Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus

Allora bambini, oggi parliamo di come NON vi parleremo di sesso

Buonasera a te che mi stai leggendo ora. Prepara la tisana calmante perché, se sei docente, assicuro ce ne sarà bisogno molto più di quanta ne occorra per sopportare i commenti sui presunti “tre mesi di ferie” o altre amenità del genere.

Lunedì 20 ottobre, in macchina verso casa di mia madre, Radio 104 mi regala il nuovo tormentone nazionale: una proposta di legge della Lega, firmata dal nostro ministro, che vorrebbe cancellare l’educazione sessuale fino alle superiori. E anche lì, solo con consenso scritto dei genitori. Praticamente come per le gite scolastiche, ma con più imbarazzo.

Di solito non parlo di proposte di legge prima che diventino realtà (sono ottimista di natura), ma questa volta non posso proprio esimermi. Perché se passa, ci ritroveremo con generazioni di adolescenti che impareranno l’educazione sessuale da TikTok. E fidatevi, ChatGPT probabilmente farebbe un lavoro migliore di molti genitori che ancora credono che i figli nascano sotto i cavoli.

La mia educazione sessuale (spoiler: un disastro)

Alle medie – sì, si chiamavano ancora così quando i dinosauri camminavano sulla Terra – venne in classe una biologa. Ci fece una testa così sulla genetica: mendelismo, cromosomi, DNA. Bellissimo, un bel 10 in scienze. Peccato che della masturbazione non parlò nemmeno per sbaglio.

Risultato? Le compagne “scafate” si rivolgevano alla posta del cuore di Cioè, e alla gita delle superiori due mie compagne ubriache piangevano perché avevano scoperto – sorpresa! – che senza protezioni la gravidanza era un rischio concreto. E porvi rimedio comportava un costo emotivo che nessuna posta del cuore ti prepara ad affrontare.

Mi sono posta questa domanda da quando ho sentito la notizia. E dopo aver parlato con amici e colleghi, il quadro è chiaro: è questione di fortuna.

  • Becchi il prof giusto? Ne parli serenamente
  • Non lo becchi? Finisci su Reddit o, peggio, su forum dove “xXxDarkLord98xXx” ti spiega che il coito interrotto è affidabile al 100%

Io, semplice maestra, sono passata dall’essere assalita da dieci-undicenni curiosi che mi mostravano un’illustrazione anatomicamente corretta di un rapporto sessuale (sì, ho dovuto fare appello a tutto il mio aplomb per non spedirli a quel paese) a bambini della stessa età per cui esistevano solo pallone e penne glitterate.

La curiosità non è democratica. E noi facciamo ipocritamente finta di niente.

Andiamo ai dati, perché l’aneddotica è divertente ma poco scientifica:

Secondo il Laboratorio Adolescenza (2023):

  • 1 ragazza su 4 nella fascia 12-14 anni ha avuto il menarca prima degli 11 anni
  • Il trend è in aumento (studio SisMer 2024)

Traduzione per chi non mastica pedagogia: una fetta non trascurabile di bambine di 10-11 anni sta già attraversando la pubertà. E tu, maestra, le devi spiegare cosa sta succedendo al loro corpo senza fare “educazione sessuale” (quella no, ci vuole l’esperto autorizzato dai genitori).

In pratica: “Cara, ti sta crescendo il seno e tra poco sanguinerai una volta al mese, ma NON posso spiegarti perché. Chiedi a mamma, alle amichette, alla cugina o a TikTok. Buona fortuna!”

Membri per diabetici, direbbe qualcuno.

Posto che parlare di sesso ai bambini non è facile (dei preadolescenti non ne parliamo, sono peggio), mi sono chiesta: abbiamo ancora addosso il retaggio cattolico?

Risposta breve: sì e no.

Nel 2025 gli italiani mostrano crescente apertura: più contraccettivi, accettazione delle relazioni omosessuali (evviva), riduzione del divario di genere (evviva al quadrato). Ma:

  • Quasi un terzo della popolazione considera il sesso ancora “tabù” o “delicato”
  • La percezione è più forte tra i giovani 18-30 anni (28%) e gli adulti 35-55 (31%)

Traduzione: i genitori di oggi sono più sessuofobici dei figli. Perfetto, no?

Possiamo fare mille discorsi sulla cultura patriarcale, sulla rivoluzione sessuale, sui social che hanno normalizzato tutto (porno, sexting, revenge porn), ma la verità è semplice: abbiamo paura di parlare di una cosa che facciamo tutti (altrimenti la popolazione umana sarebbe un ricordo…oddio, sta già diminuendo in effetti…).

Guardiamo cosa succede nel resto d’Europa, giusto per farci venire un po’ di invidia (e prepariamo il gastroprotettore).

In Italia: educazione sessuale non obbligatoria, affidata a “iniziative regionali” (traduzione: chi si improvvisa quando capita). In 15 anni abbiamo prodotto 39 progetti, di cui 23 “one-off” – cioè facciamo una cosa, poi ce ne dimentichiamo come i buoni propositi della dieta e palestra. La formazione docenti? Volontaria. E a pagamento, ovvio.

Nel resto d’Europa: educazione sessuale obbligatoria nell’85% dei Paesi, con curriculum nazionali, linee guida dettagliate e 120-150 progetti per Paese. In Finlandia hanno addirittura un modulo di laurea dedicato. Nel 70% dei Paesi UE iniziano già alle primarie.

I risultati? DAL 2018 al 2023:

In Europa: riduzione del 15-20% delle gravidanze adolescenziali, minore incidenza di IST (Infezioni Sessualmente Trasmissibili), maggiore consapevolezza su consenso e relazioni sane.

In Italia: In Italia (nelle regioni dove qualche santo ha fatto partire programmi CSE): riduzione del 24% delle gravidanze adolescenziali, minore incidenza di IST,  maggiore consapevolezza del consenso ed utilizzo di contraccettivi. Praticamente funziona ma a macchia di leopardo.

In Italia preferiamo affidare tutto a 39 progetti sparsi in 12 regioni su 20 (il Sud praticamente assente, perché lì forse i bambini nascono ancora sotto i cavoli o li portano le cicogne?). E poi ci chiediamo perché i ragazzi credono che il coito interrotto sia un metodo contraccettivo affidabile (quando non pensano che basti un bacio per una gravidanza).

Il punto non è se dobbiamo fare educazione sessuale. Il punto è che i ragazzi se la faranno comunque – ma su PornHub, su forum dubbi, su TikTok.

Preferiamo davvero che un quattordicenne impari il sesso da “xXxAlphaMan2010xXx” piuttosto che da un adulto preparato e formato? Dai genitori sappiamo che in molti casi è fuori discussione perché ad una certa età non vengono considerati nemmeno più confidenti.

Ma forse il problema è nostro. Se parlare di sesso ci fa ancora paura, crea imbarazzo e timori, forse siamo noi che trasmettiamo il tabù evitando l’argomento.

Potrebbe anche venire il giorno in cui un bambino chiederà a ChatGPT come nascono i bambini. E chissà, magari la risposta sarà migliore di “te lo spiego quando sarai più grande”.

O magari gli citerà un trend di TikTok.

Nell’attesa torno a ragionare e riflettere

La vostra

Maestra Imperfetta


P.S. Se questa proposta di legge passa, preparatevi a generazioni che pensano che il ciclo mestruale sia una fase lunare e che il petting sia un modo per accarezzare il cane.

Buona fortuna, Italia. Ne avremo bisogno.

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Autore:

Sono una giovane maestra (giovane come anni di insegnamento, non come età...ma è relativo). Insegno arte, musica, inglese e tecnologia, ma non posso escludere che in futuro non mi trovi ad insegnare altro. Ho trovato nella scuola dove insegno colleghi simpatici e collaborativi, un ambiente famigliare e attivo che continua a fornire stimoli culturali cui attingo a piene mani. La mia gratitudine è a loro ed a tutti gli insegnanti di qualsiasi ordine e grado che hanno contribuito e contribuiscono, senza saperlo, a rendermi quella che ritengo di essere oggi...una maestra consapevole.

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