Pubblicato in: diario di una maestra

Il valore segreto delle cose

L’anno si è concluso, le pagelle sono state “consegnate”…in realtà non fisicamente visto che oramai appare tutto sul registro elettronico, e la pizzata con alcuni genitori ha portato una ventata di allegria, spensieratezza e malinconia.

Non parlerei dei regali onestamente, non fosse che, come per l’articolo precedente, non mi avessero donato cose pregne di significato. Lungi da me essere venale, quello che più mi ha fatto piacere è stata la presenza, ma ci sono a volte regali che ti colpiscono ed entrano prepotentemente nella sfera emotiva, andando a depositarsi tra gli oggetti cui tieni di più, e sai già che non te ne separerai, non per il valore commerciale, ma per ciò che rappresentano, come dei tatuaggi nella mia anima.

Cominciamo da un oggetto molto comune: la penna! Per molti una penna è solo un oggetto con cui scrivere. Anche io scrivo con le penne, sia chiaro, ma per me hanno un valore aggiunto, perché io con le penne ci disegno e disegnare per me è come respirare, è al pari del colore dei miei capelli o dei miei occhi, è parte di me e del mio essere! Disegno ovunque e con qualsiasi penna, anche se poi preferisco quelle a gel, ma non sottovalutiamo le biro, offrono una possibilità di sfumare che le stilo e a gel non offrono. Al di là di disquisizioni tecniche, necessarie tuttavia a far capire il perché una penna non è sempre solo una penna, ma può racchiudere molto. In questo caso entrambe le penne mi sono state regalate da bambine che mi han detto “maestra, disegni sempre”. In pratica mi hanno osservata per tutti questi anni per poi riassumere il mio modo di essere in una frase…il dono della sintesi.

Il portachiavi! Oh sui portachiavi c’è una storia ovviamente. Io ne ho sempre avuti solo due da che convivo! Un’attenta selezione ovviamente di quello che per me conta.

Uno è la civetta di Digione, simbolo della città, ma anche legame profondo con La Zia, amante della Francia, amante delle senapi e appassionata di civette (ne aveva una collezione meravigliosa). Digione era la sua città preferita, e proprio a Digione c’è la Maille, marca di senape molto famosa. L’altro portachiavi è un regalo fattomi dai miei suoceri. Ora si aggiunge questo, in foto! Non è un semplice portachiavi, ma chiude 4 anni di nasi che colano, pianti con abbracci consolatori, scarpe allacciate, prese in giro bonarie per strappare un sorriso tra le lacrime e soddisfazioni a vedere mani alzate e versi di scimmiette per chiedere di intervenire. Diventare una maestra è la scelta più grande, rivoluzionaria che abbia mai fatto. Questa “lavagna” è simbolo di una rinascita! Come maestra sono rinata perché ho trovato la mia dimensione…anche se poi al mio solito sono sempre in continuo mutamento. Insegno col cuore? Si! Io il cuore ce lo metto, assieme ai dubbi.

I braccialetti! Non ne metto praticamente mai, anche perché quelli che ho messo li ho sempre rotti per distrazione. Dal momento che alle cose ci tengo, finisce sempre che non li metto, tanto più dipingendo, disegnando etc, mi rendono fastidioso farlo, devo poter appoggiare avambraccio e polso a seconda. Questi però li sto mettendo!

Un braccialetto a me caro, me lo son comprata da sola, è uno grosso, una patacca a civetta che ho preso quando è nata mia nipote e che indosso preferibilmente quando c’è lei. I ricordi si legano a taluni oggetti ricorrenti nella nostra esistenza…la collana indossata dalla zia, quel profumo, il ciondolo di papà…

Questi due braccialetti in foto invece sono regali dei miei alunni. Uno, “love”, è stato scelto da una bambina di una sensibilità e una profondità notevoli. Avrei voluto dirle che capisco, che la sento, ma tra i ritmi scolastici e tutti gli altri, finivano sempre per essere poche le occasioni per farlo. Da questo braccialetto però ho capito che lei lo ha compreso benissimo. Forse c’è quella comunicazione non verbale che arriva, così come quando interagiamo con i nostri pets o quando guardiamo i nostri partner e non serve parlarsi per capirsi.

L’altro braccialetto, che oramai indosso assieme a “love, è quello con la matita e la medaglietta.

Il bambino che me l’ha regalato mi ha scritto il biglietto più bello, niente biglietti già fatti, comprati, con bei disegni si, ma freddi. Su un pezzo di carta a quadretti, strappato da chissà dove, mi ha scritto

“Per la maestra più creativa e artistica del mondo dal tuo omonimo (Nome). Ti voglio bene”

Tralasciando che è l’omonimo del mio compagno e non mio, e questo ha causato in 4 anni molte risate visto che quando dicevo “io e (Nome) eravamo sul divano a guardare un film” o “(Nome) cucina”, i bambini subito pensavano al loro compagno e non certo al mio partner, è l’insieme di biglietto e quella matita, con la scritta sulla medaglietta che mi hanno colpita al cuore.

“Un bimbo impara quando l’amore insegna“

Non è una frase da bacio perugina, è una verità che spesso dimentichiamo, presi come siamo dalla routine, dalle fatiche, dalla burocrazia, dal barcamenarci tra i vari impegni lavorativi e personali. Parlandone con mia sorella, con cui mi confronto spesso e volentieri per avere un punto di vista “dall’altra sponda” del fiume pedagogico, abbiamo concordato che è una regola aurea tanto a scuola quanto a casa. Una frase che ammutolisce chiunque, non c’è effettivamente molto da aggiungere, anzi, proprio nulla. La madre di questo bambino mi ha detto con quel sorriso fresco e pieno di vita, lo stesso che vedo nel figlio, che il suo pargolo ha scelto la frase e per questo ha molto valore, più dell’oggetto in se stesso. La matitina ovviamente non è casuale come potete immaginare.

I bambini sono degli ottimi tiratori, sanno colpirti sempre al centro del cuore con una mira degna di Guglielmo Tell, o Robin Hood a scelta, ed è per questo forse che Cupido è rappresentato da secoli come una bambino.

Anni a domandarmi “starò facendo bene?”, anni di dubbi, di domande, di scrupoli, a domandarmi come rendergli più piacevole la materia, se magari ho esagerato nel rimprovero, se forse ho fatto male a lasciar correre…in poche parole e nella gentilezza dei genitori ho ricevuto il regalo più bello.

Questi oggetti non sono solo oggetti, monili, entrano nella mia vita e finiscono per essere riassunto di 4 anni meravigliosi, custoditi tra le collane di una collega che mi ha insegnato tantissimo senza saperlo, collane e orecchini della Zia e altri monili regalatimi dai genitori e parenti a me cari. Mia Zia mi ripeteva sempre di non attaccarmi mai alle cose, ma in questo caso è il valore affettivo che fa la differenza tra le semplici “cose” e i riassunti di una buona fetta della mia esistenza.

Mi dispiace se mi sono dilungata, ma in questo spaccato di esistenza da maestra, era dovuta una precisazione su ciò che certi regali rappresentano, andando al di là del regalo, mai dovuto ovviamente.

Avevo detto che sarei andata in vacanza vero? Ecco…ora ci vado davvero dai…no dai, dal 29 Giugno in poi.

A presto la vostra

Maestra Impefetta

Pubblicato in: diario di una maestra, maestra in viaggio, vita privata di una maestra

Partir, c’est mourir un peu

No, non conosco il francese, ma me lo diceva sempre la Zia con cui praticamente sono cresciuta ed ha fatto parte integrante della mia vita e del mio sviluppo.

Quando tornavamo a casa dopo un mese con lei nel paesino sopra Santa Margherita, lei piangeva sempre, e per spiegare quella sua commozione ci diceva sempre questa frase con quel sorriso che scioglieva i ghiacciai, pur restando forte come le montagne

Partir, c’est mourir un peu

Partire è un poco morire

immagine presa dal mio diario…visuale

Ho ottenuto il trasferimento ad altra scuola! Li lascio in quarta…

Avrei voluto più tempo per cercare le parole migliori da dire ai bambini ma, purtroppo, mi son trovata a dover dire ai bambini, prima di quanto pensassi, che l’anno prossimo non sarò la loro maestra. Ci ho riflettuto a lungo, forse non ci sono parole migliori, ci sono solo parole che vengono dal cuore ed io ho parlato loro lasciandomi guidare dai sentimenti. Forse è stato meglio così.

Il 9 Giugno, un bimbo, dopo la ricreazione in cortile, mi porge un pacchetto giallo dicendomi “maestra, puoi aprirlo davanti a tutti? voglio vedere la tua faccia quando lo vedi”. Nemmeno a dirlo l’ho accontentato, in fondo erano curiosi anche i compagni ed era un desiderio legittimo. Ho aperto il pacchetto cercando di dare l’esempio, evitando insomma di strappare la carta così ben impacchettata con la grazia e delicatezza tipici orcheschi che mi caratterizza, ed ammetto che l’impatto con il regalo è stato talmente forte, bello ed emozionante…che mi sono fermata alla copertina, senza nemmeno leggere “agenda”

Il bimbo mi ha detto tutto fiero “l’idea del diario è stata di mamma ma la copertina l’ho scelta io”. Tutta la classe mi ha detto che hanno pensato tutti la stessa cosa scritta su questa copertina. Può una maestra vedersi dedicata frase più bella? E non è vanto personale, per niente. Si tratta del sollievo profondo e benefico nel prendere coscienza che hai gettato delle basi, che gli hai fatto capire che sono bravi, ognuno con le proprie peculiarità, indipendentemente dai ritmi. I bambini hanno bisogno di chi crede in loro, anche fuori dalla famiglia. Per una, come me e come sicuramente ce ne sono tante e tanti, che è piena di dubbi dall’inizio alla fine della lezione, dall’inizio alla fine dell’anno scolastico, una frase del genere è la conferma più bella che potessi avere da quei visetti limpidi come i loro cuori.

Un giorno la mia Dirigente mi disse, tra le tante parole che non dimentico, che il mio lavoro entra nella sfera emotiva toccando corde molto profonde e mette inevitabilmente a dura prova. E’ tutto vero, ma se prima lo intuivo solo, è nel momento del distacco che lo capisco appieno.

Ho lasciato che mi entrassero nella pelle, che la corrente delle loro piccole vite si unisse alla mia, che facessero parte della mia vita, assieme alla mia famiglia (animali compresi). Ho sbagliato forse, avrei forse dovuto cercare di mantenere un distacco che altre/i colleghe/i riescono ad avere, ma non è nel mio modo di essere e di vivere ed è un errore che rifarei (e rifarò) volentieri.

Sono tornata a casa quel giorno piangendo come non piangevo dal giorno in cui è nata la prima nipotina (voglio bene anche alla seconda ma la prima era decisamente nuova). Sono commossa dalle loro parole, dai disegni, dai “ti voglio bene”, dai “mi mancherai”…poi questo disegno (si ok non avrei dovuto metterlo online, ma spero che l’autore mi perdonerà perché è bellissimo quello che mi ha scritto).

Tapiocco…che in realtà sarebbe Tapioco, è il mio cane delle praterie

Ho insegnato loro arte fin dalla prima e quel P.S. per me vale più di mille “bravissima”, “disegni benissimo” o altri complimenti ricevuti (non me ne vogliano coloro che me li han fatti sia chiaro), perché vuol dire che ho trasmesso più di quanto pensassi di poter fare.

Ho speso anni a dire loro “potete diventare quello che volete, basta impegnarsi”, a dire loro “non esiste non lo so fare, esiste solo ci provo”, a dirgli sempre che si parte da un un punto, che diventa una linea…ma che non devono pensare quando disegnano. Ho detto loro tantissime volte “bimbi attenti quando parlo perché non uso le parole a caso”, perché le “le parole sono pietre” e bisogna dosarle con molta attenzione…come dice la mia Dirigente.

Scrivere questo articolo mi è stato difficile più di quanto osassi pensare.

Mi hanno riempita di disegni, messaggi bellissimi, altri regalini, e, per quanto i regali siano molto belli, ammetto che i disegni e le loro parole valgono più di ogni oggetto (non me ne vogliano i genitori, apprezzo molto il gesto). Le parole rimangono incise nel cuore, nella memoria, mi fanno crescere, mi aiutano…le parole hanno un immenso potere di cui spesso non si è consapevoli. Una mamma mi ha abbracciato dicendomi “continua ad essere come sei perché hai un cuore grande ed entri nei cuori dei bambini”. Vorrei tanto dirle che quelle parole sono più preziose dei diamanti, tanto più che vengono da un genitore.

Ed ora mi ritrovo, finita la scuola, dopo aver pianto assieme a loro nel vedere le loro lacrime all’uscita dell’ultimo giorno, a guardare la foto della Zia e pensare alla sua risata tra le lacrime dicendo “eh invecchiando si diventa più emotivi, si piange più facilmente” aggiungendo “Partir, c’est mourir un peu“. E mi torna alla mente quando io e mia sorella la guardavamo rimpicciolirsi mentre la macchina, guidata da papà, si allontanava per riportarci a casa. Saremmo andati al mare, certo, ma comunque si chiudeva un periodo che aspettavamo, io e mia sorella, tutto l’anno tanto quanto l’estate giù in Calabria. Non l’ho mai detto ma, in fondo, anche una parte di noi moriva in quelle partenze.

La Zia mi sorride, con la sua toga da cattedratica, dalla foto sulla mia scrivania, e mi sembra di sentire ancora la sua voce dirmi Partir, c’est mourir un peu. Ha ragione, una parte di me muore ad andarmene da una scuola che mi ha dato tanto, più di quanto potessi immaginare, ma per ogni morte c’è una rinascita e, in fondo, so che non dimenticherò nessuno dei bambini che lascio. Ti entrano nel DNA, mi ha detto una mamma, ti entrano in ogni fibra del tuo essere, dico io, e ti insegnano molto su te stessa oltre che su di loro, ti insegnano a vivere se li sai ascoltare.

Grazie

Una semplice

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: insegnarte

Illumino di immenso…parte 2

Dopo un silenzio di una settimana (o due?) rieccomi col progetto “luci su Chartres”, che poi in realtà è luci e basta!

Al solito progetto qualcosa, mi piace, me ne innamoro e finisco per scontrarmi con mancanza di tempo, di risorse, pc su cui non posso installare nulla per fargli vedere il processo di videoediting…pazienza, interfaccerò la LIM col mio cellulare e amen, vedranno qualche foto dei miei marmotti, burocrazia improvvisa e lentezza dei bimbi…che quando programmi le cose per farle in un’ora te le fanno in cinque minuti e quando le programmi per occupare mezz’ora ci mettono sette giorni nemmeno dovessero costruire Roma.

Si, è vero che Roma non è stata costruita in un giorno…ma colorare un disegno già fatto non mi sembra poi richieda questo gran tempo.

Ad ogni modo, al 31 Maggio avevo i disegni solo di una delle classi, e di questa mancava uno. In due ore, non so come onestamente, ho avuto i disegni di tutta l’altra classe e i due (ero convinta fosse uno ma mi ero scordata una bambina assente quando ho fatto l’attività).

Non so onestamente come ho fatto ma, come al solito, sono riusciti a sorprendermi finendo tutto…forse sarà stata l’invitante prospettiva di mettere i loro lavori sul mio blog, pur nel rispetto della loro privacy ovvio, e anche il far vedere il video ai genitori…chissà! Insomma, han finito tutto il 1 Giugno ed il 2 l’ho passato a pulire un poco le immagini (specialmente da segni di matita fatti sullo sfondo per vedere come era il colore…) per aggiustare le trasparenze, montare il video cercando la musica adatta e inviarlo secondo canali preferiti e comodi ai genitori.

Buona visione…siate clementi, ricordate che sono bambini, ma si sono impegnati al massimo (non tutti ok, ma pazienza) e che, a mio parere, han fatto dei bei lavori.

La vostra

Maestra Imperfetta