Nel lungo periodo di malattia sono incappata, durante i tempi morti tra un interesse e l’altro, in alcuni post di maestre e altri indignatissimi per i testi di Tony Effe.
Non so chi sia, questo va detto, ma ho letto qualcosa. C’è chi ha fatto un discorso circa la comprensione degli artisti, i tempi che cambiano e, con essi, i gusti e chi invece ha urlato allo scandalo per i testi. Ammetto che ho sorriso a chi, forse ingenuamente, ha pure richiamato allo “schifo” e “morte dell’arte”, la decadenza della società etc etc citando la Banana di Cattelan dimostrando di non comprenderne il significato (che richiama alla “Merde d’Artiste”). Di per sé avevo archiviato il tutto nel cassetto degli argomenti da serata all you can eat con amici o quattro chiacchiere alla macchinetta del caffè, ma poi ieri un bambino di quinta mi tira fuori Tony Effe, proprio lui.
Tony effe, nome d’arte di Nicolò Rapisarda (classe 1991) ha fatto parte di un collettivo Trap per poi darsi alla carriera da solista. Cocina romana pesante quando parla (e canta), aria imbronciata, inquadrature sempre in movimento ora alla Wreking Ball della Cyrus, ora tra fanciulle belle da rivista con l’aria imbronciata quanto la sua e testi…ammetto non li ho letti. Ho letto in giro che vanno inneggiando alla violenza sulle donne e al trattare le donne come oggetti.
Uno di questi giorni, nella quinta, partendo dalla poesia di un russo data per le vacanze dalla supplente, siamo arrivati ai testi delle canzoni come poesie sonore ed ecco sbucare Tony Effe. Ho ammesso che non avevo letto i testi ma in giro si chiacchierava molto sui contenuti e loro, quasi a volermi proteggere, mi dicono “no maestra le parole sono brutte, violente, meglio se non le ascolti”. Non diciamogli che son cresciuta tra Sympathy for the Devil degli Stones e Highway to hell dei AC/DC. Ad un certo punto uno dei bambini se ne esce con “maestra, dicono tanto di Tony Effe ma non hanno ascoltato tutte le canzoni, alcune sono belle”
Io metto su una faccia curiosa e sorpresa chiedendo quale e lui mi risponde “Sesso e samba per esempio è bella e non parla di trattare le donne come oggetto”
Annuisco ma non commento. Ho ascoltato la canzone in questione e un poco mi vergognavo a dire che manco sapevo che fosse di questo Tony Effe pur essendoci scritto (ma dei tormentoni spesso non calcolo nemmeno l’autore). Ad ogni modo la mia mente è andata ai bimbi di prima che ho avuto nella precedente scuola che andavano matti per “Despacito”.

Ebbene si, ammetto che quando me lo dicevano mi veniva in mente questo pezzo di video e la mia espressione era…perplessa.
Mi sono ripetuta più volte che non avranno certo visto il video e poi vai a capire il testo, a sei anni poi, nemmeno lo vai a sentire, cogli giusto il sound.
La riflessione si è trascinata a casa, come ormai accade a tutte noi insegnanti. Parlandone con il mio compagno abbiamo concluso e concordato che in fondo anche noi adulti spesso sentiamo canzoni senza capirne o coglierne il testo. Senza andare sulle canzoni straniere che, a tradurle oggi vien quasi da ridere a pensare come erano state travisate da ragazzini (colpa dei video…video kill the radio star), ma andando su canzoni italiane basti pensare a Dolcenera di De Andrè o, sempre di De Andrè, la crudelissima e stupenda “La Ballata dell’Amore Cieco”, già più esplicita, ma di cui cogli la reale portata del testo in un secondo momento. La lista si estende anche ad altri cantautori, da Vasco a Baglioni fino ad altri che magari ora come ora non ricordo o non conosco bene a fondo.
Riprendiamo l’argomento con i bambini e loro ammettono senza esitazioni, quasi facendomi sentire più boomer di quanto già non mi senta di mio, che non ascoltano mai le parole, si concentrano sul suono. Alla fine, comunque la metti, il vero problema è che noi adulti dimentichiamo come eravamo da bambini e, nei nostri afflati pedagogici, sopravvalutiamo il superfluo e sottovalutiamo ciò che conta davvero: ascoltarli.
Alla prossima
La vostra
Maestra Imperfetta