Al telefono con una mamma di una delle mie ex classi (sigh!), parlando del più e del meno, mi viene consigliato un oggettino meraviglioso, e non scherzo, che mi appresto subitissimo a comprare: la pinzatrice!
Mi direte “capirai, non l’avevi ancora presa?”, ebbene ho una collezione di pinzatrici di tutte le forme, dalle grosse alle più mignon, ma questa mi mancava e ne sentivo l’assoluto bisogno, e non perché sia una collezionista sia chiaro (anche se qualcuno potrebbe nutrire dubbi a riguardo).
Ciancio alle bande e ve la presento subito
Cliccate sull’immagine se vi interessa comprarla!
Per anni mi sono dannata, nelle costruzioni con la carta, anche solo per una banale girandola, perché le pinzatrici canoniche non ti permettono di pinzare oltre un certo limite. Ho avuto bisogno, in passato almeno, di pinzare in punti in cui non arrivavo col braccio, anche solo per pinzare a libretto dei fogli, e stavo quasi pensando di darmi alla legatoria, con ago, filo e colla visto quanto la facevano facile su youtube. Non l’ho fatto solo perché con due classi da 15 bambini rischiavo di spendere troppo in materiale e le bollette devo pur pagarle.
Psssst…se sei un genitore e stai leggendo, si, nella scuola pubblica il materiale lo compriamo noi maestre di tasca nostra!
Tornando a noi, che voi siate maestre/i o genitori, penso possa interessarvi questo oggettino dal prezzo persin decente.
L’oggetto meraviglioso è composto di tre pezzi! Due basi e la pinzatrice vera e propria. Non fate come la sottoscritta che, presa dall’entusiasmo, ha messo il foglio da pinzare sulla base bianca con parte metallica (quella a sinistra).
Il foglio da pinzare va posizionato sopra la base bianca, col punto da pinzare sulla parte metallica.
Posizionare la basina trasparente su quella bianca (col foglio in mezzo). Sarà sufficiente avvicinarla ed i potenti magneti la attireranno mettendola in posizione automaticamente.
Posizionare la pinzatrice nell’area vuota della base trasparente e premere. Il gioco è fatto!
La vendono senza punti quindi, se volete divertirvi da subito, comprate i punti 24/6 oppure 126 (stessa cosa, la dicitura dipende solo dalla marca).
Non aspettatevi di pinzarci dei libri, va bene per otto o 10 fogli A4 da fotocopie o stampante. Io comunque ho potuto pinzare un libretto che intendo distribuire ai miei alunni, ma di cui vi parlerò in un prossimo articolo!
Quanto costa il giocattolino? Una cifra irrisoria: € 7,95.
I magneti sono potenti quindi la base che deve accogliere la pinzatrice si posiziona senza che voi dobbiate temere di sbagliare. Oggetto consigliato anche se lo userete poco o non lo usate a scuola, ed è anche carino a vedersi oltre che di dimensioni contenute, lungo e largo quanto il palmo della mia mano.
Finiti i consigli per gli acquisti, che ogni tanto ci vogliono, vi lascio per il momento per tornare a studiare (cosa? Ve lo dirò a tempo debito…forse).
Nel libro di testo di inglese “learn with us”, della Oxford, c’è la storia di Owen e Mzee. Con quel tipico scazzo (si, ho scritto proprio così) da docente che non ha voglia di stare con le scimmie urlatrici della sezione tal de tali, illustro, traduciamo, trascriviamo, insomma solite cose e finisce lì…e invece no!
Un bambino mi alza la mano (miracolo) e chiede senza aspettare (te pareva) “ ma è una storia vera? C’è una data “.
Opporc, mi dico, ma il docente preparato si vede soprattutto in queste cose. Senza perdermi d’animo sfodero un sorriso ed un misterioso “chissà…proviamo a cercare”.
Abbiamo cercato assieme il nome del parco naturale dove si trova Owen, abbiamo scoperto che esistono davvero e sono la principale attrazione turistica…ma perché?
Anzitutto Sono amici inseparabili, e poi sono un ippopotamo è una tartaruga. Non ci credete? Eccoli qui
Owen è stato trovato da cucciolo, orfano, i genitori dispersi, ed è stato portato al Haller Park in Kenya. Una volta arrivato ha stretto amicizia con Mzee, una tartaruga di 130 anni, e da allora fanno tutto assieme. La natura spesso è matrigna, si dice, eppure sembra ci voglia dare lezioni esemplari con questi esempi.
Purtroppo, una volta cresciuto, Owen è stato separato da Mzee (per la sicurezza della tartaruga, ma ha legato subito con la femmina di ippopotamo che hanno messo con lui.
Questa storia ha ispirato ben due libri, tante domande sulle tartarughe e sugli ippopotami e mi è costata due ore di inglese, ma ne è valsa la pena.
Come tuttavia accade, quella stessa notte, appena messa a letto e chiusi gli occhi…ecco che mi torna in mente la domanda cui non ho potuto rispondere (per mancanza di tempo), ossia “maestra ma quanto vive un ippopotamo?
Mi sono documentata alle 23:30 dal cellulare altrimenti non riuscivo a dormire. La mattina seguente ho riferito la risposta.
A voi è mai capitato?
Al prossimo articolo, la vostra
Maestra Imperfetta
P.S. Alla fine si sono interessati allo tsunami visto che i genitori di Owen pare siano scomparsi per questo.
I bambini non hanno senso del valore del denaro e non c’è da stupirsene, stanno crescendo e sta a noi insegnargli determinate cose, anche il valore del denaro. Non si tratta di mera matematica in questo caso, ma di qualcosa di più impalpabile che potrebbe aiutarli in futuro. Apprendere il valore del denaro implica apprendere che ogni cosa ha un valore (non necessariamente economico). Veniamo al dunque.
Alcuni consigli per imparare assieme il valore delle cose.
IL PIATTO PREFERITO
Tutti hanno un piatto preferito! Facciamo una bella indagine di classe stabilendo una classifica dei tre piatti preferiti (o anche uno solo o due, come volete voi). Cerchiamo poi assieme con la LIM o con i pc la ricetta e scriviamo gli ingredienti sul quaderno.
Ora possiamo scegliere se dargli come compito di segnarsi il costo degli ingredienti quando fanno la spesa con la mamma oppure cercare nei volantini del supermercato, o magari cercare sul sito di qualche supermercato in zona e confrontare i prezzi con altri supermercati.
Una volta segnati i costi degli ingredienti possiamo segnarci quello che ci rimane degli ingredienti e se possiamo farne un’altra ricetta, o magari aumentare le persone cui è destinata la ricetta.
Possiamo sbizzarrirci facendogli fare divisioni o moltiplicazioni per vedere quanto costerebbe fare quella ricetta per tutta la classe o vedere quanto costerebbe farla per un singolo e confrontarla col menù di qualche ristorante, e vedere anche quanto è il rincaro.
ORGANIZZARE UNA FESTA
Attività molto diffusa e comune, ho visto che è stata utilizzata anche in alcuni libri, ma non so quanto sia applicabile. Previa autorizzazione del/la DS e accordo con i genitori (se intendiamo farlo poi davvero)…procediamo
stabiliamo cosa serve per una festa (patatine, piattini, merendine, forchette etc).
osserviamo quanto possono costare queste cose e facciamo i vari confronti tra diversi supermercati della zona.
Facciamo un bel totale e dividiamo per venti. Lo scopo è organizzare una bella festa di classe cercando di far spendere meno possibile le famiglie.
Procediamo a raccogliere e comprare il necessario per poi divertirci assieme.
IL BUDGET
Abbiamo il problema, non trascurabile, del materiale che manca sempre. I bambini consumano sempre materiale a volte senza badare a trattarlo a dovere. I bambini che avevo prima hanno “sprecato” almeno tre scatole di pennarelli usandoli certo, ma senza poi mettere il tappo, così si sono asciugati e sono diventati inutilizzabili in men che non si dica. Non è valso nemmeno spiegare loro che era a causa della distrazione e incuria che non avevano più pennarelli per la ricreazione.
Ebbene, una buona idea potrebbe essere, stabilito il budget per il materiale assieme ai genitori, o magari fornito dalla scuola stessa, fare un’ipotesi di spesa assieme a loro, guidandoli ovviamente su quello che realmente occorre per lavorare in classe.
IL RISTORANTE
La cosa che mi ha sempre divertito è giocare con i videogiochi gestionali. Io qui propongo il ristorante.
Facciamo un menù assieme a loro
troviamo le ricette online
scriviamoci il materiale che serve per le ricette calcolando che abbiamo tot coperti.
Ovviamente dobbiamo considerare anche gli stipendi del personale e quanto personale vogliamo (togliamo il discorso tasse, possiamo introdurlo poi, per ora deve essere semplice).
Sono tutti calcoli matematici, se presentati come un gioco possono essere persino divertenti.
Come per il ristorante si può ambientare il gioco anche in altro, zoo per esempio, così si integra con scienze, oppure in una fattoria e magari in inglese, ed ecco che diventa attività trasversale. La creatività non manca ed ammetto che il gioco della Fattoria mi ha fruttato anche un bel voto alto al concorso docenti.
Queste sono solo bozze di idee, non escludo in un futuro di non buttarvi giù qualcosa in merito, così da farvi anche del materiale scaricabile e stampabile, ma per ora lascio alla vostra creatività l’organizzazione e il coinvolgimento dei vostri alunni anche nella realizzazione di tabelloni, carte da gioco o semplicemente disegni che accompagnano il menù.
Come sempre spero di esservi stata utile in qualche modo
Capita che ti ritrovi ad insegnare scienze in terza primaria. Capita che per prima cosa ti ritrovi sul libro il metodo scientifico e gli strumenti dello scienziato! Benissimo…ma capita anche che sei una maestra curiosa e affamata di nuovi gadgets…ma il microscopio è troppo sia come prezzo che come ingombro. Ecco che la tecnologia mi viene in aiuto con un “giocattolino” tecnologico di quelli che piacciono a me: il microscopio usb.
Non cercavo ovviamente qualcosa di professionale, d’altronde mi serviva giusto per fare qualche esperimentuccio con i bambini, ma ho trovato in questo bel giocattolino un ottimo compromesso tra necessità e prezzo. Io l’ho pagato, in offerta su Amazon, 19,14€, ma il mio modello non ha Wi-fi ed in effetti avrei potuto prenderlo, ma chissene, in fondo basta una LIM con usb e magari una prolunga o la cattedra vicino alla LIM per ovviare.
Nella scatola ho trovato la basina in metallo e plastica (comoda, ma anche scomoda per una come me), qualche vetrino già predisposto, una busta di stoffa per tenervi il microscopio e il microscopio stesso con tre attacchi: usb-c, micro usb e usb-A (quello che potete attaccare ai pc per intenderci).
Non aspettatevi grandi ingrandimenti, non vedrete i globuli in una goccia di sangue nè il coronavirus, ma vi permette comunque di ingrandire molto e molto bene e scattare foto, così come fare piccoli video di ciò che osservate.
Funziona con app android “inskam” ed è compatibile anche con Windows 10 (provato) e Mac (ma non ho il Mac quindi non posso garantire).
Un comodo pulsantino sul microscopio vi consente di catturare l’immagine velocemente, se non volete farlo da app, oltre a darvi un riferimento per muoversi con il microscopio (verso l’alto).
ed una parte grigia dentellata vi consente, ruotandola a destra o sinistra secondo il caso, di mettere a fuoco.
Infine una rotella presente sul cavo del microscopio vi permette di regolare la luminosità del led, cosa non da poco quando vai a curiosare su superfici riflettenti o c’è molta luce ambientale.
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Consiglio di provarlo un poco e far pratica prima di usarlo in classe, giusto per regolarsi bene e muoversi agevolmente senza far pessime figure, ma nessun problema, bastano pochi minuti e ci si impratichisce subito.
Con smartphone l’app si attiva direttamente come si attacca il microscopio, con PC bisogna far partire il programma e poi attaccare il microscopio.
Unghia di Cane delle praterie
Al di là dei 12 vetrini in dotazione, utili e divertenti, mi sono subito cimentata a provarlo su altro…per esempio l’unghia tagliata di un mio ex cane delle praterie, chiamato Cippo
o il dente che un altro cane delle praterie (Bis, purtroppo passato a miglior vita) ci ha gettato alquanto infastidito.
Incisivo di Cane delle praterie
Interessante da notare sia la forma sia il colore del dente. Nessun problema, il dente poi è ricresciuto, per fortuna sono animali i cui denti sono a crescita continua, anche se è sempre bene evitargli traumi che gli facciano rompere gli incisivi.
Ma, senza andare a cercare animali strani, se si vuol andare oltre i vetrini e non acquistarne altri, si può anche invitare a raccogliere fiori e foglie ed osservarne la trama, come queste foglie di Acero.
foglia di acero rossiccia
parte appassita della foglia
Insomma ci si può sbizzarrire come si vuole, ma consiglio la supervisione di un adulto per maneggiare questo interessante microscopio. Io lo proverò in classe, anche se credo solo su foglie e fiori visto che su insetti risulta difficile.
Non so garantire quanto duri il “giocattolo”, ma credo, come tutti, che meglio lo si tratta maggiore è la durata. Di certo c’è che aveva ottime recensioni su Amazon ed è questo che mi ha convinta ad acquistarlo.
Fatemi sapere, se volete, come e per cosa lo avete usato in classe (o per i fatti vostri) e, se volete, pubblicherò le idee migliori sul blog con tanto di autore.
Venerdì pomeriggio…laboratorio! De che? Ti ritrovi metà classe perché l’altra metà esce (cosa sacrosanta onestamente), quindi una condizione ideal per lavorare, un sogno per qualsiasi maestra insomma.
Fregatura: non puoi fare potenziamento di materia, non puoi fare materia, devi fare casomai laboratorio. Dentro la parola laboratorio ci sta un mondo di cose fattibili di cui molte non sono nemmeno ascrivibili nel genere. Ho imparato in questi anni che qualsiasi cosa può essere laboratorio purché chiamato tale e se implica una qualche produzione da parte dei pargoli.
Io ho il grosso problema che non so programmare nulla in anticipo perché le idee mi vengono in corso d’opera. Non ti so dire “farò questo e quello perché assecondo gli interessi dei bambini.
È così che è nato il “laboratorio “ (puramente formale) sui ragni.
C’è stata a Genova, ed è prorogata al 13 Novembre 2022, al Museo di Storia Naturale, la mostra sui ragni ed io, nota aracnofobica cocciuta, ho voluto andarci…finendo per fare da maestra a due bimbi col nonno (deformazione professionale) e fare foto e video alle tarantole.
In classe ho fatto vedere le foto ed i bambini si sono mostrati subito molto interessati, così abbiamo iniziato a cercare su Internet video dei ragni più pericolosi (e anche bruttini).
Un bimbo se ne esce con “maestra facciamo un cartellone”…ed eccoli che cadono nella mia ragnate…pardon, vengono nel mio carruggio. Cominciamo a raccogliere da internet (video e documentari) giornali (focus) ed enciclopedia le informazioni.
Dividiamo le informazioni più importanti sul ragno e le scriviamo su foglietti. Volevo far vedere il modello anatomico del ragno, ma su Amazon costa uno sproposito, in prestito non puoi chiederlo e quindi…facciamolo di carta. Ammetto che i pezzi del modello anatomico li ho fatti io, ma ripassare i bordi, tagliare, assemblare e scrivere lo hanno fatto tutto loro, tenendo presente sulla LIM il disegno da cui ho preso.
Trovata su Wikipedia
I bambini si sono divertiti un mondo e, visto che per ridere e vincere la paura di alcuni avevo detto “Otto il tarantolotto ci rimane male”, loro hanno deciso come titolo “La 3^ A vi presenta Otto il tarantolotto”.
È un’attività semplice, bastano una LIM, cartoncino, forbici, colla, fogli e tanta curiosità. Affrontare animali che fanno paura o schifo può essere utile sia per noi docenti, per razionalizzare, sia per i bambini stessi che, studiandoli, imparano a conoscerli e forse ad averne meno paura.
Detto ciò…non è che ora mi prendo una tarantola da tenere in casa, sia chiaro, ma ammetto di averli trovati affascinanti…fin quando c’è un vetro tra me e loro.
Per raccontare le vostre esperienze, idee, cartelloni o per chiedere informazioni dettagliate, scrivetemi pure a diariodiunamaestra@gmail.com.
Per oggi vi saluto…e vi saluta anche Otto il tarantolotto, al momento a cena con Vera la vedova nera (abbiate pietà, oramai sono andata).
La vostra maestra Imperfetta (imperfetta pure nella sua aracnofobia)
Anni fa ho fatto un viaggio molto interessante e produttivo. Convinta di visitare la città che ha dato il nome ad un famoso formaggio francese (perché se mi piacciono i topi è perché sono un poco come loro), mi sono trovata in una città che col formaggio non ha nulla a che fare, o quasi visto che ne hanno uno per dessert (la jonquet), ma ha una tradizione secolare di costruzione navale ed una delle più grandi corderie della Francia: Rochefort.
Arrivati a Rochefort, dopo una bella cena a base di cozze (e non poche), ci facciamo un bel giretto nel parco che affianca le Corderie Royale
Era notte, e, proseguendo lungo questa passeggiata incappiamo in una nave settecentesca decisamente imponente quanto interessante. Il giorno seguente, nemmeno a dirlo, eravamo già lì a visitarla e scopriamo che, senza saperlo, siamo incappati in un’avventura affascinante. La nave era la Fregata Hermione!
Prima di tutto occorre sapere che la Fregata Hermione è totalmente ricostruita fedelmente all’originale. Si tratta di una fregata del XVIII secolo, originaria di Rochefort come la sua ricostruzione, costruita nel 1778 e finita nel 1779 dopo ben 11 mesi di lavorazione ed un totale di 35000 ore. Lafayette si imbarcò sulla Hermione nel 1780 per unirsi a quelli che oggi sono gli Stati Uniti e combattere al fianco del generale Washington. L’Hermione partecipò a molte battaglie e ne uscì sempre vittoriosa.
Quello che rende interessante questa riproduzione però è che è stata costruita OGGI con le tecniche dell’epoca ed altro che 11 mesi…come potete vedere dall’immagine ci sono voluti anni!
Allora non sapevo che cosa sarei finita ad insegnare, ma avevo ben chiaro che un giorno questi simpatici disegni e questa storia avrebbe potuto venirmi utile. Ho comprato un libro (che temo non mi sia stato più restituito) utile per i bambini ed ho accantonato le informazioni in attesa di poterle sfruttare.
Ora potrebbe venirmi utile, ancor più che una nave è piena di numeri! Un esempio? Basta guardare questa immagine
Questa è solo una parte minima dei numeri che caratterizzano una nave, ma molto interessanti per proporre calcoli e compiti di realtà per i bambini. Nel libro La vie a bord de la fregate Hermione di Didier Georget potete trovare tutti i numeri della Fregata. Altezza, lunghezza, peso, quanta corda caricano, materiale caricato tra artiglieria e vivande, personale a bordo e quanto altro.
Clicca sull’immagine se vuoi acquistare (o vederne il prezzo)
C’è tanto materiale per farne uscire delle interessanti lezioni tra matematica e scienze. Per chi, come me, abita in una città con una tradizione navale sia nel commercio che militare, è importante, anche da un punto di vista di valorizzazione del territorio, rendere consapevoli e partecipi i bambini di questi aspetti, pur presentandoli come gioco.
Un banale esempio: Il confronto tra quanti uomini servivano nel XVIII secolo per muovere una nave e quanti invece ne bastano oggi
Un paio di numeri? 300 uomini in tutto, di cui 14 tra ufficiali, chirurgo, farmacista e cappellano, 44 persone le maestranze, 35 soldati, 71 personale sovrannumerario (camerieri, cuoco, cambusiere…) 152 uomini dell’equipaggio…manca qualcosa? Provate a calcolarlo assieme.
E quanti ufficiali erano considerando che di cappellano ce n’era uno solo, un chirurgo e un farmacista? Si può anche fare una ricerca e vedere se effettivamente era un solo chirurgo…
L’equipaggio odierno invece è…rullo di tamburi…70 uomini. Ed anche qui potete sbizzarrirvi facendogli fare calcoli e quanto altro. Suggerirei però di fare un bel disegno di una fregata su un cartellone. Non è difficile, ricordatevi sempre di partire dalle figure geometriche e poi si arrotonda dove va arrotondato. Lo strumento principale è il vostro occhio.
Consiglio vivamente l’acquisto del libro perché ricco di informazioni utili su cui basarsi per fare attività di matematica, geografia, scienze e storia (ed anche arte dai). Quello che conta è che i nostri piccoli marinai si divertano giocando con i numeri e si rendano conto di quanto servono nella vita, allora come oggi. Come premio magari gli si può far fare una visita ad un museo del mare…se ne avete uno, altrimenti venite a Genova al Galata Museo del Mare (non mi hanno pagato per la pubblicità, parlo per esperienza diretta), hanno dei laboratori fantastici e nel prezzo di questi è inclusa la visita al museo, con tanto di galea in dimensioni reali.
E mentre vi lascio con questo consiglio per gli acquisti e qualche idea, spero, vado a meditare una prossima attività basata proprio su questo libro! Non appena avrò raccolto le idee ovviamente la pubblicherò, ma vi prego, fatemi sapere se l’avete fatta, se l’avete modificata e come, di certo ogni modifica può solo arricchirmi ed arricchire chi ha la pazienza di leggermi.
Una delle cose che mi diverte maggiormente dello scrivere articoli per questo blog è proprio inventarmi dei titoli. A volte mi riesce in modo soddisfacente, per me almeno, altre volte mi rileggo e vorrei nascondermi…ma non lo faccio.
Nuova scuola, nuove (e vecchie) materie. Mentre riflettevo sui dilemmi profondi e gravi della vita da maestra, ossia se mi toccherà Geografia o Storia oltre le materie già assegnatemi, mi è capitato sotto gli occhi uno dei miei libri/manuali di arte da cui prendo spunto a piene mani (devo pur documentarmi, anche in arte non si finisce mai di imparare).
Ma partiamo dal principio…no, scherzo, non mi dilungo troppo, o almeno ci provo. Tempo addietro ho visto qualche mappa come questa
Nemmeno a dirlo mi è piaciuta tantissimo e, da brava maestra, come tutte e tutti i docenti, mi è balenata l’idea di farla fare ai miei bambini. Entusiasta come poche stavo già partendo con la quarta inserita quando mi sono fermata a riflettere…da dove inizio?
Sembra una sciocchezza, ma l’organizzazione è alla base di tutto, specialmente quando lavori con 20 bambini. Io ne avevo 4 in meno, ma questo non significa che fosse trascurabile il discorso organizzativo del lavoro. Quali materiali? Come procedere? Cosa rappresentare? Come rappresentarlo?
Ho lasciato perdere il progetto ancora prima di iniziarlo. Ora, nemmeno a farlo apposta, a mente fresca e riposata dopo anni difficili, mi è ricapitato sotto gli occhi uno degli innumerevoli libri:
Se volete acquistarlo, costa poco più di 6€. Cliccate sull’immagine e arriverete al link dove comprarlo.
Il problema di chi disegna per proprio diletto è che certi aspetti organizzativi del lavoro diventano nel tempo così automatici che tradurli in passaggi da far fare a chi non ha esperienza è obiettivamente complicato…ma non impossibile. Un buon libro spesso ti salva, pur facendoti sentire un emerito cretino pensando “era così facile, perché non ci ho pensato prima?”.
Veniamo al nostro lavoro. Dopo attenta lettura del libro, ho deciso di provare prima su di me, per vedere se poi va bene fatto con i bimbi. I passaggi li farò con la mia wacom cintiq per mia comodità e perché non ho ancora comprato la lampada a led, ma sono fattibilissimi anche senza attrezzatura tecnologica. Se abbiamo una LIM in classe meglio, altrimenti tocca disegnare noi alla lavagna e loro a copiare. Ma andiamo per gradi.
MATERIALE-
carta e cartoncino
penna nera (anche biro va bene, ma meglio un tratto pen)
matita e gomma
righello (facoltativo)
colori a scelta (volete acquarelli o pastelli? Matite? Come volete voi)
SCELTA DELL’AREA GEOGRAFICA
Primo passaggio è la scelta dell’area geografica. Getto la maschera…abito a Genova, pertanto prenderò una porzione di Genova. ACHTUNG, una porzione, non tutta, perché è sempre meglio iniziare da poco. Inoltre prendo spunto dall’uscita didattica fatta quest’anno a Maggio, al Museo del Mare (che mi ha fatto venire in mente altre attività, ma devo riordinare le idee). Qui possiamo scegliere 2 modalità
Opzione 1: mettete la porzione che interessa sulla LIM e i bimbi devono copiare le vie principali a matita sul foglio
Opzione 2: fate voi una mappa base e i bimbi ricalcano col vecchio sistema del foglio alla finestra (è tutto muscolo dai, possono sforzarsi)
Potreste anche dare la fotocopia già fatta da voi…ma mi sembra riduttivo e poco utile. Non dimenticate di fargli mettere una bussola nella cartina che faranno.
Qualsiasi cosa decidiate, il primo passo è tracciare i contorni dell’area interessata.
Ho usato Google maps per evitare l’acquisto di cartine geografiche.
Una volta tolto il foglio su cui avranno copiato il contorno, il risultato sarà questo
Qui si capisce effettivamente poco, quindi meglio aggiungere il colore
Col mare colorato in effetti i bambini si orientano meglio. Così si capisce in quale area devono disegnare le strade.
STABILIAMO I PUNTI DI INTERESSE
Per stabilire i punti di interesse si può fare una ricerca assieme a loro, documentarsi e fare un brainstorming di classe per decidere assieme quali sono le cose che val la pena vedere, oppure ci si può basare su un percorso fatto durante un’uscita didattica. A scelta. Io ho unito i percorsi di due uscite andando a scegliere i luoghi visitati.
Troppi? Possiamo levarne qualcuno! Intanto riprendo la mappa e mi segno i punti e le strade dove si trovano questi luoghi. Non segnerò tutte le strade, ma solo quelle principali senza badare alla perfezione, rovinerebbe solo la qualità artistica e scanzonata del lavoro.
Non convince? Nemmeno a me, ma il problema è che abbiamo girato in un’area ristretta e la città ha tantissimi punti di interesse. Ma aspettiamo. Ora abbiamo solo preso le vie principali, quelle che abbiamo percorso.
DISEGNAMO (e coloriamo) I PUNTI DI INTERESSE
Adesso dobbiamo arricchire la nostra mappa! Abbiamo i punti di interesse e qui entra in gioco l’arte, aiutandosi con un poco di geometria. Dobbiamo disegnare su un foglio a parte i siti scelti. Questa parte sarà più lunga suppongo, ma i disegni non devono essere perfetti e non devono essere grandi. Per la grandezza regolatevi su quella del foglio su cui li fate lavorare. Questo lavoro si può fare prima sul quaderno e poi su cartoncino più grande (perché no?)
Ammetto che dopo tre disegni avevo voglia di ridurre i luoghi di interesse, ma non posso certo rimangiarmi la parola. Insomma, i disegni, come vedete, non sono perfetti, precisi o dettagliati, in fondo basta che rendano l’idea. La capacità di sintetizzare esteticamente è importante e non facile, ma utilissima nel disegno.
Mettiamo da parte il foglio con i disegni dei luoghi di interesse e torniamo alla nostra mappa.
COLORIAMO LA MAPPA RESTANTE
Possiamo procedere in due modi:
colorare la mappa nell’area dove dovranno disegnare le strade e, in seguito disegnare le strade principali
disegnare prima le strade principali e poi colorare la zona evitando di andare sopra le strade, che rimarranno bianche.
La decisione sta a voi ed al vostro gusto estetico.
Eccoci, non è colorata la strada, ma procedendo digitalmente posso rimandare.
INSERIRE I LUOGHI DI INTERESSE
Servono colla e forbici!
Prendiamo i disegni che abbiamo fatto precedentemente in un foglio separato e ritagliamoli. Li incolleremo nei punti dove si trovano. Ecco, magari meglio segnarsi in qualche modo i punti in questione.
Quando vengono incollati non bisogna preoccuparsi se coprono strade o parti della mappa, quello che conta è far capire che si trovano lì, in quell’area, mica lavoriamo per google maps.
Dal momento che mi sembrava un tantino spoglia la mappa, ho deciso di introdurre anche quell’area verde che mi sembrava dare una nota di colore. Si possono mettere anche triangolini verdi in vie alberate, casette o magari un disegnino di forchetta e coltello se c’è un ristorante famoso…insomma aggiunte se ne possono fare. Per il momento però i luoghi stabiliti son questi e li abbiamo messi.
Non vi convince? Giusto, è perché manca il nome della città forse, e anche la bussola! Per la bussola si può fare un disegno molto semplice, meglio se fatto da loro, un disegno preso da internet stonerebbe con i disegni fatti dai bambini, stile troppo differente. O si fa un collage anche con gli altri edifici o meglio tutto disegnato.
Ebbene si! Nessuno vi vieta di fare tutto collage! Anche il collage è una tecnica, ma tanto la cartina base dovete farla a mano.
Ecco qui! Il lavoro è finito! Forse così non convince, d’altronde io l’ho fatto interamente digitale dando più risalto agli edifici che alle vie, ed onestamente sono stata piuttosto veloce con le vie, ma serviva rendere un’idea.
Spero che questo lavoro possa comunque ispirare i vostri e spero mi mandiate i vostri lavori scrivendomi però la scuola, città e la classe che li ha realizzati (III°, IV°, V° etc) e li pubblicherò volentieri nella sezione gallery.
Un’attività che mi ha sempre incuriosita sono le fanzine, mini magazine, ossia mini giornali, da fare con i bambini. Non è difficile, basta solo un poco di pratica e il resto è facilissimo. Gli argomenti da trattare possono essere tanti e possiamo fare mini giornali a tema singolo oppure un tema per pagina (pur considerando che le pagine sono piccole).
Per cominciare prendiamo un foglio A4, ossia un normale foglio per stampante, o cartoncino se volete, ma va benissimo da stampante per cominciare.
Pieghiamolo prima a metà dal lato verticale, poi piegate ciascun lato verso la piega interna a metà.
Ora piegate a metà il foglio dal lato orizzontale.
Assicuratevi che sia ben piegato, potete passare un righello sul bordo quando piegate, così che si rafforzi bene il segno.
Ora che avete ottenuto ben 8 parti, piegate come da figura e tagliate a metà. Sembra difficile questa parte, ma non lo è.
Una volta piegato, ed ottenuto il libretto, potete numerare le pagine così che, una volta riaperto, i bambini (e voi) potranno regolarsi sull’ordine delle pagine.
Vi lascio il layout con l’ordine delle pagine per vostra comodità
Ora che avete il layout, potete passare a far fare ai bimbi diversi lavori. Potete fargli fare per esempio una specie di carta di identità, con quello che gli piace, non gli piace, ritratto del cane etc etc.
Potete invece far fare ai bambini un piccolo dizionario dei mostri, o magari ciascun bambino disegna un dinosauro e fa un giornalino sul dinosauro a lui assegnato. Insomma ci si può sbizzarrire.
Una volta finito, e qui viene il bello, si possono fare fotocopie o magari lasciare l’area chiamata “back cover” bianca così da incollarla su un cartellone. Le idee che possono venire in mente sono tante e non spetta certo a me dirvi cosa fare o no, d’altronde ogni collega è dotato di creatività e invettiva.
I bimbi, si sa, sono imprevedibili ed il loro modo primario di comunicare è, come gli animali, il comportamento. Capita, specialmente ad alcuni di loro, che le emozioni escano quando le parole non riescono. Sono incappata, per caso, in un articolo che suggerisce sei modi per per regolarsi, e regolare, il comportamento dei bambini. Se è vero che il comportamento è un qualcosa di fluido e non certo rigido come l’acqua, è anche vero che per navigare ci sono comunque regole, trucchi, strattagemmi per sopravvivere alle condizioni più difficili nelle intemperie. Vediamo quali sono secondo Viv Trask-Hall, ex dirigente scolastica e formatrice presso la Thrive Approach (organizzazione specializzata in educazione professionale per il supporto e lo sviluppo sociale ed emotivo dei bambini)
CONCENTRARSI SULLE EMOZIONI
Il comportamento, come detto, è un modo per comunicare necessità insoddisfatte. Il comportamento stesso lo conosciamo, ma cosa ha portato il bambino a quello? Proviamo a cercare di identificarne le ragioni. Pensiamo allo scenario e domandiamoci cosa è successo, come abbiamo risposto, perché, che emozioni ha scatenato in noi per spingerci a rispondere in un modo invece di un altro. Concentriamoci insomma sulle emozioni nascoste.
PRENDITI UNA PAUSA
Riflettere sulle proprie emozioni aiuta la consapevolezza della propria risposta agli incidenti comportamentali e questo aiuta a regolarsi con i bambini. Prenditi una pausa per riflettere, scrivi se ti aiuta, su cosa ti ha fatto arrivare ad infiammarti così tanto. Sei in classe e vuoi risolvere nell’immediato? Prenditi la pausa facendo un profondo respiro ancora prima di reagire o rispondere, un respiro bello profondo. Non si parla in questo caso di 5 minuti, bastano pochi secondi. Evitare di rispondere subito, o come dicono alcuni, contare fino a 10, permette di dare una risposta più ragionata e consapevole aumentando la probabilità di disinnescare la bomba.
ATTENZIONE AL LINGUAGGIO
Alle volte, e qui faccio ammenda perché incappo nell’errore pure io, ci viene da usare l’ironia, ma non sempre è corretta e non sempre viene compresa o apprezzata. Pensavo ingenuamente fosse perché i bambini a volte sono molto permalosi, ma pensiamoci bene, non ci arrabbiamo ancor di più quando ci dicono “oh ma hai le tue cose” o ridono, oppure sottovalutano la nostra emozione? Adottare un linguaggio maggiormente volto alla comprensione aiuta decisamente di più perché il bambino comincia a pensare che lo vuoi capire, non lo stai giudicando. Quindi se si arrabbia meglio un “So che sei arrabbiato” per cominciare a stabilire un dialogo.
FAI IN MODO CHE LE ROUTINE CONTINO
Le routine fanno parte della nostra esistenza, da adulti a volte ci sentiamo imprigionati in esse, ma quando poi le cambiamo per una vacanza…tornare a queste abitudini è rassicurante. Per un bambino questo è amplificato! Le abitudini giocano un ruolo importante nel comportamento. I bambini si sentono più sicuri quando possono prevedere quello che gli accadrà attorno. Via libera a cartelloni con la scansione oraria delle materie per prevenire stress e ansia.
LE PAROLE NON SONO SEMPRE SUFFICIENTI
Creatività e gioco sono le vie preferenziali di espressione di sé, più che le parole. I bambini che manifestano disagio attraverso il comportamento faticano ad esprimere a parole quello che provano. I bambini faticano ad esprimere a parole ciò che provano perché non hanno un vocabolario ampio quanto un adulto, pertanto per aiutarlo ad esprimere le proprie emozioni viriamo su giochi di costruzione, sessioni di arte etc. Per alcuni può sembrare un premio per i bambini che non hanno imparato a stare in classe. Secondo Viv-Trask-Hall è esattamente l’opposto perché può aiutare a cambiare rapidamente comportamento e permettere agli studenti di essere pronti a imparare e più velocemente. Ammetto che su quest’ultima parte sono anche io restia a considerarla valida ma…proverò (o provate anche voi).
SINTONIZZARSI
Ammettiamolo, abbiamo lesson plans, registro, firma, programmazione, schede da fare e da valutare, bollette da pagare, magari abbiamo litigato col marito/moglie o altro. Capita che siamo presenti fisicamente ma non mentalmente e tantomeno emotivamente. Non dobbiamo sentirci in colpa per questo, siamo umani, ma una volta che l’alunno/a ti pianta la bomba in classe dobbiamo resistere alla tentazione di lasciarci andare ad una reazione emotiva, o “di pancia” come diremmo, e fermarci, respirare e rispondere mantenendo la calma? Difficile? Forse agli inizi si. Devi tornare nel presente, nel qui e ora e sintonizzarti con il bambino.
Il bambino in questione può sentirsi arrabbiato, disgustato o frustrato ma, qualunque sia la sua emozione, assicurati di concentrarti sui sentimenti che guidano il comportamento e che sappia che li stai prendendo in considerazione.
Bene, dopo aver illustrato questi sei punti, siamo ad un bivio: provare ad applicarli oppure continuare come abbiamo sempre fatto. Nessuno ovviamente ci obbliga a seguire questi consigli, ma ritengo tuttavia che possano essere utili e personalmente credo che proverò. Come mi ricordò la dirigente scolastica il giorno della fine del mio anno di prova, l’elemento fondamentale e imprescindibile per l’insegnamento è la flessibilità, e onestamente, più vado avanti, più apprendo, più capisco di non saper nulla e dover apprendere ancora tantissime cose.
A presto
la vostra
Maestra Imperfetta (ma se fossi perfetta non avrei stimoli)
No, non propongo un test da giornaletto o rotocalco anche se divertono pure me in fondo, ma è una domanda che mi sono posta appena messo piede in classe, davanti a quegli occhietti che mi guardavano curiosi, ansiosi, preoccupati forse e speranzosi.
Che insegnante voglio essere? Quella severa stile Rottermaier che fa tremare e calare il silenzio con la sua sola presenza? A volte vorrei ammetto, non mi dispiacerebbe avere almeno un minuto solo di silenzio.
Magari vorrei essere quella specie di zuccherosissima ex suorina di “tutti insieme appassionatamente”? Quella tutta sorrisi che convince anche i bimbi più reticenti a fidarsi e cantare canzoncine stupide vestendosi in modi improponibili con le tende di casa? Non credo potrei. Non so suonare la chitarra, non so comporre e la macchina da cucire mi guarda e comanda lei.
Qui, mentre spiego scienze ad una classe terza!
Magari vuoi essere come Mary Poppins che con un poco di zucchero gli fai andar giù anche matematica, inglese e altre materie che proprio non sopportano. Praticamente perfetta sotto ogni aspetto, canta, balla, adoratissima da tutti e che quando rimprovera i bambini, questi se ne stanno e nemmeno piangono. Mettiamoci anche il potere di farli mettere in ordine senza dover alzare un dito dai e con la capacità di far capire ai genitori che devono occuparsi loro per primi dell’educazione, ma con una grazia tale che i genitori non si offendono, ma li portano a far volare aquiloni. Nemmeno lei potrei mai essere, anche se mi piacerebbe avere la sua voce e i suoi poteri.
Finora ho scherzato, chiaramente, ma come sempre ritengo che la giusta via stia nel mezzo. In realtà ritengo gli stereotipi utili solamente nella narrazione, ma la realtà è sempre più sfumata, complessa, e in ballo entrano anche le nostre emozioni, i vissuti, le nostre figure di riferimento cui, più o meno consapevolmente, siamo influenzati nel nostro agire didattico ed educativo.
Tra buoni propositi (che in quanto propositi non è detto che realizzerò…come la dieta insomma) e riflessioni, e qualche articolo di giornale tecnico in lingua inglese (cosa dico sempre?) ecco 5 spunti di riflessione.
PRENDITI TEMPO
Per riflettere ovviamente! Al termine di ogni giornata bastano 2, 3 o 5 minuti, ma se vuoi prenditene di più, per elaborare quello che è successo, le crisi in classe, momenti belli e momenti meno belli. Se vuoi scrivi, annota su un quaderno o un diario (i paperblanks hanno delle copertine stupende ma costano) in modo discorsivo o schematico. Scrivere sicuramente aiuta ad elaborare i vissuti e guardarsi poi da un punto di vista esterno quando si rilegge dopo qualche tempo, ma non è obbligatorio.
CONFIDA IN UN/A AMICO/A
I colleghi non devono essere per forza amici, ma se capita di instaurare un bel rapporto di amicizia con qualcuno…approfittane. Condividi le incertezze, domanda, confrontati, scambia idee, pareri e opinioni. Nessun uomo è un’isola (John Donne) e noi docenti siamo prima di tutto essere umani!
SII PIU GIANO
Giano Bifronte, la divinità romana che aveva due facce. In realtà non si parla certo di essere falsi, ipocriti e altre amenità che potrebbero venir in mente se si ragiona di pancia. In questo caso essere Giano significa avere uno sguardo alle spalle e uno davanti, tenere d’occhio sia il passato che il futuro. Guardare al passato però non significa guardar solo gli errori commessi (e si, li abbiamo commessi tutti, anche quando pensavamo di non averlo fatto) ma anche quello che di buono abbiamo fatto.
Insomma, prendiamo quello che di buono e di cattivo abbiamo nel passato per prevenire e costruire su solide fondamenta il futuro. Vale in classe come nella nostra vita privata.
FAI IL CRICETO…SULLA RUOTA
Lo so, siamo già criceti sulla ruota, corriamo tra mille acronimi burocratici e ci sembra di non muoverci di un millimetro. Ci si mette pure la politica e la società con certi qualunquismi avvilenti. No, qui non si tratta di questo ma di continuare a muoversi sempre in avanti, non fermarsi, cercare sempre di migliorare. Ricordate che Dalì stesso disse “è inutile che cerchi la perfezione, non la raggiungerai mai”, ed aveva ragione, però è anche vero che c’è un detto che recita “Punta alla luna, male che vada colpirai una stella”.
DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO
E già è musichetta di “via col vento”.
Sembra una sciocchezza, ma è vero!
Siamo immersi nella routine e la routine a volte la sentiamo soffocante. Facciamo sempre le stesse cose, colazione a casa o nello stesso bar, prendiamo sempre lo stesso cornetto o gli stessi biscotti, facciamo sempre lo stesso percorso per andare a lavorare. Prova ogni tanto a spezzare il ritmo, a fare qualcosa di diverso! Cambia strada, fai colazione al bar invece che a casa o cambia bar. Prova la brioche al pistacchio invece di quella vuota (non sarà un giorno a rovinare la dieta). Prova ad ascoltare quella canzone che ti passa spotify o amazon music o altro che non hai mai voluto ascoltare. La vita è piena di sorprese, ma se non provi ogni tanto a cambiare non rischi di trovare quelle piacevoli. Prova ad uscire dagli schemi e, male che vada, avrai aneddoti da raccontare.
Bene, ho raccolto questi punti in un piccolo magazine tascabile (da stampare e piegare) se vi può far piacere. Liberissimi di non scaricarlo ovviamente, ma se volete qualcosa di cartaceo da tenere sempre con voi e rileggere ogni tanto, vi lascio il link per scaricarlo.
Per piegarlo, una volta stampato, seguite queste semplici istruzioni
Non fatevi spaventare, fatto una volta, è facilissimo e potreste fare dei libretti per i vostri bambini con un foglio da stampante.
Sono solo 5 spunti di riflessione o cinque regolette, prendetele come vi pare, seguitele tutte o solo una, due, tre, la vita è la vostra e a voi spetta la decisione, io mi limito solo a condividere idee, pensieri e vissuti e vi saluto. Al prossimo articolo