Mi sono divertita a variare un poco i Righeira (vecchie glorie che rispolvero quando mi manca l’infanzia) ma non me ne vogliate, ascolto rock, hard rock e altro genere di solito, oddio, in realtà di tutto un pò.
Ma non è di gusti musicali, discutibili o meno, che voglio parlare in questo articolo, bensì di un gioco molto carino, fattibilissimo e divertente, da fare sotto l’ombrellone o in montagna tra un fiatone e una polenta col ragout di cervo in uno di quei rifugi a mille e passa metri. Potete fare questo giochino anche se non sapete disegnare, anzi, vi dirò, se pensate di non essere capaci di disegnare sicuramente vincerete.
Si accede dall’app Google Arts& Culture, disponibile su web, android e IOS e fattibilissimo anche con il dito, senza necessariamente avere apple pencil o altre penne per scrivere su tablet e smartphone. Il gioco si chiama “Guess the line”, ossia “indovina la linea.
Cliccando sull’immagine andrete direttamente al gioco.
Tutorial e tutto il resto è unicamente in inglese (lo dico sempre che l’inglese apre tante porte) ma il gioco è semplicissimo.
Ci sono delle carte che ti dicono cosa disegnare. Ogni turno ha determinate carte. Ti chiederanno cose assurde ed onestamente mi sono trovata in difficoltà pure io, ma stimolano la fantasia.
Ogni disegno ben riuscito è una carta collezionata e quindi un punto.
Per ogni carta hai 60 secondi di tempo per disegnare nell’area in bianco sopra il gruppo di carte, come da figura.
Draw e la matita si muoverà, allora dovrete disegnare. Il disegno fatelo semplice, non serve fare cose complesse, basta che rendano l’idea. Pensate che sono stata battuta da dei bambini di 9 anni in questo gioco perché, nella testa adulta, si tende ad aggiungere particolari mentre loro erano molto più semplici.
Se sospendete per qualche attimo il lavoro il computerino rappresentato da quella mascherina con due cerchi blu e il trattino, scannerizzerà e vi darà il responso. Se vi va bene la carta andrà nello spazio a sinistra dandovi un bel grasso punto.
Si hanno cinque carte a turno e 60 secondi in tutto per disegnarle tutte e 5. Sfidate i vostri bambini, amici, nipoti e chi volete e ridete assieme. Io ci ho giocato con i bambini in classe, durante una ricreazione. All’inizio si sono avvicinati due bambini, dopo è diventato praticamente un gioco di classe.
Penso si possa fare con la Lim se è collegata al PC e il touch screen funziona correttamente. Potrebbe essere un’interessante attività di classe così come un gioco in famiglia, a voi la scelta. Sarà divertente vedere come i bambini in questo gioco riescono a battere gli adulti.
Per oggi è tutto, spero solamente di avervi suggerito un’attività divertente per passarvi qualche ora assieme.
Buona fine estate
La vostra
Maestra Imperfetta
P.S. scrivetemi a diariodiunamaestra@gmail.com se volete suggerirmi argomenti, segnalarmi novità o curiosità o semplicemente condividere le vostre esperienze e riflessioni.
Fatto l’esercizio 1? No? potete farlo o passare a questo, il 2!
Come dice il titolo si tratta di fiori e piante. Ovunque voi siate, a meno che non vi troviate in mezzo alle dune del deserto, qualche fiore o pianta c’è. Magari anche dei fichi d’india!
Passiamo subito all’esercizio!
Arnesi:
Quaderno (righe, quadretti, sketchbook, quello che vi pare)
penna (gel, biro, stilografica, calligrafica…va bene tutto basta che vi piaccia)
tempo e voglia. Spedite i figli a giocare e prendetevi del tempo.
Vi trovate in un parco? In un giardino? Avete visto un fiore carino dal fioraio? In questo caso compratelo, fa bene al fioraio e al vostro umore.
Una volta deciso il fiore (o la pianta) da disegnare, prendetevi un paio di minuti, sedetevi da qualche parte, anche al bar, e…cominciate!
disegnate solo ed esclusivamente a penna, niente matita e gomma, non importa se fate errori. Gli errori rendono romantico tutto quindi ben vengano gli errori.
Come sempre potete decidere se dare una nota di colore o no. Per i principianti, e per i bambini, suggerisco il Fuumuui Set di acquarelli portatile acquistabile ad un prezzo irrisorio vista la durata (è dal 2019 che ce l’ho ed ancora devo finire di consumarlo).
Si può proporre ai bambini di disegnare alberi e piante nel cortile oppure portare dei fiori in classe (attenzione agli allergici, parlo da allergica) e farglieli disegnare. La LIM anche, se pure dal vivo secondo me fa tutt’altro effetto.
Al disegno si può come sempre aggiungere un pensiero, un ricordo, qualsiasi cosa di scritto, anche una poesia o un pezzo di poesia che ci viene in mente guardandolo o disegnando. Se non vi viene in mente niente di poetico…c’è sempre wikipedia e le informazioni sul fiore o pianta.
Ho una pessima grafia, ma tutto sommato è quello che mi caratterizza quindi scrivo lo stesso.
Potete mettere i vostri disegni sul gruppo facebook di Diario di una maestra oppure inviarmeli in modo che faccia un video o li pubblichi, o magari vi mando un commento, quello che volete. Ricordate che quello che conta è sempre divertirsi e rilassarsi quindi non pensate se piacerà o no il disegno, limitatevi a godervi l’atto e basta.
E siam sempre qui, in casa con emergenza caldo fuori e barricati dentro. In realtà oggi sembra persino dar tregua, ma sento la nuvoletta fantozziana del docente che mi aspetta per farmi il dispetto come esco di casa.
Scherzi a parte, in questo giorno in cui attendo temperature più clementi resistendo alla voglia di gelato per non rischiare di non entrare più a Settembre nei jeans appena presi, mi sono fermata a pensare…e se proponessi degli esercizietti di disegno da fare assieme? Magari chi vuole li può mettere nel gruppo facebook o mandarmeli, o semplicemente farli e goderseli, d’altronde di un esercizio di disegno il fine non è il prodotto ma il piacere nell’esecuzione.
Sono capitata, al mio solito per puro caso, in uno di quei libri che acquisto e poi dimentico di aver acquistato perché finito in una coda di lettura che nemmeno nella Salerno-Reggio Calabria in piena alta stagione ed ecco qui che mi è venuta l’idea di proporvi esercizi. Liberi di non farli, ma tanto che avete da perdere? E magari diventa pure un simpatico passatempo sotto l’ombrellone o in montagna.
Arnesi (occorrente è bello, ma arnesi rende meglio) :
quaderno (quadretti, righe, bianco, sketchbook figo preso da negozio di belle arti, fate voi, a vostro gusto, ma non serve spender tanto)
matita e gomma o penna (nera). La penna può essere biro, gel, stilografica, quello che vi pare, basta vi piaccia scriverci e vi ci troviate a vostro agio. Evitate magari le penne mont blanc o costosissime che se le perdete in spiaggia poi…
occhi! I vostri ovviamente! Sono lo strumento essenziale senza il quale non potete far nulla.
ESERCIZIO 1 – linee continue
Scegliete un oggetto che vi è caro, cui siete affezionati, oppure un oggetto che vi siete portati dietro (vale anche il portavivande), persino la borsa frigo va bene. Scelto? Uno solo eh, per ora va benissimo uno. Non importa se ha una forma semplicissima, a voi basta disegnare.
Ho scelto la prima cosa alla mia destra cui sono particolarmente legata sentimentalmente in questi giorni.
Regola fondamentale: Non concentratevi sul disegno, se è bello, se piace, se ci sono errori, concentratevi piuttosto sul disegnare e basta, godetevi il momento.
Ora, osservate bene l’oggetto e disegnatelo cercando di staccare il minimo indispensabile la punta della penna dal foglio. Cominciate magari dal contorno dell’immagine seguendo con l’occhio mentre tracciate con penna. Passate quindi all’interno della figura. Non importano gli errori, non vi devono importare, disegnate su di essi.
Cercate di staccare la penna il meno possibile dal foglio! Se riuscite con un oggetto, provate a fare una composizione (un insieme di oggetti). Mettete per esempio la borsa frigo con la bottiglietta vicino e le ciabatte da mare.
Lo zaino da montagna con la bottiglietta e il cappellino.
Insomma scegliete voi.
Finito? Ebbene ora, bello o no, potete scrivere data, dove siete, con chi siete, magari qualche frase divertente origliata nell’ombrellone dei vicini o l’altezza e il nome del rifugio di montagna…se poi avete una scatoletta di acquarelli con voi, meglio ancora, due colori e via, senza essere grandi pittori, basta ricordarvi che bastano due tonalità dello stesso colore per dare un minimo di tridimensionalità. Non vi va di colorare? Non fatelo!
Per chi non si sente grande pittore ma vuole comunque provare a portarsi dietro qualcosina, io uso questo set portatile di acquarelli utilissimo di mezze pastiglie, ottimo anche per i bambini.
Fuumuui Set di Colori ad Acquerello portatile- clicca sull’immagine se vuoi guardare meglio ed acquistare
Bello o no è un ricordo migliore di una fotografia e vi farà sorridere quando lo rivedrete.
Potete proporre questo esercizio anche in classe, perché no, con i bambini! Aiuta ad esercitare l’osservazione e la coordinazione occhio-mano. Il risultato sarà senza dubbio divertente, ancora più se li sfidate ad alzare il meno possibile la penna dal foglio.
Nel secondo laboratorio del Giovedì pomeriggio con la nipotina, assieme al ramo di fiori di ciliegio sul sole rosso, abbiamo fatto anche il monte Fuji. Ammetto che ho preso ispirazione dal maestro Hokusai e una delle sue 36 vedute del monte Fuji.
Veduta del monte Fuji di Hokusai
Il lavoro è più semplice di quanto si pensi ma non identico all’originale cui mi sono ispirata, questa volta occorre avvisare che….si può mescolare il colore direttamente sul foglio!Come? Seguitemi
Occorrente:
foglio di cartoncino (bello spesso)
scotch di carta (importantissimo)
tempere blu, bianco, rosso, giallo
pennello
scottex
piattino e bicchiere di plastica
acqua
un foglio di carta di giornale o della plastica per non sporcare la superficie sottostante.
Pronti? Procediamo!
creare la nostra cornice con lo scotch di carta
Possiamo usare uno scotch meno spesso (anzi, sarebbe consigliabile). Maggiore è la dimensione dello scotch, minore sarà lo spazio in cui lavorare (e sappiamo bene che i bambini hanno problemi nella gestione dello spazio).
mescolare blu e bianco per ottenere un azzurro desiderato
col pennello dipingere di azzurro 3/4 dello spazio.
lavare il pennello e asciugarlo
aspettare che il colore sia asciutto.
Creare il marrone mescolando rosso, giallo e blu.
A foglio asciutto, dipingere col marrone, partendo dal basso verso l’alto, un cono senza punta tenendosi sulla destra del quadretto. Lasciare libero un poco di spazio in basso a sinistra
Inizialmente ho fatto il contorno col pennello e poi ho riempito col colore.
Ora lava il pennello, asciuga con lo scottex.
Mescoliamo giallo e blu per ottenere il verde, aggiungendo del bianco se lo vogliamo più chiaro.
Col pennello dipingere la striscia bianca sulla sinistra andando anche sopra un poco di marrone della montagna. Se il colore non è completamente asciutto meglio ancora, si mescolerà un poco dando un effetto piacevole. Non preoccuparti di avere tanto colore sul pennello, anche se si secca non è un problema.
Dai piedi della montagna stendi il colore dal basso verso l’alto ma non su tutta la montagna, arriva al massimo a metà.
Nel mio quadretto sono andata a pennellate piene di colore sulla sinistra proseguendo verso l’alto man mano che il colore si seccava sul pennello. Ho voluto fare pennellate a secco e, sempre a secco, dare due colpetti di verde sulla destra.
lava il pennello, asciuga con lo scottex.
Metti un poco di bianco sul piattino e, col pennello, anche se il marrone non è completamente asciutto, stendere il bianco dalla cima della montagna verso il basso. Non deve coprire il monte ma solo un poco di cima. Anche qui va benissimo se si sporca un poco il bianco col marrone sottostante, l’importante è che le pennellate vengano date dall’alto verso il basso.
Lavare il pennello ed asciugare.
Ora, stropicciamo ben bene un pezzo di scottex pulito e intingiamolo nel bianco.
Picchiettiamo con la parte di scottex stropicciato intinta nel bianco il foglio dove c’è il cielo. Otterremo delle nuvole.
Aspettiamo che asciughi (nel frattempo mettiamo in ordine l’armamentario).
Leviamo lo scotch e….voilà
Ed l’opera della nipotina è persino più bella:
l’opera originale dell’artista Helena
La mia nipotina era entusiasta del risultato. Considerando che la gestione dello spazio sul foglio non è facile per i bambini della sua età, e gli ho chiesto in effetti forse troppo, sono pienamente soddisfatta anche io del lavoro svolto.
Se qualcuno vuole provare o ha provato in classe questo lavoro e vuol mandarmi i propri risultati sarò felice di pubblicarli nella Gallery, sarà sufficiente inviarmeli a diariodiunamaestra@gmail.com.
Non siate timidi, inviate, commentate, confrontiamoci…
Premessa doverosa da fare è che ogni sessione di “Arte con la zia Chicca” (ebbene si, in famiglia mi chiamano Chicca) dura almeno un’ora e mezza, a volte due, quindi questo comporta che in un’unica sessione facciamo anche due o tre lavori alla volta. Forse vi chiederete “come?”, e io rispondo…semplicissimo, mentre si asciuga un lavoro, iniziamo un altro.
Questa volta abbiamo affrontato il Giappone producendo ben due quadretti totalmente diversi, uno con i fiori di ciliegio e l’altro con il monte Fuji.
Riflettendoci un poco ho ritenuto opportuno mettere un tutorial alla volta.
La mia nipotina come sempre è stata perfetta, vigile, attenta e scrupolosa, chiedendomi di farle vedere passo per passo ogni cosa. Mi sento veramente sciocca a doverlo ammettere solo ora, ma credo che comincerò di fare la medesima cosa in classe. Non guidarli solamente, ma fare assieme.
Comincio dunque dai fiori di ciliegio.
Ho raccontato a mia nipote che mi era venuta la fissazione per il Giappone e per i fiori di ciliegio che dipingono i paesaggi di rosa (colore molto amato da lei).
Occorrente:
foglio di cartoncino spesso
matita
pennello
piattino e bicchiere di plastica
scottex
colori a tempera : nero, rosso, bianco e giallo
coton fioc
SI INIZIAAAAAA
col piattino (o col bicchiere) fare un bel cerchio rosso al centro del foglio (fategli vedere come fare perché a sei anni non hanno tutti idea) con la matita.
Mettere del rosso su un piattino e col pennello colorare il cerchio.
Sulla destra l’opera in corso della mia piccola artista.
pulire il pennello nell’acqua ed asciugare con lo scottex.
Ora mettere del nero nel piattino (non tantissimo) e far vedere loro come fare un ramo con altri rametti più piccoli.
La piccola artista mi ha concesso la sua autorizzazione a pubblicare le sue opere.
una volta fatti gli altri rametti (non troppi o risulta solo confusionario) lavare il pennello ed asciugare.
Ora dobbiamo mescolare nel piattino rosso e bianco…otterremo il rosa.
Col Coton fioc intingere nel rosa e fare dei piccoli cerchi di 5 pallini ciascuno sui lati dei rami, anche andando sopra il rametto, non succede nulla.
Aspettiamo qualche secondo e usiamo il giallo mettendone poco nel piatto.
Con la punta pulita del coton fioc intingere nel giallo e fare un pallino al centro di ogni fiore.
Ecco che la nostra opera è finita. Semplice ma ad effetto. Se si vuole, si può ripassare il contorno del cerchio con un pennarello nero, ma questo è a gusto personale.
L’Artista ha dato una personalissima interpretazione dell’opera, ma si è dichiarata molto soddisfatta.
Mia nipote era veramente contenta di questa sua opera e si è dichiarata molto soddisfatta.
Se altri vogliono provare questa attività, inviate pure a diariodiunamaestra@gmail.com , aggiungendo se autorizzate o no a farmela pubblicare nella Gallery.
Una o due settimane fa, non ricordo di preciso, mi è stato chiesto da mia sorella se mi andava di fare arte con una delle mie nipoti. Non ho nemmeno avuto bisogno di pensarci su per accettare, però ho avuto bisogno di vedere come incastrare i tempi. Stabilito il giorno e l’ora, abbiamo dato il via a questi….incontri.
Prima di iniziare l’attività mi sembra opportuno fare una piccola riflessione (tranquilli, potete saltarla se non vi va, non vi darò la nota su registro).
Legame affettivo. Io voglio bene a mia nipote e lei sembra volerne a me, questo legame affettivo, rafforzato probabilmente dal fatto che a lei piace dipingere e colorare e io, quale zia, dipingo e disegno, di certo aiuta molto. Insomma un legame affettivo, in questo caso zia-nipote, aiuta inevitabilmente l’apprendimento perché si viene ascoltati maggiormente. Il bambino è più attento.
L’ambiente. Mia nipote era a casa sua, nel suo, chiamiamolo così per rendere maggiormente l’idea, “habitat”. Casa sua è il suo nido, il luogo dove nulla di male può succederle e circondata di affetto e cure, pertanto non c’è tensione, in un ambiente privo di tensione e conosciuto, lei era più serena e quindi più naturalmente incline ad ascoltare ed eseguire il lavoro.
Il numero. Il rapporto numerico uno a uno è privilegiato, non neghiamolo, ed in classe è impossibile ottenerlo. Con ciò non sono a favore dell’home schooling, ma è innegabile che se faccio il lavoro solo con lei, in un’ora di attività si ottiene molto di più perché c’è meno confusione attorno, meno rumore e quindi meno distrazioni.
L’attività di per sè. Arte sappiamo bene che aiuta ad entrare in sintonia con i bimbi. A tale proposito cito un divertente scambio, letto nel libro di Danny Gregory “the creative license”.:
“Quando mia figlia aveva 7 anni mi ha chiesto, un giorno, cosa facessi per lavoro. Le ho detto che lavoro al college e che consisteva nell’insegnare alla gente a disegnare”. Lei ha sgranato gli occhi e mi ha guardato incredula dicendo “vuoi dire che lo hanno dimenticato?”
Howard Ikemoto
Ultima riflessione, ma non meno importante, il ritmo e linguaggio usati. Ho detto a mia nipote “hai mai visto un vaso? No? Fai una riga lunga su, una corta giù e le unisci” …facendole vedere come avevo fatto io. Stessa cosa per il cactus. Tempo, ritmo, esempio e linguaggio sono elementi fondamentali e, strano a dirsi, ma spesso me ne dimentico pure io quando insegno a dipingere ai bambini.
Con mia nipote avevo molti vantaggi dalla mia, ma in classe il tempo è quello che spesso manca. Comuqnue, ciancio alle bande e via di attività.
Il mio risultato! Ho notato che fare assieme il lavoro è utile anche per i bambini. Ebbene si, c’è una notevole confusione sulla mia scrivania!
Occorrente:
scotch di carta
Cartoncino spesso (180gr o superiore)
tempere colori primari (giallo, rosso e blu)
Pennelli
bicchiere d’acqua, scottex e piattino di carta
Pennarello nero
Divertimento (non deve mancare, meglio se ci si aggiunge un pizzico di fantasia).
qui ho usato uno scotch molto grosso, ma potete usare la misura che preferite.
Con lo Scotch di carta fare una cornice al foglio attaccando ai 4 lati e dividere con un pezzo di scotch la cornice in due parti.
Spiegare ai bambini che il pennello va sempre lavato e asciugato quando si cambia colore.
Su un piattino di carta mettere un poco di rosso. Prenderlo col pennello e disegnare con questo un vaso (niente matita sotto, sanno farlo, così si abituano ad acquisire maggiore confidenza con le forme geometriche).
Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.
Nel piattino mescolare in un altro angolo blu e giallo per ottenere il verde.
Col verde fare una palla, attaccata al vaso.
Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.
Nel piattino mescolare in un altro angolo rosso e giallo per ottenere l’arancione.
Adesso colorare tutta la cornicetta a sinistra di arancione.
Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.
Aspettare che si asciughi tutto.
Una volta asciutto mescoliamo nel piattino giallo, rosso e blu per ottenere il marrone e facciamo un vaso nell’area arancione, un vaso come abbiamo fatto nell’area senza sfondo.
Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.
Col pennello prendere il verde (se vi è avanzato del verde dal cactus precedente) e fare un’altra forma di cactus.
Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.
Aspettare che si asciughi.
Una volta asciugato tutto prendiamo il pennarello nero e seguiamo il contorno dei vasi, aggiungiamo anche una riga.
Sempre col pennarello nero aggiungiamo le spine al cactus. Io di solito faccio delle V, ma ho visto che mia nipote si trovava meglio con delle righette. In ogni caso il risultato è bello lo stesso.
Ho fatto fare delle piccole onde in basso ad indicare il terreno.
Togliamo lo scotch ed ecco che abbiamo due vasi di cactus, uno con sfondo e l’altro senza sfondo.
Adesso possiamo riflettere assieme ai bambini quale piace di più, quale dei due risulta più completo. Certamente quello con lo sfondo arancione ha un effetto più suggestivo di quello senza sfondo, ma anche senza sfondo può essere bello. Perché?
La mia adorata nipotina ha fatto un piccolo capolavoro vista l’età e devo ammettere che ha seguito alla perfezione le istruzioni. Nei momenti di asciugatura le facevo fare un altro lavoro, sempre con tempere e scotch, ma questo lo metterò la prossima volta.
A vantaggio di questo “esperimento” c’erano l’assistenza della mamma (mia sorella), i materiali disponibili che non ponevano quindi alcun limite ad entrambe e il rapporto affettivo, ma ritengo sia un’attività fattibilissima anche in classe.
Katsushika Hokusai è stato un pittore e incisore giapponese, conosciuto principalmente per le sue opere in stile ukiyo-e. Ha avuto ben 30 nomi, Hokusai è solo il più famoso, ma nasce come Tokitaro, ed è nato a Tokyo nel 1760, nel periodo Edo. Artista eccentrico e meticoloso, deve la sua fama principalmente alle stampe, nonostante rimase attivo nel campo della pittura come in quello della grafica. In una carriera lunga più di sessant’anni esplorò varie forme d’arte cimentandosi nella produzione di xilografie a soggetto teatrale, di stampe augurali a circolazione privata e, negli anni trenta dell’Ottocento, di serie paesaggistiche, come dimostrano le opere Vedute di ponti famosi, Cascate famose in varie province, Trentasei vedute del Monte Fuji, che riflette in parte un attaccamento personale al celebre vulcano.
La riconoscete? Si è proprio la famosissima Grande onda di Kanagawa ed è considerata tutt’ora il simbolo del Giappone.
Hokusai inizia a lavorare a 12 anni ed a 18 anni entra nello studio di un artista dell’Ukiyo-e, ossia, uno stile popolare allora che rappresentava il mondo nella sua quotidianità, di solito attori e cortigiane, ma anche altri personaggi. Ma Hokusai era troppo goloso ed assetato di stimoli e non si limitò alle xilografie giapponesi, iniziò ad esplorare altri stili artistici europei.
Ma Hokusai è un’abbreviazione di Hokushinsai , che significa “North Star Studio”. Egli era membro della setta buddista che vedeva la Stella Polare associata alla divinità Myoken, divinità raffigurata sopra un drago o una tartaruga e con una spada in mano. Il monte Fuji è stato collegato simbolicamente alla vita eterna (forse per questo lo hanno molto caro).
Quello che non si sa, forse, è che Hokusai può essere considerato uno dei papà del Manga. A 51 anni cambia nome e diventa Taito, cominciando a produrre manuali di disegno (allora non avevano la produzione odierna nè la facile reperibilità di immagini). Per i suoi studenti infatti ha prodotto circa 4000 schizzi di personaggi in diverse situazioni e posizioni da cui essi potevano copiare, un poco come facciamo noi disegnatori quando cerchiamo su pinterest o deviant art quei folli e santi che si fotografano in varie pose dinamiche o statiche, animali, piante e oggetti. Manga significa originariamente “schizzo, caricatura” , solo in seguito è diventato sinonimo di Fumetto (in particolare giapponese vista l’origine).
Hokusai manga
Su Amazon si trovano tranquillamente gli Hokusai manga, sia in edizione italiana che inglese, la prima è una selezione, la seconda dovrebbe essere la collezione completa (ma è più piccola di dimensioni e meno colorata…però costa la metà). Ricordate che, almeno nel secondo caso, vanno sfogliati da destra verso sinistra.
La cosa interessante di questi disegni è la dinamicità e semplicità di alcuni e la complessità comunque facile da riprodurre di altri. Sono disegni deliziosi e decisamente ispiranti.
Perché ho parlato di Hokusai? Perché un poco di storia che avvicina al fumetto, così vicino come stile al gusto di grandi e piccini, permette di allargare all’influenza che lo stile giapponese ha avuto sui pittori occidentali…
Per oggi è tutto, ma posso anticipare che sto studiando come fare un’opera…alla Giapponese.
Tempo fa, cercando tra le varie app di opere d’arte, per risolvere l’annoso problema del riconoscimento dell’opera che sto guardando ma porcacioppa non mi son segnata il nome e l’autore, sono incappata nell’app Google Arts&Culture.
Principalmente l’ho trovata su Android, sul playstore, perché avevo dietro il cellulare. Ho provato a cercarla dall’Ipad visto che usa anche la tecnologia AR e si…c’è anche per IOS.
Per curiosità, e comodità, ho provato a vedere se c’era anche la versione deskstop…si c’è, la trovate qui: GOOGLE ARTS&CULTURE.
Il mio consiglio è sempre quello di esplorare da soli per orientarsi nelle molteplici potenzialità e usi, ma sarò buona e mostrerò qualcosina in base alla mia esperienza (maturata finora).
Su smartphone e tablet si può, andando sull’icona della macchina fotografica:
1-Usare i filtri basati su artefatti dei musei
2- Farsi selfie e scoprire quali ritratti ci somigliano (con tanto di percentuale di somiglianza)
3- Trovare opere d’arte con gli stessi colori della propria foto.
Se poi il tuo smartphone o tablet supporta la tecnologia AR puoi fare anche di più. Ammetto che con Android è più agevole che IOS.
Oltre all’interazione con la fotocamera, c’è la possibilità di visitare musei da tutto il mondo con google street view, trovi già i link, è sufficiente addentrarsi e…eccomi al British Museum a guardar sarcofagi e altri reperti, o al Rijksmuseum ad Amsterdam, tra quadri meravigliosi tra i quali le opere di Veermer (Vi ricordate “la ragazza con l’orecchino di perla” ? Ecco, quel pittore)
Ma possiamo portarli a Mumbai, in Messico, a Firenze, Brasile, Los Angeles, Giappone…
Colleghiamo PC alla LIM, o se a distanza accediamo dal pc e mettiamo in condivisione schermo e loro potranno godere una visita virtuale ovunque. Certo, consiglio di visitare per primi e farsi una cultura o si rischia di non saperli guidare e crear confusione.
Dal menù in alto a sinistra si può accedere alle tante potenzialità divise per argomento, e c’è da perderci delle ore.
In mano ad un docente creativo e curioso questo strumento diventa potentissimo alleato per creare una didattica innovativa basata su un’esperienza diretta del tutto nuova. So che non è come essere sul posto, ma sarebbe stato impensabile fino a qualche anno fa saltare dalla Korea del sud a Berlino in un click.
MOVIMENTI ARTISTICI– clicca su questa dicitura ed ecco tutta la raccolta catalogata per movimenti artistici di ogni epoca. Puoi visualizzarli per indice alfabetico o…tienti forte…per DATA. Ti apparirà la timeline con i vari movimenti inseriti nell’arco di un centinaio di anni.
All’interno di ogni movimento puoi trovare ovviamente la stessa possibilità ma per Popolarità, Data o Colore. Stesso discorso per la dicitura ARTISTI.
COLLEZIONI– In questa sezione troverai le opere d’arte suddivise per collezione dei vari musei.
TEMI– cerchi un tema per qualche attività didattica? Qualcosa da approfondire o che possa ispirarti? Ecco che questa sezione fa per te, con interessanti proposte che coinvolgono anche la cultura in senso più ampio e non strettamente artistico.
ESPERIMENTI- ci sono anche i giochi, anche se sono ancora sperimentali, ma ho trovato molto interessante tra questi il cruciverba visuale poiché coinvolge ed obbliga a cercare di comprendere le associazioni. Nella sezione esperimenti trovi molto, ma avviso che è tutto in inglese.
MEZZI ESPRESSIVI– Vuoi indagare o mostrare opere fatte con quella particolare tecnica? Questa è la sezione che fa per te (l’avessi scoperta prima).
EVENTI STORICI– perché è google art si….ma anche Culture e la cultura si forma attraverso la storia. Organizzata come Movimenti artistici, artisti e mezzi espressivi, anche qui si può cercare tramite indice alfabetico o data, offre anche video correlati.
PERSONAGGI STORICI– come per gli artisti e i movimenti artistici, anche la storia ha i suoi personaggi. Volete approfondire questo o quel personaggio? Ecco la sezione fatta per voi, si può cercare tramite indice alfabetico o data, più facilmente mostra opere artistiche che rappresentano l’evento o il personaggio (anche foto).
LUOGHI – questa sezione è incantevole. Organizzata anche questa con possibilità di indice alfabetico, mostra tantissimi luoghi, alcuni dei quali hanno solo foto, ma altri sono visitabili con google maps. Merita un’esplorazione.
ESPERIENZE GIURASSICHE
Avete mai visto un Amurosaurus da vicino? No? Ebbene qui potete! Ricostruito in 3D lo si può avvicinare ed esplorare da ogni angolazione e senza rischi per l’incolumità.
RICOSTRUZIONI 3D
Oltre ai dinosauri e altre creature estinte, si può mostrare loro la ricostruzione in 3D di altre opere storiche, a partire dalla Caverna di Chauvet con le sue pitture rupestri straordinariamente dinamiche.
Basta ricordare che se si esplora dal web bisogna selezionare la dicitura apposita “visualizza sul web”
vuoi altri modelli 3D? Nessun problema, basta visitare la galleria e ne trovi 305 di tutte le epoche per tutte le tue esigenze, dal dinosauro all’Apollo 11.
Cosa molto bella e interessante, si può aggiungere ai preferiti l’opera o qualsiasi altra cosa (dalla mostra al luogo al tema, anche la sezione 3D) cliccando sul cuore.
l’icona vicino al cuore invece copierà il link (se lo si vuole salvare per usarlo in un secondo momento)
l’icona a destra è per condividere ed apparirà questa finestra:
Per concludere, non fosse che ogni tanto l’applicazione si pianta e si chiude, le darei cinque stelle, ma da browser la si gode appieno e se collegata ad una LIM si deve solo scatenare la fantasia. I miei consigli sono:
visitare virtualmente il luogo prima di mostrarlo
prepararsi prima di far vedere qualsiasi cosa ai nostri studenti, visionando prima anche le opere.
Salvare il link della versione web per pc tra i preferiti del browser, così non si perde un attimo a cercare. Meglio ancora se si ricorda il percorso fatto per accedere a questa o quella funzionalità che si desidera usare.
Ultimo ma primo consiglio tra tutti è …DIVERTIRSI AD ESPLORARE le potenzialità dello strumento fino a conoscerle bene, ma attenzione, pericolo ingordigia.
Chi lo ha detto che l’arte non può essere…spaventosa? In realtà può, lo sappiamo, basta vedere Momo (creata da un giapponese su base della loro mitologia spettrale) o tutti quei bellissimi costumi creati per il cinema (sono arte pure quelli). Lo era il primo nosferatu (ma anche il secondo non scherzava), dracula e frankenstein. Ma oggi…parlo di dipinti.
Avevo installato tempo addietro Google art&culture, presente sia come app per Android e IOS, sia online. Quando la fantasia si esaurisce e la memoria vacilla è un’ottimo strumento per il docente per trarre anche solo ispirazione. In periodo Halloween…eccoci con i quadri Spaventosi!
Scheletro con sigaretta- Van Gogh 1886
Apriamo con un bello scheletro che fuma. Tanto è già morto e di certo il cancretto non gli può venire, ma è un gioco di…tenetevi forte…Vincent Van Gogh, proprio lui. Disegnare scheletri è un esercizio nelle accademie di Arte da sempre, per questo lui si è divertito così, riproducendo uno scheletro che fuma come una persona viva, quasi qualcosa di inanimato tornasse ad avere una volontà propria.
La tentazione di S. Antonio – Joos Van Craesbeeck –
Questo forse è un tantino forte per i bimbi, ma forse no, in fondo sono abituati ad It, alla bambola assassina e altri orrori, cosa volete che sia questo gigante da cui escono figure inquietanti come cattivi pensieri? L’ispirazione di questo artista viene da Bosh (altro pittore che adoro).
Il sabba delle streghe- Francisco Goya
Il nostro amato Goya era molto interessato alle streghe, vuoi perché l’inquisizione c’era ed era fin troppo attiva anche se morente, vuoi perché in fondo ogni artista che mi piace ha la sua ossessione per il lato più oscuro e nascosto dell’umanità. I bambini vengono offerti al diavolo come iniziazione alla stregoneria…non è un quadro per bimbi ovviamente. Molti hanno visto questo quadro come una critica al fervore religioso, e non è sbagliatissimo, tuttavia egli criticava l’irrazionalità, l’ignoranza che portano a certe pratiche superstiziose.
Ed eccoci ad un autore giapponese : Utagawa Kuniyoshi.
Quello che amo di certe stampe giapponesi è proprio lo stile molto fumettistico da cui inevitabilmente abbiamo preso. Ogni tavola racconta una storia o una parte di essa, ma tendono a comporre una narrazione. Utagawa amava raccontare miti e leggende e storie nelle sue xilografie.
Qui la principessa Takiyasha (sulla sinistra), evoca da una pergamena uno spettro scheletro per spaventare il nostro eroe Oya no Mitsukuni (al centro, non molto spaventato in effetti).
Kuniyoshi è uno degli artisti della scuola pittorica denominata “ukiyo-e” fiorita dall’inizio del 17° alla fine del 19° sec. Questa scuola merita un articolo a parte tuttavia, per ora vi basti la traduzione «pittura della vita che passa, del mondo fluttuante». Si dedicarono soprattutto all’incisione in legno e realizzarono opere a grande tiratura.
Ovviamente non può mancare il mio preferito…l’URLO di E. Munch
L’Urlo- Edvard Munch
Una delle opere più famose, e rubate, della storia. Munch ha basato quest’opera sull’esperienza vissuta mentre passeggiava con amici a Ekebergasen, in Norvegia.
Stava passeggiando quando il cielo divenne rosso sangue e lui, esausto, si appoggiò alla staccionata. C’erano sangue e lingue di fuoco sopra il fiordo blu-nero e la città. Gli amici proseguirono e lui rimase lì tremante di angoscia, con un urlo senza fine che attraversava la natura.
Il quadro non rappresenta uno spettro, ma qualcosa che fa ben più paura di esso…la paura stessa.
Ed ora…passato Halloween, dati i dolcetti e/o subiti gli scherzetti, dopo questa carrellata nella storia dell’arte, auguro un buon 1 Novembre.
Nah non c’entra niente la canzone, o meglio c’entra perché mi piace e mi ha ispirata (e mi ispira ancora). Sul libro che consiglio vivamente Artisti in Erba di Fiona Watt (ed Usborne), ho trovato un interessante tutorial che ho sentito assolutamente il bisogno di provare a fare da sola, per vedere se possibile proporlo ai bimbi.
Ebbene…si può fare (come urlava entusiasta il dott Frankenstin- cit Frankenstein Jr).
sappiate che compro questi materiali dai cinesi, per sperimentare con materiali dai costi contenuti.
Prima cosa …gli ingredienti!
Colori acrilici e tempere (a scelta, puoi anche mescolare se ti aggrada, io mi baso su quel che si ha a scuola e in casa). Ho usato principalmente: terra d’ombra, terra di siena, rosso e giallo. Bianco e nero li tengo a portata solo per schiarire o scurire.
Pennelli
coton fioc (almeno due)
cartoncino spesso
scotch di carta.
Carta di giornale (per evitare di farsi insultare dai collaboratori scolastici o per sporcare la propria scrivania, a scelta).
1-Fare una “cornice” grossolana con lo scotch di carta sul cartoncino
Lo scotch era piuttosto grosso quindi mi è venuta un’area piccola dove lavorare, ma va bene lo stesso.
2- mescolare rosso e giallo per ottenere un arancione (non importa se più scuro o più chiaro, quello sta a gusto personale). Una volta ottenuto l’arancione che piace, passalo sull’area, non importa se si va sopra lo scotch.
questo è su un altro quadernone, quindi non c’è lo scotch, ma il risultato comunque è questo, se si vedono le pennellate va bene lo stesso, se non le volete vedere date un’altra passata quando asciutto.
3- Disegnare una sagoma che andrà colorata di nero. Io ho scelto l’elefante. Se non ti senti sicuro/a di disegnare a mano libera (comunque da fare a matita prima), prova a ricalcare su un foglio una sagoma di animale, che sia leone, giraffa, elefante o serpente, ritagliala e posala sul foglio per poi ricalcarne i contorni. Non deve essere particolareggiata, basta la sagoma.
La sagoma dell’animale andrà colorata interamente di nero, potrebbero servire più mani di colore.
Ho voluto colorare di bianco le zanne, ma non è obbligatorio.
4- In un piattino metti una goccia di terra di siena, una di color terra bruciata e una goccia di bianco. Con i Coton fioc intingi una punta in uno dei colori e comincia a decorare il disegno sia dentro che nello sfondo.
Attenzione, ogni testa del coton fioc dovrà essere usata per un solo colore, non mescolarli.
Mi son divertita a fare qualche riga di contorno con il pennello intinto nel colore terra di siena
5- Aspetta che il colore si sia asciugato e…leva lo scotch con calma.
Ed ecco il risultato!
Si può fare con qualsiasi sagoma, ma io suggerisco un animale africano visto che richiama molto quelle atmosfere. Si possono usare tuttavia altri colori e altre sagome. Le sagome hanno il vantaggio che forse per i bambini sono più facili e noi possiamo preparargliele. Il risultato è semplice e ad effetto.
Un’interessante variante potrebbe anche essere riprodurre delle foglie autunnali ed usare colori autunnali. Hai delle varianti da proporre? Scrivimi a diariodiunamaestra@gmail.com e le pubblicherò volentieri, meglio ancora se allegherai un tuo lavoro (ovviamente metterò nome dell’autore e i dati che vorrà veder pubblicati).
Qualche sbavatura secondo me donerà un che di artistico, ma è un mio parere.
Non vedo l’ora di tornare a scuola per poter mettere in pratica e mostrarvi i capolavori dei miei bambini. Bacioni infetti da