Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus

Perché Sanremo? Perché è Sanremo!

Settimana di Sanremo e, come al solito, passo dal “no, quest’anno non lo guardo, non ce la faccio” al “ma Conti non mi entusiasma” al guardarlo perché tanto so già che i bambini di quinta chiederanno e vorranno conoscere la mia opinione in merito a questo o quel cantante. Niente di male e in fondo il mio compagno si è pure arreso a questa mia tendenza masochista finendo per proporre lui di guardarlo. Ebbene, Conti continua a non entusiasmarmi anche se, poverino, non è colpa sua e non ho niente contro di lui, lo trovo solo noioso ma è un gusto personale. 

Ma perché parlare di Sanremo? Cosa c’entra con la didattica? Cosa c’entra con la scuola in genere? Me lo sono domandata anche io e, al solito, ho provato a darmi anche delle risposte più o meno soddisfacenti. Oggi faccio questa riflessione con voi considerando che stasera c’è la serata delle Cover, l’unica che di solito guardo con piacere sincero che trova le sue origini nella curiosità. 

Sanremo nasce nel 1951 come oramai sapete visto che ogni anno ci stracciano gli zebedei con tutta la storia della kermesse, ma se ci tenete ad approfondirla vi rimando al link di Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Festival_di_Sanremo

Sappiamo che nel dopoguerra si ha bisogno di speranza, leggerezza e gioia che ricompensi e rinfranchi da tante sofferenze eppure, attraverso i vari decenni, non ha perso smalto pur passando di presentatore in presentatore e di “no quest’anno le canzoni fanno schifo” a tormentoni alla radio e “ma sai che è proprio bella al terzo/decimo/trentesimo ascolto?”. Siamo arrivati ad oggi quindi che una come me, che guardava Sanremo sul lettone dei genitori con sorella, mamma, papà e cane, tutti assieme appassionatamente, per anni lo ha schivato come le pallottole in Matrix e infine si ritrova a guardarlo per sapere cosa rispondere ai “Maestra ma ti è piaciuto Tony Effe? E Rkomi?”.

Sanremo è un festival della canzone italiana, è un festival popolare, nel senso più letterale del termine, quindi attira comunque molte persone, unisce anche solo per la critica e il gusto di criticare ma non è tanto questo quanto il fatto che è un fenomeno di costume. Nel tempo Sanremo si è arricchito di messaggi sociali, pubblicità progresso sapientemente inserite nello show, monologhi più o meno apprezzati dalla massa ma che in effetti mandavano messaggi forti che, tuttavia, andavano spiegati ai pargoli (non so quanti si siano presi la briga di farlo).

I bambini sono immersi fino ai capelli nella cultura popolare e vogliono capire e conoscere attraverso gli occhi di adulti al di fuori della famiglia, o almeno questa è l’impressione che mi han dato gli alunni di quinta, pertanto credo sia educativo parlare anche di Sanremo e delle sue canzoni, discutibili o meno, con loro per guidarli a ragionare, riflettere sulle parole e confrontarsi sui gusti, usi e costumi della società odierna, magari con un’occhiata ai cantanti vincitori di ieri grazie ai meshup che si trovano su youtube e che ben fanno capire come e quanto sono cambiati i gusti musicali e i temi dei testi nei vari anni da “son tutte belle le mamme del mondo” a “siamo fuori di testa ma diversi da loro” passando per “si può dare di più”, “uomini soli” e altro. Insomma parlare della musica rientra comunque nella didattica in quanto non si riflette solo sul testo delle canzoni e sull’evoluzione delle sonorità ma anche sui temi trattati, sui gusti del pubblico e la differenza tra ciò che è popolare e ciò che è considerato meritevole da parte di esperti, su fenomeni di costume, messaggi social e via dicendo. Insomma c’è tanto di cui parlare per soli cinque giorni di festival. Si ferma la didattica? No! 

La sola riflessione sulla dizione e sui testi ed il confronto di gusti differenti permette loro di esercitarsi sull’espressione libera ma educata e ragionata delle proprie posizioni nel rispetto dei gusti reciproci che, a questo punto, diventa un momento trasversale con educazione civica. Nel complesso parlare di fenomeni di costume aiuta ad avvicinarsi a loro, a creare una connessione con loro ed a guidarli verso la maturazione di un’idea propria, critica e ragionata sui vari argomenti. Questo a mio parere è il più importante dei passaggi perché la scuola deve preparare alla vita e la vita non è solo analisi grammaticale, calcoli, egizi e romani. La scuola deve insegnare loro a pensare con la loro testa e di questo ne sarò sempre convinta.

A presto la vostra

Maestra Imperfetta    

Pubblicato in: vita privata di una maestra

Era mio padre…

Ci ho pensato a lungo, non so ancora se è la cosa giusta da fare in realtà, ma ho concluso che è giusto spendere delle parole per lui, per mio papà.

Il 18 Maggio 2021, in tarda mattinata, è scomparso improvvisamente, stava benissimo ed un’ora dopo non c’era più. Cose che possono succedere, e chissà a quanti è successo, ma lasciano comunque quella sensazione strana che va oltre lo shock dell’immediatezza dell’evento, il disorientamento dell’inatteso. C’è stato il corollario di scelte, difficili, disumane se vogliamo, ma doverose in situazioni come questa. Ci sono stati i telegrammi, le condoglianze e tutto il consueto in casi come questi, ma è rimasto comunque un qualcosa di insoluto, di sospeso, una sensazione strana, l’ineffabile senso di irreale.

Al solito i parenti scoprono solo dopo quanto bene in realtà ha fatto il defunto, e io non faccio eccezione. Che fosse stimato, lo sapevo sia chiaro, che avesse salvato vite lo sapevo e mi rendeva fiera di lui, orgogliosa di assomigliargli almeno nei tratti del volto e in qualcosa del carattere, ma il vedere e toccare con mano l’entità reale di ciò che ha fatto è stato al contempo sconvolgente e confortante.

Michele, il Dott. Michele Steinweg Di Scanno, per me era solo papà, era un chirurgo, e la prima volta che realizzai questo fu a scuola, a 7 o 8 anni, seduta al mio banco a disegnare mentre lui spiegava come era fatto un cuore umano e come funzionava. Erano tutti rapiti da lui, lo ricordo bene, e finita la scuola lui mi portò a mangiare un pezzo di pizza al taglio, dicendomi che potevo diventare un’illustratrice per libri di medicina. Quanto ero contenta di quel complimento!

Quando mi fu imposto di fare le Magistrali, lui mi comprava tele, pennelli e colori in quantità per farmi continuare a coltivare la mia passione, ripetendomi che ero come il prozio e la bisnonna, ce l’avevo nel sangue, anche loro disegnavano e dipingevano sempre.

Abbiamo poi discusso, come tutti i padri e figlie che vogliono essere sinceri a costo di scornarsi, ma mi confidò il suo dispiacere quando rischiò di dover appendere il bisturi al chiodo, e andammo a prenderci un aperitivo e mi regalò un cappello senza giudicare i miei gusti quando invece divenne professore alla Clinica Chirurgica, potendo tornare ad operare, la sua passione. Solo ora mi rendo conto quanto potesse forse capire la mia.

Alla pensione non sapeva starsene fermo, da sindacalista rompiscatole e combattivo che era sul lavoro, e che gli costò il non poter divenire primario, si impegnò anima e corpo nell’Ordine dei medici proponendo idee sempre innovative, amato e stimato.

Ricordo che dopo il suo pensionamento quando capitavo all’ospedale dove aveva lavorato per esami o andare a trovare amici, venivo fermata o si fermavano a chiacchierare con me medici e infermiere con l’esordio “ah ma sei la figlia del Dott Steinweg? Oh sei il suo ritratto, salutacelo che ci manca”.

Persino in vacanza non negava una visita o un controllo, un consulto, mai nulla, infatti viaggiava regolarmente con la valigia da medico e, tutto fiero, un giorno mi fece vedere l’innovativa sparapunti ed il cerotto spry (che non ha mai usato su di me perché dovevo farmi gli anticorpi).

Ho scoperto che sosteneva che lavoravo troppo per la scuola, stavo dando troppo, ero troppo impegnata, che mi definiva una grande lavoratrice…ma in fondo da qualcuno ho preso. Ho scoperto che diceva che lo mettevo in difficoltà e a volte non sapeva cosa dirmi…se solo avesse saputo che le medesime difficoltà le avevo pure io.

Questo Blog quindi proseguirà, con altri ritmi ovviamente, seguendo quella che è la mia ispirazione ed esperienze, ma proseguirà anche per lui, perché lui mi disse un giorno “Chicca, sai che proprio mi piace? Però dovresti trovare il modo di togliere le pubblicità”. Un giorno forse avrò qualche risparmio per potermi permettere di levare sta pubblicità, ma nel frattempo gli dedico questo articolo perché da lui ho preso molto, perché lui mi ha insegnato più di quanto forse osasse pensare, perché ha sempre creduto in quello che facevo e, se da un lato ho avuto la tentazione di mollare presa da quella sensazione di vuoto che mi pervade in questi giorni, dall’altra gli devo la vita e non posso sprecarla nè sprecare quello che ho costruito, anche se non è niente di speciale, diverso o originale.

Era un papà come tanti, speciale per le sue figlie e per sua moglie, ma speciale anche per molti amici e parenti. Era un uomo buono, era mio padre.

Francesca

alias Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro

Corso gratuito su percorsi di psicomotricità

Non è mio uso pubblicizzare qualcosa, ma in questo caso lo faccio con la piena convinzione di fare un favore a tutti.

Non conoscevo la psicomotricità fino a quando non ho conosciuto la docente Katia Giordano. Ci ho lavorato gomito a gomito ed ho scoperto questa interessante e complessa materia di studio dell’uomo, o meglio del bambino, in aspetti che normalmente nel nostro mestiere vengono trascurati. Se ciò avviene non è perché siamo pessimi insegnanti, ma perché non abbiamo gli strumenti culturali per osservare i bambini sotto aspetti più profondi.

Questo corso di certo non ha la pretesa di farvi diventare psicomotricisti, per quello occorre fare un corso più complesso e approfondito, c’è da farsi un bel….ma a volte basta solo che qualcuno di esperto in materia ci offra un punto di vista differente per cambiare completamente prospettiva.

Non entrerò nel dettaglio, ma basti sapere che proprio un’osservazione in seguito ad esercizi di psicomotricità fatta da questa mia collega, mi ha cambiato totalmente approccio ad un bambino al punto che ne è migliorato sensibilmente il rapporto.

Per iscrivervi, o per maggiori informazioni, basterà inviare mail a Katiagiordano063@gmail.com

Per oggi è tutto

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: opinionibus

Raccontare una storia

C’era una volta una maestra che voleva far vedere l’Era glaciale ai suoi alunni, ma il cattivissimo PC decise di non leggere il DVD così dovette risolvere con Netflix.

Su Netflix non c’era l’Era Glaciale così la maestra decise di condividere una vecchia gloria della sua infanzia “La storia infinita”. Quel giorno tuttavia non c’erano tutti i bambini e non bastò il tempo per vedere tutto il film. Fu così che la maestra, la volta seguente, potendo far vedere il restante, prima chiese di riassumere quanto visto per i compagni che erano assenti la volta precedente. Interviene una bimba entusiasta che, con sicurezza e gioia riassume

è la storia di un cavallo che muore“.

Qualcosa non va! Ammetto che è un episodio molto toccante del film, io stessa a volte ci piango ancora, ma è fuori dubbio che non è il fulcro della narrazione nè riassume bene quanto accaduto.

Cosa fare?

Me lo sono domandata tante volte ed ammetto che ogni soluzione pensata…veniva scartata puntualmente. Ho cominciato dunque a “guidarli”. Ignorando bellamente che ci fossero assenti, tanto non li becco mai tutti assieme, ho fatto vedere cortometraggi e un film ed ho obbligato a “riassumere” quanto visto prima per gli assenti.

Stessa cosa ho fatto per i libri che stanno leggendo.

Ma come guidarli?

Non puoi dire “riassumi” e basta, altrimenti ti senti una sfilza di “e poi” e salti temporali che non ti fan capire nemmeno se ha guardato il medesimo film (oddio a volte mi capita pure con gli adulti questo, figuriamoci con i bimbi). Che possiamo fare? Domande, io faccio domande!

Chi è il protagonista?

Dove è ambientata la storia?

Cosa deve fare il protagonista? Chi lo aiuta e perchè?

Chi è il “cattivo?”

Cosa fa il cattivo?

Attenzione alla sequenza temporale. Occorre pensare come uno story board della narrazione, magari facendogli fare anche dei disegni.

Non sai cos’è uno Story board?

Uno story board è una sequenza di piccoli disegni, spesso molto accennati da rendere l’idea dei personaggi e dell’ambientazione, con relative inquadrature. Si tratta di una vera e propria base per registi e fumettisti ed è indispensabile per poter poi fare dei disegni più precisi e dettagliati oppure per girare un film o un’animazione (corta o lunga) seguendo le sequenze, le inquadrature e via dicendo. Lo storyboard è utilissimo anche se si programmano attività di Stop Motion.

Raccontare una storia attraverso uno storyboard potrebbe essere divertente, ma, nel nostro caso, occorre necessariamente ridurre all’osso, quindi illustrazioni, una per bambino magari, con scene chiave della narrazione per esempio.

ATTIVITA’

Si comincia a spiegare che ogni storia ha un ordine degli eventi: inizio, svolgimento, fine. Quest’ordine è chiamato Cronologia di una storia.

Si spiega loro che si procederà a fare assieme uno storyboard, chiarendo ovviamente cosa è uno storyboard e cosa serve, rassicurandoli che lo si farà assieme.

Possiamo usare una qualsiasi storia, possibilmente semplice, per iniziare. Possiamo leggere una storia in classe o usare una storia già affrontata. Si può, volendo, proiettare sulla LIM lo storyboard già disegnato o da disegnare.

Ora, cominciamo somministrando una prima scheda “riassuntiva”, che possiamo far disegnare in realtà, seguendo lo schema sotto. Spieghiamo che si tratta di una “timeline”, ossia una sequenza temporale utile per organizzarci la narrazione.

questo schema è utilissimo per mettere in ordine gli eventi della storia.

Successivamente passeremo a suddividere gli eventi in tre parti: Inizio, svolgimento, fine. Ciascuna parte sarà a sua volta suddivisa in tre principali, qui stabiliremo quali scene saranno da disegnare.

Ora che abbiamo suddiviso e stabilito quali disegni fare per ogni parte, si passa a consegnare la seguente scheda (Caricherò queste schede nell’apposita sezione Classroom dedicata ad attività didattiche varie).

Dovranno solo disegnare le scene stabilite e scrivere nelle righe cosa accade.

Questo tipo di attività va fatto dapprima assieme, solo successivamente, in base ovviamente alle geometrie di classe ed all’apprendimento e confidenza dei bimbi, potranno farlo autonomamente per le storie da loro inventate e/o lette.

Al di là dell’esecuzione, ed in questo ogni docente si regola in base alla classe che ha ed alle esigenze, quello che è essenziale è la “programmazione” del lavoro. Stabilire quali scene disegnare e come, cosa inserire e cosa omettere (perché non determinante), se usare un film, un’animazione, un libro letto da loro o letto dal docente…le attività possono essere molte, ma quello che conta non è solo far leggere, ma far capire quello che leggono.

E dopo questa perla di ovvietà (per molti suppongo) vi saluto e vi auguro Buona Domenica

la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Impara a disegnare con me., insegnarte

Arte con la zia…maestra- Il monte Fuji

Nel secondo laboratorio del Giovedì pomeriggio con la nipotina, assieme al ramo di fiori di ciliegio sul sole rosso, abbiamo fatto anche il monte Fuji. Ammetto che ho preso ispirazione dal maestro Hokusai e una delle sue 36 vedute del monte Fuji.

Hokusai Katsushika - 36 Views of Mount Fuji - artelino
Veduta del monte Fuji di Hokusai

Il lavoro è più semplice di quanto si pensi ma non identico all’originale cui mi sono ispirata, questa volta occorre avvisare che….si può mescolare il colore direttamente sul foglio!Come? Seguitemi

Occorrente:

foglio di cartoncino (bello spesso)

scotch di carta (importantissimo)

tempere blu, bianco, rosso, giallo

pennello

scottex

piattino e bicchiere di plastica

acqua

un foglio di carta di giornale o della plastica per non sporcare la superficie sottostante.

Pronti? Procediamo!

creare la nostra cornice con lo scotch di carta

Possiamo usare uno scotch meno spesso (anzi, sarebbe consigliabile). Maggiore è la dimensione dello scotch, minore sarà lo spazio in cui lavorare (e sappiamo bene che i bambini hanno problemi nella gestione dello spazio).

mescolare blu e bianco per ottenere un azzurro desiderato

col pennello dipingere di azzurro 3/4 dello spazio.

lavare il pennello e asciugarlo

aspettare che il colore sia asciutto.

Creare il marrone mescolando rosso, giallo e blu.

A foglio asciutto, dipingere col marrone, partendo dal basso verso l’alto, un cono senza punta tenendosi sulla destra del quadretto. Lasciare libero un poco di spazio in basso a sinistra

Inizialmente ho fatto il contorno col pennello e poi ho riempito col colore.

Ora lava il pennello, asciuga con lo scottex.

Mescoliamo giallo e blu per ottenere il verde, aggiungendo del bianco se lo vogliamo più chiaro.

Col pennello dipingere la striscia bianca sulla sinistra andando anche sopra un poco di marrone della montagna. Se il colore non è completamente asciutto meglio ancora, si mescolerà un poco dando un effetto piacevole. Non preoccuparti di avere tanto colore sul pennello, anche se si secca non è un problema.

Dai piedi della montagna stendi il colore dal basso verso l’alto ma non su tutta la montagna, arriva al massimo a metà.

Nel mio quadretto sono andata a pennellate piene di colore sulla sinistra proseguendo verso l’alto man mano che il colore si seccava sul pennello. Ho voluto fare pennellate a secco e, sempre a secco, dare due colpetti di verde sulla destra.

lava il pennello, asciuga con lo scottex.

Metti un poco di bianco sul piattino e, col pennello, anche se il marrone non è completamente asciutto, stendere il bianco dalla cima della montagna verso il basso. Non deve coprire il monte ma solo un poco di cima. Anche qui va benissimo se si sporca un poco il bianco col marrone sottostante, l’importante è che le pennellate vengano date dall’alto verso il basso.

Lavare il pennello ed asciugare.

Ora, stropicciamo ben bene un pezzo di scottex pulito e intingiamolo nel bianco.

Picchiettiamo con la parte di scottex stropicciato intinta nel bianco il foglio dove c’è il cielo. Otterremo delle nuvole.

Aspettiamo che asciughi (nel frattempo mettiamo in ordine l’armamentario).

Leviamo lo scotch e….voilà

Ed l’opera della nipotina è persino più bella:

l’opera originale dell’artista Helena

La mia nipotina era entusiasta del risultato. Considerando che la gestione dello spazio sul foglio non è facile per i bambini della sua età, e gli ho chiesto in effetti forse troppo, sono pienamente soddisfatta anche io del lavoro svolto.

Se qualcuno vuole provare o ha provato in classe questo lavoro e vuol mandarmi i propri risultati sarò felice di pubblicarli nella Gallery, sarà sufficiente inviarmeli a diariodiunamaestra@gmail.com.

Non siate timidi, inviate, commentate, confrontiamoci…

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Impara a disegnare con me., insegnarte

Arte con la zia…maestra

Una o due settimane fa, non ricordo di preciso, mi è stato chiesto da mia sorella se mi andava di fare arte con una delle mie nipoti. Non ho nemmeno avuto bisogno di pensarci su per accettare, però ho avuto bisogno di vedere come incastrare i tempi. Stabilito il giorno e l’ora, abbiamo dato il via a questi….incontri.

Prima di iniziare l’attività mi sembra opportuno fare una piccola riflessione (tranquilli, potete saltarla se non vi va, non vi darò la nota su registro).

  • Legame affettivo. Io voglio bene a mia nipote e lei sembra volerne a me, questo legame affettivo, rafforzato probabilmente dal fatto che a lei piace dipingere e colorare e io, quale zia, dipingo e disegno, di certo aiuta molto. Insomma un legame affettivo, in questo caso zia-nipote, aiuta inevitabilmente l’apprendimento perché si viene ascoltati maggiormente. Il bambino è più attento.
  • L’ambiente. Mia nipote era a casa sua, nel suo, chiamiamolo così per rendere maggiormente l’idea, “habitat”. Casa sua è il suo nido, il luogo dove nulla di male può succederle e circondata di affetto e cure, pertanto non c’è tensione, in un ambiente privo di tensione e conosciuto, lei era più serena e quindi più naturalmente incline ad ascoltare ed eseguire il lavoro.
  • Il numero. Il rapporto numerico uno a uno è privilegiato, non neghiamolo, ed in classe è impossibile ottenerlo. Con ciò non sono a favore dell’home schooling, ma è innegabile che se faccio il lavoro solo con lei, in un’ora di attività si ottiene molto di più perché c’è meno confusione attorno, meno rumore e quindi meno distrazioni.
  • L’attività di per sè. Arte sappiamo bene che aiuta ad entrare in sintonia con i bimbi. A tale proposito cito un divertente scambio, letto nel libro di Danny Gregory “the creative license”.:

“Quando mia figlia aveva 7 anni mi ha chiesto, un giorno, cosa facessi per lavoro. Le ho detto che lavoro al college e che consisteva nell’insegnare alla gente a disegnare”. Lei ha sgranato gli occhi e mi ha guardato incredula dicendo “vuoi dire che lo hanno dimenticato?”

Howard Ikemoto

  • Ultima riflessione, ma non meno importante, il ritmo e linguaggio usati. Ho detto a mia nipote “hai mai visto un vaso? No? Fai una riga lunga su, una corta giù e le unisci” …facendole vedere come avevo fatto io. Stessa cosa per il cactus. Tempo, ritmo, esempio e linguaggio sono elementi fondamentali e, strano a dirsi, ma spesso me ne dimentico pure io quando insegno a dipingere ai bambini.

Con mia nipote avevo molti vantaggi dalla mia, ma in classe il tempo è quello che spesso manca. Comuqnue, ciancio alle bande e via di attività.

Il mio risultato! Ho notato che fare assieme il lavoro è utile anche per i bambini.
Ebbene si, c’è una notevole confusione sulla mia scrivania!

Occorrente:

scotch di carta

Cartoncino spesso (180gr o superiore)

tempere colori primari (giallo, rosso e blu)

Pennelli

bicchiere d’acqua, scottex e piattino di carta

Pennarello nero

Divertimento (non deve mancare, meglio se ci si aggiunge un pizzico di fantasia).

qui ho usato uno scotch molto grosso, ma potete usare la misura che preferite.

Con lo Scotch di carta fare una cornice al foglio attaccando ai 4 lati e dividere con un pezzo di scotch la cornice in due parti.

Spiegare ai bambini che il pennello va sempre lavato e asciugato quando si cambia colore.

Su un piattino di carta mettere un poco di rosso. Prenderlo col pennello e disegnare con questo un vaso (niente matita sotto, sanno farlo, così si abituano ad acquisire maggiore confidenza con le forme geometriche).

Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.

Nel piattino mescolare in un altro angolo blu e giallo per ottenere il verde.

Col verde fare una palla, attaccata al vaso.

Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.

Nel piattino mescolare in un altro angolo rosso e giallo per ottenere l’arancione.

Adesso colorare tutta la cornicetta a sinistra di arancione.

Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.

Aspettare che si asciughi tutto.

Una volta asciutto mescoliamo nel piattino giallo, rosso e blu per ottenere il marrone e facciamo un vaso nell’area arancione, un vaso come abbiamo fatto nell’area senza sfondo.

Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.

Col pennello prendere il verde (se vi è avanzato del verde dal cactus precedente) e fare un’altra forma di cactus.

Lavare il pennello nel bicchierino d’acqua, asciugare con lo scottex.

Aspettare che si asciughi.

Una volta asciugato tutto prendiamo il pennarello nero e seguiamo il contorno dei vasi, aggiungiamo anche una riga.

Sempre col pennarello nero aggiungiamo le spine al cactus. Io di solito faccio delle V, ma ho visto che mia nipote si trovava meglio con delle righette. In ogni caso il risultato è bello lo stesso.

Ho fatto fare delle piccole onde in basso ad indicare il terreno.

Togliamo lo scotch ed ecco che abbiamo due vasi di cactus, uno con sfondo e l’altro senza sfondo.

Adesso possiamo riflettere assieme ai bambini quale piace di più, quale dei due risulta più completo. Certamente quello con lo sfondo arancione ha un effetto più suggestivo di quello senza sfondo, ma anche senza sfondo può essere bello. Perché?

La mia adorata nipotina ha fatto un piccolo capolavoro vista l’età e devo ammettere che ha seguito alla perfezione le istruzioni. Nei momenti di asciugatura le facevo fare un altro lavoro, sempre con tempere e scotch, ma questo lo metterò la prossima volta.

A vantaggio di questo “esperimento” c’erano l’assistenza della mamma (mia sorella), i materiali disponibili che non ponevano quindi alcun limite ad entrambe e il rapporto affettivo, ma ritengo sia un’attività fattibilissima anche in classe.

Al prossimo articolo

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro, Strumenti google per docenti

CLASSROOM- Assegnare Voti e Giudizi

Lo studente non vedrà il nome della griglia, pertanto possiamo dare il nome a noi più congeniale per ricordare questa o quella materia.

Bene…il nostro studente ha consegnato il compito. La scritta “Assegnato” diminuirà di numero e, in corrispondenza, aumenta il numero dei “consegnati”. Clicchiamo sul numero sopra “consegnato”. 

Ecco che una volta cliccato sul numero “consegnato”

Ci appare la seguente schermata (per il momento ho solo uno studente di prova) Vado a cliccare sulla finestra col compito svolto, in questo caso era un elaborato grafico basato sul video che faceva vedere come fare la versione personale di un quadro di Klee.

Se clicco sul file mi apre il file in un’altra finestra, consiglio di aprire un file alla volta e chiudere man mano che si è assegnato il giudizio.

Come si evince guardando la colonna a destra il docente può vedere data e ora di consegna del compito, oltre che la griglia di valutazione.

Andando a cliccare sulle freccette in basso ai voti (criteri) si apriranno i livelli.

Ogni rettangolo grigio sotto i voti è uno dei livelli che abbiamo stabilito nella griglia di valutazione. In questo caso avevo messo tre livelli per ogni voto.

Dopo i voti c’è la voce “Commenti privati”, ossia una nota del docente a commento del voto assegnato (es. noto che sei migliorato, il voto è basso perché so che puoi fare di più etc).

Ora questo alunno ha proprio sbagliato del tutto il compito. Io nella griglia non ho considerato l’insufficienza pertanto dovrò assegnargli il livello uno del Sufficiente.

Per assegnare il voto è sufficiente cliccare sul rettangolino del livello, sotto il voto.

E qui magari un commento privato ci sta quindi vado a cliccare nello spazio sotto “commenti privati” dove c’è scritto “aggiungi commento priv…”

Ora possiamo pubblicare andando a cliccare sull’apposita dicitura.

N.B. Se non si compila anche il campo dei Commenti Privati non appare selezionabile “Pubblica”.

ATTENZIONE, posso anche decidere di mettere il commento privato senza dare voto.

In questo caso il mio studente ha fatto proprio tutt’altro lavoro, bello si, ma vuol dire che non ha nemmeno guardato il video. Non posso proprio valutarlo. 

Se non metto il voto ma metto solo il Commento privato posso comunque pubblicare.

E se ho dato il voto per errore? Come cancello?

PRIMA di pubblicare andiamo sulla freccetta vicino al voto

ci apparirà il seguente menu.

Ecco che basterà selezionare “Cancella” per eliminare i voti e inserire solo il commento privato.

Ma se siamo particolarmente pigri o semplicemente molto organizzati, possiamo pure fare un database dei commenti. 

In alto sulla destra c’è questo simbolino

Andiamo a cliccarci sopra e si aprirà la “Banca Dati dei commenti”.  Da qui sarà sufficiente andare sul + vicino a “Aggiungi alla banca dati .

Come ci dice, possiamo aggiungere anche più commenti andando a capo.  Possiamo aggiungerne uno alla volta e cliccare su “Aggiungi” oppure inserire più commenti separati, andando a capo ogni volta che si intende creare un nuovo commento.

Come ci dice, possiamo aggiungere anche più commenti andando a capo.  Possiamo aggiungerne uno alla volta e cliccare su “Aggiungi” oppure inserire più commenti separati, andando a capo ogni volta che si intende creare un nuovo commento.

Ecco che abbiamo un database di commenti che usiamo di frequente che ci permetterà di non scrivere ogni volta le stesse cose per dieci o quindici alunni.

Ora che abbiamo fatto la nostra banca dati possiamo tornare al giudizio andando sull’icona sopra il fumetto.

Ogni volta che vorrete usare questo piccolo trucco basterà andare nella banca dati dei commenti, selezionare in corrispondenza del testo i tre puntini

Andate su “Seleziona testo” e cliccateci, il testo del commento apparirà selezionato.

A questo punto potete seguire due modalità.

Tasto destro del mouse-> copia 

Oppure la scorciatoia da tastiera

CTRL+C

Andiamo nella sezione dei giudizi come illustrato prima, clicchiamo col tasto sinistro per mettere il commento privato e

Tasto destro del mouse-> Incolla

Oppure la scorciatoia da tastiera

CTRL+V

Ricordate di Pubblicare il commento privato prima di restituire il compito. Una volta compilati i campi basterà andare in alto e cliccare su RESTITUISCI.

Dovremo solo cliccare su “RESTITUISCI” se vogliamo che lo studente visualizzi.

Attenzione, una volta restituito il compito, possiamo modificarlo ma non cancellarlo. Il compito potrà essere cancellato solo dallo studente ed eventualmente potrà caricarne un altro.

Ecco come vedrà adesso il mio studente

Il commento privato è sulla destra. Il voto lo si vedrà colorato e se andrà sulla freccia corrispondente potrà visualizzare il livello.

Se poi vorrà mettere un commento potrà farlo

Il commento mi apparirà visibile nella pagina principale del compito.

Questo commento sarà visibile anche agli altri studenti.

Mi son resa conto che questo tutorial è più lungo,  ma è fondamentale a mio parere che si possa vedere anche la schermata da parte degli studenti.

Come sempre, spero di essere stata utile, se si desidera la versione pdf gratuitamente scaricabile, la trovate nel corso Classroom Time inserendo il codice z3te2xc.

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: opinionibus

Grazie Prof.

Il paradosso è che ,quando si lavora nello stesso Istituto, si può chiacchierare per anni e non ricordare il nome, ma solo il cognome.

Succede a me, oggi, 29 Novembre 2020. Un collega, considerato amico non tanto per la frequentazione, scarsa a dire il vero visto che non c’è mai tempo, ma per la passione condivisa per il disegno, è mancato.

Gli dedico questo articolo perché, oltre alla maestra Anna che mi ha invitata caldamente a proseguire e credere in questo blog, ho deciso a caldo, e non dubito che una volta elaborato il lutto non cambierò idea, di dedicare il Blog anche a lui.

Il primo anno abbiamo passato una ricreazione a parlare di Schiele e delle sue opere, e lui mi stupì raccontandomi le dimensioni dei disegni dell’artista, ma entrambi ne eravamo affascinati.

Seated Woman with Legs Drawn Up (Adele Herms)
Egon Schiele1917
National Gallery Prague
Prague, Cechia

Successivamente tutti i collegi docenti ed assemblee sindacali eravamo seduti accanto a disegnare assieme, facendo ritratti ai colleghi.

Assieme abbiamo scelto le copertine per i diari della scuola e quando abbiamo assistito ad un incontro con Recalcati a teatro, eravamo seduti vicino ad ascoltare, commentare e…disegnare anche al buio.

l’immagine di sfondo è un dipinto del Prof. Silvio Intiso

Quel giorno, a tal proposito, mi ricordo aveva perso la sua matita. Gli ho ritrovato la matita e consegnata e lui, dopo, su whatsapp mi ha scritto:

” Grazie che mi hai trovato la matita, simulavo bene ma ero sull’orlo di una crisi.”

Una frase semplice che oggi assume significati più profondi.

Ed ora ricordo il suo nome…Silvio! Ricordo anche che paradossalmente il suo nome mi veniva in mente quando lo vedevo sorridermi, sempre allegro e pronto alla battuta, disponibile al confronto ed all’incoraggiamento.

Ricordo quando mi disse delle lezioni di nudo dal vivo all’accademia, del desiderio di dipingere durante il lockdown, dei confronti e dei consigli (la prospettiva non esiste). Non mancava mai di sorridere a tutti e salutare e tra noi si parlava di arte volentieri. Ricordo pure quando ci confrontavamo sui reciproci stili, lui così accademico e fotografico mentre io così stilizzata e fumettistica…eppure gli piacevano i miei sketches e voleva guardarli.

Ricordo una lezione sulla composizione nei quadri fatta ai ragazzini di terza media (secondaria di primo grado lo so ma le chiamavamo medie come ai vecchi tempi) che ho dovuto registrare per una presentazione…uno dei quadri era “La zattera della medusa”, sarei rimasta ore ad ascoltarlo tanto era bravo, ed i ragazzini erano ipnotizzati da lui.

La Zattera della medusa, Theodore Gericault.

Aveva promesso che mi avrebbe aiutata a fare laboratori di arte per i bambini dopo la pensione, poi è arrivato il Covid e ora…

Grazie Silvio per aver condiviso la passione per l’arte, per avermi fatto ridere e sorridere ogni volta, per avermi permesso di conoscerti ed apprezzarti.

Grazie per la tua bellezza (anche se so che dirai che esagero).

Ad un uomo buono dedico ciò che è la dedica di una donna, in un libro, che trova nel vecchio ammiraglio un’anima culturalmente affine, ma purtroppo la separazione è inevitabile.

Ci sono uomini che passano per la vita senza lasciare traccia, e altri che rimangono e non si dimenticano mai.

[Due uomini buoni- Arturo Pèrez-Reverte]

Ciao e grazie di tutto,

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Neverending story con Scratch

Qualche giorno fa, guardando Stranger Things (non adatto ai bambini), ho riascoltato la canzone composta per il film “La storia infinita” dei Limahl. Mi è venuta subito voglia di rivedere il film, per quelle sensazioni che mi aveva lasciato.

Versione originale del 1984 con immagini dal film.

Il film è piatto! Adatto ai bambini certo, ancor più perché affronta il tema della morte, della perdita, del bullismo e della fantasia, il supporto, fare qualcosa per gli altri, vivere leggendo ed imparare dalle storie che si leggono. Potrei perdermi nell’analisi del film, ma non è lo scopo di questo articolo. No! Lo scopo di questo articolo è far brillare l’Auryn, che rimane simbolo della fantasia.

Auryn, il ciondolo che il protagonista porta al collo per comunicare con l’imperatrice

Per prima cosa cliccate sull’immagine sopra e salvatela sul vostro computer (meglio su deskstop così la trovate subito).

Apriamo Scratch ed andiamo su “CREA”

Ora dobbiamo spostare la nostra attenzione su “STAGE” in basso a destra. Aggiungiamo uno sfondo. Essendo ovviamente simbolo del regno di FANTASIA, userò come sfondo qualcosa che ricordi l’universo…un cielo notturno stellato.

Per fare prima sono andata su “Spazio” e scelto tra le immagini disponibili.

Andiamo ora sul gatto, selezioniamolo con un click.

In alto a sinistra andrò su “costumes”.

Mi appare la schermata con immagini che posso tranquillamente modificare. Ora andiamo in basso a sinistra sul simbolino dello sprite, Scegliamo “upload image”.

Selezioniamo dal nostro pc l’immagine dell’Auryn, che avrete precedentemente salvato, e cancelliamo gli altri due gatti (cestino con la x).

L’Auryn è enorme, non riusciamo a visualizzarlo intero. Nessun problema, possiamo ridimensionarlo. Andiamo sulla destra in alto sul comando “size” ed immettiamo un valore inferiore o superiore a 100 a seconda di quanto lo vogliamo grande nello schermo, io ho messo 140.

In questo caso però lo vediamo troppo grande nell’area di lavoro. Andiamo in basso dove ci sono le lenti di ingrandimento e clicchiamo su quella dove c’è il “-” fino a visualizzarlo nella sua interezza.

Se c’è qualche area che ci risulta priva di trasparenza (e c’è), andate sullo strumento gomma.

Impostate la grandezza della gomma a voi più congeniale (più basso è il numero minore sarà la porzione cancellata, ma maggiore sarà la precisione con cui potrete muovervi).

Io ho scelto 7 per avere più precisione anche usando il mouse

Come da figura sotto, selezioniamo la freccetta vicino a “fill” e andiamo a 0 di Saturation. Ci apparirà bianca la casellina Fill.

Controllate che il pallino con scritto “filled” sia selezionato.

col tasto destro del mouse clicchiamo sull’immagine a sinistra e selezioniamo “duplicate”. Ripetiamo due volte.

Ora…per ciascun Auryn dovremo fare dei cerchi bianchi. Sekezionate il pallino e createli sull’immagine direttamente tenendo premuto il tasto sinistro del mouse, trascinandolo a formarsi un cerchio della grandezza desiderata.

Faremo questi cerchi, in diversi punti, in tutte e tre le immagini. Ricordate di lavorare su ciascuna immagine selezionandola a sinistra. I pallini bianchi non devono essere negli stessi punti dell’immagine precedente. Casomai prendete dei riferimenti vostri per ricordarvi.

Ora torniamo sui codici andando su “code”.

Su Code, badando bene ai colori visto che ogni colore corrisponde ad un gruppo di comandi, create questo blocco

Ed ecco che il nostro Auryn brillerà meravigliosamente nell’universo di Fantasia.

La musica l’ho inserita in fase di montaggio del video, non con scratch, ma è possibile inserirla anche da scratch (lo abbiamo fatto già con i tutorial precedenti).

Ora che abbiamo fatto brillare l’Auryn, ricostruiamo Fantasia provando a variare soggetto, facendo per esempio fiorire alberi e cespugli, brillare le stelle, illuminare alberi di Natale…non mettiamo limiti alla fantasia.

Pian piano metterò questi tutorial anche in pdf, scaricabile gratuitamente iscrivendosi a classroom. Sarà sufficiente inserire il seguente codice: qy5ngdc

Spero che questo Tutorial vi sia stato utile.

La vostra Maestra Imperfetta