Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus

Meritocrazia? No, solo selezione

In questi giorni mi ritrovo a meditare sul blog e su progetti che ho in mente e in ballo ma, per i quali, occorrono argomenti. Direi che sulla scuola c’è tanto da dire ma che, al contempo, è stato detto tutto. Io dico la mia ma consapevole di essere una goccia nel mare e di essere anche scomoda a volte. In momenti così faccio come facevo da ragazzina, apro a caso un libro e ci ragiono su. Oggi ho aperto a caso “Nuovo codice delle leggi della scuola” stampato nel febbraio 2024…praticamente già vecchio. Finisco a pag 750 Sezione Prima: norme generali sul pubblico impiego.
art 35. Reclutamento del personale. L’assunzione nelle amministrazioni pubbliche avviene con contratto individuale di lavoro:
a)tramite procedure selettive, conformi ai principi del comma 3, volte all’accertamento della professionalità richiesta, che garantiscano in misura adeguata l’accesso dall’esterno.

segue poi pizzardone sugli uffici di collocamento (ci sono ancora? Non mi pare), pubblicità dei bandi, trasparenza dei meccanismi per accertare i requisiti richiesti in relazione alla posizione etc etc.
Questo è nel D.L.G.S. 165 del 30 Marzo 2001. Interessante perché in materia ho sentito, ma il più delle volte letto, pareri discordanti da svariati colleghi: c’era chi sosteneva che non è giusto e chi sosteneva invece che è sacrosanta la selezione. Davvero, ne ho lette e sentite di ogni e francamente, rileggendo queste righe, sono portata a pensare che siamo davvero un paese strano con una società ancora più schizofrenica dove, da un lato invochiamo maggiore selezione cercando difetti nei colleghi, dall’altro ce la prendiamo come lesa maestà se questa selezione diventa dura per noi. Ammettiamolo, l’abbiamo fatto tutti, ma non fa di noi delle pessime persone, ci rende solo umani.

Che ci sia una selezione per determinati ruoli non lo trovo sbagliato in tutta onestà ma ritengo che forse, una volta dentro, dovrebbe esserci maggiore sostegno, anche e soprattutto psicologico, e informazione per prevenire fenomeni quali il burnout (bestia nera di tutti quei ruolo che hanno a che vedere con situazioni che mettono a dura prova la sfera emotiva) o lo Stress da Lavoro Correlato. La selezione iniziale comunque è giusto ci sia, d’altronde immaginatevi un poliziotto o un carabiniere che non conosce le basilari procedure di controllo e verifica dei documenti o non conosce come si usano le armi e quando si devono usare (non tiratemi fuori la Diaz, il G8 etc, io parlo della quotidianità).

Vogliamo che il bibliotecario comunale sappia aiutarci a trovare il libro che cerchiamo giusto? Vogliamo che il medico ospedaliero sappia curarci in pronto soccorso no? Desideriamo che l’avvocato della difesa sappia fare il suo lavoro in tribunale giusto? Vogliamo che il Dirigente Scolastico sappia fare il suo lavoro al meglio e conosca le regole meglio di noi per aiutarci? E allora perché non dovrebbe essere lo stesso per i docenti?

Abbiamo a che fare con bambini, vero, ma ricordate che, più piccoli sono, più delicatezza e conoscenza sono necessari per lavorare al meglio. Non si chiede di essere materni e genitoriali ma competenti e preparati, specialmente dal punto di vista didattico e pedagogico. La mia vuole essere una riflessione, forse scomoda per alcuni, ma ci tengo a chiarire che nella quotidianità della scuola in cui lavoro, ed in quella in cui ho lavorato, ho visto docenti più che preparati e competenti come docenti più o meno carenti in qualche ambito disciplinare. Tornando alla “selezione”, così come desideriamo per le nostre esigenze persone qualificate e selezionate appositamente per svolgere al meglio questo o quel lavoro, mi sembra opportuno e necessario ricordare che noi per primi dobbiamo accettare che tale selettività si applichi anche a noi docenti e, a nostra volta, dobbiamo insegnare ai nostri alunni che la selezione è importante e necessaria, fa parte della vita stessa, ma questo non vuol dire essere scartati a priori o valere meno se non si viene ritenuti competenti. Dobbiamo essere noi per primi ad insegnare con l’esempio che la selezione è unicamente relativa alle competenze in quel momento e, se non si passa la prima, si può provare e superare la seconda o la terza, quello che conta è provarci e non arrendersi, non farsi demoralizzare, alzarsi, spolverarsi le vesti e tornare a correre invece di piangersi addosso invocando una meritocrazia ed accusando la mancanza di questa se non si supera l’esame (diploma o università, concorso o altro).

Torniamo quindi a leggere quelle poche frasi del Dlgs 165/01 messe poc’anzi e forse avremo più chiaro in quale direzione muovere il nostro agire educativo se vogliamo prepararli davvero alla vita. E a voi? Cosa ha fatto pensare questo articolo?

Alla prossima riflessione

La vostra

Maestra Imperfetta

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Autore:

Sono una giovane maestra (giovane come anni di insegnamento, non come età...ma è relativo). Insegno arte, musica, inglese e tecnologia, ma non posso escludere che in futuro non mi trovi ad insegnare altro. Ho trovato nella scuola dove insegno colleghi simpatici e collaborativi, un ambiente famigliare e attivo che continua a fornire stimoli culturali cui attingo a piene mani. La mia gratitudine è a loro ed a tutti gli insegnanti di qualsiasi ordine e grado che hanno contribuito e contribuiscono, senza saperlo, a rendermi quella che ritengo di essere oggi...una maestra consapevole.

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