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Compiti, tanta croce e nessuna delizia!

Da un paio di settimane sento parlare di una mamma che, dopo aver ripreso il figlio piangente, si sfoga dicendone quattro alla categoria insegnante per i troppi compiti….tre, quattro compiti dice lei.

Essendo contraria al far vedere un minore, a maggior ragione se il minore è pure in difficoltà evidente, non pubblicherò il video incriminato né immagini dove possa vedersi il pargolo. Voi giustamente potreste obiettare che se la madre lo fa vedere, perché farmi dei problemi? Perché non approvo quello che fa la madre. Poco mi importa se il bambino in effetti non si vede bene, la luce alle sue spalle ovviamente ne oscura i tratti, ma preferisco rimanere fedele a me stessa e rispettarlo.

Sono sempre abbastanza contraria a pubblicare foto e video di bambini, questa pratica piuttosto diffusa si chiama sharenting e consiglio a tal proposito di ascoltare la puntata di Matteo Flora che ne parla chiaramente, illustrandone i rischi e gli aspetti legali che molti, in buona fede sia chiaro, ignorano.

Mi limito a trascrivere il contenuto del video senza censurare, d’altronde se lo facessi non si capirebbe forse bene la polemica, lo scandalo e le reazioni che ha scatenato. I toni nel video sono aggressivi, vanno alzandosi sempre di più man mano che parla. Il video inizia col un lamento del bambino, ripreso per qualche secondo, che pare stia effettivamente piangendo (dico pare perché in effetti con la luce alle spalle non si vede nitidamente e comunque è da lontano, ma ho notato che in altri video riprende bene alla luce entrambi i figli), seduto al tavolo del salotto, circondato da sagome di libri.

” io voglio sapere da questi maestri se è normale che mio figlio si svegli alle sei e mezzo del mattino e si ritrova il pomeriggio con tre, quattro compiti da dover fare senza poter fare sport, senza poter fare un cazzo di niente. Voi cinque, sei ore, che cazzo me ne fotte a me che avete venti alunni, ve la dovete vedere voi. Collaborazione scuola famiglia? E questa è la collaborazione che fate voi alle famiglie? Questa è? Fate schifo! Fate schifo! Questa categoria fa schifo, punto. Sono pochi quelli che si salvano, veramente pochi. Non si può fare un cazzo, dobbiamo sempre stare dietro a questi cazzo di compiti, avete rotto i coglioni!”

Il video ha avuto una diffusione incredibile, è saltato agli onori della cronaca scatenando ire, critiche e solidarietà. E sono qui a parlarne.

Mi permetto di riflettere anzitutto sugli argomenti trattati nello sfogo (perché tale è anche se disapprovo i toni ed il mezzo usato). Le mie sono riflessioni certo, e sono certa che, se pure non si possa estendere la mia esperienza personale a tutti i colleghi, è anche vero che credo sia la realtà di molti.

Tre, quattro compiti non mi spiego come possano costituire un problema, a meno che il pargolo non si sia fatto bellamente gli affari suoi in classe, come molti si intende, e si sia reso conto a casa che se non ascolti poi non sai fare. Non so esattamente la difficoltà del compito, a me è capitato dando un esercizio di matematica, di dover selezionare due delle quattro sezioni in cui era suddiviso. Una volta, ammetto, mi è capitato di dare una pagina intera, con esercizi che trascendevano il banale data la preparazione dei bambini, ma mi è dispiaciuto onestamente e da allora mi sono proposta di dare solo tre o quattro esercizi da fare nell’arco di 7 giorni (da Lunedì per il Lunedì successivo). Tuttavia non c’è solo matematica come materia, e se anche le colleghe fanno così comunque qualche compito i bambini lo hanno e lì è tutta organizzazione della famiglia.

Come spesso ripeto ai miei bimbi i compiti sono come l’allenamento per gli atleti. Se si fanno con regolarità quella materia non sarà più ostica e si impiegherà meno tempo in futuro. Abbiamo poco tempo, paradossalmente, per far fare esercizi in classe, pur sfruttandone ogni minuto. L’esercizio a casa serve per “fissare” quei concetti, procedure, regole che governano quella materia. Così come leggere una o due paginette di libro al giorno migliora la lettura ma anche la comprensione del testo, la grammatica etc, altrettanto fare operazioni rinforza quanto appreso, in un contesto non guidato dove il bambino deve fare ricorso alle proprie risorse, utilizzando quanto ricorda dell’esperienza in classe. Se il disegno tutti i giorni un animale, col tempo arriverò a disegnarlo facilmente e con meno errori. Così funziona per tutte le materie, si apprende in classe, ma è l’esercizio a casa, da soli, che fa la differenza.

Ho alunni che fanno sport, fanno danza, fanno anche strumento eppure i compiti li portano sempre…le madri non se ne sono mai lamentate con me. Non vuol dire che non abbiano le loro difficoltà, ci mancherebbe, ma dico sempre loro di limitarsi a controllare che li abbiamo fatti, non che siano giusti. Se poi mi vengono a dire “questo non l’ho fatto perché non l’ho capito”, benissimo, spiego. Non penso di essere l’unica maestra a fare così, ma mi sembra di capire che ci sono alcuni genitori invece che hanno la fissa che debbano essere corretti e lo dico perché mi sento dire quale giustificazione dei mancati compiti “eh ma sa, io non so aiutare mio figlio, non ricordo nulla di matematica”. Non so se è una scusa bella e buona o se è frutto di una cultura del “far bella figura”, ma davvero, se non si lascia loro la possibilità di sbagliare, gli si toglie il diritto di imparare.

Ci sono giorni in cui i figli vi fanno disperare perché non hanno voglia di fare i compiti? Mandateceli senza, si beccheranno nota, sgridata o altro, voi spiegategli che se la sono cercata e vedrete che non vi faranno disperare. Mia sorella ha adottato questo sistema ed in effetti ha funzionato, non solo per carattere della prole, sia chiaro, ma anche perché in famiglia l’istruzione ha valore e non denigrano mai i docenti. Con l’esperienza diretta i bambini imparano la responsabilità delle proprie azioni, ed è ora che devono farlo, non dopo. Imparano finché sono piccoli, altrimenti dopo è tutto più difficile.

Altra considerazione che mi sento di fare è che se alle primarie ti mandano in crisi tre, quattro compiti, alle secondarie che farai?

Ora mi rivolgo alla Signora in particolare. Non frega niente che abbiamo venti alunni, ce la dobbiamo vedere noi, è vero, e lo facciamo quotidianamente, ma cerchiamo di non lasciare indietro nessuno, le materie sono tante, gli argomenti sempre di più, il tempo sempre meno, le risorse per aiutare i bambini con difficoltà pure. Noi ce la vediamo tutti i giorni con venti alunni di cui a volte abbiamo quattro disabilità certificate più altri due o tre con difficoltà dovute a fattori ambientali e scarsa collaborazione dalle famiglie, ma non vogliamo nemmeno sacrificare gli elementi privi di problemi e, mi creda, facciamo l’impossibile. Molte volte ci riusciamo, altre no e per noi è frustrante perché ci crediamo in questo lavoro. A volte capita che le famiglie scarichino su di noi tutto, anche l’educazione che spetterebbe loro, rendendo difficile il lavoro in classe, quindi posso affermare che ce la vediamo già da soli, in moltissimi casi. Per questo chiediamo collaborazione, perché siamo umani, e chiediamo solo due cose: educazione e supporto.

Collaborazione scuola famiglia, il punto cruciale e, mi pare di capire, per qualcuno non pienamente compreso. La collaborazione scuola famiglia implica un’azione sinergica tra le due principali fonti di educazione ed istruzione. Non è collaborazione se si deve tradurre in “la scuola deve fare quello che noi genitori vogliamo”. La collaborazione è a doppio senso, l’impegno deve esserci da entrambe le parti per aiutare e guidare L’alunno nella crescita.

Venerdì 17 Marzo, proprio il giorno di San Patrizio, mi capita di leggere su Facebook, su New Professione Insegnante, la risposta sensata e ragionevole di Salvo Amato (cliccate sull’immagine se volete leggere l’intero articolo) da cui estraggo giusto la parte che mi ha fatto maggiormente riflettere dopo aver passato anni a sentirne e leggerne di tutti i colori sulla categoria (e questa è solo una delle ciliegine sulla torta):

“Il codice penale norma adeguatamente l’offesa ad una intera categoria a mezzo stampa o altro strumento pubblicitario ecco cosa dice il

Dispositivo dell’art. 342 Codice Penale

Chiunque offende l’onore o il prestigio di un Corpo politicoamministrativo o giudiziario, o di una rappresentanza di esso, o di una pubblica Autorità costituita in collegio, al cospetto del Corpo, della rappresentanza o del collegio(2), è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000(3).

La stessa pena si applica a chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica, o con scritto o disegno, diretti al Corpo, alla rappresentanza o al collegio, a causa delle sue funzioni.

La pena è della multa da euro 2.000 a euro 6.000 se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato.

Professione Insegnante sta valutando la possibilità di avviare una azione legale contro la signora attrice di questo episodio pubblico pieno di frasi offensive per l’intera categoria.”

Si mette maluccio per la Signora in questione, e deve averlo capito pure lei, anche senza doverlo leggere tra le righe, perché proprio oggi, non so perché ma spero non sia per una querela o denuncia, bensì per sincero pentimento dopo aver compreso di aver esagerato, ha pubblicato un video di rettifica e scuse di cui trascrivo il testo per coloro che non vogliono avere Tiktok (non l’ho trovato su youtube). Il video è girato in macchina e la signora parla con toni decisamente più civili e distesi, se pure mi sembra di leggere qualche contraddizione, ma nulla a cui noi insegnanti non siamo abituati oramai:

“Alla luce di quello che è accaduto in queste ultime 24 ore è doveroso da parte mia fare una rettifica con relative scuse perché, riguardando il video, continuo a sostenere quello che ho detto ma mi rendo conto che l’ultima battuta finale è stata veramente eccessiva, dettata, ok, dall’impeto, impulsività, la rabbia, il momento. Lo sfogo è uno sfogo, va preso come tale, però, ripeto, è doveroso da parte mia, che sono una persona civile e perbene, chiedere scusa alla categoria per aver utilizzato la parola “schifo”, e quindi di questo mi dispiaccio. Sono sicura che verrà accolto positivamente questo messaggio da parte della categoria che ha capito, alcuni mi hanno dato ragione, e hanno sorvolato su questa uscita infelice, e altri giustamente si sono risentiti. In realtà raramente ho avuto problemi con i compiti, testimoniano questa affermazione tutti i miei video precedenti con i bambini e il fatto che i miei bambini vadano bene a scuola e i maestri non si sono mai lamentati, ma in quel momento ho avuto una crisi e l’ho condivisa. Non mi sarei mai aspettata tutto questo vortice mediatico. Mi preme sottolineare che i maestri dei miei figli sono sempre stati gentili e disponibili quindi quello che voi avete visto è un semplice sfogo da parte di una donna magari stanca, che vede il figlio in quel momento che non ce la fa. In un giorno in cui ho provato quello che, mi rendo conto, provato quotidianamente tantissime persone, lo provano quotidianamente e vivono male quella che è l’istruzione. Non ho mai pensato, altrimenti non lo avrei fatto, che qualcuno dei docenti potesse ritorcere un’antipatia, un risentimento contro i miei figli e questo mai lo penserò perché ho fiducia in tal senso. Sul finale mi sento di dire a tutte quelle donne che stanno criticando la mia presenza sui social, allora non dovreste andare né dal parrucchiere, né a farvi la ceretta, né a farvi le mani, né a farvi truccare, dovreste essere totalmente rivolte e dedite ai vostri figli, essere donna è anche questo, un po’ più di empatia. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti “

Io ho capito, davvero, ma mi sto domandando se è giusto sorvolare o non lo è. Non fraintendetemi, non è che comprendere significhi giustificare, ma pur comprendendo lo sfogo ferino di una madre che vede soffrire il figlio, sorvolare in questo caso potrebbe significare due cose che non mi piacciono:

1. Le parole sono pietre, una volta lanciate non si possono ritirare e fanno male. Certo, la cicatrice può guarire, scomparire, ma rimangono il ricordo ed il peso. Inoltre ciascuno è responsabile per le proprie azioni, va bene fare ammenda, e questo va preso in considerazione, ma l’uso dei social è questione molto delicata e non devono essere utilizzati per diffamare (nessuno, non solo la categoria, ma nessuna persona), insultare o simili. Insomma l’ha combinata, è andata così, ma prima di aprire la diga, meglio attendere di essersi calmati e riflettere. Ora, io apprezzo le scuse, tuttavia forse dovrebbe comunque pagare la ragionevole multa, con tutte le attenuanti per carità, per l’articolo sopra citato. Quando applichiamo delle regole in classe, pur concedendo attenuanti, ma le punizioni arrivano giusto?

2. Riprendere un minore in difficoltà, in un momento di fragilità non è perdonabile, ancor di più se sei il genitore. Mi dispiace che sia accaduto, non metto in discussione l’affetto della madre per il figlio, altrimenti non avrebbe avuto un tale sfogo, ma non lo ritengo ammissibile perché lesivo della dignità e del diritto alla riservatezza del minore.

Mi scuso se mi sono dilungata, sicuramente ci sarebbe molto altro da dire, ma al momento preferisco riflettere sul sistema scolastico di cui orgogliosamente faccio parte, abitato da docenti di tutto rispetto e validi, e la percezione a tratti errata di una minoranza di genitori che, nelle loro richieste, talvolta mi danno l’idea di non sapere cosa desiderano oppure di riflettere sui propri figli i propri vissuti negativi nella scuola.

Alla prossima

La vostra

Maestra Imperfetta

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5 Ottobre Giornata Mondiale dell’Insegnante

Sarà perché sono sotto i fumi di un rimbecillimento da raffreddore potente (con qualche lineetta di febbre), sarà che son due giorni che non dormo, sarà che è da ieri che facciamo riunioni perché i tempi della scuola, almeno di quella dove lavoro attualmente, sono a dir poco frenetici, oggi articolo extra.

Dopo qualche vicissitudine personale privata dovuta a disservizi del Sistema Sanitario locale, e vicissitudini dovute a tempistiche assurde nella consegna dei PEI che chiedono in una settimana di fare 12 pagine per bambino di roba nuova e articolatissima…mi collego e …GIORNATA MONDIALE DEGLI INSEGNANTI!

Ammetto l’istinto è stato quello di ridere amaramente, ironicamente, sarcastica se vogliamo. Mi sono un tantino presa in giro, lo ammetto.

Per politica personale ho sempre pensato che la giornata di questa o quella cosa sia un poco ipocrita. Per non dimenticare per esempio…non serve un giorno, non bisogna dimenticare mai. O la giornata mondiale dell’alimentazione…abbiamo bisogno di un giorno per ricordarci che mangiare bene è utile per la salute? Stessa cosa per tutte le altre giornate. Se da un lato possono essere utili come memento per determinati argomenti, dall’altro hanno, almeno nella mia bocca, il retrogusto amaro dell’ipocrisia.

Sia chiaro, è una mia opinione pertanto non mi sognerei mai di imporla o di spacciarla per verità assoluta, ma sono aperta al dialogo ed al confronto.

Torniamo però alla giornata mondiale dell’insegnante e, mettendo da parte una certa caustica ironia che talvolta mi contraddistingue, andiamo a vedere che cosa scrive wikipedia in merito.

“La giornata mondiale degli insegnanti (conosciuta anche come “giornata internazionale degli insegnanti“) si tiene ogni anno il 5 ottobre dal 1994, commemorando le organizzazioni di insegnanti in tutto il mondo. Il suo obiettivo è quello di mobilitare il sostegno agli insegnanti e di garantire che i bisogni delle future generazioni continuino ad essere soddisfatte dai docenti.”

Si potrebbero aprire capitoli su queste affermazioni ma mi limiterò a dire che no, il sostegno non c’è. Non è per me personalmente una questione di aumenti di stipendio, casomai preferirei un adeguamento all’inflazione ed al costo della vita nella zona in cui vivo, ma di sostegno vero e proprio con forniture di materiale didattico, stampanti, toner e cartucce, LIM etc . Sostenetemi così senza che debba comprarmi io ste cose che mi servono per lavorare. Ma mi basterebbe anche solo avere tutti i bimbi con libri e quaderni e materiale richiesto quando lo chiedo, sono una maestra semplice.

“Nel 2020, la Giornata mondiale degli insegnanti ha onorato i docenti con il tema “Insegnanti: guidare nelle situazioni di crisi, reinventare il futuro“”

E qui possiamo aprire un altro interessante capitolo. La DaD! Se chi mi legge è un genitore o una qualsiasi persona all’esterno del mondo della scuola deve prestare attenzione e conoscere quanto accaduto dal punto di vista di un docente, nel mio caso di primaria, per capire davvero. Primi giorni di lock down, tanti dubbi, sarebbe continuato? Avremmo riaperto? E i bambini? Si abbiamo pensato a loro! Nel dubbio abbiamo dato qualche ripasso da fare.

Primo prolungamento del lock down, il dubbio stava divenendo certezza e alcuni docenti hanno pensato che bisognasse far qualcosa per non far perdere tempo prezioso ai bambini, così, in accordo con le rappresentanti di classe, si è messo su un progetto, un’organizzazione degli orari, non sapendo nemmeno quanto potevamo chiedere. Alcune famiglie non hanno nemmeno potuto permettersi il collegamento per problemi economici.

Nessun aiuto, nessuna assistenza, nessuna direttiva, ma ci siamo organizzati, chi con skype, chi con la GSuite, insomma si è cercato di fare quello che si poteva muovendosi in un tunnel completamente buio, senza vedere al di là del proprio naso, a volte manco il naso, e senza sapere quanto era largo e lungo, se aveva delle curve o no. Eroi? No! Missione?No! Responsabilità? Si! Il senso di responsabilità ci ha mossi. E ci siamo dovuti reinventare, reinventare i modi, i tempi, le metodologie. Non è stato facile! Ribadisco, non avevamo indicazioni ma avevamo tantissimi detrattori che dall’alto della loro estraneità al mondo scolastico dicevano solo “La DaD non è questo”…ma nessuno ci diceva cosa fosse.

A un anno e mezzo dall’inizio della pandemia di COVID-19, la Giornata mondiale degli insegnanti 2021 sottolineerà il supporto che deve essere fornito agli insegnanti per partecipare pienamente al processo di recupero. Il tema scelto è “Insegnanti al centro del recupero dell’istruzione”

Non contenta sono andata a vedere sul sito dell’UNESCO trovando una graziosa lettera, messaggio del Direttore Generale dell’UNESCO Irina Bokova in occasione della Giornata degli insegnanti.

in tutto il mondo, troppi insegnanti non hanno la libertà e il sostegno di cui hanno bisogno per svolgere il proprio lavoro, che è di vitale importanza. È per questo che il tema della Giornata Mondiale degli Insegnanti di quest’anno – “Teaching in Freedom, Empowering Teachers” – ribadisce il valore degli insegnanti e riconosce le sfide che molti incontrano nel corso della loro vita professionale in tutto il mondo.”

Libertà di insegnamento deve essere accompagnata ad adeguata preparazione e meno scartoffie possibilmente. La burocrazia purtroppo uccide tale libertà, o se non la uccide, quanto meno la mutila.

A tutti i livelli di istruzione, la pressione politica e gli interessi commerciali possono porre dei freni alla capacità degli educatori di insegnare in libertà. Gli insegnanti che vivono e che lavorano in paesi e comunità colpiti da conflitti e instabilità affrontano spesso sfide maggiori, tra cui aumento dell’intolleranza, discriminazione e restrizioni sulla ricerca e sull’insegnamento.”

Ed ecco la mina che mi aspettavo, il pugno allo stomaco che ti fa comprendere che ci lamentiamo tanto, a ragione, ma c’è chi sta peggio e dovremmo tutto sommato pensare anche a loro quando ci lamentiamo troppo. A tal proposito suggerisco la lettura di un libro, a mio parere bellissimo, sul diritto allo studio e su di un’insegnante, universitaria, che ha vissuto un periodo durissimo, ma continuando la sua istruzione alle donne in segreto, sfidando le leggi talebane: “Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi. Quando ho letto questo libro, quando leggo della situazione dell’istruzione per le bambine in taluni paesi mi domando seriamente cosa farei io se fossi al posto di quegli insegnanti. Non ho una risposta. In certe situazioni bisogna trovarcisi per poter dire con certezza cosa si farebbe, e per fortuna non mi ci trovo.

Significa fornire agli insegnanti formazione e sviluppo. Significa aumentare il numero di insegnanti di qualità, soprattutto in quei paesi con un elevato numero di insegnanti impreparati.

Altro tasto dolente, e qui rischio di farmi nemici e perdere follower, ma per onestà intellettuale e correttezza devo riconoscere che ci sono insegnanti impreparati, ed il guaio è che non sono esclusivamente in una categoria. Ci sono precari preparatissimi e ci sono precari impreparati, ma la stessa cosa vale, purtroppo, anche per gli insegnanti di ruolo. Più corsi di formazione? Basterebbe meno corsi di formazione ma più mirati e meno pieni di aria fritta, accessibili gratuitamente anche ai precari fin quando lavorano in una scuola, più concorsi selettivi, più programmi di recupero intra scolastico per i bambini che arrivano senza parlare né leggere la nostra lingua, ma sbattuti in classe in nome dell’inclusione (che tale non è perché hanno difficoltà a capire i compagni). Volete aiutarci? Cominciate dalle piccole cose. Meno critiche, meno belle parole e maggiori aiuti concreti.

Una maestra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Fai da te del maestro, Strumenti google per docenti, tecnochicche

Una lezione…genially

Qualche tempo fa è uscito il famigerato bando per le tecnologie, Stem, steam…insomma quei simpatici bandi in cui puoi comprare tutto tranne quello che serve realmente.

Puoi comprare i robottini da programmare via pc o tablet ma non i tablet nè i pc per programmarli per esempio…geniale vero?

Discutendo con l’animatrice digitale del più e del meno, ecco che salta fuori dalle sue labbra “Genially”, questa web app che in effetti ha qualche elemento in comune con Learning apps (di cui ho già parlato) ma che sembra più simile ad una presentazione power point o google presentazioni ma con maggiore intuitività nell’inserimento degli elementi interattivi.

Comincio col dire che è in inglese, ma se usate Chrome potrete avere la traduzione in italiano (per i pigri). Ho cominciato a spulciarla senza leggere le istruzioni, così come faceva la buonanima di mio padre che sosteneva che le istruzioni servono quando la fantasia si esaurisce, e devo ammettere che l’ho trovato accattivante e intuitivo.

Puoi partire scegliendo un template già fatto e modificandolo inserendo i contenuti a proprio uso e consumo oppure partire da zero e creare su misura. Nel secondo caso potrebbe essere leggermente più lunga la lavorazione, ma solo perché orientarsi tra gli strumenti richiede un poco di tempo (e lo vale tutto).

Nel caso vogliate creare da zero, cosa che consiglio giusto per prendere confidenza con gli strumenti, basterà andare su go to my panel e poi Create genially.

Ti fa vedere ovviamente la quantità di cose che puoi creare, dalle presentazioni, giochi, infografiche e quanto altro. Se volete partire dal nulla andate su Blank creation.

Vi chiede ovviamente il formato. Potete personalizzarlo, in alto sulla sinistra, oppure scegliere tra i modelli presenti a seconda delle vostre esigenze perché Genially è ANCHE educational, ma non esclusivamente tale. Sulla sinistra vi trovate invece il menu sottostante

Questo menu vi mostrerà diversi template già fatti da cui potete prendere ispirazione liberamente. Alcuni di questi potete prenderli e cambiarne i contenuti, altri invece richiedono l’account premium, che comunque non ha costi eccessivi. L’unica cosa che mi sento di consigliare è di usarlo con Chrome perché, per esperienza diretta, ho notato che funziona meglio da questo browser che da altri.

Per il resto posso solo invitare a sperimentare, provare, divertirsi a fare una qualsiasi presentazione di prova. Io ho cominciato facendo un’unità sul Colosseo per esempio, inserendo elementi di interazione in formato testo.

Come vedete ci sono manine, che indicano che c’è un elemento interattivo. In questo caso come elemento interattivo ho inserito un testo, ma può essere anche un’immagine.

Nella presentazione che ho creato posso modificare andando sopra col cursore del mouse e cliccando dove c’è la matita e la scritta edit. Se vado invece, sempre passando col mouse sopra, sull’omino col “+” in alto sulla destra mi appare questa finestra che mi consente di aggiungere eventuali colleghi che possono aiutarmi ad integrare.

Una volta inserito l’indirizzo email apparirà la scritta “invite” al posto di “all set”. Se invece vado sui tre pallini vicino all’omino col + mi appare questo menu

Ecco qui che posso: Pubblicare, rinominare, muovere, duplicare, inviare una copia, vedere le statistiche o cancellare. Alcune funzioni purtroppo sono premium e questo è un grosso limite per chi vuole usare questo strumento come insegnante. Per correttezza vi mostro gli abbonamenti annuali

Ci sono modi differenti per avere il medesimo effetto con altri strumenti? Sicuramente si, ma questo è veramente immediato e pratico.

Al solito la scelta spetta al singolo, consiglio di provarlo nella versione gratuita e solo dopo decidere se vale la spesa, magari cominciando da un abbonamento student, equivale a 15€ l’anno. L’abbonamento EDU PRO ha molte più opzioni tra le quali link privati, il che non è male per un insegnante ma sono 59,88€ l’anno. Non è esosa come cifra ma bisogna sempre calcolare quanto lo si usa prima di spendere.

Nella schermata del vostro lavoro vi troverete questo menu. considerate che ciascuna voce ha dei sottomenu ricchi di opzioni. Le immagini potete prenderle dal web, la musica anche, c’è sufficiente possibilità di personalizzazione.

Potete inserire anche immagini, registrazioni di spiegazioni fatte da voi e quanto altro. menu sono davvero interessanti e navigare tra gli elementi interattivi risulta divertente al punto che può succedere di riempire troppo la pagina di elementi al punto da diventare dispersivi, se non si contiene l’entusiasmo.

Insomma prima studiateci un poco e poi decidete se vale l’investimento, ma ricordo che occorre considerare quanto verrà usato durante l’arco dell’anno.

Alla prossima chicca

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Covid 19 - DaD, opinionibus

Anno scolastico 2020/21…finito

9 Giugno 2021…fine di questo anno scolastico che, a dirla tutta, peggio non poteva andare. Le nuove disposizioni anti covid hanno appesantito notevolmente l’atmosfera tra le mura scolastiche obbligando a dire molti “no” e rimproverando di nuove mancanze i bimbi.

Non sono contraria al rimbrotto, al rimprovero, sono parte dell’educazione come le punizioni, purché realmente commisurate all’entità del “danno”.

Ho sempre avuto cani delle praterie, e vi starete chiedendo cosa c’entra, ebbene entra nel discorso perché per educandoli mi trovo ad applicare regole che, spesso, mi sono sembrate molto valide ed analoghe a quelle che si applicano, o si dovrebbero applicare, per i bimbi.

Va da sè che le pene corporali non si usano e le mani addosso non si mettono mai, ma la regola aurea, almeno per me, è la coerenza.

Coerenza significa sgridarli e punirli per gli stessi errori, o analoghi, senza farsi trasportare dal momento no, dalle difficoltà personali o dall’umore pessimo della giornata. Coerenza è che un no rimane un no, senza eccezioni.

Se prima dico no e poi, per la medesima cosa, dico si…vuoi per stanchezza, perché ho la testa altrove o altro, i bambini mi percepiscono come inaffidabile e non mi rispetteranno

Secondo elemento fondamentale che ho osservato essere necessario è la chiarezza. Cammina a braccetto con la coerenza e consiste nello spiegare l’errore. Ti punisco è vero, ma ti spiego dove hai sbagliato e perché quell’atteggiamento è considerato errato. I bambini stanno crescendo, come i cuccioli non sanno dosare energie, forza, voce e imparano per tentativi ed errori. Coerenza e chiarezza li aiutano in questo, anche se saranno recidivi. Qui entra in gioco un altro elemento fondamentale che è la Pazienza.

Così come per gli animali, anche per i bimbi ce ne vuole una bella dose. Ovviamente nessun bambino è immune alla recidiva. I comportamenti recidivanti tuttavia ritengo appartengano sempre all’indole naturale del “cucciolo”. Provo e riprovo perché non si sa mai che incappo nell’eccezione. Per questo Coerenza e Pazienza sono fondamentali. Ripetiamo le stesse cose dieci volte in cinque minuti, ebbene…dobbiamo pazientare e ripetere in continuazione perché loro aspettano solo un cedimento. Ci mettono alla prova, ovviamente, perché devono capire anche loro come funziona il mondo.

A questo punto subentra a mio parere l‘empatia! Fondamentale quando si ha a che fare con ogni forma di vita, animale e umana, l’empatia ci permette di avvicinarci al loro punto di vista ed ottenere molto più riducendo lo stress anche per noi (si badi bene, ridurre non è eliminare). Quando qualcuno dei miei la fa grossa non ammetterà certo l’errore, perché quello di cui si ha più paura è la rabbia, la delusione nell’altro di cui si ha fiducia. Attenzione massima alle parole che si usano! I bambini interiorizzano molto e noi stessi in fondo lo facciamo, quindi niente parole offensive, d’altronde ci offenderemmo noi per primi. Se sta per scappare magari fermiamoci e pensiamo a cosa proveremmo. Sarebbe meraviglioso se usassimo l’empatia anche tra adulti, ma spesso si entra in quel circolo vizioso per cui si vuol dare per scontato che l’altro adulto capisca e sappia cosa ci passa per la testa, dimenticando che nessuno legge nel pensiero.

Sono da pochi anni maestra, lo so, ma ho appurato che paga di più dire un “guardate che non mi arrabbio, basta mi diciate la verità, la punizione arriverà comunque ma non sarò arrabbiata”. Nell’arco di un’oretta al massimo vengono a confessare e saltano fuori i colpevoli, pur beccandosi la punizione, ma fa più male la rabbia che la punizione in sè.

Ultima cosa, ma non meno importante, correlata alla reazione emotiva dell’adulto alla marachella è appunto la punizione. Per punizione io intendo qualcosa di misurato e calibrato. In ogni caso van sempre avvisati prima del tempo e delle regole di gestione del tempo di punizione.

Stai correndo in classe durante la ricreazione? Ti siedi per un tot di minuti (di solito io avviso e metto il timer per fargli vedere che non è discrezionale)

Stai urlando in palestra durante un gioco? Ti siedi in panchina per un minuto, se poi parli mentre sei seduto o inciti i compagni alzando la voce allungo il tempo di 30 secondi alla volta. Sanno regolarsi.

Ti sei fatto gli affari tuoi a lezione? Passi la ricreazione a finire quello che a lezione non hai fatto.

Le punizioni vanno sempre accompagnate da spiegazione e da illustrazione chiara delle regole in modo che possano gestirsi, e mai dare punizioni senza spiegare loro il motivo.

Le punizioni NON devono essere umilianti. Ovviamente si pensa che questo sia impossibile, ma se si mette in mezzo l’empatia si può anche capire cosa può essere umiliante e cosa no. Se durante arte si sporcano di certo non vado a punirli, d’altronde è più che comprensibile. Insomma sta all’insegnante stabilire la punizione, ma ricordare sempre che essa deve arrivare puntuale, coerente, ben chiara e non vessatoria nè umiliante.

Queste sono le mie regole ovviamente, sono più che opinabili e a volte anche io ho faticato ad attenermici, vuoi per momenti particolarmente difficili nella mia vita privata, vuoi per momenti particolarmente difficili sul lavoro (l’ho detto che non è stato un anno facile). Come tutte le regole personali non ho pretesa siano la bibbia, sono frutto della mia esperienza da figlia, da alunna, da nipote e poi maestra.

Per me insomma le parole chiave per gestire la classe sono :

Coerenza

Chiarezza

Empatia

Pazienza

Ironia

Attenzione ad usare l’ironia, non deve essere mai volta ad umiliare ma sempre chiaramente intesa a scherzare assieme ed insegnare a scherzare su di sè. Io uso tanto l’ironia, ma prima di tutto la rivolgo a me stessa come esempio per loro, per far capire che bisogna scherzare su di sè ma c’è modo e modo di scherzare. Su quest’ultimo concetto si può aprire un dibattito, ma lo rimando ad altra occasione .

Per ora è tutto, il sunto di un annata un tantino pessima, ma è finita.

Ora mi metto forse in pausa per questi mesi…forse…per preparare giochini e attività che pubblicherò qui sul blog.

A presto la vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: opinionibus

La consapevolezza della valutazione…

Durante gli studi per il concorso da docente mi sono imbattuta numerose volte nella “rubrica di autovalutazione” o “rubrica di valutazione” e così via…la valutazione! Valutare è un atto che tutti noi docenti siamo chiamati, e pagati, a fare, eppure mi sono sempre trovata a disagio con la valutazione, con l’esprimere un giudizio su un lavoro svolto.

Col tempo questo disagio si è attenuato, forse per escamotage di varia natura che trovavo, forse per una dose di improvvisazione e incoscienza della sottoscritta, o forse per esperienza che andavo acquisendo, tuttavia non è scomparso del tutto. Tale disagio è aumentato esponenzialmente direi quando mi hanno cambiato il sistema!

Non ero concorde con i numeri, sia chiaro, non lo ero allora e non lo sono adesso. I numeri possono andar bene alle superiori (secondaria di secondo grado) ma non certo per i bambini. Ma quest’anno siamo passati dai numeri al “sufficiente” , “discreto”, “distinto” etc ai livelli di apprendimento per obiettivo!

Si ecco è l’espressione media fatta da molte mie colleghe della scuola in cui lavoro. In tutto questo nessuno pare essersi chiesto, o se lo ha fatto di certo non se ne è curato granchè, come l’han presa i bambini. Non dico le famiglie, i genitori sono adulti e come tali hanno sufficiente capacità di ragionamento da adattarsi col minimo dello sforzo di ragionamento, ma i bambini come vivono questo cambiamento?

Ho due classi, due terze, siamo all’inizio del vero lavoro di studio, e già per me questo è inconcepibile ma sono vecchio stampo per alcune cose, quindi ora più che prima sentono il peso della valutazione del loro lavoro e impegno. Una delle due classi sembra avere una tale fiducia nei docenti da manifestare una passiva accettazione di quel che viene. Così è e non si discute! Chiedono timidamente solo “ma che significa in numero?” (riflettiamo gente, riflettiamo).

La classe che mi ha incuriosita di più invece è l’altra, quella che proprio ieri mi ha chiesto “ma maestra, è vero che cambiano di nuovo i voti e non ci sono più nemmeno sufficiente, buono..?”. Cosa gli rispondiamo? Io in questi casi, come altri, opto sempre per la verità! Si! E’ così, non l’ho deciso io, ma non è facile nemmeno per me.

Mi sono spinta oltre, a mio rischio forse, ed ho fatto vedere loro una schermata della loro classe (in fondo voti e giudizi ancora non eran stati messi) ed ho fatto vedere un esempio di come avrei dovuto inserire le valutazioni stando a quanto mi hanno detto. Lo hanno capito? Non lo so, di certo mi hanno detto “certo che è difficile ora fare la maestra”. Non ho potuto fare a meno di sorridere loro e rispondere “non è mai stato facile”.

E voi? Come vi siete trovati? Cosa ne pensate?

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: opinionibus

Un poco di pausa…causa pagelle

Chiedo sinceramente scusa a tutti coloro che seguono ma, per i maestri, arriva quel momento da incubo che si chiama “pagella”.

Ebbene si, non posso parlare per tutti ovviamente, ma io ,come altri colleghi, non reggo questo periodo. Non è tanto lo stress di riunioni su riunioni, tutte rigorosamente extra, che non lasciano nemmeno il tempo per prendere un caffè o disegnare (nel mio caso), quanto il dover riassumere tutto ciò che sai, che hai visto, che ha fatto e può fare ogni singolo bambino della tua classe.

Un conto è valutare 20 bambini…un altro è quando ne devi valutare il doppio. Li conosciamo tutti, ne conosciamo le famiglie, la storia, i pregi, i difetti, i punti forza, i punti deboli, i talenti e i problemi…ma come fai a riassumerli in un giudizio?

La verità è tutta in quella famosissima frase del Maestro Manzi che tutti noi vorremmo scrivere nella pagella

Fa quel che può, quel che non può non fa

Ci hanno cambiato in pieno anno il sistema di valutazione (anticipazione a Settembre, ma istruzioni a Gennaio) e giusto all’ultimo, così dobbiamo correre per aggiornare i genitori che, poveretti, si trovano a cercare di capire il nuovo sistema.

Non che ci sia molto da capire in verità, mi dicono “ah ma ottimo è come il dieci” e tu maestro devi dire no, anche se sai che in fondo non ha torto, ma per una serie di supercazzole come se fosse antani devi dire che non è la stessa cosa (perché semplificare la vita quando puoi complicarla?)

Hanno introdotto oltre ai vecchi dal “sufficiente” all’ “ottimo”, i livelli raggiunti negli obiettivi per le varie materie, così il genitore oltre a non capire perché ottimo non è come dieci ed interrogarsi sul come mai, deve pure leggersi magari che il figlio nella medesima materia ha un livello base o intermedio (che magari il base pensa sia pure una cosa orrenda come l’insufficienza) in un obiettivo ma avanzato in un altro…e si chiede perché ha solo buono visto che l’avanzato ce l’ha in uno degli obiettivi.

Con questo non voglio dire che il sistema sia sbagliato a priori, onestamente preferisco mille volte valutare il singolo obiettivo per livelli che non dare un “voto” o un “giudizio” riassunto in una parola, ma ritengo che i tempi, al solito, siano sbagliati.

Ritengo che si sarebbe potuti arrivare a questo in un lasso di tempo più lungo, abituando gradualmente i genitori a questo cambio, perché non puoi rivoluzionare tutto in pochi giorni e pretendere che la gente vi si adegui facilmente ed immediatamente.

Non credo pubblicherò per almeno un paio di settimane perché mi aspettano proprio riunioni finalizzate a questo scopo e non avrò il tempo di fare altro quindi chiedo scusa e prometto che provvederò a tornare attiva appena questo periodo sarà concluso.

Invito ovviamente ad esprimere a riguardo il parere in merito commentando, sia che siate insegnanti, sia che siate genitori o ex studenti.

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: Impara a disegnare con me., insegnarte

Disegna con me- lezione 2- Righe, curve e…Volantini!

Benvenuto/a/i nella seconda lezione di disegno (per grandi e piccini, ma principalmente per grandi che pensano di non saper disegnare).

La scorsa lezione hai fatto una o più pagine di righe, linee, punti, spazi riempiti…ed ora ti stai chiedendo a cosa serve giusto? Ebbene, hai sciolto la mano anzitutto ed hai preso confidenza con la penna (no matita, non barare) superando quel poco di perfezionismo che affligge l’età adulta. Bando alle ciancie e continuiamo!

Possiamo cominciare da disegni astratti, forme che non hanno un reale significato ma sono solo un insieme esteticamente gradevole di linee e spazi chiusi. Hai sempre bisogno di carta e penna, niente di costoso nè complesso, carta qualsiasi che non sia velina e penna qualsiasi, anche una banalissima bic da pochi centesimi.

Dividi il foglio del tuo quaderno (o album o quel che usi) in 4 quadrati senza usare il righello e….guarda il tutorial

Oppure segui le mie istruzioni scritte di seguito!

Prendi un volantino, uno qualsiasi di quelli dei supermercati che lasciano sempre nella posta. Deve essere di un supermercato per via della varietà di forme che hanno i prodotti.

Preso? Non lo hai? Se non lo hai puoi sempre cercare un’immagine come questa sopra su internet, il web pullula, hai solo l’imbarazzo della scelta.

E ora…carta e penna

Hai diviso in quattro parti il foglio? Si tratta solo di fare quattro rettangoli (o quadrati) grossi dentro il tuo foglio, tutto qui.

Ora scegli una pagina del volantino, una a caso o quella che ti ispira di più. Io suggerirei di iniziare con una a caso a dire il vero, ma in fondo se c’è una pagina in cui magari qualcosa ti colpisce…meglio. Io sono partita da pagine dove c’era verdura e frutta.

  1. Osserva il frutto o l’ortaggio che vuoi disegnare, oppure segui quello che ho fatto io.
Io ho scelto questa bella anguria perché ha più forme.

Questa anguria ha almeno un cerchio principale che è la figura dell’anguria non tagliata, cui si aggiunge un altro cerchio a lato (sovrapponi i cerchi) e due semicerchi che io però ho disegnato a parte.

Fatto? Benissimo, prenditi tempo, non disegnare velocemente e non preoccuparti se le linee non sono perfette o il tratto è tremolante, non è la perfezione che cerchiamo.

Ora prova a disegnare l’ananas intero. Ricorda, non devi disegnare i dettagli ma solo le linee principali, la forma insomma. Se nello spazio che ti rimane non ci sta non importa, non devi disegnare un dietro, un davanti, devi solo concentrarti sulle linee rette, curve e cerchi che compongono l’immagine.

Dopo l’ananas ho preso quella metà di arancia che sarà un cerchio con una curva. Per l’interno ho usato linee rette.

Ora abbiamo un bell’insieme di linee curve. Dobbiamo solo riempire gli spazi vuoti! Niente di più facile, basterà fare altre linee, seguire quelle esistenti (come abbiamo fatto per la lezione sui pattern).

Ecco qui il primo spazio riempito! Ora…passiamo allo spazio a fianco! Sei stanco/a? Prenditi pure una piccola pausa, in fondo siam qui per imparare, ma anche per rilassarci.

Se sei tornato, o se non hai staccato, continuiamo con lo spazio a fianco. Cornicetta sulla destra. Questa volta prendo un’altra pagina del volantino e desidero disegnare tutti i prodotti al suo interno.

Ci sono ben quattro oggetti come vedi, ma ce li farai stare e vedrai che il risultato sarà molto piacevole a vedersi.

Cominciamo dal tonno in scatola. Come vedi è un cerchio…bene comincia a fare un cerchio in alto sulla sinistra dentro il riquadro. La scatoletta di tonno però ha un suo spessore. Fai un altro cerchio un poco spostato e traccia delle piccole linee in uno degli incroci (solo uno mi raccomando) che si è formato. Vedi? Sembra già un poco tridimensionale.

Facile vero? Ma avevo detto che avremmo disegnato tutti i prodotti. Ora passiamo alla lattina di olive nere. Osservala bene, è un rettangolo con delle linee curve alla sommità. Ebbene, ora disegnamola sotto la scatola di tonno.

Ora disegnerai…rullo di tamburi…la bottiglia! No no non scappare dai, non è difficile. Come per le altre figure, se osservi bene vedrai che la bottiglia altro non è che un insieme di rettangoli. Un rettangolo principale, uno un poco spostato che farà, come per la scatoletta di tonno, un poco di profondità. Semplifichiamo con un rettangolo per il collo e uno per il tappo. Ovviamente non dimenticare di fare le linee in uno dei due lati.

E ora, per ultimo, anche se non in vendita, disegnerai il cellulare. Dovrai disegnare solo la forma, un rettangolo alla fine. Non preoccuparti se finisci sopra la scatola di olive, giuro che le olivelle nere non si offenderanno.

Ed ecco che abbiamo creato una composizione con figure geometriche (che altro non sono che linee, righe, curve etc. ).

Riempi le altre due cornici come ti ho fatto appena vedere, prendendo da una pagina del volantino o prendendo da più pagine.

Se ti piace e vuoi un parere inviami la foto del tuo lavoro (assieme alla foto del foglio del volantino) a diariodiunamaestra@gmail.com, specificando se accetti che lo pubblichi o se non vuoi pubblicarlo. In ogni caso ti invierò un mio parere. Ovviamente è facoltativo!

Questa è un’attività che farò fare anche ai miei bambini perché aiuta ad osservare bene e “semplificare” ciò che il nostro cervello vede per poterlo riprodurre su carta. Non appena avrò modo, pubblicherò qualcuno dei loro lavori, rigorosamente in anonimo.

Buona estate e buone vacanze

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: opinionibus

Influencer e Arte? Si, grazie

Dal film “Dove vai in vacanza?” -1978 con Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Stefania Sandrelli

L’arte è per tutti? Ho voluto aprire con questo pezzo del film “Dove vai in vacanza?” dove questa coppia, durante le “vacanze intelligenti” offerte dai figli, finiscono alla Biennale per farsi una cultura, ma, prendendo un poco in giro l’arte contemporanea, prendendo in giro quell’atteggiamento radical chic e, non ultimo, una certa arte così concettuale che può far venire i dubbi persino al più appassionato, si fa una critica puntuale e divertente di certe fisime intellettuali di alcune persone che vorrebbero una cultura artistica “elitaria”.

Da anni si chiede e si invoca il giusto diritto di introdurre più arte nelle scuole, ci si scandalizza di fronte a notizie vere, o fasulle, sulla presunta sottrazione di tale materia all’orario scolastico. Da anni io per prima mi batto perchè l’arte venga insegnata come si deve, facendo conoscere la storia, apprezzarla attraverso la fruizione di quadri che hanno fatto la storia e quadri meno famosi, ma che comunque meritano di essere osservati.

Ci si è lagnati anche della scarsa affluenza nei musei, da Sgarbi con il suo mantra “capre, capre siete capre”, che allontana solamente, non me ne voglia ci mancherebbe, io al museo ci vado più volentieri che al mare e preferisco città d’arte che andare a rosolarmi su una spiaggia o a passeggiare in montagna. Se già alcuni genitori portano i pargoli perché “sennò fa brutto”, e se alcuni ci vanno giusto per non sentirsi in colpa, l’atteggiamento di Sgarbi non può che indispettire e nulla più.

Ero già arresa all’inevitabile lentissimo ma costante declino dell’affluenza ai musei quando..zac! Arriva come un fulmine a ciel sereno lei, di cui ignoravo beatamente l’esistenza fino a qualche anno fa e di cui ho scoperto qualcosa giusto perché citata nella pagina spassosissima “Se i quadri potessero parlare“.

Ebbene la FERRAGNI, no dico…niente popò di meno che la FERRAGNI AGLI UFFIZI! Ammetto, Chiara Ferragni non mi è nè simpatica nè antipatica, semplicemente mi è sempre stata indifferente, e questa premessa è doverosa per far capire la posizione assolutamente neutra da cui parto.

Ti prego, leggi quello che ha scritto il museo e guarda solo dopo l’immagine

Ho visto la foto della Ferragni davanti alla Venere del Botticelli e, lo ammetto, la prima cosa che ho pensato è stata “ah ma si può fotografare oppure solo se sei una influencer puoi?

Per anni ho lottato contro sta cosa che nella gran parte dei musei italiani non si posson fare foto, che nervi! Ad ogni modo mi è sembrata una delle tante foto che un qualsiasi turista può fare agli uffizi, nè particolarmente suggestiva nè artistica, la classica foto ricordo insomma, braccia giù, non sai dove metter le mani e sorriso alla Gioconda in attesa che scatti per goderti il resto. Normalissimo!

Ed è in questa normalità che sta il bello!

Ho seguito con divertimento la diatriba Ferragni, si Ferragni no, come si permette, ma si dai va bene, ma no non va bene affatto. A tale proposito pure Rick du Fer, un videoblogger (?), podcaster (anche) e filosofo pop (mi piace di più) ha fatto un’interessante riflessione che invito ad ascoltare.

Dal Podcast Daily Cogito di Rick Dufer

Come la penso io? Sarò brevissima, anzi, provo ad essere telegrafica!

SI, va benissimo!

Ben venga lei come altri influencer ai musei se questo può incuriosire, attirare giovani ed avvicinarli all’arte, alla cultura, renderla pop e meno elitaria, proponendola in modo diverso dagli Angela (non me ne vogliano Piero e Alberto che rimangono sempre i miei miti sia chiaro) o D’Averio (che ha un bellissimo modo di comunicare, ma non è avvicinabile dai giovani).

Preferisco mille volte una Ferragni o un Mahmood in un museo che portarceli e/o vedere le facce annoiate mentre ascoltano la guida di turno (che poverina fa il suo meglio ma non è famosa) o l’insegnante che gli spiega vita, morte e miracoli di un quadro che nemmeno stanno guardando, o che finiscono per non sopportare, per la noia provata.

Sinceramente, da maestra di arte, da appassionata di arte, da adoratrice di musei lancio un appello: Influencer vari, non andate solo nei musei famosissimi (gli Uffizi non me ne vogliano, hanno fatto il colpaccio), andate anche a sopresa nei piccoli musei, quelli meno conosciuti, quelli meno accattivanti, ma che contengono comunque interessanti parti della nostra storia.

Se la storia dell’arte ha cominciato a fare il giro nelle primarie con gli album di figurine degli Artonauti, vuol dire che il sistema funziona! L’arte non è elitaria, non deve esserlo, l’arte deve poter parlare a tutti un linguaggio universale: quello delle immagini! L’arte deve essere alla portata di tutti, deve essere appunto Popolare (da lì Pop).

Solo dopo, magari, qualche giovincello vedendo la Venere del Botticelli potrebbe essere incuriosito e guardare chi era su Wikipedia chi era sto Botticelli….oh fico sto Caravaggio, ma guarda te quella Chiesa, ma quando è stata costruita?….magari lo stesso giovincello non farà nulla di tutto ciò, ma avrà contribuito, nel suo piccolo, a finanziare un museo. Ma per uno che si interessa potrebbe esserci quella che si fa il selfie con quella tizia del quadro cui sembra assomigliare…chissà…e magari diventerà una prof di arte…sto volando? Si forse si, ma il succo è proprio questo. Non possiamo sapere a priori se e quanti si interesseranno e diverranno appassionati, ma questo non significa che dobbiamo escludere a priori che ciò possa avvenire.

E comunque….Mahmood (che molti han criticato quando ha vinto con “Soldi” a Sanremo) ha cantato al museo Egizio con Sfera Ebbasta (vi era sfuggito?)

…ma non cambio idea, benissimo, benvenuti purché serva!

Non importa come ci si avvicina e perché…importa che poi alla fine diventi passione!

Come recita il titolo di un film stupendo di Woody Allen

BASTA CHE FUNZIONI!

E voi? Siete d’accordo? No? Io ho detto la mia…

Buone vacanze

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: insegnarte

Disegna con me- lezione 1- Ti servono solo carta e penna!

Questo articolo è dedicato a chi non sa disegnare (o meglio, pensa di non saperlo fare) e vuole avvicinarsi e provare senza troppo impegno, ma anche a chi sa disegnare ma ha il solito blocco, che ho sentito, e mi piace, nominare “la scimmia nel cervello”.

Occorrente: lo dice il titolo stesso

Carta qualsiasi, niente di costoso, lascia perdere quel bellissimo blocco da 40€ che hai visto dalla paperblank o il moleskine che usava Hemingway (ma lo usava davvero? Devo indagare) o altro, se non hai foglietti di carta volante per casa puoi prendere un quaderno da poco dalla cartoleria sotto casa.

Penna qualsiasi, va bene tutto, dalla bic da pochi centesimi alla stilografica edizione limitata del nonno. Basta che scriva! Ad ogni modo non serve una penna costosa, basta una qualsiasi penna che hai sotto mano (e che scommetto non stai trovando, si nascondono sempre quando ne hai bisogno).

Perché la penna e non la matita? Non è perché così sei migliore, ma perché così lo diventi. Il primo passo per migliorare è prendere confidenza con lo strumento ma, soprattutto, con la fallibilità, con l’errore ed accettarlo. Se cancelli non avrai più modo di vedere gli errori fatti e non potrai migliorare.

RICORDA: Non c’è maestro migliore del tuo errore!

Pronto/a? Benissimo

Regola n.1 Scordati il realismo fotografico! Non perché tu non possa imparare, ma perché blocca e anche fossi in grado…è noioso! Il vero scopo dell’arte oggi giorno non è riprodurre un’immagine come è nella realtà (per quello hai lo smartphone o il tablet, o la macchina fotografica) ma come il tuo cervello la elabora.

Ti sembrano realistici?

Vedi? Puoi farcela anche tu.

Per ora iniziamo con il disegnare 5 elementi che ti aiuteranno molto nel disegno e che ti sciolgono un poco mano e testa, aiutando a prender confidenza con carta e penna, ma soprattutto con le tue capacità.

Disegna:

  1. linee– verticali, orizzontali, diagonali, inclinate come ti pare, parallele o incrociate! Sbizzarrisciti, riempi il foglio o fanne poche. Riempi anche più fogli se ti va. Sembra inutile ma non lo è, se all’inizio le farai tremolanti, vedrai che continuando a farne verranno meno tremolanti. Prova a farle lentamente, poi veloci, corte e lunghe. Sperimenta, gioca. Falle anche mentre sei al telefono se vuoi…non sarò io a sgridarti.

2. Curve – come per le linee, corte, lunghe, continue, una curva attaccata all’altra oppure semicerchi, parallele (come l’esercizio dei pattern) o che si incrociano. Quante ne vuoi, come le vuoi. Va che magari disegni pure un mare a far curve continue…

3. Angoli – e come sopra, quanti ne vuoi, ampiezze varie, magari scopri che un angolo messo assieme ad un altro forma un rombo…ecco che hai disegnato qualcosa senza nemmeno accorgertene…e se lo unisci ad altri angoli potrebbe venir fuori un cubo…riempi tutti i fogli che vuoi, nessuno te lo impedisce.

4. Cerchi – non colorare dentro, la tentazione sarà forte eh, ti ho avvisato, ma non colorare! Grandezze varie, puoi farli inccrociati, vicini, lontani , come vuoi ma basta che riempi almeno un foglio.

5. Macchie– Qui ci si sbizzarrisce davvero, puoi farle tonde, quadrate, macchie come quelle di caffè dai contorni frastagliati, contorni arrotondati, basta che dentro li colori. Puoi partire anche da puntini che diventano cerchi e riempirli di colore o semplicemente colorarli con la penna…magari potresti fare righe dentro le macchie…chissà cosa ti dice la fantasia.

Per oggi mi fermo qui, hai già molto da disegnare per iniziare e mi raccomando, niente matita, solo penna! Se qualche risultato ti piace o ti risulta artistico sei liberissimo/a di inviarmelo, sarò ben lieta di visionarlo ed eventualmente pubblicarlo qui in questo articolo o nella gallery. Puoi far fare questi esercizi anche ai tuoi alunni o figli, sono esercizi che possono essere fatti da tutti e servono a sciogliere la mano, il cervello (va sciolto pure quello dai lacci che trattengono la fantasia) ed acquisire fiducia nelle proprie capacità. Non serve talento per disegnare, serve solo esercizio ed applicazione, se c’è il talento tanto meglio, ma senza esercizio non si diventa bravi.

Alla prossima lezione (per grandi anzitutto ma anche per piccini)

La vostra

Maestra Imperfetta

Pubblicato in: insegnarte, opinionibus

Maestra, ma io non so disegnare

Due prime, due bambini che vedevo sempre svogliati e fermi come sassi ad arte. Chiedo di disegnare e loro rifiutano dicendo che non vogliono.

Se c’è una cosa che odio nel profondo è imporre. Già devo farlo per i compiti, gli esercizi o le attività nelle altre materie, ma in arte no, non posso, ucciderebbe me, figurarsi loro. Come fare?

Partiamo dal principio cardine che fare e osservare arte deve essere un piacere! È una disciplina, e va bene, ma perché non affrontarla come un momento di svago? Non significa che non debbano impegnarsi, lo fanno quando vedono che appendi nel corridoio le loro opere, ma non implica nemmeno che debbano annoiarsi facendo il “ disegnino della famiglia” e cose così.

Come comportarsi quando un bambino rifiuta categoricamente il disegno?

Premetto che fare arte e insegnarla a fare sono due cose che non vanno a braccetto, l’una non implica l’altra. Sfatiamo il mito che chi sa fare sa anche insegnare ( si usa dire infatti, malignamente, che chi non sa fare può insegnare), non è scontato e me ne sono resa conto quando ho fatto esperienza diretta. Non ho fatto la scoperta del secolo, e non la vendo come tale, direi che non vendo nulla, ma voglio condividere il mio vissuto.

Quando ho visto i primi bimbi rifiutarsi di disegnare, bloccarsi, per me è stato uno schiaffo di quelli che fan risuonare pure le orecchie. È vero che non a tutti deve piacere disegnare, ma pensavo che a tutti i bimbi piacesse comunque esprimersi attraverso il tratto grafico.

Ho chiesto a quei bambini il motivo della mancanza di piacere nel disegnare, se me lo sapevano spiegare, facendo anche esempi banali ma efficaci quali “a me non piace correre perché se corro sento più caldo”. La risposta è arrivata prima di quanto potessi pensare:

Maestra non mi va di disegnare perché io non lo so fare.

Una risposta semplicissima ma che ci ricorda e riassume il nostro compito, ciò che siamo chiamati a fare (per vocazione o per stipendio, ma dobbiamo farlo e bene).

Non lo sai fare ok, e allora? Sono qui apposta per insegnartelo.

I bambini si confrontano, non sono sciocchi e capiscono quando qualche compagno ha più talento in questa o quella materia, e a volte un compagno talentuoso può scoraggiare, ma se si affronta la situazione con lucidità ed empatia, si riesce ad infondere fiducia nelle proprie capacità. Questo compito spetta a noi docenti.

Non posso dare risposte, ricette o soluzioni universali, le geometrie di classe cambiano come cambiano le realtà dietro ciascun bambino, ma posso dire come ho affrontato io.

1. Niente panico! La calma è la virtù dei forti, e noi docenti dobbiamo essere calmi, sempre.

2. Chiedere sempre, spingere a motivare le proprie affermazioni serve a noi per capire come e dove intervenire, ma serve soprattutto a loro per imparare a comprendere loro stessi. Dovendo spiegarsi, motivare, devono riflettere sui perché del loro sentire e quindi acquisire uno strumento utile in tutti i momenti difficili. Spingerli a motivare le loro affermazioni è trasversale.

3. Ma meriterebbe di stare al numero 1, conosci la tua classe! Cerca di capirne i punti deboli, quelli di forza, i caratteri singoli e il gruppo classe. Sfrutta i più talentuosi per aiutare i meno capaci e motiva sempre. La tua classe è il tuo piccolo esercito che devi preparare per sconfiggere l’ignoranza, alcuni saranno più bravi in alcune cose, altre in altre cose, ma se insegni a fare gruppo, a rimanere uniti, avrai già fatto metà dell’opera. Non è una cosa immediata sia chiaro, io ci ho messo mesi e puntualmente ogni anno devo ricalibrare tutto per qualche trasferimento, defezione o aggiunta.

4. Ora veniamo al succo! Ricorda sempre ai bambini che anche tu, insegnante, continui a studiare, a far corsi, ad imparare. Non bisogna scoraggiarli ovviamente, ma solo ricordare che siamo tutti a scuola per imparare, se sapessimo già tutto non avrebbe alcun senso venire a scuola, ma la vita sarebbe molto noiosa, priva di sorprese.

5. Ed ora il bello! Usa i Doodles (farò uno o più articoli apposta per dare qualche idea) ! I doodles sono schizzi semplicissimi, veloci, basati su linee facilissime da fare anche per loro, ma che rendono subito e quindi dà loro l’impressione di saper fare, di aver disotterrato un tesoro. Se c’è una cosa che i bambini devono imparare è che non si diventa bravi subito, ma ci vuole tempo ed esercizio. Questo sfugge persino a molti adulti, figuriamoci ai piccoli, ma come quando ci si mette a dieta, vedere i primi risultati motiva a continuare. Così funziona con il disegno, se si vede che si sa disegnare un limone, un vaso di cactus o un uccellino, il bambino prende confidenza, acquisisce sicurezza, gli sembra in realtà di esser stato sempre bravo, solo che non lo sapeva, aveva bisogno di istruzioni, tutto qui. Ed ecco che anche il meno bravo lo vedrete fiorire, applicarsi e impegnarsi, dandovi anche risultati sorprendenti.

6. Critica costruttiva! “Si bello, molto bravo, però la prossima volta magari…”, ecco una delle tante formule che si possono usare nella “critica” (nella sua accezione originale, non negativa) dell’operato. Io penso sempre a cosa piacerebbe sentirmi dire, come mi piace sentirmelo e da lì parto per valutare l’operato. Ammetto che in passato ci sono stati amici e conoscenti decisamente poco empatici e per nulla delicati nei miei confronti, ne sono rimasta ferita, non lo nascondo, ma li ringrazio comunque perché è proprio provarlo sulla mia pelle che ora mi spinge ad essere attenta quando parlo con i bambini. Attenzione perché il tono, le parole che usate, fanno la differenza anche se non capiscono al 100%, ricordate che colgono le sfumature a livello istintivo.

7.Appendete le loro opere! Non importa se belle, brutte, se vi piacciono o non vi entusiasmano, dovete appenderle tutte! Non c’è spazio? Organizzatevi per fare un cambio, magari una volta al mese o una ogni due settimane si cambiano le opere appese. Appendetele in corridoio, o appendete le opere della A nella B e viceversa, per creare anche unione tra le sezioni e non abituarli a pensarsi come A e B. Vedere cosa fanno gli altri li spinge a migliorare se stessi, ma appendetele in modo che vengano viste da tutti, per loro è motivo di orgoglio, ma non te lo chiederanno mai, devi essere tu insegnante a farlo, a valorizzare tutti.

8. Fategli raccogliere le opere in una cartellina! Ognuno porti la propria eh, non è un problema, ma insegnate loro a firmare l’opera, mettere la data e metterla nella propria cartellina. Questo servirà a loro ad organizzarsi mentalmente, e a voi a restituire le opere alle famiglie, alcune delle quali saranno, credetemi, estasiate. Il colmo è che io faccio fare così perchè in casa mia, per i miei disegni, non lo faccio, e poi mi ritrovo a disperarmi perché non so quando ho fatto quel disegno, oppure non trovo quel disegno che ricordo che avevo fatto quando desidero rivederlo o farlo vedere. Non c’è miglior educatore del cattivo esempio! Sono proprio i miei difetti a suggerirmi cosa far fare ai bambini, per evitargli di trovarsi nelle mie scomode situazioni. Insomma questo ci porta al punto 9.

9. Impara dai tuoi errori e riconoscili! Ricorda che i tuoi errori, la tua esperienza (che è fatta soprattutto di sbagli) è la tua risorsa. Non aver mai paura di riconoscere degli sbagli perché sono quelli che ti rendono ciò che sei. Non nascondere i tuoi errori ai bambini, non fare il supereroe, se ti vedono come persona umana, che può sbagliare, ma che quando sbaglia lo ammette e ci ride su, o si scusa se serve, è il miglior esempio che si può dare. Ci sono giorni che disegno proprio male, non ho voglia, e i bambini se ne accorgono subito, ma è proprio allora che li guardo e gli chiedo scusa. E quando sono loro a non averne voglia? Beh non ci crederete ma lo ammettono e si scusano pure loro. Finisce con un sorriso, un’alzata di spalle e un “va beh dai, non diamo voti oggi”.

Se non sapete disegnare ma vi trovate ad insegnare arte…andate al punto 1 e rileggete! Siamo tutti qui per imparare, non possiamo saper fare tutto, possiamo imparare assieme a loro, e nel caso…ammettiamolo, diciamolo “bambini, quest’anno impariamo a disegnare assieme” e credetemi questo li farà sentire vicini a te, come in famiglia, e gli farà apprezzare il loro docente e la materia.

Io disegno sempre, ovunque, su tutto, anche sui tovaglioli. Alcuni mi dicono che son brava, altri mi mostrano i “geni”, che espongono e via dicendo, a volte mi sento un poco infastidita (sarei ipocrita a negarlo), ma poi penso “ma chissenefrega”, disegno perché mi piace e continuo a farlo per il mio piacere e non per esporre nè vendere. Questo tuttavia non fa di me una docente di arte perfetta, tutt’altro (il nome del blog non è a caso)! Se volete imparare a disegnare potete, non serve avere talento, serve la voglia e, cosa molto importante, non farvi scoraggiare. Ricordiamo che il miglior insegnamento lo diamo con l’esempio.

E a voi è capitato di sentirvi dire che non gli piace? Come avete reagito? Cosa è accaduto?

Condividete le vostre esperienze commentando o inviandomi mail a diariodiunamaestra@gmail.com

Buone vacanze

La vostra Maestra Imperfetta