Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus

La Sindrome di Davigo: Quando l’Antipatia Diventa Prova

Ovvero: come trasformare il pregiudizio in metodologia educativa

Nel podcast “Sentenze” di Giovanni Zagni e Giovanni Gasperini – che consiglio caldamente per la competenza giuridica e la capacità divulgativa – ho ancora una volta appurato quanto la realtà spesso superi la letteratura nel dipingere l’animo umano. È il caso del rigidissimo ex giudice Davigo.

Ah, che sollievo sentire qualcuno che finalmente ha il coraggio di ammettere quello che tutti sappiamo ma fingiamo di ignorare: che il nostro senso di giustizia è calibrato sulla simpatia e l’antipatia quanto un orologio rotto sul tempo esatto.

Il buon Davigo – che evidentemente ha confuso il codice penale con il Malleus Maleficarum – ci ha regalato una perla di saggezza degna di essere incisa sui muri delle aule di tribunale: “Gli innocenti sono colpevoli che l’hanno fatta franca”.

Tradotto dal giuridichese: “Se non ti ho ancora beccato, è solo questione di tempo, furfante!”. Una filosofia che farebbe impallidire Kafka per la sua logica cristallina e renderebbe Torquemada un garantista liberal.

L’Ipocrisia del Nostro Sdegno

La nostra prima reazione è di orrore. Rifuggiamo questa frase come un pensiero intrusivo che ci spaventa proprio perché, avendolo avuto, temiamo di condividerlo. Quindi ci indigniamo. No, noi non la pensiamo così, quindi non agiamo così!

Ma siamo davvero sicuri?

Riflettiamo attentamente sui nostri comportamenti quotidiani. Quando la soglia dell’attenzione si abbassa, quando la stanchezza e i problemi si fanno sentire, possiamo onestamente affermare con certezza di non scivolare su questa logica?

Forse agiamo in modo non troppo diverso, solo che invece di mandare in galera innocenti, rischiamo di minare l’autostima dei bambini – molto più raffinato, molto più socialmente accettabile perché sfumato e quasi invisibile.

Kevin vs Brunetto: La Giustizia in Aula…non di tribunale

Certo, non dico che lo si faccia intenzionalmente – almeno non tutti – ma se ci pensiamo bene, almeno una volta abbiamo tutti giudicato quel bambino che ci guardava storto, quello che aveva “la faccia da l’ho fatto io” anche quando dormiva. Quello che, appena succedeva qualcosa, tutti gli occhi si voltavano verso di lui come girasoli verso il sole del sospetto.

E che dire di quella sottile, impercettibile differenza di trattamento tra Brunetto Bravo-in-Tutto e Kevin Combina-Guai? Quando manca la matita, il primo “forse l’ha dimenticata a casa”, il secondo “sicuramente l’ha nascosta per non fare il compito”. Stessa situazione, due pesi e due misure, perché la faccia da innocente è un privilegio che si guadagna sul campo della simpatia.

L’Effetto Aureola: L’Altra Faccia della Medaglia

Il problema funziona anche al contrario: ammettiamolo, almeno a noi stessi – quante volte abbiamo fatto finta di non vedere quando il nostro piccolo angioletto combinava disastri, perché “impossibile, lui è così bravo”? L’effetto aureola è potente quanto il pregiudizio.

La Confessione di un’Educatrice Imperfetta

Quindi, cari colleghi, compagni inconsapevoli in questa generale ipocrisia pedagogica, la prossima volta che Kevin viene accusato di aver fatto sparire la merenda di Brunetto, chiediamoci se forse – dico forse – anche i nostri neuroni sono stati contaminati dalla Sindrome di Davigo.

La vera domanda non è se siamo tutti un po’ giustizialisti da strapazzo, ma se avremo mai il coraggio di ammettere che il nostro “intuito pedagogico” è spesso solo un pregiudizio ben vestito.

So che a volte il nostro intuito fa centro, ma dobbiamo imparare a riconoscere quando rischia di farci sbagliare. Come? Non ho risposte, ma non smetterò mai di cercarle. Se qualcuno di voi ha trovato strategie efficaci, le condivida pure nei commenti.

Alla prossima sindrome

la vostra

Maestra Imperfetta


P.S. – Kevin, se stai leggendo questo da adulto, mi dispiace per quella volta che ti ho dato la colpa solo perché eri l’unico sveglio durante la lezione. Probabilmente eri davvero innocente…forse.

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Autore:

Sono una giovane maestra (giovane come anni di insegnamento, non come età...ma è relativo). Insegno arte, musica, inglese e tecnologia, ma non posso escludere che in futuro non mi trovi ad insegnare altro. Ho trovato nella scuola dove insegno colleghi simpatici e collaborativi, un ambiente famigliare e attivo che continua a fornire stimoli culturali cui attingo a piene mani. La mia gratitudine è a loro ed a tutti gli insegnanti di qualsiasi ordine e grado che hanno contribuito e contribuiscono, senza saperlo, a rendermi quella che ritengo di essere oggi...una maestra consapevole.

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