aiutare nella concentrazione dal momento che devono stare molto attenti a non sovrapporre le linee.

Il vantaggio di questo lavoro è che devono fare disegni grandi e semplici, fattibili anche da chi è meno portato e da bambini piccoli.

Fai il disegno di base a matita e ripassa col nero

comincia a seguire i contorni di ciascuna parte del disegno con un colore, ogni parte con un colore differente, stando sempre attenti a fare linee parallele.

Potete fare paesaggi di campagna, di città, notturni o di giorno, edifici (basta vedere il tutorial su come disegnare il duomo di Genova e potrete disegnare qualsiasi cosa). Insomma potete fare così con tutto e senza usare il righello.

Divertitevi a farlo assieme ai bambini e poi confrontatevi e parlate.

La scuola è finita quindi non ho capolavori dei miei alunni da mostrare, ma se vorrete mandarmi i lavori dei vostri figli sarò ben lieta di pubblicarli. Basterà scrivermi a

diariodiunamaestra@gmail.com

La vostra

Maestra Imperfetta

L. Classe terza primaria

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Insegnare Arte ai bambini…come trasformare il semplice guardare in un’attività divertente e coinvolgente.

I bambini amano l’arte? Si! La amano se tu insegnante trovi il modo per fargliela amare. Ma come fare a far amare l’arte?

Urlo
Edvard Munch

Prima di tutto partiamo dal principio che il bello è un concetto che hanno pure i più piccoli, diverso da quello degli adulti perché diverse sono le esperienze e diverso il modo di vedere le cose, ma tutti hanno il proprio senso della bellezza (e della bruttezza).

Fin da bambina mi portavano nelle pinacoteche (che da piccola innocente immaginavo fosse dove vendevano panini) e nei musei, ma i grandi non ascoltavano e non spiegavano. Da un lato era un vantaggio perché guardando quei quadri mi facevo le mie idee personali, se mi piaceva lo guardavo e se non mi piaceva andavo oltre e cercavo un altro quadro, senza influenze esterne, sola nel mio piccolo mondo fatto di “mi piacerebbe disegnare così”.

Crescendo poi sono arrivate le “lezioni private”. Papà e mamma che spiegavano chi aveva dipinto il quadro, quando, cosa, i colori…insomma una pesantezza alleggerita solo dalla voglia di rendere orgogliosi i genitori. Questo funzionava su di me, che avevo la sindrome da prima della classe ed ero interessata, ma ha fatto venire a noia l’arte e i musei a mia sorella. Perché? La risposta mi è venuta proprio da mia sorella, anche se a distanza di trenta e passa anni e confermata dal mio contatto costante con i bimbi nel contesto scolastico:

Perché non chiedevano un nostro parere, non ascoltavano quello che era il nostro modo di vedere le cose, un modo da bimbi, infantile e fantasioso.

Molti adulti tendono a pensare erroneamente che il bambino vada instradato, gli vada inculcato un concetto, insegnato cosa è bello e cosa no, cosa è un’opera d’arte e cosa non lo è. Erroraccio!

La natura del bambino, ben conscio che il mondo, il suo come quello generale, è governato da adulti, è di compiacere l’adulto. Sia esso maestro o genitore, il bambino cercherà sempre il segnale nelle nostre espressioni, toni, nel linguaggio non verbale la conferma che sta facendo la cosa giusta, l’approvazione, ed è naturale visto che deve crescere e non vuole le punizioni (a chi piacciono? Ai masochisti certo, ma non è il luogo ove parlarne). Sta a noi cercare di incoraggiarli ad esprimere liberamente ma educatamente un parere, un pensiero proprio, senza timore di dire che gli piace qualcosa che a noi non piace. Sta a noi insegnare il “rispetto” dei gusti individuali e il diritto di esprimerli nell’ambito dell’educata tolleranza verso chi la pensa diversamente.

IN SOLDONI… COME HO FATTO?

Prendendo spunto dal libro “Imparare davanti a un quadro” di Giulia Orombelli, ed. WizArt, impresa sociale, ho cominciato a chiedere ai miei bambini, ad ogni quadro, se gli piaceva o se non gli piaceva e di dirmi il motivo.

Ovviamente non tutti partono bene e con la quarta inserita, molti sono restii, timorosi, quasi dubbiosi di sbagliare. Ebbene, incoraggiamoli, ricordiamo loro che non esiste giusto o sbagliato ma “bello secondo me” oppure “brutto secondo me”, rispettando che ciò che ci piace non deve per forza piacere agli altri.

Con i miei studenti è andata così, all’inizio mi studiavano, esitavano, non sapevano, ma poi hanno scoperto che la maestra non li avrebbe giudicati e avrebbe difeso le posizioni di tutti, anche se in realtà difendevo solo l’educazione e il rispetto per i gusti differenti. Una volta capito che ero solo quella che ascolta tutti e non interviene se non quando i toni si fanno un tantino accesi, si sono liberate le testoline e sciolte le lingue.

Non so se son riuscita a fargli piacere l’arte nè se riuscirò davvero a fargliela amare, ma sono assolutamente certa che hanno imparato che anche loro possono guardare i quadri come i grandi ed avere delle opinioni proprie, come i grandi. I miei studenti si sono mostrati molto partecipi, attivi, interessati e chiedevano alla fine di poter vedere altri quadri, hanno anche imparato che ascoltare gli altri quando esprimono un loro parere serve a poter dire la propria dopo, essere d’accordo o in disaccordo, e non è poco per i loro sette anni.

Tirando le somme, mi rivolgo a colleghi, colleghe e genitori in un sentito ed accorato appello.

CHIEDETE UN LORO PARERE, ASCOLTATELI, senza guardare l’orologio nè mostrare impazienza o giudizio!

Quando andate in un museo, in una pinacoteca, un castello, chiedete prima cosa pensano, se gli piace, perché e cosa gli piace, e lo stesso anche se non gli piace. Invitateli a motivare i loro gusti ma senza forzarli, a volte non sanno spiegare bene come mai qualcosa non gli piace, inutile forzare e peggio ancora dire “ma allora non è vero che non ti piace”.

Pensateci bene, anche noi adulti a volte non sappiamo spiegare perché una cosa ci fa ribrezzo o non ci piace o perché andiamo matti per il cioccolato più che per la vaniglia, figuriamoci un bambino.

E se non gli piace una cosa che a voi piace? Bene, meglio ancora, parlatene, spiegatevi, provate a spiegare cosa piace e cosa no, perché, cosa vi ricorda, tutto quello che vi viene in mente e non siate mai pedanti. Cercate di ricordarvi come eravate da bambini, senza ricostruzioni irrealistiche postume, e se non lo ricordate almeno cercate di mettervi nei loro panni.

Questo è frutto delle esperienze mie, di mia sorella (che ringrazio per il suo feedback) da bambine e da adulte.

Se volete mandarmi dei pareri, commenti o, meglio ancora, esperienze, scrivetemi o commentate.

La vostra

Maestra Imperfetta

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Disegniamo insieme il Duomo di San Lorenzo (Genova)

Insegnare ai bambini a disegnare un edificio, un palazzo o una chiesa, non è poi così difficile, specialmente se gli insegni prima le figure geometriche e tutte le figure che posso costruire con triangoli, rettangoli, quadrati e cerchi.

Il duomo fatto da me

Un trucchetto che usano gli urban sketcher, quegli strani individui che ogni tanto si vedono a disegnare rapidi e furtivi per le strade, è proprio abbozzare figure geometriche per aggiungere in seguito i particolari.

La suddivisione a sinistra, per far vedere ai bambini le figure geometriche che compongono il duomo.

Basandomi su questo, rendendo l’imprecisione e incertezza nel tratto un valore positivo, ho creato un videotutorial dove non devono usare righelli per nessun motivo e ogni tratto imperfetto rende il lavoro più carino.

Usando pastelli a cera per disegnare l’edificio e acquarello per lo sfondo, si ottiene un bellissimo effetto che unisce lo urban sketching al pittorico con risultati da grandi anche se fatto da bambini. Una gran soddisfazione per loro in primis (cosa che conta davvero) e fattibile anche da adulti che vogliono provare a cimentarsi con bei risultati senza dover sforzarsi troppo.

Il video pubblicato è stato registrato da Ipad e con un’app di simulazione dei pastelli e acquarelli.

Una delle bambine delle mie classi ha deciso di cimentarsi, mostrandomi il suo risultato. Ha ovviato, mancandole i colori richiesti, con quello che aveva, ma già questo lo ritengo un ottimo risultato. Apprezzo l’iniziativa.

Il primo lavoretto prodotto.

Per una bimba di sette anni lo ritengo un ottimo lavoro.

Come sempre, se avete fatto fare questo lavoro ai vostri figli e/o alunni, e vi va di condividere o di vederli pubblicati sul mio blog (specificatelo), contattatemi a diariodiunamaestra@gmail.com.

Artistici saluti

La vostra Maestra Imperfetta

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LA STANZA ROSSA…e quello che succede dentro

Questa attività non ha previsto minimamente elaborati, lavoretti o disegni. Premetto che i bambini con cui ho fatto questo piccolo “esperimento” frequentano la seconda primaria.

Ogni quadro racconta una storia, che può essere la storia del pittore o la storia che il pittore vuole raccontarci. Una storia tratta dalla mitologia, dalla religione, dalla vita quotidiana, dalle idee e dalle ideologie di quel periodo storico in cui il quadro si inserisce. A volte racconta più storie, in una sola immagine. Ma che storia racconta a chi lo guarda?

Dopo aver raccontato la vita di Matisse, spiegato cosa sono i Fauves, le ideologie alla base e dato giusto un piccolo tutorial trovato su pinterest per farli disegnare come Matisse, ho fatto vedere il quadro “La Stanza Rossa” e chiesto loro che cosa stava succedendo nel quadro, cosa li colpiva, gli piaceva o no e perché.

Ed ecco le risposte dei miei piccoli critici d’arte. Alcune sono molto scarne, altre danno spiegazioni, altre ancora fanno sorridere forse, ma a loro è piaciuto molto ed ho ripetuto l’esperimento anche per i pittori affrontati dopo.

Sembra un paradiso, una strana cena

Vedo un prato

Secondo me sta preparando una cena romantica

La stanza è rossa

Sta mettendo a posto mentre cucina

Sta prendendo un frutto perché vuole mangiare

La sedia è grande perché la signora è grande

Il bianco fa sembrare gli alberi pieni di neve

Mi piacciono i cespugli perché sono difficili da disegnare.

La Signora sta sparecchiando

Ho fatto la medesima cosa per il quadro, sempre di Matisse, intitolato “La Dance”

Per questo quadro è venuta fuori una storiella unica da un brainstorming spontaneo dei bambini.

Le figure danzano sul mondo per dimostrare al mondo intero che hanno vinto e sono felici perché sono arrivate nello spazio con un razzo molto grande.

Se vi aggrada e se volete provare anche voi la medesima attività, o con modifiche a seconda della vostra classe o i vostri figli, e se volete condividere le vostre esperienze, lasciate un commento o scrivetemi a diariodiunamaestra@gmail.com

Artistici saluti

Maestra Imperfetta

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DaD-PAUL KLEE- tra sogno e geometrie

Lezione fatta in Didattica a Distanza usando Skype

Viaggiando nella storia dell’arte siamo approdati agli astrattisti. Forse non lo si direbbe, ma insegnare storia dell’arte ai bambini è piacevole, rilassante e li coinvolge molto. Loro amano sentire storie, ne sono assetati e conoscere le storie dei pittori che hanno dipinto i quadri che facciamo loro vedere sembra dargli la sensazione di conoscere un amico, un compagno di classe, uno dei loro.

Dopo Mondrian e Van Gogh, Frida Khalo e Kandinsky, ecco a loro Klee, Paul Klee.

Ho per prima cosa raccontato loro la storia, riassunta, dell’artista, avvalendomi del fumetto pubblicato su Officina D’Arte 2, di Antonella Mazzara, edizione La Spiga.

Ho chiesto loro quali sono i colori caldi e perché si chiamano così. I pareri sono stati tutti molto simili e quasi poetici “sono caldi perchè il rosso è il tramonto ed il tramonto mi piace, il giallo è il sole e il sole è caldo e poi l’arancione”.

Abbiamo affrontato i colori freddi ed evocato immagini con colori freddi che dessero la sensazione di fresco.

Ho presentato loro il quadro “Castello di metropolis e sole” e lasciato a loro la libera espressione dei propri pensieri.

Paul Klee- Castello di Metropolis e Sole – collezione privata

“La mia opinione è una bella idea del nome e mi sembra abbia colorato con impegno”

“Mi piacciono i quadrati e l’impegno. Io avrei usato un righello dai”

“Mi piace perchè con tutte quelle forme dà l’impressione di un grande castello e quel sole sembra tramontare e io adoro i tramonti”

“Non mi piace tanto perché ha sprecato il rosso e ora deve ricomprarlo. Però mi piace il castello e non ha usato il nero, per me il nero non ci sta bene nei quadri”.

L’attività di “analisi” del quadro ha occupato molto tempo, per cui ho dovuto lasciare loro il tutorial in video per l’attività legata a questo quadro. I bambini hanno gradito molto i laboratori in video e qualcuno mi ha subito mandato i suoi lavori la sera stessa della pubblicazione del video.

Ed ecco i primissimi lavori arrivatimi dai miei piccoli artisti.

Questo è un lavoro fatto da uno dei miei alunni che detesta colorare, eppure ha voluto mandarmelo subito, entusiasta e contento, chiedendomi altri video.

Come sempre, per pareri, consigli o semplicemente inviarmi i lavori dei vostri bambini (siano alunni o figli), scrivetemi a diariodiunamaestra@gmail.com.

Se il mio video vi ha ispirato non esitare a dirmelo, sarà un piacere per me poter vedere e condividere le vostre idee sul mio blog.

Maestra Imperfetta

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DaD – Il nostro KANDINSKY…a matite o pastelli e acquarelli

Lezione fatta in Didattica a Distanza usando Skype

La DaD (Didattica a Distanza) ha creato non pochi problemi e scatenato critiche ferocissime, molti si sono scagliati contro. Nel mio piccolo personale percorso nel campo della didattica, iniziato tardi, sono stata ben felice, curiosa e poi entusiasta di poter sperimentare anche la DaD. In Arte mi ha permesso di risparmiare molto (in termini economici) e poterli mettere di fronte a quadri senza il problema dello schermo che va in risparmio energetico mentre passo tra i banchi o costose stampe di quadri. Di seguito una delle lezioni fatte ai miei bimbi di seconda (primaria) in questi mesi.

I miei bimbi hanno abbracciato con entusiasmo il quadro di Kandinsky “quadrati con cerchi concentrici”.


1. Ho presentato prima loro la vita di Kandinsky avvalendomi dei fumetti e del materiale utilissimo trovato su “Officina d’arte” di Antonella Mazzara, edizioni La Spiga.

2. Ispirandomi al libro “Imparare davanti a un quadro” di Giulia Orombelli (ed WizArt), ho cominciato a chiedere loro dei pareri sul quadro prima di tutto, questa attività l’avevo già iniziata con altri quadri. Ho fatto la premessa (dovuta e imprescindibile) che non c’è una risposta giusta o sbagliata, c’è solo quello che è bello per uno o per l’altro e non deve per forza piacere a tutti. Alcuni bambini erano smarriti, altri preferivano ripetere quello che dicevano i compagni, ma piano piano sono emersi i gusti personali e ne sono nati scambi interessanti in cui io maestra ero solo spettatrice e mediatrice laddove, nell’entusiasmo, alcuni non lasciavano spazio ad altri compagni.

Nell’opera “Quadrati con Cerchi concentrici” il pittore Kandinsky descrive un’indagine strutturata sugli effetti percettivi delle interazioni di colori e sulle lo qualità sensoriali. Lo studio verte su come vengono percepiti svariati accostamenti di colori e come interagiscono tra loro. Tecnica: Acquerello, gouache e pastello su carta. Monaco di Baviera, The Städtische Galerie im Lenbachhaus

“Mi piace ma ci avrei messo più impegno”

“Mi piace l’idea ma i cerchi non sono tutti ben fatti”

“Mi piace il quarto cerchio (in alto a partire da sinistra) ma doveva metterci più impegno, è colorato male. Il secondo dell’ultima riga (da sinsitra) sembra più un quadrato, ci doveva mettere più impegno perché i cerchi non sono perfetti.”

“Mi piace perché mi piacciono le cose che non esistono”

“Sembrano occhi spaventosi e belli”

“è allegro ed è disegnato molto bene”

“Mi piace ma possono farlo i bambini di tre anni”

Questi solo alcuni dei pareri usciti dai vari confronti. Posso solo dire che son state lezioni meravigliose dove tutti si sono divertiti. Loro a parlare ed io ad ascoltare.

3. Ho chiesto loro di riprodurre una cosa simile, ma scegliendo anche altre forme geometriche se gli andava, sul quaderno di arte usando le matite colorate (non avevano tutti i pastelli e gli acquarelli ed ho dovuto optare per questa soluzione).

I bambini stessi mi han riferito di essersi divertiti. Per coloro che invece avevano acquarelli e pastelli a casa, ho creato un videotutorial caricato poi sul mio canale youtube.

4. Facendo lezioni con Skype ho avuto la possibilità di far vedere a tutti i lavori dei compagni per valutarli, esprimere dei pareri civilmente e dare la possibilità a ciascuno degli artisti di spiegare le loro opere (a modo loro). Questo momento è stato molto bello per tutti, i bambini sono stati incredibilmente delicati nell’esprimere giudizi ragionati sulle opere dei compagni, attenti a non urtare la sensibilità, e questo ha dato loro una spinta a produrre dei propri elaborati in futuro.

Alcuni di loro mi hanno mandato i loro lavori fatti col tutorial e, ammetto, è stato per me commovente e soddisfacente sapere che si erano pure divertiti. Di seguito metto il tutorial fruibile gratuitamente sul mio canale per tutti i grandi e piccini.

Alcune delle opere dei miei bimbi (7-8 anni).

Al di là del gusto estetico individuale (possono piacervi o no), posso ritenermi soddisfatta di aver fatto divertire, e se è vero che molti non mi hanno mandato le foto, per quei pochi che lo hanno fatto mi sento invogliata a continuare su questa strada, ancor di più sapendo che molti genitori non hanno aiutato i figli in questo lavoro, pertanto questi prodotti sono assolutamente originali e bellissimi ai miei occhi.

Se questo lavoro è stato fatto da altri oppure è di ispirazione per altri colleghi sarebbe per me un piacere venirne a conoscenza e condividere impressioni e, perché no, anche le opere dei nostri piccoli artisti.
Se sei un genitore capitato qui e ti va di provare a fargli fare questo lavoretto, sappi che sarò ben felice di ricevere l’opera di tuo figlio/a e, se lo desideri, pubblicarlo sul blog.

Se volete quindi condividere le opere dei bambini (siano alunni o figli) inviatele a “diariodiunamaestra@gmail.com“.


Maestra Imperfetta

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Le cose facili rendono stupidi?

Un anno fa ho iniziato a studiare taglio e cucito! Che c’entra con l’attività didattica? Nulla! Ma c’entra con la riflessione di oggi.

Mia suocera aveva una macchina da cucire vecchia, degli anni 60, una Necchi Supernova tenuta come nuova, perfettamente oliata e funzionante, ed ha deciso di regalarmela come incoraggiamento per questo corso. Benissimo, peccato che per usarla non ci sono due manopole e un tastino come in quelle moderne, bensì un sistema di manopole, leve e altro che per capire come usarla ci ho impiegato un anno di studio del libretto di istruzioni (ed ancora non ho imparato il punto a zig zag e altro). Più di una volta sono stata tentatissima di venderla e regalarmene una nuova e moderna, nonché più leggera visto che questa pesa molto, ma alla fine mi dispiaceva e non l’ho fatto…ed ho fatto benissimo!

Trovarmi a dover studiare questa macchina mi ha portata a studiare come funziona una macchina da cucire, la meccanica alla base, la funzione di ogni sua parte e questo mi ha permesso di capire dove sbagliavo, correggere e sistemare, prendendo confidenza con essa (ma il punto zig zag ancora non se ne parla). Qui arriviamo alla mia domanda del titolo: se avessi comprato subito una macchina da cucire nuova, avrei imparato forse tutte queste cose?

Tempo addietro mi ricordo, a scuola, un padre che mi disse “maestra vedesse mio figlio, a sei anni sa accedere ad un’app del tablet”, per convincere me ed altre a dare link o app per compiti delle vacanze. Io gentilmente risposi che non era niente di complesso in realtà, persino il mio roditore apriva app sul tablet (basta un tocco) e che a sei anni, a meno che non si abbiano particolari problemi, il miglior esercizio è a mano.

Parlando con una mia collega di un’altra scuola, venne fuori che talvolta i bambini rendono meno perché siamo noi che chiediamo meno. Se diamo esercizi troppo facili, ovviamente non si abitueranno mai a quelli difficili, così se diamo loro un tablet per scrivere, non impareranno a scrivere bene (altro discorso sono i BES e i DSA sia chiaro). Se i bambini non capiscono come funziona una cosa, la useranno sempre al minimo delle capacità non comprendendone l’utilità in ogni caso, poiché anche nelle meravigliose app didattiche tirano ad indovinare il più delle volte (è più facile).

Con ciò dobbiamo evitare i tablet? No! Non dico questo, ma sarebbe più opportuno e pratico, a mio parere, imparare ad avere a che fare con tastiera e mouse prima perché, per esperienza diretta e personale, imparare su pc permette lo sviluppo di una maggiore flessibilità nel passaggio a smartphone e tablet.

Quando mi comprai un pc con il mio primo stipendio fu un momento magico! Era qualcosa di mio, di guadagnato, quindi…dovevo imparare come era fatto dentro, come funzionava, come risolvere gli errori ed i problemi che potevano presentarsi. Grazie al mio compagno mi fu possibile, ma devo riconoscere che, dopo qualche tempo, a voler imparare le componenti ed il funzionamento del computer, ho sviluppato un discreto intuito per le problematiche che si possono presentare e come risolverle. E’ stato facile? No! Ma è stato stimolante!

Tutto ciò che pensiamo sia difficile e che abbandoniamo perché pensiamo sia tale, è un’occasione persa. Con ciò non dico certo che domani dobbiamo iscriverci al corso di laurea in fisica oppure a giurisprudenza, ma possiamo migliorarci imparando a non limitarci alle cose facili, per quanto allettanti. Le sfide hanno un loro fascino, se ci poniamo sfide realistiche a piccoli obiettivi, la soddisfazione è maggiore.

Ho chiesto molto ai miei bimbi, sia per inglese sia per arte, oggi, in quarta, sono orgogliosi loro per primi nel dirmi “ma maestra ci dai compiti troppo facili” e dinnanzi ad un’opera d’arte di un maestro del passato mi sento dire “maestra, possiamo disegnarla?” . Questo è il risultato di chiedere molto, di incoraggiare, di spingerli a cercare di superare i loro limiti perché, come dico loro, i limiti sono solo nelle nostre teste.

Per oggi è tutto

Non so se la prossima settimana riuscirò a scrivere, non credo dati gli impegni scolastici e privati.

La vostra

Maestra Imperfetta

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Leonardo Da Vinci…per me!

“Maestra ho portato questo, ce lo leggi?”

E ti pare che io possa dire di no ad una richiesta simile? Giammai! Inforco gli occhiali e leggo…

LEONARDO DA VINCI

Collana I miei piccoli Eroi , lo danno con Tv Sorrisi e Canzoni a 6,99 € , sono in totale 60 uscite. 

Leggo in classe Leonardo da Vinci e la cosa più entusiasmante per me è stata vederli pendere dalle mie labbra, curiosi di sapere chi era, se era morto (hanno una concezione del tempo ancora in formazione), cosa ha fatto, quanto era alto il cavallo di Bronzo che non ha mai realizzato e le macchine.  Vista la marea di curiosità espresse ne ho approfittato per scaricare delle immagini di macchine di Leonardo assieme a immagini dell’uomo vitruviano, della Gioconda e dell’Ultima Cena (chissà magari riesco  a portarli  a vederla) per fargliele vedere sulla LIM nuova che la PAM ci ha così generosamente donato.  Dopo aver visto le macchine, ragionato sul funzionamento ed arrivati alle conclusioni, ho somministrato loro un disegno della Gioconda da colorare, con i colori corrispondenti ai numeri rigorosamente in inglese (ottimo ripasso). 

scaricato da Pinterest

 I bambini si sono mostrati veramente bravi e capaci, ma soprattutto entusiasti. Man mano che il colore veniva steso sulla figura e la Gioconda prendeva forma si sentivano dei piccoli pittori. 
In seguito ho fatto scrivere sul quaderno adibito alla materia Arte e Immagine (in cui metto anche musica visto che è un’arte pure quella) due righe su Leonardo da Vinci ed in seguito le attività più difficili…

Disegno soggetto a copyright, per cortesia non è in vendita.

Incollata su un lato del foglio, dovevano cercare di copiarla come meglio potevano a fianco! Sono riusciti a farlo con una certa bravura nonostante la loro giovanissima età. Ovviamente massima libertà di colorazione. 
Dopo aver mostrato loro alcune “rivisitazioni” della Mona Lisa, tra baffi, spider man, mona lisa che si fa il selfie etc… ho lasciato a loro la libertà di paciugare l’originale aggiungendovi quello che preferivano. Alcuni non hanno compreso appieno ed hanno tracciato linee a casaccio. Altri invece le hanno messo occhiali, baffi, corna, cresta punk anche se doveva essere da dinosauro…
Infine ho concluso con il dar loro “l’ultima cena” , spiegando dove e perché è stata fatta. I bambini l’hanno colorato ed erano molto incuriositi dalla storia narrata dal quadro. Alcuni di loro, di fede islamica, hanno insistito per conoscere la storia dell’Ultima Cena di Gesù ma per questo ho rimandato alla maestra di Religione. Dal canto mio ho spiegato che a quei tempi la Chiesa pagava molto e pagava bene quindi per gli artisti era importante, ma ovviamente la Chiesa domandava quadri per monasteri e chiese e quindi dovevano parlare di argomenti religiosi. 

Incidenti diplomatici scongiurati, eccoci a lavoro finito. I bimbi si sono mostrati entusiasti dell’attività, delle spiegazioni e delle pillole di storia dell’arte. Tutti entusiasti mi hanno chiesto 
“Maestra ma il prossimo artista chi è?”  “Michelangelo” “Che strano nome…” “Come le tartarughe ninja” “Aaaah e quando ci fai fare Michelangelo?”
Musica per le mie orecchie! Grazie mille se sei arrivato/a a leggere fin qua. Per qualsiasi suggerimento, consiglio o testimonianza…anche solo per un paio di domande commenta o scrivimi a diariodiunamaestra@gmail.com


Buon Lavoro e Buona Giornata
Maestra Imperfetta

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InsegnArte: I Girasoli

Ci siamo…e le cornicette no! 

E il disegno libero….suvvia non sempre o diventa noioso pure quello! Tu, giovane maestra senza esperienza, o con esperienza ma insegnare arte non è proprio bello, non sai che pesci pigliare e le guide, diciamolo, offrono soluzioni si ma dispendiose. 

Sospiri, guardi uno dei tanti libri o tutorial o robetta su pinterest che ti possa ispirare…niente, balle di fieno che rotolano nel tuo cervello. Che fare? 

Si va sul classico! 

Arrivo in classe, due paroline e, mentre loro disegnano parlottando, mi metto a disegnare alla lavagna “i girasoli” di Van Gogh. Cala il silenzio dietro di me! I bambini cominciano “cos’è?” 

Odio questa domanda…so che mi arriva indipendentemente dall’età di chi guarda ma la odio. Aspetta e vedi no? 

Mantengo la calma e senza distrarmi rispondo “bimbi aspettate e vedrete, vi prego però, fate silenzio che io non sono brava come voi, ho bisogno di calma e silenzio o buona musica per lavorare bene”

Il risultato non è all’altezza dell’originale ma tanto basta per il mio scopo. Mi volto soddisfatta e con un sorriso annuncio “bambini, prendete il quaderno, dovete copiare questo disegno” 

Ammetto che ho visto il terrore nel loro sguardo, la preoccupazione, qualche mascella che cadeva e il piccolo D che invece aveva gli occhi luminosi e il sorriso di sfida.

Giustamente una bimba mette le mani avanti “ma maestra se non lo facciamo uguale?”

Io rispondo col sorriso placido alzando le spalle “l’importante è provarci, impegnatevi al massimo e fate il meglio, io capirò”

Tre semplici regole prima di iniziare:

1. Ci si impegna al massimo per copiare quello che ho fatto

2. Prima si usa la matita e solo quando si è soddisfatti si colora! Se si hanno dubbi sul colore si chiede

3. La parte di sfondo che non ho colorato….dovete colorarla con quello che preferite.

Sospiri di sollievo tali da generare l’Uragano Katrina e via le matitine al lavoro!

Riconosco che non credevo si divertissero così tanto, ma che mi regalassero queste soddisfazioni si…me lo aspettavo. Non mi aspettavo certo facessero perfettamente come avevo fatto io, mi avrebbero quasi deluso (anche se decisamente meravigliato) se ci fossero riusciti. Proprio per questa loro immaturità del tratto mi hanno regalato quelle che io amo definire “interpretazioni”, uno sguardo tutto personale al mio disegno.

Durante l’attività ho raccontato loro la storia di Van Gogh, l’autore del quadro originale che loro stavano disegnando, e le domande sono fiorite come i campi di lavanda della Provenza. Tra le tante domande una ha dominato negli sguardi e negli occhi 

“perché se era così bravo non è diventato ricco e famoso prima?”

Io ho risposto “perché il suo stile non era capito dalla gente della sua epoca”

Una bimbetta ha candidamente risposto “forse perché erano invidiosi che lui era così bravo“

Mesi dopo un papà si avvicina e mi ringrazia per aver fatto lezione di “storia dell’arte”, perché il figlio, mentre guardavano un documentario su Van Gogh, gli ha spiegato chi fosse, raccontandogli quello che lo aveva colpito. Pensare che era il bimbo che sembrava più distratto, pareva non mi avesse ascoltato…ho ringraziato io, di rimando, quel padre perché dicendomi questo mi ha dato la possibilità di capire meglio suo figlio e di correggere certe mie erronee impressioni.

Morale della favola:

Insegnamo storia dell’arte ai bambini, non dobbiamo concentrarci solo sul fare, perché loro sono assetati di storie e la Storia dell’Arte è piena zeppa di storie interessanti ed artisti curiosi da cui prender spunto. 

Buone attività didattiche

Maestra Imperfetta