Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro, opinionibus

Maestra ma tu pensi prima di parlare?

In questa settimana mi son capitati due eventi curiosi che, al solito, mi han fatto riflettere in quei minuti di silenzio a colazione e tra una lezione e l’altra.

Martedì, a lezione di inglese, una bambina molto chiacchierona e tendente a parlare sempre, anche sopra gli altri, e a commentare qualsiasi cosa tu dica, se ne esce nel mezzo della lezione con un candido “maestra ma tu prima di parlare pensi?”.

Mi fermo, la guardo, in altri frangenti e con adulti onestamente mi sarei anche potuta offendere ma ammetto non mi è passato per l’anticamera del cervello potesse essere inteso come insulto o provocazione. Ho chinato la testa di lato e chiesto cortesemente di spiegarmi cosa intendesse e perché quella domanda. La bambina mi ha risposto con candore “no perché parli sempre lentamente e non dici cose a caso”.

Vero, parlo lentamente e lo faccio apposta. Un tempo parlavo più velocemente nel gruppo di amici che frequentavo perché, quando raccontavo qualcosa, venivo puntualmente interrotta e quanto stavo dicendo finiva nel dimenticatoio. Col tempo ho imparato che non è necessario, se non ti vogliono ascoltare non lo fanno comunque, a qualsiasi velocità tu parli. Da lì ho imparato a parlare alla velocità che ritengo più opportuna per permettermi di ponderare e misurare quanto dico e non rischiare di ferire, magari involontariamente, la sensibilità di qualcuno. Ora con i bambini misuro la velocità in base alla ricettività della classe ed alla difficoltà dell’argomento trattato.

La bambina in questione mi ha sorriso e mi ha detto “sai maestra, io non penso mai quando parlo”. Me ne ero accorta ed il problema è che altri bambini tutti orgogliosi mi han detto che non pensano prima di parlare e questo mi preoccupa. Ho detto loro che è il caso che comincino a farlo perché le parole sono pietre: una volta lanciate non puoi riprendertele e quando colpiscono fanno molto male, quindi meglio misurarle e pensarle prima di farle uscire dalla bocca.

Acquarello fatto la mattina a colazione. Sketchbook Talens Artbook e stilografica Preppy.

Quando ne ho parlato con il mio compagno egli, ridendo, mi ha detto “potevi dirle quel detto arabo: parla solo quando pensi che ciò che hai da dire valga più del silenzio”. Non lo conoscevo, lo ammetto, ma mi sono resa conto che l’ho fatto mio e, nel tempo, ho imparato a parlare quando è d’obbligo riempire vuoti, ma senza dire mai troppo e quando invece tacere anche per ore perché il silenzio non fa paura ma è un momento condiviso e piacevole. Il problema reale è che in questa società rumorosa dove tutti hanno qualcosa da dire grazie anche ai social, il silenzio è un lusso che non tutti si concedono (anche se non costerebbe nulla economicamente), ma così facendo rischiano di levare il diritto al silenzio anche a chi lo desidera.

E così, riflettendo su questo detto arabo e sul proverbio “più bel silenzio non fu mai scritto” osservo il disegno fatto stamattina del vasetto di composta di limoni senza zuccheri aggiunti, compagno silenzioso delle mie colazioni che col suo gusto dolce e retrogusto amarognolo, mi ricorda che è tanto bello il silenzio, ma solo fin quando il weekend le colazioni sono in compagnia. Abbiamo bisogno sia del silenzio sia della parola ma passiamo tutta l’esistenza a cercare l’equilibrio tra le due.

E voi quanto ritenete di pensare prima di parlare?

A presto

la vostra

Maestra Imperfetta

Avatar di Sconosciuto

Autore:

Sono una giovane maestra (giovane come anni di insegnamento, non come età...ma è relativo). Insegno arte, musica, inglese e tecnologia, ma non posso escludere che in futuro non mi trovi ad insegnare altro. Ho trovato nella scuola dove insegno colleghi simpatici e collaborativi, un ambiente famigliare e attivo che continua a fornire stimoli culturali cui attingo a piene mani. La mia gratitudine è a loro ed a tutti gli insegnanti di qualsiasi ordine e grado che hanno contribuito e contribuiscono, senza saperlo, a rendermi quella che ritengo di essere oggi...una maestra consapevole.

Rispondi