Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro

6 modi per regolarsi (e regolare) col comportamento dei bambini

I bimbi, si sa, sono imprevedibili ed il loro modo primario di comunicare è, come gli animali, il comportamento. Capita, specialmente ad alcuni di loro, che le emozioni escano quando le parole non riescono. Sono incappata, per caso, in un articolo che suggerisce sei modi per per regolarsi, e regolare, il comportamento dei bambini. Se è vero che il comportamento è un qualcosa di fluido e non certo rigido come l’acqua, è anche vero che per navigare ci sono comunque regole, trucchi, strattagemmi per sopravvivere alle condizioni più difficili nelle intemperie. Vediamo quali sono secondo Viv Trask-Hall, ex dirigente scolastica e formatrice presso la Thrive Approach (organizzazione specializzata in educazione professionale per il supporto e lo sviluppo sociale ed emotivo dei bambini)

CONCENTRARSI SULLE EMOZIONI

Il comportamento, come detto, è un modo per comunicare necessità insoddisfatte. Il comportamento stesso lo conosciamo, ma cosa ha portato il bambino a quello? Proviamo a cercare di identificarne le ragioni. Pensiamo allo scenario e domandiamoci cosa è successo, come abbiamo risposto, perché, che emozioni ha scatenato in noi per spingerci a rispondere in un modo invece di un altro. Concentriamoci insomma sulle emozioni nascoste.

PRENDITI UNA PAUSA

Riflettere sulle proprie emozioni aiuta la consapevolezza della propria risposta agli incidenti comportamentali e questo aiuta a regolarsi con i bambini. Prenditi una pausa per riflettere, scrivi se ti aiuta, su cosa ti ha fatto arrivare ad infiammarti così tanto. Sei in classe e vuoi risolvere nell’immediato? Prenditi la pausa facendo un profondo respiro ancora prima di reagire o rispondere, un respiro bello profondo. Non si parla in questo caso di 5 minuti, bastano pochi secondi. Evitare di rispondere subito, o come dicono alcuni, contare fino a 10, permette di dare una risposta più ragionata e consapevole aumentando la probabilità di disinnescare la bomba.

ATTENZIONE AL LINGUAGGIO

Alle volte, e qui faccio ammenda perché incappo nell’errore pure io, ci viene da usare l’ironia, ma non sempre è corretta e non sempre viene compresa o apprezzata. Pensavo ingenuamente fosse perché i bambini a volte sono molto permalosi, ma pensiamoci bene, non ci arrabbiamo ancor di più quando ci dicono “oh ma hai le tue cose” o ridono, oppure sottovalutano la nostra emozione? Adottare un linguaggio maggiormente volto alla comprensione aiuta decisamente di più perché il bambino comincia a pensare che lo vuoi capire, non lo stai giudicando. Quindi se si arrabbia meglio un “So che sei arrabbiato” per cominciare a stabilire un dialogo.

FAI IN MODO CHE LE ROUTINE CONTINO

Le routine fanno parte della nostra esistenza, da adulti a volte ci sentiamo imprigionati in esse, ma quando poi le cambiamo per una vacanza…tornare a queste abitudini è rassicurante. Per un bambino questo è amplificato! Le abitudini giocano un ruolo importante nel comportamento. I bambini si sentono più sicuri quando possono prevedere quello che gli accadrà attorno. Via libera a cartelloni con la scansione oraria delle materie per prevenire stress e ansia.

LE PAROLE NON SONO SEMPRE SUFFICIENTI

Creatività e gioco sono le vie preferenziali di espressione di sé, più che le parole. I bambini che manifestano disagio attraverso il comportamento faticano ad esprimere a parole quello che provano. I bambini faticano ad esprimere a parole ciò che provano perché non hanno un vocabolario ampio quanto un adulto, pertanto per aiutarlo ad esprimere le proprie emozioni viriamo su giochi di costruzione, sessioni di arte etc. Per alcuni può sembrare un premio per i bambini che non hanno imparato a stare in classe. Secondo Viv-Trask-Hall è esattamente l’opposto perché può aiutare a cambiare rapidamente comportamento e permettere agli studenti di essere pronti a imparare e più velocemente. Ammetto che su quest’ultima parte sono anche io restia a considerarla valida ma…proverò (o provate anche voi).

SINTONIZZARSI

Ammettiamolo, abbiamo lesson plans, registro, firma, programmazione, schede da fare e da valutare, bollette da pagare, magari abbiamo litigato col marito/moglie o altro. Capita che siamo presenti fisicamente ma non mentalmente e tantomeno emotivamente. Non dobbiamo sentirci in colpa per questo, siamo umani, ma una volta che l’alunno/a ti pianta la bomba in classe dobbiamo resistere alla tentazione di lasciarci andare ad una reazione emotiva, o “di pancia” come diremmo, e fermarci, respirare e rispondere mantenendo la calma? Difficile? Forse agli inizi si. Devi tornare nel presente, nel qui e ora e sintonizzarti con il bambino.

Il bambino in questione può sentirsi arrabbiato, disgustato o frustrato ma, qualunque sia la sua emozione, assicurati di concentrarti sui sentimenti che guidano il comportamento e che sappia che li stai prendendo in considerazione. 

Bene, dopo aver illustrato questi sei punti, siamo ad un bivio: provare ad applicarli oppure continuare come abbiamo sempre fatto. Nessuno ovviamente ci obbliga a seguire questi consigli, ma ritengo tuttavia che possano essere utili e personalmente credo che proverò. Come mi ricordò la dirigente scolastica il giorno della fine del mio anno di prova, l’elemento fondamentale e imprescindibile per l’insegnamento è la flessibilità, e onestamente, più vado avanti, più apprendo, più capisco di non saper nulla e dover apprendere ancora tantissime cose.

A presto

la vostra

Maestra Imperfetta (ma se fossi perfetta non avrei stimoli)

Avatar di Sconosciuto

Autore:

Sono una giovane maestra (giovane come anni di insegnamento, non come età...ma è relativo). Insegno arte, musica, inglese e tecnologia, ma non posso escludere che in futuro non mi trovi ad insegnare altro. Ho trovato nella scuola dove insegno colleghi simpatici e collaborativi, un ambiente famigliare e attivo che continua a fornire stimoli culturali cui attingo a piene mani. La mia gratitudine è a loro ed a tutti gli insegnanti di qualsiasi ordine e grado che hanno contribuito e contribuiscono, senza saperlo, a rendermi quella che ritengo di essere oggi...una maestra consapevole.

Rispondi