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Le cose facili rendono stupidi?

Un anno fa ho iniziato a studiare taglio e cucito! Che c’entra con l’attività didattica? Nulla! Ma c’entra con la riflessione di oggi.

Mia suocera aveva una macchina da cucire vecchia, degli anni 60, una Necchi Supernova tenuta come nuova, perfettamente oliata e funzionante, ed ha deciso di regalarmela come incoraggiamento per questo corso. Benissimo, peccato che per usarla non ci sono due manopole e un tastino come in quelle moderne, bensì un sistema di manopole, leve e altro che per capire come usarla ci ho impiegato un anno di studio del libretto di istruzioni (ed ancora non ho imparato il punto a zig zag e altro). Più di una volta sono stata tentatissima di venderla e regalarmene una nuova e moderna, nonché più leggera visto che questa pesa molto, ma alla fine mi dispiaceva e non l’ho fatto…ed ho fatto benissimo!

Trovarmi a dover studiare questa macchina mi ha portata a studiare come funziona una macchina da cucire, la meccanica alla base, la funzione di ogni sua parte e questo mi ha permesso di capire dove sbagliavo, correggere e sistemare, prendendo confidenza con essa (ma il punto zig zag ancora non se ne parla). Qui arriviamo alla mia domanda del titolo: se avessi comprato subito una macchina da cucire nuova, avrei imparato forse tutte queste cose?

Tempo addietro mi ricordo, a scuola, un padre che mi disse “maestra vedesse mio figlio, a sei anni sa accedere ad un’app del tablet”, per convincere me ed altre a dare link o app per compiti delle vacanze. Io gentilmente risposi che non era niente di complesso in realtà, persino il mio roditore apriva app sul tablet (basta un tocco) e che a sei anni, a meno che non si abbiano particolari problemi, il miglior esercizio è a mano.

Parlando con una mia collega di un’altra scuola, venne fuori che talvolta i bambini rendono meno perché siamo noi che chiediamo meno. Se diamo esercizi troppo facili, ovviamente non si abitueranno mai a quelli difficili, così se diamo loro un tablet per scrivere, non impareranno a scrivere bene (altro discorso sono i BES e i DSA sia chiaro). Se i bambini non capiscono come funziona una cosa, la useranno sempre al minimo delle capacità non comprendendone l’utilità in ogni caso, poiché anche nelle meravigliose app didattiche tirano ad indovinare il più delle volte (è più facile).

Con ciò dobbiamo evitare i tablet? No! Non dico questo, ma sarebbe più opportuno e pratico, a mio parere, imparare ad avere a che fare con tastiera e mouse prima perché, per esperienza diretta e personale, imparare su pc permette lo sviluppo di una maggiore flessibilità nel passaggio a smartphone e tablet.

Quando mi comprai un pc con il mio primo stipendio fu un momento magico! Era qualcosa di mio, di guadagnato, quindi…dovevo imparare come era fatto dentro, come funzionava, come risolvere gli errori ed i problemi che potevano presentarsi. Grazie al mio compagno mi fu possibile, ma devo riconoscere che, dopo qualche tempo, a voler imparare le componenti ed il funzionamento del computer, ho sviluppato un discreto intuito per le problematiche che si possono presentare e come risolverle. E’ stato facile? No! Ma è stato stimolante!

Tutto ciò che pensiamo sia difficile e che abbandoniamo perché pensiamo sia tale, è un’occasione persa. Con ciò non dico certo che domani dobbiamo iscriverci al corso di laurea in fisica oppure a giurisprudenza, ma possiamo migliorarci imparando a non limitarci alle cose facili, per quanto allettanti. Le sfide hanno un loro fascino, se ci poniamo sfide realistiche a piccoli obiettivi, la soddisfazione è maggiore.

Ho chiesto molto ai miei bimbi, sia per inglese sia per arte, oggi, in quarta, sono orgogliosi loro per primi nel dirmi “ma maestra ci dai compiti troppo facili” e dinnanzi ad un’opera d’arte di un maestro del passato mi sento dire “maestra, possiamo disegnarla?” . Questo è il risultato di chiedere molto, di incoraggiare, di spingerli a cercare di superare i loro limiti perché, come dico loro, i limiti sono solo nelle nostre teste.

Per oggi è tutto

Non so se la prossima settimana riuscirò a scrivere, non credo dati gli impegni scolastici e privati.

La vostra

Maestra Imperfetta

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Autore:

Sono una giovane maestra (giovane come anni di insegnamento, non come età...ma è relativo). Insegno arte, musica, inglese e tecnologia, ma non posso escludere che in futuro non mi trovi ad insegnare altro. Ho trovato nella scuola dove insegno colleghi simpatici e collaborativi, un ambiente famigliare e attivo che continua a fornire stimoli culturali cui attingo a piene mani. La mia gratitudine è a loro ed a tutti gli insegnanti di qualsiasi ordine e grado che hanno contribuito e contribuiscono, senza saperlo, a rendermi quella che ritengo di essere oggi...una maestra consapevole.

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