Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus

Autorità o autorevolezza?

Il problema, l’eterno dilemma scolastico ed educativo (in generale) che si presenta quando si deve aver a che fare con i bambini…ma anche con gli adulti.

Uno degli esami universitari più difficili ma al tempo stesso più soddisfacenti fu proprio quello di Igiene Mentale. Difficile perché il prof Cartelli voleva pure le virgole, e per una virgola sbagliata presi 28, ma bellissimo perché mi ha permesso di razionalizzare molti aspetti, o almeno cominciare a farlo.

Tra i vari disturbi, dell’alimentazione, schizofrenia e altre problematiche ben serie, vi era un capitolo dedicato alla scuola, tema caro al docente e che ha scatenato in noi allievi qualche risatina e battuta visto l’accanimento contro taluni modelli di docente.

Ora che sono dall’altra parte della barricata, dietro la cattedra, se pure con bambini e non con ragazzi e ragazze maggiorenni, mi ritrovo a riflettere sulle parole del Prof. Cartelli.

“Nell’atto educativo, caratterizzato da una pregnanza non verbale, i principali conflitti che si determinano e che possono favorire processi di proiezione o di regressione del docente sono costituiti dal conflitto di autorità non risolto…”[Schraml, 1973]

L’autorità nella scuola è già disponibile senza bisogno di conquistarla lottando o di acquistarla con la produttività. Se un docente è privo della sicurezza necessaria, eviterà di mettere in discussione il proprio metodo, le conoscenze e la propria personalità (non guardatemi, io esagero dal lato opposto).

La mia riflessione non nasce sul ricordo del prof in questione, ma da quello che è uscito durante una programmazione con le colleghe, dove una mia risposta ad una madre avrebbe messo in discussione l’autorità e fatto perdere autorevolezza al team. Come da migliore tradizione, mi è partita la riflessione in merito ad autorità ed autorevolezza e mi è tornato in mente ciò che ho scritto prima, dopo aver ovviamente ripreso la lettura del capitolo del libro.

Comincio come mio solito esaminando il termine “autorevolezza

Stima, credito, fiducia che si impongono in quanto fondati sulla personalità di chi ne gode.

Autorità

Potere determinante che la volontà di una persona esercita (per forza propria, per consenso comune, per tradizione, ecc.) sulla volontà o sullo spirito di altre persone: l’a. paterna, l’a. del maestro sugli scolari.

Come si acquisisce autorevolezza?

Non esistono formule. Dipende da molti fattori, carattere, personalità e stile comunicativo del docente e del discente. Ci sono studenti cui non piaciamo, altri che si innamorano di noi e lo stesso capita per i genitori.

Quello che mi ha colpita del discorso fatto dalle mie colleghe tuttavia era la perdita di autorevolezza e autorità per ammettere un proprio sbaglio, anche se con opportune riserve, chiarimenti e spiegazioni. La frase che maggiormente mi ha colpita e fatto pensare è proprio questa frase dettami

“un docente deve perseverare, se da una nota, anche se pensa di aver sbagliato, deve continuare, non deve ammettere sbagli”

Noi docenti, per primi, insegniamo che riconoscere i propri errori ed ammetterli è un gesto molto bello, giusto, che mostra maturità…e poi dobbiamo perseverare? Per cosa?

La domanda che mi pongo a questo punto è: e se proprio la capacità di ammettere e riconoscere i propri errori ci facesse acquisire autorevolezza?

Abbiamo davvero così paura di metterci in discussione ed ammettere degli errori? Di portare le questioni scolastiche che si dipanano durante l’anno scolastico sul piano del dialogo, della riflessione, del confronto sereno e costruttivo?

Perché?

Quando entrai nella scuola la Dirigente Scolastica ci fece un discorso che mi è rimasto nella mente. Come docenti dobbiamo sempre valutare con chi stiamo parlando e in base a quello calibrare le nostre reazioni ed emozioni, le parole. A volte occorre proprio cedere qualcosa per disinnescare, solo dopo che si è scongiurata l’esplosione si può parlare serenamente e ragionare sopra un problema, sia che si abbia a che fare con un bambino che con un adulto.

Rimarrà questa riflessione anche in me, negli anni a venire, perché la mente è un continuo divenire e le relazioni ti cambiano.

E voi? Ammettete i vostri errori o siete per il perseverare e non mettere mai in discussione le vostre scelte?

In ogni caso state sereni, persino Freud definì il nostro un “mestiere impossibile”.

La vostra

Maestra Imperfetta

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Autore:

Sono una giovane maestra (giovane come anni di insegnamento, non come età...ma è relativo). Insegno arte, musica, inglese e tecnologia, ma non posso escludere che in futuro non mi trovi ad insegnare altro. Ho trovato nella scuola dove insegno colleghi simpatici e collaborativi, un ambiente famigliare e attivo che continua a fornire stimoli culturali cui attingo a piene mani. La mia gratitudine è a loro ed a tutti gli insegnanti di qualsiasi ordine e grado che hanno contribuito e contribuiscono, senza saperlo, a rendermi quella che ritengo di essere oggi...una maestra consapevole.

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