Pubblicato in: diario di una maestra, opinionibus

I bambini non ti temono, maestra

Capita talvolta di chiacchierare allegramente con una mamma, specialmente quando, come me, le si percepisce con la sincera solidarietà femminile di chi comprende bene le difficoltà altrui. Parlando e scherzando sulla coda di paglia dei bambini, e di quello che dicono o non dicono a casa riguardo ciò che accade a scuola, è venuto fuori il fatidico

“no maestra, te non ti temono, o almeno nessuno ha mai raccontato che li hai sgridati”

Ammetto che è stato un fulmine a ciel sereno, non credevo proprio, e non sapevo se la cosa dovesse mettere in discussione la mia autorevolezza oppure no. Non mi è passato per l’anticamera del cervello di offendermi, anzi, mi sono sentita invece rassicurata da questa affermazione, ma la domanda che mi sono posta è

i genitori fanno l’equazione insegnante temuto=insegnante bravo?

Anche se la risposta dovesse essere affermativa, e questo non cambierebbe di una virgola la mia granitica convinzione che non devono temermi, questo spinge ad una riflessione approfondita su quella che è la figura dell’insegnante nella percezione comune (togliamo polemiche come tre mesi di ferie e cose così, concentriamoci sull’immagine del docente in classe).

Siamo partiti dall’istitutore/istitutrice severa, docenti che davano bacchettate sulle mani, punizioni corporali e non sorridevano manco a pagarli, passando per il maestro del romanzo Cuore, insegnante tutto sommato comprensivo nella sua severità, che mi ricordava un poco il mio maestro. Siamo passati dalla Montessori, i cui principi sono degenerati in eccessi discutibili, passando per l’educazione danese e via dicendo, ma tant’è nella mente dei genitori di oggi, se pure giustamente contrari alle pene corporali ed alle umiliazioni, l’insegnante temuto è quello rispettabile, bravo, capace. Insomma, nella schizofrenica incapacità di decidere cosa si vuole dalla scuola, non si capisce nemmeno cosa si vuol chiedere al docente.

La domanda che mi pongo dunque è “come ci vedono i genitori?”

Molti colleghi non danno peso forse a questa domanda, e probabilmente fanno anche bene, ma nella mia visione della scuola noi non istruiamo semplicemente, non educhiamo solamente, noi offriamo un servizio e, come tale, abbiamo bisogno di feedback a riguardo per comprendere cosa e come migliorare tale servizio.

Come ci vedono i genitori è interessante per comprendere quale messaggio passa, come cambia la società attorno a noi, come cambia il sentire comune e la percezione della scuola stessa come Istituzione e, cosa non da poco, come cambia la concezione dell’istruzione. Ovviamente van fatti i dovuti distinguo, contestualizzare, comprendere cosa c’è dietro questa o quella lamentela, ma va fatta anche autoanalisi. Nessuno è perfetto, non lo sono loro e non lo siamo noi.

Parlando con mia sorella, utilissima quando si parla di scuola e maestre data la differenza tra la scuola dove lavoro io e quella dove vanno le nipotine, è venuto fuori che il “temere” la maestra non è sempre percepito come positivo, anzi. Ma mia sorella ha un altro carattere e un altro background.

“Ma i bambini se non mi temono mi mettono i piedi in testa”

Colleghi e genitori potrebbero effettivamente contestarmi questo, e qui non so onestamente come rispondere se non con la breve esperienza personale. Ogni insegnante, da che ho visto, ha un suo stile comunicativo personale. C’è chi urla, ma tanto i bambini capiscono che non fa sul serio, c’è chi parla piano e i bimbi son terrorizzati perché se si perdono una parola son cavoli amari. Funzionano entrambi i modi da che ho visto. Alla fine l’essere temuti o meno dipende solo da noi, se lo vogliamo o no. Con alcuni bambini funziona, con altri no.

Insomma non c’è una regola che valga per tutti. Forse alcuni bambini hanno bisogno di temere la maestra per rigar dritto, ad altri invece serve amarla, o anche solo simpatizzare. Io rimango nella sacrosanta convinzione che preferisco qualche rimprovero in più ma che non mi temano, perché desidero che si fidino di me al punto da raccontarmi tutto apertamente, senza paura, solo così posso aiutarli a crescere.

Il mio modello è stato mia Zia, e lei non è mai stata temuta da me, ma la amavo così tanto che pendevo dalle sue labbra e facevo tutto ciò che mi diceva senza batter ciglio.

E voi? che insegnanti/genitori/educatori siete? Volete essere temuti o no?

Alla prossima, spero con un tutorial, la vostra

Maestra Imperfetta

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Autore:

Sono una giovane maestra (giovane come anni di insegnamento, non come età...ma è relativo). Insegno arte, musica, inglese e tecnologia, ma non posso escludere che in futuro non mi trovi ad insegnare altro. Ho trovato nella scuola dove insegno colleghi simpatici e collaborativi, un ambiente famigliare e attivo che continua a fornire stimoli culturali cui attingo a piene mani. La mia gratitudine è a loro ed a tutti gli insegnanti di qualsiasi ordine e grado che hanno contribuito e contribuiscono, senza saperlo, a rendermi quella che ritengo di essere oggi...una maestra consapevole.

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