Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus

Partenogenesi Professionale: Il Miracolo dell’Appropriazione

C’è un fenomeno curioso che accade nelle scuole, negli uffici, nei luoghi dove le persone dovrebbero collaborare. Lo chiamo “partenogenesi professionale“: la riproduzione di idee senza bisogno dell’originale genitore.


Funziona così: proponi un progetto. Qualcuno dice “non funzionerà” / “non è opportuno” / “ci sono criticità”. Tu e chi ci crede ci lavorate comunque durante le programmazioni e studiando bene i compromessi del caso. Il progetto prende forma. Funziona. È fattibile.
E poi, miracolo: davanti a chi conta, l’idea si è riprodotta. Ha trovato un nuovo genitore. Che curiosamente è proprio chi prima la osteggiava.
Benvenuti nel club di chi ha assistito al Miracolo.

Ma attenzione! L’appropriazione intellettuale ha una sua eleganza perversa. Richiede:


Tempismo sopraffino. Non puoi dire “era mia idea!” troppo presto – quando tutti dicevano che non avrebbe funzionato, non ci guadagni nulla. Devi aspettare il momento giusto: quando qualcuno più in alto dice “interessante, fattibile”. Quello è il momento. Lì scatta il miracolo della memoria selettiva.

Memoria a geometria variabile. Improvvisamente non ricordi più di aver detto “non è inclusivo” / “ci sono problemi” / “non sono convinta”. Ricordi solo che “avevi pensato a questa soluzione”. Il cervello umano è meraviglioso.


Assenza totale di vergogna. Questo è il superpotere fondamentale. Serve una disconnessione totale tra ciò che hai detto tre mesi fa e ciò che dici oggi davanti al dirigente. Una sorta di schizofrenia professionale funzionale (in tutti i sensi).

Ma ho osservato bene questo fenomeno e mi sembra di aver notato che dietro ogni appropriazione c’è sempre la stessa cosa: l’insicurezza travestita da sicurezza.
Chi si appropria del lavoro altrui lo fa perché è più facile raccogliere i frutti che coltivare l’albero. Ma c’è un problema: i frutti raccolti non insegnano nulla sulla coltivazione.
E così si crea un circolo vizioso:


Nel frattempo, chi ha davvero lavorato osserva in silenzio e prende nota. Non per vendetta, ma per lucidità: ora sa con chi può condividere e con chi deve proteggere il proprio lavoro.

Quello che chi si appropria non capisce è il costo relazionale che sta creando.
Quando ti appropri del lavoro di qualcuno:
– Uccidi la fiducia (quella vera, non quella delle riunioni di facciata)
– Insegni alle persone integre a non condividere più idee con te
– Crei un ambiente dove chi ha valori deve proteggersi invece di collaborare
– Perdi la possibilità di crescere davvero (perché crescita = vulnerabilità, ammettere di non sapere, chiedere aiuto)

Ma l’aspetto che mi inquieta maggiormente è: cosa stiamo insegnando?
Perché i bambini vedono. Vedono chi dice una cosa e ne fa un’altra. Vedono chi prende credito per il lavoro altrui. E imparano che apparentemente funziona.
Allora mi chiedo: quando poi ci lamentiamo che “i giovani non hanno più valori”, “non c’è più rispetto”, “tutto è apparenza”… da chi pensiamo lo possano avere imparato?

Ora, se permettete, vorrei dare alcuni consigli pratici per chi volesse intraprendere la carriera di Appropriatore Seriale (carriera potenzialmente proficua anche se non onesta):


1. Mai opporsi troppo violentemente all’inizio – lascia un margine di ambiguità. “Non sono convinta” funziona meglio di “È un’idea terribile”. Più facile fare retromarcia dopo.
Usa giustificazioni nobili quando ostacoli – “Ci sono criticità”, “Pensiamo ai bambini”. Poi quando ti appropri, usa le STESSE frasi. Coerenza è sopravvalutata.


2. Aspetta sempre che qualcuno più in alto approvi prima di dichiararti genitore dell’idea. I dirigenti sono come il sole: l’idea fiorisce quando loro la illuminano.

Scherzi a parte, quanto vissuto fino ad oggi mi ha fatto riflettere su cosa significa davvero integrità professionale.
L’integrità non è quando tutti ti guardano. È quando potresti appropriarti di qualcosa e nessuno se ne accorgerebbe, ma non lo fai. È dare credito anche quando non sei obbligata.
L’integrità è costosa. Costa visibilità, costa riconoscimento immediato, costa la tentazione di “vincere facile”.
Ma ha un vantaggio: ti fa dormire bene la notte meglio della melatonina o di qualsiasi farmaco. E ti fa guardare allo specchio senza dover distogliere lo sguardo.


Quando qualcun altro si è appropriato di un progetto, su cui si è lavorato in gruppo, davanti a chi conta, ho scelto di concentrarmi sui bisogni del bambino per cui tale progetto esisteva perché era l’obiettivo reale.
Ma ho anche scelto di ricordare.


In questi nove anni ho imparato che esistono due tipi di colleghi:


– Quelli con cui puoi costruire

– Quelli da cui devi proteggerti

E questa è informazione preziosa.

Cosa fare se ti succede?
Documenta. Email, verbali, messaggi. Non per guerra futura, ma per chiarezza.


– Metti confini. Con chi si è dimostrato inaffidabile, condividi meno. Non è cattiveria, è protezione.
– Continua a lavorare bene. Per i bambini, per te stesso/a, per i colleghi che meritano fiducia. Non lasciare che l’ipocrisia altrui ti tolga la gioia del tuo lavoro.
– Scegli con chi collaborare. Non tutti meritano le tue idee, il tuo tempo, la tua creatività.


E soprattutto: non trasformarti in quello che critichi. La tentazione di “giocare al loro gioco” è forte. Resisti. Perché la differenza tra te e chi si appropria non è l’intelligenza o la competenza.
È l’integrità. E quella non è negoziabile.

Ora veniamo a te, che mi stai leggendo! Se hai letto fin qua, quando è stata l’ultima volta che hai dato credito a qualcuno che non dovevi?

E quando è stata l’ultima volta che hai “dimenticato” di darlo?

Se dovessi spiegare a un bambino cosa significa integrità professionale, cosa diresti?

Forse è ora di smettere di considerare l’onestà intellettuale come un optional poetico, e iniziare a vederla per quello che è: la base minima per una collaborazione vera.
Non chiedo catarsi collettiva. Chiedo pensiero critico.
Anche solo per cinque minuti.


Con affetto caustico,


Una Maestra Imperfetta ma onesta

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Autore:

Sono una giovane maestra (giovane come anni di insegnamento, non come età...ma è relativo). Insegno arte, musica, inglese e tecnologia, ma non posso escludere che in futuro non mi trovi ad insegnare altro. Ho trovato nella scuola dove insegno colleghi simpatici e collaborativi, un ambiente famigliare e attivo che continua a fornire stimoli culturali cui attingo a piene mani. La mia gratitudine è a loro ed a tutti gli insegnanti di qualsiasi ordine e grado che hanno contribuito e contribuiscono, senza saperlo, a rendermi quella che ritengo di essere oggi...una maestra consapevole.

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