Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro

Lezioni di economia

I bambini non hanno senso del valore del denaro e non c’è da stupirsene, stanno crescendo e sta a noi insegnargli determinate cose, anche il valore del denaro. Non si tratta di mera matematica in questo caso, ma di qualcosa di più impalpabile che potrebbe aiutarli in futuro. Apprendere il valore del denaro implica apprendere che ogni cosa ha un valore (non necessariamente economico). Veniamo al dunque.

Alcuni consigli per imparare assieme il valore delle cose.

IL PIATTO PREFERITO

Tutti hanno un piatto preferito! Facciamo una bella indagine di classe stabilendo una classifica dei tre piatti preferiti (o anche uno solo o due, come volete voi). Cerchiamo poi assieme con la LIM o con i pc la ricetta e scriviamo gli ingredienti sul quaderno.

Ora possiamo scegliere se dargli come compito di segnarsi il costo degli ingredienti quando fanno la spesa con la mamma oppure cercare nei volantini del supermercato, o magari cercare sul sito di qualche supermercato in zona e confrontare i prezzi con altri supermercati.

Una volta segnati i costi degli ingredienti possiamo segnarci quello che ci rimane degli ingredienti e se possiamo farne un’altra ricetta, o magari aumentare le persone cui è destinata la ricetta.

Possiamo sbizzarrirci facendogli fare divisioni o moltiplicazioni per vedere quanto costerebbe fare quella ricetta per tutta la classe o vedere quanto costerebbe farla per un singolo e confrontarla col menù di qualche ristorante, e vedere anche quanto è il rincaro.

ORGANIZZARE UNA FESTA

Attività molto diffusa e comune, ho visto che è stata utilizzata anche in alcuni libri, ma non so quanto sia applicabile. Previa autorizzazione del/la DS e accordo con i genitori (se intendiamo farlo poi davvero)…procediamo

  1. stabiliamo cosa serve per una festa (patatine, piattini, merendine, forchette etc).
  2. osserviamo quanto possono costare queste cose e facciamo i vari confronti tra diversi supermercati della zona.
  3. Facciamo un bel totale e dividiamo per venti. Lo scopo è organizzare una bella festa di classe cercando di far spendere meno possibile le famiglie.
  4. Procediamo a raccogliere e comprare il necessario per poi divertirci assieme.
  1. IL BUDGET

Abbiamo il problema, non trascurabile, del materiale che manca sempre. I bambini consumano sempre materiale a volte senza badare a trattarlo a dovere. I bambini che avevo prima hanno “sprecato” almeno tre scatole di pennarelli usandoli certo, ma senza poi mettere il tappo, così si sono asciugati e sono diventati inutilizzabili in men che non si dica. Non è valso nemmeno spiegare loro che era a causa della distrazione e incuria che non avevano più pennarelli per la ricreazione.

Ebbene, una buona idea potrebbe essere, stabilito il budget per il materiale assieme ai genitori, o magari fornito dalla scuola stessa, fare un’ipotesi di spesa assieme a loro, guidandoli ovviamente su quello che realmente occorre per lavorare in classe.

IL RISTORANTE

La cosa che mi ha sempre divertito è giocare con i videogiochi gestionali. Io qui propongo il ristorante.

Facciamo un menù assieme a loro

troviamo le ricette online

scriviamoci il materiale che serve per le ricette calcolando che abbiamo tot coperti.

Ovviamente dobbiamo considerare anche gli stipendi del personale e quanto personale vogliamo (togliamo il discorso tasse, possiamo introdurlo poi, per ora deve essere semplice).

Sono tutti calcoli matematici, se presentati come un gioco possono essere persino divertenti.

Come per il ristorante si può ambientare il gioco anche in altro, zoo per esempio, così si integra con scienze, oppure in una fattoria e magari in inglese, ed ecco che diventa attività trasversale. La creatività non manca ed ammetto che il gioco della Fattoria mi ha fruttato anche un bel voto alto al concorso docenti.

Queste sono solo bozze di idee, non escludo in un futuro di non buttarvi giù qualcosa in merito, così da farvi anche del materiale scaricabile e stampabile, ma per ora lascio alla vostra creatività l’organizzazione e il coinvolgimento dei vostri alunni anche nella realizzazione di tabelloni, carte da gioco o semplicemente disegni che accompagnano il menù.

Come sempre spero di esservi stata utile in qualche modo

a presto, la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus

I bambini non ti temono, maestra

Capita talvolta di chiacchierare allegramente con una mamma, specialmente quando, come me, le si percepisce con la sincera solidarietà femminile di chi comprende bene le difficoltà altrui. Parlando e scherzando sulla coda di paglia dei bambini, e di quello che dicono o non dicono a casa riguardo ciò che accade a scuola, è venuto fuori il fatidico

“no maestra, te non ti temono, o almeno nessuno ha mai raccontato che li hai sgridati”

Ammetto che è stato un fulmine a ciel sereno, non credevo proprio, e non sapevo se la cosa dovesse mettere in discussione la mia autorevolezza oppure no. Non mi è passato per l’anticamera del cervello di offendermi, anzi, mi sono sentita invece rassicurata da questa affermazione, ma la domanda che mi sono posta è

i genitori fanno l’equazione insegnante temuto=insegnante bravo?

Anche se la risposta dovesse essere affermativa, e questo non cambierebbe di una virgola la mia granitica convinzione che non devono temermi, questo spinge ad una riflessione approfondita su quella che è la figura dell’insegnante nella percezione comune (togliamo polemiche come tre mesi di ferie e cose così, concentriamoci sull’immagine del docente in classe).

Siamo partiti dall’istitutore/istitutrice severa, docenti che davano bacchettate sulle mani, punizioni corporali e non sorridevano manco a pagarli, passando per il maestro del romanzo Cuore, insegnante tutto sommato comprensivo nella sua severità, che mi ricordava un poco il mio maestro. Siamo passati dalla Montessori, i cui principi sono degenerati in eccessi discutibili, passando per l’educazione danese e via dicendo, ma tant’è nella mente dei genitori di oggi, se pure giustamente contrari alle pene corporali ed alle umiliazioni, l’insegnante temuto è quello rispettabile, bravo, capace. Insomma, nella schizofrenica incapacità di decidere cosa si vuole dalla scuola, non si capisce nemmeno cosa si vuol chiedere al docente.

La domanda che mi pongo dunque è “come ci vedono i genitori?”

Molti colleghi non danno peso forse a questa domanda, e probabilmente fanno anche bene, ma nella mia visione della scuola noi non istruiamo semplicemente, non educhiamo solamente, noi offriamo un servizio e, come tale, abbiamo bisogno di feedback a riguardo per comprendere cosa e come migliorare tale servizio.

Come ci vedono i genitori è interessante per comprendere quale messaggio passa, come cambia la società attorno a noi, come cambia il sentire comune e la percezione della scuola stessa come Istituzione e, cosa non da poco, come cambia la concezione dell’istruzione. Ovviamente van fatti i dovuti distinguo, contestualizzare, comprendere cosa c’è dietro questa o quella lamentela, ma va fatta anche autoanalisi. Nessuno è perfetto, non lo sono loro e non lo siamo noi.

Parlando con mia sorella, utilissima quando si parla di scuola e maestre data la differenza tra la scuola dove lavoro io e quella dove vanno le nipotine, è venuto fuori che il “temere” la maestra non è sempre percepito come positivo, anzi. Ma mia sorella ha un altro carattere e un altro background.

“Ma i bambini se non mi temono mi mettono i piedi in testa”

Colleghi e genitori potrebbero effettivamente contestarmi questo, e qui non so onestamente come rispondere se non con la breve esperienza personale. Ogni insegnante, da che ho visto, ha un suo stile comunicativo personale. C’è chi urla, ma tanto i bambini capiscono che non fa sul serio, c’è chi parla piano e i bimbi son terrorizzati perché se si perdono una parola son cavoli amari. Funzionano entrambi i modi da che ho visto. Alla fine l’essere temuti o meno dipende solo da noi, se lo vogliamo o no. Con alcuni bambini funziona, con altri no.

Insomma non c’è una regola che valga per tutti. Forse alcuni bambini hanno bisogno di temere la maestra per rigar dritto, ad altri invece serve amarla, o anche solo simpatizzare. Io rimango nella sacrosanta convinzione che preferisco qualche rimprovero in più ma che non mi temano, perché desidero che si fidino di me al punto da raccontarmi tutto apertamente, senza paura, solo così posso aiutarli a crescere.

Il mio modello è stato mia Zia, e lei non è mai stata temuta da me, ma la amavo così tanto che pendevo dalle sue labbra e facevo tutto ciò che mi diceva senza batter ciglio.

E voi? che insegnanti/genitori/educatori siete? Volete essere temuti o no?

Alla prossima, spero con un tutorial, la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: diario di una maestra, Fai da te del maestro, Strumenti google per docenti

LIBROGAME- i libri…da giocare

Quando ero bambina leggevo veramente di tutto, e credo di aver letto quasi tutta la letteratura classica per bimbi, o considerata tale almeno. Alle medie (ai miei tempi si chiamavano così) ho scoperto…rullo di tamburi…i librogame!!!

No, non è la mia libreria, ma rende l’idea di quanti ne sono stati pubblicati

Il Librogame, per chi non lo sapesse, è un libro da giocare. Serve solo il libro e un paio di dadi da sei facce (ne esistono anche da 4, da venti, ma per questo servono da 6). Sono organizzati in paragrafi più o meno brevi che si concludono con un paio di scelte minimo. A seconda della scelta che fai (o dei dadi che ti chiede di tirare), vai a questo o quell’altro paragrafo e la storia evolve diversamente. Ricordo con molto piacere gli enigmi e altro che ti chiedeva, e ricordo che ci passavo ore, estati intere, credo di averne ancora qualcuno.

Oggigiorno molti videogiochi hanno adottato questo sistema, con la storia che evolve a seconda della scelta che fai e il finale può cambiare in base proprio alle scelte compiute durante il gioco. Quello che rendeva speciali i libri però era che potevi rileggerli anche tre o quattro volte e non annoiavano mai. Ma qual è il segreto di tali libri? Semplicissimo, offrono un’esperienza immersiva anche a chi non riesce ad immedesimarsi nei romanzi.

titolo di un videogioco, ora anche librogame, ma decisamente non per bambini. Lo consiglio vivamente ad adulti e ragazzi delle superiori.

Un’idea ci viene proprio dal film “La Storia infinita”, dove il ragazzino, che già comunque legge molto, si trova a fare la differenza all’interno di un libro poiché il co protagonista è proprio lui. Nel librogame il protagonista è il lettore, e questo rende accattivante il prodotto.

Dopo qualche mese che ci rimuginavo sopra, mi sono posta la domanda…ma se facessimo un librogame con i bambini, per i bambini?

Si può fare anche semplicemente in word o google documents, ma diventa poi una rottura l’impaginazione, cercavo invece qualcosa che permettesse di scrivere e poi far impaginare in automatico dal programma…e l’ho trovato!

Per coloro che sono interessati pertanto segnalo, da scaricare, Librogame Creator 3.

Questo programmino non occupa tanto spazio nel pc, è velocissimo da installare e, se non lo si vuole installare, si può scaricare in versione “portable”.

Permette di creare in automatico i paragrafi cui rimandare per poi rimescolarli in automatico e ti illustra anche la “mappa” dei collegamenti per tenere sotto controllo la storia. Lo trovo decisamente molto comodo.

Un librogame calibrato su bambini di 9 anni per insegnare loro un metodo di ricerca e distinzione delle fake news dalle fonti attendibili.

Un altro modo per farli divertire leggendo sono le “avventure testuali“.

“Le avventure testuali (in inglese interactive fiction) sono programmi per computer che simulano un ambiente nel quale i giocatori usano comandi testuali per istruire il personaggio della storia a interagire con l’ambiente in cui si trova. Le avventure testuali possono essere interpretate sia come un lavoro letterario che come un videogioco. ” (cit. Wikipedia)

Erano in voga negli anni 80. Ma mentre i librogame, che altro non sono che racconti a bivi, affondano le loro radici negli anni 40, e vedono tra i vari autori che vi si sono cimentati anche Raymond Queneau le avventure testuali si affacciano nelle menti dell’uomo nel 1975.

Possiamo parlare di librogame se è cartaceo (o digitale ma per e-reader) e di avventura testuale se il suo funzionamento è improntato come videogioco e interamente fattibile su pc, tablet e smartphone.

Potete creare anche voi un’avventura testuale personalizzata e calibrata sui vostri alunni con google moduli per esempio, dove c’è la possibilità di inserire immagini e video che possano aiutare o semplicemente attirare l’attenzione.

Sia per il librogame, sia per l’avventura testuale su google moduli, occorre comunque un poco di coding, tuttavia potrebbe risultare divertente fare coding con la classe per studiare un’avventura testuale assieme.

Alla fine per fare l’avventura serve una mappa da cui si parte per poi fare diversi collegamenti a seconda delle risposte. Ne uscirà un diagramma che ben farà capire ai bambini, divertendosi, che a data risposta ci sono date conseguenze. Come fare? Ve lo spiegherò nel prossimo articolo.

Al prossimo articolo

Maestra imperfetta

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Maestra, hai sbagliato

E parte l’embolo…in realtà non troppo. Sono una maestra e un essere umano, quindi fallibile, e può sfuggire qualcosa, è normale. Quando però è un bambino, tuo alunno, a farlo notare…brucia un poco e credo sia anche questo normale. In realtà, dopo l’iniziale effetto unghie sulla lavagna, dovuto forse ad un mio perfezionismo sciocco, ho riflettuto.

Prima cosa ho risposto al bambino, tramite classroom, che lo ringraziavo ma quando si segnala che c’è un errore bisogna anche indicare dove si trova l’errore e in cosa consiste altrimenti non si concede l’opportunità di correggersi. Devo ammettere che il bambino è stato pronto nel ringraziare e indicarmi dove era l’errore. Aveva ragione.

La ragione dell’alunno non mi ha colpita, ero contenta invece che l’avesse perché vuol dire, ad un’attenta analisi, che qualcosa gli ho insegnato altrimenti non se ne sarebbe accorto. Sono andata a vedere il programma, si trattava di un esercizio fatto con “learning apps” ed ho spulciato nella programmazione dello stesso scoprendo che era una spunta di troppo ad aver generato l’errore.

Ciò su cui tuttavia mi fermo a riflettere è l’iniziale fastidio provato, di cui mi vergogno onestamente. Tutti noi proviamo fastidio quando ci viene appuntato un errore, quando l’altro non condivide le nostre idee e così via, ed è naturale e umano, dobbiamo farci i conti. Quello che importa è l’entità di tale fastidio e il controllo su questa sensazione.

Quanto realmente mi infastidisce che l’altro non sia d’accordo con me? Potrei dire personalmente che dipende dall’argomento. Politicamente, religiosamente, socialmente etc non mi infastidisce nella misura in cui l’interlocutore non cerca di imporsi, di umiliarmi o di prevaricare.

Se un alunno mi segnala un errore in qualcosa che ho fatto, quanto posso infastidirmi? Il fastidio è endemico, normale e ragionevole, tanto più quando è un bambino che, nell’immaginario comune, dovrebbe solo imparare e non insegnare, tuttavia ritengo sia giusto e doveroso compensare il pargolo per l’attenzione. Insegniamo a noi stessi ed ai bambini a dominare il fastidio, ad argomentare e riconoscere i meriti altrui e avremo forse una società che comunica con maggiore civiltà. Possiamo farlo prima di tutto attraverso l’esempio, come in tutte le cose.

Ricordiamoci che come noi valutiamo loro, anche loro hanno diritto a valutare noi e lo fanno, senza dir nulla o lanciando messaggi più o meno velati. Quando correggiamo i loro errori ricordiamo che pure noi possiamo commetterne, pertanto l’errore diventi spunto di riflessione anziché segnarlo e riferire la risposta corretta. Ricordiamo che anche noi abbiamo imparato sbagliando, ma quanto eravamo felici quando il/la maestro/a ci gratificava anche solo con un sorriso e un complimento?

Quando sbagliamo, e può succedere visto che siamo umani, fermiamoci, riflettiamo, accantoniamo il fastidio per fare una seria ed approfondita riflessione su noi stessi e sui bambini che stiamo crescendo, non può che uscirne un percorso di crescita personale che innesta un circolo virtuoso perché non c’è niente di più gratificante per un alunno di sentirsi dire “bravo, hai scoperto da solo un errore, vuol dire che hai imparato”, lo spingerà a fare solo meglio.

E voi? Cosa ne pensate?

Maestra Imperfetta

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5 Ottobre Giornata Mondiale dell’Insegnante

Sarà perché sono sotto i fumi di un rimbecillimento da raffreddore potente (con qualche lineetta di febbre), sarà che son due giorni che non dormo, sarà che è da ieri che facciamo riunioni perché i tempi della scuola, almeno di quella dove lavoro attualmente, sono a dir poco frenetici, oggi articolo extra.

Dopo qualche vicissitudine personale privata dovuta a disservizi del Sistema Sanitario locale, e vicissitudini dovute a tempistiche assurde nella consegna dei PEI che chiedono in una settimana di fare 12 pagine per bambino di roba nuova e articolatissima…mi collego e …GIORNATA MONDIALE DEGLI INSEGNANTI!

Ammetto l’istinto è stato quello di ridere amaramente, ironicamente, sarcastica se vogliamo. Mi sono un tantino presa in giro, lo ammetto.

Per politica personale ho sempre pensato che la giornata di questa o quella cosa sia un poco ipocrita. Per non dimenticare per esempio…non serve un giorno, non bisogna dimenticare mai. O la giornata mondiale dell’alimentazione…abbiamo bisogno di un giorno per ricordarci che mangiare bene è utile per la salute? Stessa cosa per tutte le altre giornate. Se da un lato possono essere utili come memento per determinati argomenti, dall’altro hanno, almeno nella mia bocca, il retrogusto amaro dell’ipocrisia.

Sia chiaro, è una mia opinione pertanto non mi sognerei mai di imporla o di spacciarla per verità assoluta, ma sono aperta al dialogo ed al confronto.

Torniamo però alla giornata mondiale dell’insegnante e, mettendo da parte una certa caustica ironia che talvolta mi contraddistingue, andiamo a vedere che cosa scrive wikipedia in merito.

“La giornata mondiale degli insegnanti (conosciuta anche come “giornata internazionale degli insegnanti“) si tiene ogni anno il 5 ottobre dal 1994, commemorando le organizzazioni di insegnanti in tutto il mondo. Il suo obiettivo è quello di mobilitare il sostegno agli insegnanti e di garantire che i bisogni delle future generazioni continuino ad essere soddisfatte dai docenti.”

Si potrebbero aprire capitoli su queste affermazioni ma mi limiterò a dire che no, il sostegno non c’è. Non è per me personalmente una questione di aumenti di stipendio, casomai preferirei un adeguamento all’inflazione ed al costo della vita nella zona in cui vivo, ma di sostegno vero e proprio con forniture di materiale didattico, stampanti, toner e cartucce, LIM etc . Sostenetemi così senza che debba comprarmi io ste cose che mi servono per lavorare. Ma mi basterebbe anche solo avere tutti i bimbi con libri e quaderni e materiale richiesto quando lo chiedo, sono una maestra semplice.

“Nel 2020, la Giornata mondiale degli insegnanti ha onorato i docenti con il tema “Insegnanti: guidare nelle situazioni di crisi, reinventare il futuro“”

E qui possiamo aprire un altro interessante capitolo. La DaD! Se chi mi legge è un genitore o una qualsiasi persona all’esterno del mondo della scuola deve prestare attenzione e conoscere quanto accaduto dal punto di vista di un docente, nel mio caso di primaria, per capire davvero. Primi giorni di lock down, tanti dubbi, sarebbe continuato? Avremmo riaperto? E i bambini? Si abbiamo pensato a loro! Nel dubbio abbiamo dato qualche ripasso da fare.

Primo prolungamento del lock down, il dubbio stava divenendo certezza e alcuni docenti hanno pensato che bisognasse far qualcosa per non far perdere tempo prezioso ai bambini, così, in accordo con le rappresentanti di classe, si è messo su un progetto, un’organizzazione degli orari, non sapendo nemmeno quanto potevamo chiedere. Alcune famiglie non hanno nemmeno potuto permettersi il collegamento per problemi economici.

Nessun aiuto, nessuna assistenza, nessuna direttiva, ma ci siamo organizzati, chi con skype, chi con la GSuite, insomma si è cercato di fare quello che si poteva muovendosi in un tunnel completamente buio, senza vedere al di là del proprio naso, a volte manco il naso, e senza sapere quanto era largo e lungo, se aveva delle curve o no. Eroi? No! Missione?No! Responsabilità? Si! Il senso di responsabilità ci ha mossi. E ci siamo dovuti reinventare, reinventare i modi, i tempi, le metodologie. Non è stato facile! Ribadisco, non avevamo indicazioni ma avevamo tantissimi detrattori che dall’alto della loro estraneità al mondo scolastico dicevano solo “La DaD non è questo”…ma nessuno ci diceva cosa fosse.

“A un anno e mezzo dall’inizio della pandemia di COVID-19, la Giornata mondiale degli insegnanti 2021 sottolineerà il supporto che deve essere fornito agli insegnanti per partecipare pienamente al processo di recupero. Il tema scelto è “Insegnanti al centro del recupero dell’istruzione”“

Non contenta sono andata a vedere sul sito dell’UNESCO trovando una graziosa lettera, messaggio del Direttore Generale dell’UNESCO Irina Bokova in occasione della Giornata degli insegnanti.

“in tutto il mondo, troppi insegnanti non hanno la libertà e il sostegno di cui hanno bisogno per svolgere il proprio lavoro, che è di vitale importanza. È per questo che il tema della Giornata Mondiale degli Insegnanti di quest’anno – “Teaching in Freedom, Empowering Teachers” – ribadisce il valore degli insegnanti e riconosce le sfide che molti incontrano nel corso della loro vita professionale in tutto il mondo.”

Libertà di insegnamento deve essere accompagnata ad adeguata preparazione e meno scartoffie possibilmente. La burocrazia purtroppo uccide tale libertà, o se non la uccide, quanto meno la mutila.

“A tutti i livelli di istruzione, la pressione politica e gli interessi commerciali possono porre dei freni alla capacità degli educatori di insegnare in libertà. Gli insegnanti che vivono e che lavorano in paesi e comunità colpiti da conflitti e instabilità affrontano spesso sfide maggiori, tra cui aumento dell’intolleranza, discriminazione e restrizioni sulla ricerca e sull’insegnamento.”

Ed ecco la mina che mi aspettavo, il pugno allo stomaco che ti fa comprendere che ci lamentiamo tanto, a ragione, ma c’è chi sta peggio e dovremmo tutto sommato pensare anche a loro quando ci lamentiamo troppo. A tal proposito suggerisco la lettura di un libro, a mio parere bellissimo, sul diritto allo studio e su di un’insegnante, universitaria, che ha vissuto un periodo durissimo, ma continuando la sua istruzione alle donne in segreto, sfidando le leggi talebane: “Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi. Quando ho letto questo libro, quando leggo della situazione dell’istruzione per le bambine in taluni paesi mi domando seriamente cosa farei io se fossi al posto di quegli insegnanti. Non ho una risposta. In certe situazioni bisogna trovarcisi per poter dire con certezza cosa si farebbe, e per fortuna non mi ci trovo.

“Significa fornire agli insegnanti formazione e sviluppo. Significa aumentare il numero di insegnanti di qualità, soprattutto in quei paesi con un elevato numero di insegnanti impreparati.“

Altro tasto dolente, e qui rischio di farmi nemici e perdere follower, ma per onestà intellettuale e correttezza devo riconoscere che ci sono insegnanti impreparati, ed il guaio è che non sono esclusivamente in una categoria. Ci sono precari preparatissimi e ci sono precari impreparati, ma la stessa cosa vale, purtroppo, anche per gli insegnanti di ruolo. Più corsi di formazione? Basterebbe meno corsi di formazione ma più mirati e meno pieni di aria fritta, accessibili gratuitamente anche ai precari fin quando lavorano in una scuola, più concorsi selettivi, più programmi di recupero intra scolastico per i bambini che arrivano senza parlare né leggere la nostra lingua, ma sbattuti in classe in nome dell’inclusione (che tale non è perché hanno difficoltà a capire i compagni). Volete aiutarci? Cominciate dalle piccole cose. Meno critiche, meno belle parole e maggiori aiuti concreti.

Una maestra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Covid 19 - DaD, opinionibus

Anno scolastico 2020/21…finito

9 Giugno 2021…fine di questo anno scolastico che, a dirla tutta, peggio non poteva andare. Le nuove disposizioni anti covid hanno appesantito notevolmente l’atmosfera tra le mura scolastiche obbligando a dire molti “no” e rimproverando di nuove mancanze i bimbi.

Non sono contraria al rimbrotto, al rimprovero, sono parte dell’educazione come le punizioni, purché realmente commisurate all’entità del “danno”.

Ho sempre avuto cani delle praterie, e vi starete chiedendo cosa c’entra, ebbene entra nel discorso perché per educandoli mi trovo ad applicare regole che, spesso, mi sono sembrate molto valide ed analoghe a quelle che si applicano, o si dovrebbero applicare, per i bimbi.

Va da sè che le pene corporali non si usano e le mani addosso non si mettono mai, ma la regola aurea, almeno per me, è la coerenza.

Coerenza significa sgridarli e punirli per gli stessi errori, o analoghi, senza farsi trasportare dal momento no, dalle difficoltà personali o dall’umore pessimo della giornata. Coerenza è che un no rimane un no, senza eccezioni.

Se prima dico no e poi, per la medesima cosa, dico si…vuoi per stanchezza, perché ho la testa altrove o altro, i bambini mi percepiscono come inaffidabile e non mi rispetteranno

Secondo elemento fondamentale che ho osservato essere necessario è la chiarezza. Cammina a braccetto con la coerenza e consiste nello spiegare l’errore. Ti punisco è vero, ma ti spiego dove hai sbagliato e perché quell’atteggiamento è considerato errato. I bambini stanno crescendo, come i cuccioli non sanno dosare energie, forza, voce e imparano per tentativi ed errori. Coerenza e chiarezza li aiutano in questo, anche se saranno recidivi. Qui entra in gioco un altro elemento fondamentale che è la Pazienza.

Così come per gli animali, anche per i bimbi ce ne vuole una bella dose. Ovviamente nessun bambino è immune alla recidiva. I comportamenti recidivanti tuttavia ritengo appartengano sempre all’indole naturale del “cucciolo”. Provo e riprovo perché non si sa mai che incappo nell’eccezione. Per questo Coerenza e Pazienza sono fondamentali. Ripetiamo le stesse cose dieci volte in cinque minuti, ebbene…dobbiamo pazientare e ripetere in continuazione perché loro aspettano solo un cedimento. Ci mettono alla prova, ovviamente, perché devono capire anche loro come funziona il mondo.

A questo punto subentra a mio parere l‘empatia! Fondamentale quando si ha a che fare con ogni forma di vita, animale e umana, l’empatia ci permette di avvicinarci al loro punto di vista ed ottenere molto più riducendo lo stress anche per noi (si badi bene, ridurre non è eliminare). Quando qualcuno dei miei la fa grossa non ammetterà certo l’errore, perché quello di cui si ha più paura è la rabbia, la delusione nell’altro di cui si ha fiducia. Attenzione massima alle parole che si usano! I bambini interiorizzano molto e noi stessi in fondo lo facciamo, quindi niente parole offensive, d’altronde ci offenderemmo noi per primi. Se sta per scappare magari fermiamoci e pensiamo a cosa proveremmo. Sarebbe meraviglioso se usassimo l’empatia anche tra adulti, ma spesso si entra in quel circolo vizioso per cui si vuol dare per scontato che l’altro adulto capisca e sappia cosa ci passa per la testa, dimenticando che nessuno legge nel pensiero.

Sono da pochi anni maestra, lo so, ma ho appurato che paga di più dire un “guardate che non mi arrabbio, basta mi diciate la verità, la punizione arriverà comunque ma non sarò arrabbiata”. Nell’arco di un’oretta al massimo vengono a confessare e saltano fuori i colpevoli, pur beccandosi la punizione, ma fa più male la rabbia che la punizione in sè.

Ultima cosa, ma non meno importante, correlata alla reazione emotiva dell’adulto alla marachella è appunto la punizione. Per punizione io intendo qualcosa di misurato e calibrato. In ogni caso van sempre avvisati prima del tempo e delle regole di gestione del tempo di punizione.

Stai correndo in classe durante la ricreazione? Ti siedi per un tot di minuti (di solito io avviso e metto il timer per fargli vedere che non è discrezionale)

Stai urlando in palestra durante un gioco? Ti siedi in panchina per un minuto, se poi parli mentre sei seduto o inciti i compagni alzando la voce allungo il tempo di 30 secondi alla volta. Sanno regolarsi.

Ti sei fatto gli affari tuoi a lezione? Passi la ricreazione a finire quello che a lezione non hai fatto.

Le punizioni vanno sempre accompagnate da spiegazione e da illustrazione chiara delle regole in modo che possano gestirsi, e mai dare punizioni senza spiegare loro il motivo.

Le punizioni NON devono essere umilianti. Ovviamente si pensa che questo sia impossibile, ma se si mette in mezzo l’empatia si può anche capire cosa può essere umiliante e cosa no. Se durante arte si sporcano di certo non vado a punirli, d’altronde è più che comprensibile. Insomma sta all’insegnante stabilire la punizione, ma ricordare sempre che essa deve arrivare puntuale, coerente, ben chiara e non vessatoria nè umiliante.

Queste sono le mie regole ovviamente, sono più che opinabili e a volte anche io ho faticato ad attenermici, vuoi per momenti particolarmente difficili nella mia vita privata, vuoi per momenti particolarmente difficili sul lavoro (l’ho detto che non è stato un anno facile). Come tutte le regole personali non ho pretesa siano la bibbia, sono frutto della mia esperienza da figlia, da alunna, da nipote e poi maestra.

Per me insomma le parole chiave per gestire la classe sono :

Coerenza

Chiarezza

Empatia

Pazienza

Ironia

Attenzione ad usare l’ironia, non deve essere mai volta ad umiliare ma sempre chiaramente intesa a scherzare assieme ed insegnare a scherzare su di sè. Io uso tanto l’ironia, ma prima di tutto la rivolgo a me stessa come esempio per loro, per far capire che bisogna scherzare su di sè ma c’è modo e modo di scherzare. Su quest’ultimo concetto si può aprire un dibattito, ma lo rimando ad altra occasione .

Per ora è tutto, il sunto di un annata un tantino pessima, ma è finita.

Ora mi metto forse in pausa per questi mesi…forse…per preparare giochini e attività che pubblicherò qui sul blog.

A presto la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Covid 19 - DaD, opinionibus

COVID-19 e scuole- Didattica a Distanza

Buongiorno
Se sei capitato/a qui…scappa finché sei in tempo!
Se proprio ti senti coraggioso/a continua…ma non ti ho obbligato io.

In queste settimane abbiamo assistito all’arrivo del Coronavirus e la sua diffusione, agli effetti di un’informazione non corretta agli effetti del panico. Abbiamo assistito a fenomeni di isteria di massa che confermano quello che un sociologo diceva “la massa è ignorante”. Potremmo sviscerare l’argomento tirando fuori luoghi comuni, atteggiamenti differenti e quanto altro ma quello che preme ora è capire COME FARE DIDATTICA A DISTANZA.
Lungi da me il voler insegnare qualcosa a chi è più esperto di me, mi limito a segnalare alcune delle soluzioni proposte (alcune osservate ed usate) dalla scuola, dal MIUR, da INDIRE e da colleghi.

Prima cosa occorre informarsi bene, ascoltare chi ha già adottato queste metodologie ed informarsi sull’aspetto privacy.
Interessante a proposito è il ciclo di webinar promossi dall’Indire, ascoltabili in diretta o in differita.

Il Miur invece offre in una pagina tutti gli strumenti necessari alla didattic a distanza, dalla Gsuite a Microsoft, materiali offerti dalla RAI, dalla treccani e materiali, metodologie….

Specifico per l’Inglese ecco il British Council, con giochini interattivi già fatti. Utilissimo per farli ripassare in modo divertente. Avviso che i giochi sono in inglese ma non dubito che i nostri pargoli impareranno a capire cosa gli si chiede (anche solo per tentativi ed errori, che è il modo con cui si impara)

Questi sono solo alcuni degli strumenti disponibili per la didattica. Ovviamente io mi occupo principalmente della didattica per i bambini delle primarie, ma Learningapps offre esercizi e giochi anche per le secondarie. 
Altri modi per far didattica a distanza li offrono i software per registrare lezioni da caricare poi dove si vuole. Tra questi 

screencast-o-matic

Obs studio

Per chi invece vuole imparare ad usare questi strumenti perchè non si sentono competenti a sufficienza oppure desiderano approfondire, segnalo il webinar gratuito “Crea i tuoi video didattici” di Aretè formazione, decisamente utile ed a prova di chi non sa nemmeno accendere un pc. Due ore di corso con attestato, riconosciuto dal MIUR che apriranno un mondo di possibilità.

Crea i tuoi video didattici

Sperando di aver contribuito in qualche modo al disorientamento generale in tutti noi, invito caldamente a seguire le indicazioni degli esperti, evitare il panico, non farsi prendere da romanticismi fuori luogo e pericolosi per la salute pubblica e rimanere quindi a casa, evitando affollamenti e muovendosi giusto per motivi strettamente indispensabili. Questo è il momento di fare per i nostri bambini, quindi rimbocchiamoci le maniche!
Maestra Imperfetta

Pubblicato in: insegnarte

InsegnArte: I Girasoli

Ci siamo…e le cornicette no! 

E il disegno libero….suvvia non sempre o diventa noioso pure quello! Tu, giovane maestra senza esperienza, o con esperienza ma insegnare arte non è proprio bello, non sai che pesci pigliare e le guide, diciamolo, offrono soluzioni si ma dispendiose. 

Sospiri, guardi uno dei tanti libri o tutorial o robetta su pinterest che ti possa ispirare…niente, balle di fieno che rotolano nel tuo cervello. Che fare? 

Si va sul classico! 

Arrivo in classe, due paroline e, mentre loro disegnano parlottando, mi metto a disegnare alla lavagna “i girasoli” di Van Gogh. Cala il silenzio dietro di me! I bambini cominciano “cos’è?” 

Odio questa domanda…so che mi arriva indipendentemente dall’età di chi guarda ma la odio. Aspetta e vedi no? 

Mantengo la calma e senza distrarmi rispondo “bimbi aspettate e vedrete, vi prego però, fate silenzio che io non sono brava come voi, ho bisogno di calma e silenzio o buona musica per lavorare bene”

Il risultato non è all’altezza dell’originale ma tanto basta per il mio scopo. Mi volto soddisfatta e con un sorriso annuncio “bambini, prendete il quaderno, dovete copiare questo disegno” 

Ammetto che ho visto il terrore nel loro sguardo, la preoccupazione, qualche mascella che cadeva e il piccolo D che invece aveva gli occhi luminosi e il sorriso di sfida.

Giustamente una bimba mette le mani avanti “ma maestra se non lo facciamo uguale?”

Io rispondo col sorriso placido alzando le spalle “l’importante è provarci, impegnatevi al massimo e fate il meglio, io capirò”

Tre semplici regole prima di iniziare:

1. Ci si impegna al massimo per copiare quello che ho fatto

2. Prima si usa la matita e solo quando si è soddisfatti si colora! Se si hanno dubbi sul colore si chiede

3. La parte di sfondo che non ho colorato….dovete colorarla con quello che preferite.

Sospiri di sollievo tali da generare l’Uragano Katrina e via le matitine al lavoro!

Riconosco che non credevo si divertissero così tanto, ma che mi regalassero queste soddisfazioni si…me lo aspettavo. Non mi aspettavo certo facessero perfettamente come avevo fatto io, mi avrebbero quasi deluso (anche se decisamente meravigliato) se ci fossero riusciti. Proprio per questa loro immaturità del tratto mi hanno regalato quelle che io amo definire “interpretazioni”, uno sguardo tutto personale al mio disegno.

Durante l’attività ho raccontato loro la storia di Van Gogh, l’autore del quadro originale che loro stavano disegnando, e le domande sono fiorite come i campi di lavanda della Provenza. Tra le tante domande una ha dominato negli sguardi e negli occhi 

“perché se era così bravo non è diventato ricco e famoso prima?”

Io ho risposto “perché il suo stile non era capito dalla gente della sua epoca”

Una bimbetta ha candidamente risposto “forse perché erano invidiosi che lui era così bravo“

Mesi dopo un papà si avvicina e mi ringrazia per aver fatto lezione di “storia dell’arte”, perché il figlio, mentre guardavano un documentario su Van Gogh, gli ha spiegato chi fosse, raccontandogli quello che lo aveva colpito. Pensare che era il bimbo che sembrava più distratto, pareva non mi avesse ascoltato…ho ringraziato io, di rimando, quel padre perché dicendomi questo mi ha dato la possibilità di capire meglio suo figlio e di correggere certe mie erronee impressioni.

Morale della favola:

Insegnamo storia dell’arte ai bambini, non dobbiamo concentrarci solo sul fare, perché loro sono assetati di storie e la Storia dell’Arte è piena zeppa di storie interessanti ed artisti curiosi da cui prender spunto. 

Buone attività didattiche

Maestra Imperfetta