Pubblicato in: diario di una maestra, Impara a disegnare con me., insegnarte, opinionibus

Appunti visuali

ATTENZIONE Questa è un’attività per maestre…ripeto Questa è un’attività per maestre

Più che altro lo è perché non è proprio facile far schizzi veloci, e non dite che non ne siete capaci perché non è vero. Avete mai disegnato al telefono? Oggi forse non si usa più molto visto che abbiamo i cellulari, ma quando c’era il telefono fisso si facevano dei veri e propri capolavori sui blocchetti per prendere le note.

Mia zia era una di quelle disegnatrici da telefono, si metteva lì e faceva ghirigori e forme che avevano un qualcosa di affascinante ed armonioso. Ricordo lo stupore quando vedevo quei lavori.

Tempo addietro ho beccato un libro delizioso per coloro che fanno disegni al telefono, anche se per come era impostato presumo fosse pensato per telefonate lunghe e monotone con parentado tendente a ripetere gli stessi due o tre episodi.

clicca sull’immagine se vuoi acquistare…

Un mesetto fa ho trovato un libro curioso “Il metodo universitario”….preparare un esame in 7 giorni! E va bene, non guardatemi così, non ci credo molto nemmeno io, tuttavia si legge veloce ed è fin scritto bene, scorrevole e con qualche idea accettabile e utile! Devo approfondire l’argomento ovviamente, ma intanto l’idea di schematizzare con “schemi a cascata” mi son resa conto di adottarla già, ed in effetti ha funzionato per la preparazione al concorso docenti 2016.

Altra idea che mi ha colpita è “il palazzo della memoria” ed il “visualizzare una serie di parole chiave collegandole tra loro in una sequenza di immagini che riconduca a quel concetto. Onestamente…ci vuol più tempo a cambiare i propri schemi di studio che a studiare e basta, ma non nego che queste attività abbiano una loro utilità e questo perché, mi son resa conto io stessa, se visualizziamo quello che studiamo lo ricordiamo meglio.

Gli appunti visuali ci vengono in aiuto. Mettere dei disegnini, sia chiaro devono essere schizzi, niente di preciso e lavorato se non vi riesce, aiuta eccome! Le immagini stimolano il nostro cervello più del segno grafico.

Mi son resa conto io stessa che vedere un film oppure una serie tv mi colpisce più che leggere un libro (e sono una che legge ed ha sempre letto molto). Anche quando leggo mi visualizzo la scena man mano che scorro i segni grafici che compongono le parole e così mi ritrovo nell’appartamento della Filippovna (L’idiota, Dostojevkji) o nel rione con Lenù e Lila (L’amica geniale, Elena Ferrante) o ancora a temere di essere scoperta dai talebani mentre parlo di letteratura (Leggere Lolita a Teheran, Azar Nafisi).

Insomma se state studiando, se state seguendo un corso di aggiornamento oppure siete ad un collegio docenti, disegnate pure, disegnate cose che possono legarvi a questo o quel concetto, anche se apparentemente non c’entrano. Che siano piante, persone, soggetti a caso attorno a voi, se vi aiuta, disegnate, visualizzate e questo aiuterà a memorizzare nel tempo.

A presto, la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: insegnarte

Il coraggio di andare a scuola

Non è un articolo polemico, assolutamente no! In seguito a qualche insulto razzista volato tra i miei bimbi (ho una classe multietnica) riportatomi da uno di loro, sicuramente lanciato senza malizia, ma comunque da reprimere assolutamente, un giorno ho abbandonato l’idea dei girasoli su fondo azzurro saturo e mi sono dedicata a raccontargli la storia di Ruby Bridges.

La bimba, a 6 anni, superò il test ,assieme ad altri due bambini di colore, per entrare in una scuola di “bianchi” William Frantz Elementary. Gli altri due non ci andarono, ma la madre di lei, forte del fatto che voleva dare un’istruzione migliore alla figlia e fare un passo avanti per tutti i bambini afro-americani, spedì la figlia alla scuola.

Il primo giorno lo trascorsero nell’ufficio del Preside, dal secondo giorno la bambina entrò in aula. Successe che tutti i genitori non mandarono i figli a scuola, che una donna “bianca” minacciò una bambina di 6 anni di avvelenamento solo perché di colore…successe che si dovette ricorrere a far scortare la bambina da 4 U.S. Marhal…successe che solo una maestra accettò di insegnare, perché era una bambina come altre. Accadde quindi che, giorno dopo giorno, la bambina, semplicemente andando a scuola, cominciò a cambiare le cose, a cambiare le teste.

Piano piano la gente mandò i figli a scuola e la classe si riempì, le proteste cominciarono a calmarsi e la famiglia tornò alla vita tranquilla. Perché ho raccontato questo episodio? Perché l’arte prende ispirazione anche da questi eventi, l’arte denuncia, comunica, colpisce a volte come un pugno allo stomaco. In questo caso un artista americano Norman Rockwell dipinse il quadro “The problem we all live with” (Il problema con cui tutti conviviamo), che scatenò polemiche ovviamente per i contenuti e il tema, ma che è simbolico di un’America che sta cambiando.

The Problem we all live with – Norman Rockwell 1964

Il quadro e la storia sono piaciuti così tanto che i bambini, entusiasti, mi hanno chiesto di provare a copiare il quadro. Lo avrei chiesto io comunque, ma mi fa piacere che sia venuta da loro la richiesta, almeno sono più motivati.

Regola principale, calcolare le distanze! Senza righelli, ma basta far notare loro che la distanza tra la bambina e le guardie alle spalle è maggiore di quella con le guardie davanti.

Far notare che la testa della bambina arriva al gomito della guardia con la giacca grigio chiaro davanti a lei.

Il pomodoro a terra sulla destra sarà sopra il piede della guardia a destra con il completo grigio chiaro.

Fate anche notare che i piedi sono a differenti altezze, questo non è certo perché una gamba è più corta, ma perché è più distante (piccoli trucchi che a loro piaceranno).

Sono piccole cose ma che nel complesso li aiuteranno a fare un disegno bene e soddisfacente per loro. Mi raccomando, mai pretendere lo facciano identico, va bene se variano un poco, ciascuno ha il suo stile. Copiare a loro piace, ma bisogna ricordare loro che anche se sei bravissimo, non sei una fotocopiatrice.

Sono venuti dei lavori molto belli, accattivanti, ma li ho fatti fare sul quaderno perché rimanga a loro, come diario visuale di un anno scolastico.

Se volete farmi vedere i lavori dei vostri bambini inviatemi pure i lavori a diariodiunamaestra@gmail.com.

Alla prossima attività

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Impara a disegnare con me., insegnarte

Disegni semplici ma belli

Chi lo ha mai detto che bisogna fare dei disegni iperrealistici per fare qualcosa di bello? Onestamente l’iperrealismo mi fa l’effetto degli esercizi di ginnastica artistica o pattinaggio di figura estremamente tecnici ma poco artistici: noia.

Sono quegli esercizi in cui dici “bello si ma…quando finisce?” e ti salva solo la musica coinvolgente, se il brano scelto piace ovviamente. Ebbene lo stesso effetto me lo fanno anche i quadri iperrealistici al punto da sembrare fotografie, bellissimi dal punto di vista tecnico ma finisce lì, e preferisco libri dove i disegni sono decisamente meno fotografici ma più accattivanti. Ma dove voglio arrivare di preciso?

Quando si insegna arte e disgraziatamente sai disegnare, il problema più grosso è proprio dover tradurre in una sequenza di istruzioni da seguire per ottenere quel risultato.

Oggi facciamo un grattacielo senza riferimento fotografico!

Non prendiamo nessuna foto ma solo righello, matita e solo alla fine una penna o un pennarello nero. Per l’occasione ho sfoderato il mio meraviglioso quaderno nuovo (quaderno ad anelli in offerta da risparmio casa e pieno di fogli a buchi bianchi presi dai cinesi vicino alla scuola).

Questo semplicissimo grattacielo l’ho preso dal libro “Art starts with a line” di Erin McManness. L’ho sperimentato io per prima e l’ho trovato fattibile anche dai bambini di terza, basta usare il righello.

Libro molto bello, tutto in inglese, ma fruibilissimo anche da chi non mastica la lingua. Cominciamo con l’attività.

  1. Righello in orizzontale e tracciamo una bella linea lunga orizzontale.

2. Ora, sempre col righello, faremo una linea verticale lunga sulla sinistra, ma non proprio all’estremità.

3. Adesso dovremo fare altre linee verticali. Una sulla sinistra, un poco più bassa di quella principale.

Ora una linea verticale a destra, più lontana e ancora più bassa. di quella appena fatta.

Adesso proseguite con un’altra linea verticale a destra dell’ultima fatta, più bassa (ma non troppo).

Tracciamo una linea orizzontale dall’estremità dell’ultima linea tracciata sulla destra, che sia perpendicolare alla linea verticale sulla sinistra, come da immagine.

Adesso uniamo tra loro le altre estremità delle linee verticali.

Ora comincia a sembrare uno…anzi due grattacieli. Dobbiamo giusto aggiungere qualche dettaglio. Cominciamo dal rettangolo a destra.

Cominciamo con un rettangolo più piccolo che faccia da mezza “cornice” e proseguiamo tracciando prima righe orizzontali (meglio se a mano libera, ma se si sentono più sicuri col righello fa lo stesso).

E facciamo delle righe orizzontali..

Ora sembra un palazzo con le finestre. Ci manca solo l’edificio sulla sinistra.

Dobbiamo tracciare delle linee orizzontali a distanze più o meno regolari…così

In corrispondenza delle linee verticali dovremo fare quelle diagonali sul lato sinistro, come da figura

E continuare a fare tante linee diagonali quante sono quelle orizzontali.

Ultimo tocco, giusto per far capire che sono due palazzi, qualora non si capisse…due alberelli. Niente di complicato, con poche linee eccoli fatti

Bastano due lineette verticali a mano libera e una in diagonale ed ecco il tronco. Aggiungeremo le foglie disegnando una specie di nuvoletta.

Ed ecco il nostro grattacielo con tanto di palazzo adiacente e alberelli che danno la misura dell’altezza del palazzo.

Ora, se volete, potete far ripassare loro a penna o pennarello tutto il lavoro svolto. Tenete presente che qui vedete bello nero perché ho fatto direttamente a penna.

Se non avete voglia di seguire passo passo e vi trovate a vostro agio con un videotutorial…eccolo! Ho pensato anche a questo, da far vedere ai bambini oppure studiarlo e poi proporlo in classe…o guardarlo e pensare ad altro…a scelta insomma.

Alla prossima attività

la Vostra

Maestra Imperfetta

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Scarabei

Si pensa che solo le farfalle siano bellissime perché hanno dei bellissimi colori, sono aggraziate e leggere. In verità i colori sono dappertutto e ce ne sono di meravigliosi, anche dove non ci si aspetta.

Gli egiziani lo avevano capito gli egiziani sfruttando i bellissimi colori metallici degli scarabei per farne gioielli anche molto belli e, diciamolo pure, immortali, manifestazione divina del sole del mattino

Nell’art nouveau avevano addirittura preso le libellule ad esempio, ma oggi parliamo dei brutti, ma belli, scarabei. Per i bambini è un discorso che va oltre i colori, è la bellezza laddove non immagini, anche se è sotto i nostri occhi.

Prendete matite, foglio e occhi perché oggi disegniamo gli scarabei .

Per tre scarabei ci ho messo almeno un’ora, ma ero in DDI quindi c’era la difficoltà di spiegare, illustrare, spostare la webcam e minacciare gli studenti a casa per farli smettere di parlare di punteggi di Fortnite…

Classe IV

Occorrente LIM dove far vedere gli scarabei (vi consiglio di cercare delle immagini prima da proporre una volta in classe o si perde tempo)

Carta, matita, matite colorate e pennarello nero

Io ho fatto scrivere la data è fatto fare tre rettangoli in alto, sotto la data. Non servono grandi sia chiaro, ma alla fine sta al docente decidere.

Mostrate loro uno scarabeo e chiedete loro di individuare le forme geometriche nel quale può essere disegnato. Se è troppo complesso aiutateli facendo vedere loro come si disegna partendo da forme semplici.

Questa attività ovviamente si può fare anche solo con un solo scarabeo, ma aumentate le dimensioni sul foglio. Pronti? Allora partiamo.

Ho scelto questo scarabeo per i colori. Tenete presente che non devono per forza riprodurre tutte le sfumature alla perfezione, ma sarà sufficiente che individuino i colori nella livrea dell’insetto e li mettano correttamente.

Cominciamo col disegnarlo, non è difficile credetemi, il segreto sta sempre nell’individuare le geometrie nelle quali può essere chiuso. Se gli semplificate l’immagine di certo capiranno molto meglio.

In questa immagine ho semplificato al massimo le linee in modo da dare risalto al disegno principale, facilmente copiabile anche da loro. I bambini hanno compreso bene anche se si sono confusi un poco con le dimensioni. Ricordate loro di usare sempre riferimenti visivi. le zampe in basso finiscono sotto la sommità inferiore. le quattro zampe inferiori sono rivolte verso il basso e due zampe anteriori verso l’alto. La parte inferiore del corpo è poco più grande di quella superiore etc etc.

Ora cominciamo col colorare. Partiamo dal centro individuando i colori. Io sono partita dal verde e dal nero. Ho volutamente usato matite da poco perché è quello che alla fine posseggono, quindi non ho usato colori che non trovano nel loro astuccio o in una qualsiasi confezione da 12 matite.

Ora andiamo ad aggiungere l’azzurro. Dove ne vediamo lo mettiamo. Cerchiamo ovviamente di osservare bene l’immagine e per questo, se la LIM non è chiara per problemi tecnici o per luminosità ambientale, meglio aiutarli.

Ho fatto anche delle linee laterali gialle che danno il riflesso e la sensazione di profondità del carapace.

Adesso andiamo col colore principale e più evidente della livrea: il viola. Io non ho dato loro dictat sulla sfumatura di viola, quella che hanno nell’astuccio va bene, mica possiamo pretendere.

Ultimo ritocco, le antenne e le zampe. Ecco il risultato. Commento dei bambini “maestra hai colorato male”….e da che pulpito mi è venuta la predica, proprio dallo stesso bambino che mi lascia certi spazi bianchi e rigacce…ma pazienza.

Mi scuso per non aver potuto fare il video ma purtroppo la lampada che usavo mi si è rotta (grazie al mio compagno che ha pensato bene di usarla come lampada fissa da scrivania). Appena ne acquisterò una nuova tornerò anche ai video. Intanto spero di essere stata chiara ed esaustiva con questo semplicissimo tutorial. Sarei proprio curiosa di vedere i lavori dei vostri bambini, siano essi figli o alunni. Nel frattempo ricordiamoci che non serve essere farfalle per avere colori bellissimi.

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro, tecnochicche

Presentazioni animate

si, lo so, le animazioni ci sono anche in power point e presentazioni di Google, ma durante una serata moscia, dopo aver visto una serie poco coinvolgente (per me), sono incappata in un canale youtube di cui parlava di app per professori. Non sono tutorial, solo presentazioni di app utili ma, come sostengo sempre, alla fine basta smanettare un poco tenendo il cervello acceso. Riconosco anche che il canale si chiama “app per prof“, cosa che esclude, già nel titolo, noi “inferiori” delle primarie, ma sono dell’idea che provare non costa nulla, metti mai che poi non si trovi una soluzione adattabile alle primarie.

Insomma, guardando un poco le varie anteprime, incappo in “Animaker” e, senza troppe aspettative, guardo la presentazione.

Sono andata in alto a destra dove c’è “iscriviti” e mi sono iscritta con l’account google.

Non è obbligatorio, ci si può anche iscrivere con altro account come vedete o senza usare i social (come consiglio), ma fate voi. Entro e mi si visualizza questo:

Metto un nome qualsiasi, in realtà pensando alla trasposizione cinematografica del Pigmalione di Bernard Shaw con Audrey Hepburn, dove cantano “La rana in Spagna gracida in campagna”. Vado su “crea” e mi compare questa finestra…

Si, si può creare un gruppo di persone con cui lavorare, bello vero? Metterò l’indirizzo diariodiunamaestra.gmail.com (ho creato l’account con altro indirizzo personale, per errore, ma gli errori possono essere trasformati in risorse). Ecco che mi si presenta questa schermata…facile decidere, in questo caso metterò “lavoro in ambito formativo”.

Ma non è finita qui la registrazione (che fatica), una volta deciso l’ambito formativo e inserito, come richiesto, il tipo di struttura dove lavoro (scuola, istituto di formazione etc) vado avanti e mi chiede questo

comincio a spazientirmi, ma paziento e metto “insegnante”. Ovviamente se coinvolgete bambini loro metteranno “studente”, diversamente i colleghi metteranno “insegnante”. Non è finita qui…te pareva, ma pare siamo alla fine. Qui sta a voi la decisione. Io per questo metterò l’opzione in basso, per vedere cosa possono fare i collaboratori.

Mi preparo ad altre richieste ma…

Almeno ringrazia dai, riconosciamoglielo. Ora possiamo iniziare a creare! Gratuitamente possiamo fare solo 5 video al mese (ma secondo me van più che bene). Abbiamo dei modelli tra cui scegliere ovviamente. Quello che suggerisco sempre è di guardare qualche modello per farsi un’idea delle potenzialità.

il 2D sono le grafiche con disegni normalissimi. Social media è per formati apposta per instagram, facebook etc, ma direi che non ci interessa come docenti.

Intro/Outro sono le animazioni per introdurre o per finire i nostri video. Se facciamo una lezione registrata per la DaD o per una flipped classroom è carino in effetti fare un’introduzione o una fine animata, accattiva gli adulti, figurarsi i bambini.

Spiegatore è quello che mi ha lasciata perplessa, forse perché la traduzione della parola non è compatibile con i contenuti. Comunque ho provato ad aprire un esempio di video già fatto in questa categoria. Per vederli basta andare sul video e cliccare col mouse su “anteprima”.

Sono andata sul video presentato come “consigli per il fitness”, giusto perché mi sembrava più adatto alla categoria “spiegatore” (non mi piace questa parola).

Se vi piace potete usarla come base per la vostra animazione andando su “USA”

HR ammetto che non ho ben capito di cosa si tratti, mi sembra uguale ad altri video, ossia presentazioni, consigli e via dicendo.

Presentazioni fotografiche invece mi sembra evidente, non credo necessiti di spiegazioni.

La cosa carina è che fornisce un tot di personaggi già fatti in 2D, sfondi e strumenti semplici per fare brevi video che possiamo fare in classe assieme ai bambini (o possono fare anche loro). Basta decidere gli argomenti. Il mio consiglio, da maestra ma anche da appassionata di animazioni, fumetti e grafica, è di smanettare, sperimentare direttamente, se poi non avete tempo o non avete voglia…la prossima settimana vi faccio un tutorial semplice semplice per fare assieme una piccola animazione.

Alla prossima settimana dunque

la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro, insegnarte, tecnochicche

WordArt: quando le parole diventano Arte

Avete presente quelle bellissime scritte in meravigliosa grafia che piacciono tanto? No?

Eccone un esempio, semplice ma carino a mio parere. Le parole sono potenti, “Ne uccide più la penna che la spada” recita un antico proverbio, ma laddove le parole non feriscono o uccidono, esse possono essere espressione sublime di sentimenti nobili, diventano arte, come nella poesia.

Non sia mai ch’io ponga impedimenti

all’unione di anime fedeli; Amore non è Amore

se muta quando scopre un mutamento

o tende a svanire quando l’altro s’allontana...

[sonetto 116 Shakespeare]

Ma se le parole formassero figure? Se un insieme di parole formasse un’immagine? Ecco che scopriamo la wordart, ossia arte con le parole. Nel mare magnum del web c’è una simpatica e semplicissima web app, ossia che non richiede installazione e si usa come un programma, per fare ciò. Si chiama WordArt.

L’iscrizione è gratuita e se hai un account google o facebook non c’è alcun problema. Una volta avuto l’accesso (ricordo, completamente gratuito), ci troveremo davanti a questa schermata.

Le parti in grigio sulla sinistra indicano ovviamente gli aspetti che potete modificare (parole, forme, carattere, layout, stile) sulla destra invece avete l’anteprima.

Nella sezione Shapes (forme), trovate tutte le forme, divise anche per categorie, disponibili. Considerate che le forme saranno riempite con le parole che metterete

Qui potete sbizzarrirvi, come vedete ce ne sono tantissimi e si può anche usarli per giornate mondiali varie ed eventuali (non ne mancano).

I Font invece indicano il carattere che vogliamo usare, anche quello fa la differenza. Possiamo anche aggiungerne dal nostro pc, ma quello è per i docenti più smanettoni.

Dopo il font, viene il Layout, parola che uso spesso ma adesso non saprei tradurre. In pratica è la disposizione del testo. In una pagina di giornale è la disposizione degli articoli, e così in una pagina web è la disposizione degli elementi del sito.

In questo caso il Layout è la disposizione delle lettere, ma anche la densità delle parole (considerando che questo comporta la ripetizione della lista di parole immesse all’inizio). Il risultato è molto carino. Per il momento ho messo parole a caso, scelto figura e font e il layout è orizzontale e verticale.

Se avessi scelto un layout solo verticale sarebbe venuto così, con un effetto comunque piacevole.

Adesso rimane l’ultima rifinitura da fare, lo stile.

Possiamo cambiare il colore delle parole, l’intensità, il colore dello sfondo, quanto si vede l’immagine di background (la sagoma della mano) e persino animare le parole. Nell’ultimo caso informo che semplicemente quando si passa col mouse sopra la parola, questa ruota.

Ogni volta che fate un cambiamento, è possibile guardare l’anteprima cliccando su “Visualize”, il bottone rosso, impossibile sbagliare.

Undo e Redo vi servono per cancellare l’ultima azione o cancellare la cancellatura. Animate vi serve per animare le parole come descritto sopra ed “edit” significa “modifica”. Se caricate un file fatto con questa webapp potete modificarlo di volta in volta. Comodo se ci lavorate con la classe e non avete concluso il lavoro nei tempi stabiliti.

Con “Print” potete stampare il foglio.

Col menù in alto sulla sinistra potete rinominare il file, salvarlo, stampare, cancellare e via dicendo. Save possiamo immaginare senza sforzo cosa sia, mentre Share ha l’inconfondibile icona della “condivisione”, ed infatti vi mostra come potete condividere il prodotto.

La sezione Donwload invece vi permette di salvare, esportandolo, il file in diverse versioni. Un poco di cultura in materia di estensione dei file male non farebbe, ma vi basti sapere che PNG è un file di grandi dimensioni ma che non subisce drastici sgranamenti di immagine quando ingrandite, mentre JPEG è un file immagine compresso, più piccolo, quindi sarà più facile che si sgrani quando lo ingrandite.

Custom vuol dire che potete personalizzarlo, a meno che non abbiate un minimo di cultura in materia, potete ignorarne l’esistenza, ma se volete divertirvi e sperimentare vi invito a provarlo.

Se aprite su “custom” vi appare questo…

La misura è facile, millimeters ve la consiglio se avete, come me, ben chiare le dimensioni dell’immagine perché magari volete appenderla, metterla su un cartellone o simile.

Quality in questa immagine calcola in MP, ossia Megapixel. Maggiore è il numero di Megapixel, più grande sarà il file, ma sgranerà meno quando lo ingrandirete. Se scegliete Millimetersi vi da la grandezza in DPI, e non si parla di dispositivi di protezione individuale, ma “Dots per Inch” ossia punti per pollice. Un pollice (inch) è di 2,5cm circa quindi 100 DPI saranno 100 punti in 2,5cm di immagine. Maggiore è il numero di DPI, maggiore è la definizione dell’immagine. Tenete conto che  l’occhio umano non riesce più a distinguere i puntini quando le foto sono stampate dai 300 DPI in su.

Size…se avete scelto Millimeters è presto detto, è altezza per larghezza.

Una volta scaricato avrete la vostra wordart di classe o individuale. Non male vero? Volendo alla voce Order in alto c’è la possibilità di ordinarne una stampa su tazze, magliette etc, si appoggia sulla piattaforma Zazzle.

Che dire? Spero che vi diverta e che magari dia qualche spunto per lavorare in classe con i bambini. Si possono mettere i nomi dei vostri alunni, le parole della gentilezza, parole suggerite da loro per giornate mondiali varie, pezzi di testi e tutto quello che la fantasia vi suggerisce.

Mandatemi pure i vostri lavori a diariodiunamaestra@gmail.com o raccontatemi la vostra esperienza se volete.

A presto, la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro, tecnochicche

Fumetti fumetti fumetti…online

Per motivi del tutto personali mi trovo ad avere tempo libero che dovrei impiegare a riflettere e dedicare all’elaborazione del lutto. Capita a volte che mi siedo al pc con un progetto ben preciso in mente e nel tempo che lo avvio…niente, balle di fieno rotolanti nella mia testa, fisso lo schermo come un’ebete e non riesco più a proseguire.

Altre volte mi siedo, accendo, aspetto che si avvii (nel frattempo caffè, tisana, taglio unghie, lavaggio denti…tutto con calma) e quando si è avviata faccio tutt’altro rispetto a quello che mi ero prefissata di fare. Questa è una di quelle volte in cui parto con un’idea e finisco a fare altro.

Non so come mai ma mi gironzolava per la testa l’idea dei fumetti online. Sarà che faccio brevi fumetti di tanto in tanto, tre o quattro vignette. Il problema è che non ho mai voglia di mettermi lì a perfezionare i disegni, ma se poi il disegno non è come piace a me lascio perdere. Sto imparando a mandarmi a quel paese anche su questo ma è un processo lento.

Oggi ho chiesto all’oracolo “Google”, come si fanno i fumetti online. Tra le varie soluzioni proposte, inclusa Bitmoj, ho notato che mi segnalava Canva.

Canva lo conoscevo già per altro, è ottimo per profili facebook, instagram, ma anche per progettare e realizzare infografiche, volantini e quanto altro. Ora anche fumetti. Si tratta di uno strumento versatile, utilizzabile anche gratuitamente.

La schermata principale chiede questo…cosa vuoi creare? Per un docente creativo è la manna dal cielo. Andate su “altro” e scorrete con la freccia a destra fino a trovarvi la seguente immagine con digitura “striscia di fumetti”.

Vi si aprirà la seguente schermata dove dovrete scegliere a sinistra, scorrendo verso il basso, le vignette vuote nella disposizione da voi preferita o quelle già fatte cui cambiare magari il testo. In basso il “+” vi permette di aggiungere pagine al fumetto.

Su elementi troverete alcune grafiche come le clipart, disegnini già fatti. Alcuni sono usabili come sfondo volendo. Se volete invece mettere disegni vostri o dei bambini basta andare su “caricamenti”. Caricherete le immagini per poi selezionarle ed inserirle nelle vignette trascinando col mouse.

Il Testo si presenta come da figura sottostante. Potete inserire uno degli esempi proposti e modificarne il contenuto in seguito, oppure inserire nei campi indicati in alto e modificarne le dimensioni ed il carattere in seguito.

In alto, vicino al font in uso, c’è la freccia verso il basso che apre il menù a tendina sulla sinistra da cui potete scegliere un font differente da quello proposto. Il testo deve essere selezionato per cambiarne le caratteristiche.

Una volta assicuratici che il fumetto è finito, che il testo ci piace ed i disegni pure, non rimane che scaricarlo. Andate in alto sulla destra e cliccate col tasto destro del mouse sulla freccia verso il basso che tocca la linea orizzontale: vi si apre il menù a tendina da cui potete scegliere il formato del file.

Potete scaricarlo in PDF ma se volete scaricarlo come immagine e basta allora potete scegliere JPG o GIF. Risultano più leggeri. I PNG hanno il vantaggio che non sgrana molto quando si ingrandisce l’immagine, ma il file è più grosso, quindi più pensate e lento da scaricare (dipende comunque dalla velocità di connessione).

Prima di provarlo assieme ai bambini consiglio vivamente uno smanettamento individuale fin quando non si acquisisce una certa sicurezza nell’uso, ma poi dipende da voi. In tutti i casi comunque la parte più difficile, ed importante, è pensare a cosa narrare, quindi meglio procedere come segue

  1. preparare una storia
  2. dividerla in vignette
  3. preparare i disegni
  4. preparare il testo
  5. procedere su CANVA.

Farli è facilissimo e Canva in effetti lo rende anche divertente, occorre ricordare che non si devono fare capolavori, talvolta non occorre fare disegni spettacolari perché non servono a nulla se la storia non è buona.

Non lanciamoci in storie complicate ma partiamo da cose molto semplici, sono più gestibili dai bambini e da noi e non rischiamo di finire per far tutto noi docenti.

Che dire…spero di vedere qualche fumetto fatto da voi con i vostri bimbi, che siano alunni o figli. Partite magari dalla vita quotidiana, episodi semplici ma che vi hanno colpito e non sforzatevi di scrivere esattamente quello che è stato detto, basta rendere l’idea.

Alla prossima attività (o riflessione o non so che altro)

la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro, opinionibus

Esercizio per Insegnanti (ma anche genitori, educatori, adulti…)

Domestika è un luogo di perdizione al pari dei negozi cinesi e delle cartolerie. Ho cominciato con un paio di corsi per migliorare la mia tecnica nel disegno e scoprirne di nuove (perché no) e sono incappata nel corso di Javirroyo : Tecniche di creatività: una palestra di idee per disegnare.

Nel corso si tratta di connettere concetti, riassumere, semplificare, insomma non è tanto per imparare a disegnare quanto per concentrarsi sulla risoluzione di problemi e visualizzare soluzioni creative. Lo consiglio anche se non si è docenti e non si sa disegnare.

In uno dei tanti esercizi proposti c’è questo grafico a torta e sulle prime, quando mi sono trovata dinnanzi alla libertà assoluta di scegliere quale dei tanti problemi affrontare, mi è sembrato di non averne proprio. Mi è sembrato appunto!

Ho cominciato col grafico a torta, bello vuoto…

Cosa è che occupa molto spazio e cosa meno? Si possono affrontare diversi argomenti ovviamente ma mi è venuto in mente il mantra che oramai da mesi, ma anche un paio di anni, sento, leggo e vivo nella quotidianità: Il tempo dedicato al lavoro.

Tempo dedicato alla ricerca di materiali, reperimento, idee per lavoretti (li odio ma finisco per doverli fare), progetti, didattica, corsi il più delle volte inutili e via dicendo.

Ho cominciato a buttar giù tutto senza pensarci troppo ed il risultato è il seguente:

L’uso dei colori non è casuale ma lascio a voi l’interpretazione, anche se mi sembra fin troppo chiaro, quasi urlato.

Le riflessioni che ne nascono? Tantissime e anche quelle non le starò a fare in questa sede, anche perché alla fine son sempre le stesse cose che si ripetono. Insomma quello che propongo oggi a voi insegnanti che mi state leggendo, ma anche genitori, eventuali ragazzi e ragazze etc è di fare questo esercizio almeno una volta. Provateci e, quando vedrete il risultato, forse non vi arriverà la soluzione, ma vi sembrerà di avere ben più chiaro su quali aspetti cominciare a lavorare.

Invito caldamente a provare perché, come docenti, educatori, genitori, siamo sempre impegnati ad occuparci di mille cose, ma finiamo per perdere di vista noi stessi se non ci fermiamo a pensare a noi.

Al prossimo esercizio

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro, insegnarte

Esercizi introspettivi…creativi

Di recente mi sono iscritta ad un corso per stimolare la creatività ” Tecniche di creatività: una palestra di idee per disegnare“. Speranzosa di dare un ulteriore calcio a spronare quella bambina piena di idee che alberga in qualche angolino del mio Io e che si è addormentata evidentemente.

Ero convintissima, perché anche io ci casco come una pera cotta, che mi desse qualche formuletta da tenere a mente quando ho un concetto e non so come esprimerlo. Niente di più sbagliato, almeno per ora. Mi si presentano invece degli esercizi molto complessi pur nella loro semplicità. Lì per lì li ho trovati così interessanti e carini che mi son detta “potrei farlo con i miei bimbi”, ma, al momento di farli io stessa, ecco che mi sono arenata.

Un esercizio di questi consiste nel disegnare un profilo di una testa e scrivere, o disegnare, quello che ci viene senza pensarci. Riempirla di scritte o di disegni che ci vengono in mente senza pensare a cosa vogliamo comunicare. Possiamo anche disegnare qualcosa che vogliamo comunicare o studiarci le domande…insomma che tu lo faccia istintivamente o meno, il risultato è sempre interessante.

Javirroyo

Presa dalla mia mania di perfezionismo, puntualmente fuori luogo, ho preso una mia foto di profilo, ripassato il mio profilo a penna e fatto almeno altre due versioni, perché mi piaceva tutto sommato la semplicità e volevo vedere quale versione mi convinceva di più esteticamente. Al momento di scrivere/disegnare mi sono piantata come se avessi sbattuto contro un muro. Cosa disegnarci? Cosa scriverci?

variazioni sul profilo…wacom cintiq e Clip Studio Paint

Alla fine, dopo qualche giorno, ho chiuso gli occhi e mi sono concentrata su quella che è una mia passione oltre il disegno, l’arte…i ratti! Ho riaperto gli occhi ed ho cominciato…prima il ratto in bicicletta…poi con questa bici doveva andare da qualche parte…eccolo che quindi percorre quello che sembra un museo…

Fatto con Wacom Cintiq e Clip Studio Paint

Poi ho guardato l’ipad..certo disegno pure con quello, e quindi via anche di ipad…ma anche il boccettino di inchiostro lì pronto a sporcarmi le dita e la scrivania! Ora però mi si presenta un dilemma: ma se ho fatto fatica io che sono adulta, i bambini quanta fatica faranno a pensare cosa gli passa per la testa?

Una mia collega mi ha suggerito che si può fare una variante chiedendo ai bambini di inserire i nomi delle emozioni che provano o i loro piatti preferiti o delle cose e persone che gli fanno piacere. Insomma si può usare questo esercizio trasversalmente per arte e civica lavorando sulle emozioni. Ma, per quanto questo suggerimento mi sembri sensato, rimane pur sempre nella mia testa la domanda: è giusto proporre ai bambini qualcosa di così introspettivo che già risulta difficile per un adulto? O forse per i bambini è più facile che per un adulto?

Faremo comunque questo esperimento assieme alla mia collega proprio per lavorare su noi stessi, magari dandogli un profilo già fatto solo da riempire. Magari ci scriveranno, magari disegneranno, chissà…non posso nascondere una certa curiosità nel vedere cosa sono capaci di fare, magari mi stupiranno al loro solito e riusciranno dove io sto faticando.

Al prossimo esercizio introspettivo creativo…se riesco a farlo.

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro, Impara a disegnare con me., insegnarte

Scratch art…ma non si tratta di programmazione

Scratch significa graffio…ma lo sapete! Oggi parlo proprio di questo “lavoretto” che non è una novità e nemmeno una mia idea, ma un’attività che si fa da chissà quanto tempo nelle scuole.

Ricordo che alle allora scuole medie lo feci, colorando con pastelli a cera un foglio A4 (foglio per stampante per capirci) prima con pastelli colorati e poi tutto di nero sopra. Pennino appuntito alla mano abbiamo successivamente grattato per formare un disegno…non vi dico che schifezza ne è venuta fuori, ma allora ci credevo tanto ma la prof non ci credeva altrettanto.

Ieri, andando a far la spesa, mi son decisa a passare dal negozietto cinese del quartiere trovando tra una penna dorata e un tampone per inchiostri, questo curioso artefatto…

Si tratta di foglietti 14×20 già predisposti per lavorarci grattando con il legnetto in dotazione. Si può essere più pigri di così? Grazie cinesi, siete la salvezza mia e del mio portafogli!

Un blocchetto da 10 fogli viene 1,50€ e non mi sembra così terribile come prezzo, tutt’altro. Volendo si può chiedere alle famiglie di comprarlo, se lo si trova. Se siete genitori potete regalarlo ai vostri figli, a patto che vi facciano dei bei disegnini.

Tornata a casa l’ho aperto subito, d’altronde come diceva Oscar Wilde “resisto a tutto tranne alle tentazioni”, ed ho dovuto subito provarlo.

Se avete una LIM in classe potete mettere un’immagine, possibilmente semplice, soggetto unico, e chiedere ai bambini di copiarla graffiando il foglio.

ATTENZIONE: come potete immaginare un lavoro del genere richiede uno stravolgimento della procedura di disegno dei bambini, uscire dalla comfort zone della gomma che tutto aggiusta. Prima di procedere con un’attività del genere consiglio di far fare delle prove di disegno con la biro (si si, la bic va bene).

Una volta presa confidenza col fatto che si può disegnare anche senza matita e gomma, rischiando l’errore, i bambini potranno procedere con questa attività e ricavarne soddisfazione.

SCELTA DELL’IMMAGINE- Se avete una LIM in classe potete mostrare una foto. La foto deve rappresentare un singolo soggetto, massimo tre, con sfondo neutro, magari monocromatico. Il soggetto deve essere semplice e chiaro. Sul sito https://unsplash.com/ trovate molte foto completamente gratuite da usare come “reference” da far copiare ai bambini. Non vi piace far copiare? Capisco, nemmeno a me piaceva, però pensate che molti bambini non hanno idee quando gli si chiede di improvvisare ed una foto gli fornisce una certa sicurezza, indispensabile visto che gli si chiede di uscire dalla loro zona di comfort. Inoltre, come dico sempre, più si copia più si impara, nell’arte funziona così. La foto che ho scelto io per il primo lavoro è di
zhengtao tang

REGOLE– Unica regola: concentrazione e lentezza. Non importa se non finiscono nell’ora o due, quello che conta è che lo facciano bene e lentamente. L’occhio deve “mappare” l’immagine quindi devono andare con molta calma e concentrarsi sui contorni e sui riempimenti. Aggiungere solo dopo pochi particolari ma buoni. Raccomandate sempre loro la lentezza e premiateli se lo fanno perché nel disegno ho notato che spesso tendono ad andar veloci e questo va a scapito ovviamente del risultato (che per loro è fondamentale anche per l’autostima). Ricordate loro che non possono cancellare quindi la lentezza è loro amica.

Ho fatto un breve, credo, video per illustrare il lavoro fatto. Sono andata ovviamente a velocizzare il processo di disegno per non annoiare. Spero troviate anche voi questi fogli e, se li fate usare in classe, sono curiosa di vederne i risultati, sempre che vogliate mandarmeli.

Potete trovare i fogli per scratch art, con stencil e bastoncini qui sotto

Al prossimo artefatto magico

la vostra

Maestra Imperfetta