Siamo così, dolcemente complicate…cantava la Mannoia riferendosi alle donne nella canzone “quello che le donne non dicono”, ed in effetti in parte è inerente alla domanda che mi è capitata oggi su cui rifletto.
Apro WordPress, presa dal solito “ussignur il blog, stavo dimenticando il blog”, nemmeno poi fosse sta gran cosa, ed ecco che mi appare questa domanda…

Ora forse farà ridere, alcuni mi considereranno esagerata, altri forse sciocca, altri penso mi consiglierebbero di cambiare lavoro (come se non avessi bollette da pagare), ma se fino ad un paio di anni fa avrei risposto senza alcun dubbio un bel “si”, oggi non ne sono così certa.
Non dico che non mi piace perché mentirei, ma nemmeno un convintissimo “mi piace” esce spontaneo dalle labbra (o dalle dita visto che sto scrivendo). Sono arrivata alla crisi del settimo anno evidentemente, pensavo fosse solo per le coppie, o forse mi son sentita “sposata” col lavoro senza saperlo? Com’è o come non è, non saprei rispondere davvero con un si o un no.
Ogni lavoro ha aspetti belli e brutti ed i lavori nel pubblico spesso mettono a dura prova nervi e sanità mentale. Di questo ne ero consapevole prima e ne sono consapevole tutt’ora, ma attraversiamo periodi in cui stiamo bene e periodi in cui ci sentiamo stretti nella nostra vita e questo si riflette sul lavoro.
Stranamente non è la pioggia di critiche, battutine e cliché social e giornalistici che accompagnano questo mestiere che mi fa essere così incerta, bensì le sempre crescenti difficoltà nella gestione di bambini che, pur non avendo problemi economici, nel loro essere viziati rendono le cose più complicate. Non è nemmeno colpa dei bambini, sia chiaro, perché in realtà i pargoli sono solo lo specchio dell’educazione genitoriale che ricevono, dell’ambiente in cui crescono.
Nel rispondere quindi faccio una piccola riflessione valida anche per me stessa:
Il docente non è un missionario
Siamo pagati per fare questo mestiere, per far acquisire competenze, istruire e far comprendere come vivere al di fuori del protetto nucleo familiare. Siamo retribuiti con regolare contratto, copertura assicurativa, diritti e doveri da CCNL etc. Abbiamo studiato per fare questo e, in questo lungo periodo di transizione, c’è chi ha preso una laurea e chi invece ha solo il diploma ma altri corsi di formazione, ma comunque ci aggiorniamo continuamente. Signori, è un mestiere a tutti gli effetti e non siamo tenuti a farci carico delle ansie altrui, se lo facciamo è perché capiamo l’aspetto umano e siamo empatici, non perché sia da contratto.
La vocazione: il docente non è un religioso
La nostra religione non è la scuola, non abbiamo la chiamata, non tutti hanno il sogno di insegnare da grandi. Questo non fa di un docente un pessimo insegnante. Ci sono docenti che non pensavano nemmeno di trovarsi ad insegnare un giorno, ma che fanno il loro lavoro con serietà e professionalità e vanno rispettati. Non confondiamo la professionalità con la vocazione grazie, non sempre vanno a braccetto ma vale il discorso di cui sopra.
Il docente non è uno psicologo
Se avessi voluto fare lo psicoterapeuta avrei intrapreso una strada differente, e come me molti altri. I doveri contrattuali da docente richiedono ben altro che non fare da contenitore e gestore di ansie altrui, da sportello psicologico dei genitori, da capro espiatorio per i piccoli e grandi errori genitoriali. Noi dobbiamo solo istruire!
Non esiste solo vostro figlio
Sembra banale ma non lo è. Il docente ha 20 bambini in classe nel migliore dei casi e a volte senza sostegno dove dovrebbe e non riesce sempre a seguire tutti allo stesso modo. Inoltre c’è da comprendere che tanti bambini significa dover stabilire regole, a volte anche severe, chiare e ben delineate che potrebbero non andar giù ai pargoli. In questo caso occorre che la famiglia collabori, altrimenti si complica solo il nostro lavoro e questo va a scapito dell’educazione dei vostri figli che in futuro potrebbero vivere con disagio le naturali regole della civile convivenza.
Detto ciò…se mi piace il mio lavoro? Al momento direi che, pur presentando aspetti complicati e a volte ingestibili, non mi dispiace. Vado a lavorare a volte scocciata, ma torno sempre col sorriso.
E a voi? Piace il vostro lavoro?
La vostra Maestra Imperfetta