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Maestra, ma io non so disegnare

Due prime, due bambini che vedevo sempre svogliati e fermi come sassi ad arte. Chiedo di disegnare e loro rifiutano dicendo che non vogliono.

Se c’è una cosa che odio nel profondo è imporre. Già devo farlo per i compiti, gli esercizi o le attività nelle altre materie, ma in arte no, non posso, ucciderebbe me, figurarsi loro. Come fare?

Partiamo dal principio cardine che fare e osservare arte deve essere un piacere! È una disciplina, e va bene, ma perché non affrontarla come un momento di svago? Non significa che non debbano impegnarsi, lo fanno quando vedono che appendi nel corridoio le loro opere, ma non implica nemmeno che debbano annoiarsi facendo il “ disegnino della famiglia” e cose così.

Come comportarsi quando un bambino rifiuta categoricamente il disegno?

Premetto che fare arte e insegnarla a fare sono due cose che non vanno a braccetto, l’una non implica l’altra. Sfatiamo il mito che chi sa fare sa anche insegnare ( si usa dire infatti, malignamente, che chi non sa fare può insegnare), non è scontato e me ne sono resa conto quando ho fatto esperienza diretta. Non ho fatto la scoperta del secolo, e non la vendo come tale, direi che non vendo nulla, ma voglio condividere il mio vissuto.

Quando ho visto i primi bimbi rifiutarsi di disegnare, bloccarsi, per me è stato uno schiaffo di quelli che fan risuonare pure le orecchie. È vero che non a tutti deve piacere disegnare, ma pensavo che a tutti i bimbi piacesse comunque esprimersi attraverso il tratto grafico.

Ho chiesto a quei bambini il motivo della mancanza di piacere nel disegnare, se me lo sapevano spiegare, facendo anche esempi banali ma efficaci quali “a me non piace correre perché se corro sento più caldo”. La risposta è arrivata prima di quanto potessi pensare:

Maestra non mi va di disegnare perché io non lo so fare.

Una risposta semplicissima ma che ci ricorda e riassume il nostro compito, ciò che siamo chiamati a fare (per vocazione o per stipendio, ma dobbiamo farlo e bene).

Non lo sai fare ok, e allora? Sono qui apposta per insegnartelo.

I bambini si confrontano, non sono sciocchi e capiscono quando qualche compagno ha più talento in questa o quella materia, e a volte un compagno talentuoso può scoraggiare, ma se si affronta la situazione con lucidità ed empatia, si riesce ad infondere fiducia nelle proprie capacità. Questo compito spetta a noi docenti.

Non posso dare risposte, ricette o soluzioni universali, le geometrie di classe cambiano come cambiano le realtà dietro ciascun bambino, ma posso dire come ho affrontato io.

1. Niente panico! La calma è la virtù dei forti, e noi docenti dobbiamo essere calmi, sempre.

2. Chiedere sempre, spingere a motivare le proprie affermazioni serve a noi per capire come e dove intervenire, ma serve soprattutto a loro per imparare a comprendere loro stessi. Dovendo spiegarsi, motivare, devono riflettere sui perché del loro sentire e quindi acquisire uno strumento utile in tutti i momenti difficili. Spingerli a motivare le loro affermazioni è trasversale.

3. Ma meriterebbe di stare al numero 1, conosci la tua classe! Cerca di capirne i punti deboli, quelli di forza, i caratteri singoli e il gruppo classe. Sfrutta i più talentuosi per aiutare i meno capaci e motiva sempre. La tua classe è il tuo piccolo esercito che devi preparare per sconfiggere l’ignoranza, alcuni saranno più bravi in alcune cose, altre in altre cose, ma se insegni a fare gruppo, a rimanere uniti, avrai già fatto metà dell’opera. Non è una cosa immediata sia chiaro, io ci ho messo mesi e puntualmente ogni anno devo ricalibrare tutto per qualche trasferimento, defezione o aggiunta.

4. Ora veniamo al succo! Ricorda sempre ai bambini che anche tu, insegnante, continui a studiare, a far corsi, ad imparare. Non bisogna scoraggiarli ovviamente, ma solo ricordare che siamo tutti a scuola per imparare, se sapessimo già tutto non avrebbe alcun senso venire a scuola, ma la vita sarebbe molto noiosa, priva di sorprese.

5. Ed ora il bello! Usa i Doodles (farò uno o più articoli apposta per dare qualche idea) ! I doodles sono schizzi semplicissimi, veloci, basati su linee facilissime da fare anche per loro, ma che rendono subito e quindi dà loro l’impressione di saper fare, di aver disotterrato un tesoro. Se c’è una cosa che i bambini devono imparare è che non si diventa bravi subito, ma ci vuole tempo ed esercizio. Questo sfugge persino a molti adulti, figuriamoci ai piccoli, ma come quando ci si mette a dieta, vedere i primi risultati motiva a continuare. Così funziona con il disegno, se si vede che si sa disegnare un limone, un vaso di cactus o un uccellino, il bambino prende confidenza, acquisisce sicurezza, gli sembra in realtà di esser stato sempre bravo, solo che non lo sapeva, aveva bisogno di istruzioni, tutto qui. Ed ecco che anche il meno bravo lo vedrete fiorire, applicarsi e impegnarsi, dandovi anche risultati sorprendenti.

6. Critica costruttiva! “Si bello, molto bravo, però la prossima volta magari…”, ecco una delle tante formule che si possono usare nella “critica” (nella sua accezione originale, non negativa) dell’operato. Io penso sempre a cosa piacerebbe sentirmi dire, come mi piace sentirmelo e da lì parto per valutare l’operato. Ammetto che in passato ci sono stati amici e conoscenti decisamente poco empatici e per nulla delicati nei miei confronti, ne sono rimasta ferita, non lo nascondo, ma li ringrazio comunque perché è proprio provarlo sulla mia pelle che ora mi spinge ad essere attenta quando parlo con i bambini. Attenzione perché il tono, le parole che usate, fanno la differenza anche se non capiscono al 100%, ricordate che colgono le sfumature a livello istintivo.

7.Appendete le loro opere! Non importa se belle, brutte, se vi piacciono o non vi entusiasmano, dovete appenderle tutte! Non c’è spazio? Organizzatevi per fare un cambio, magari una volta al mese o una ogni due settimane si cambiano le opere appese. Appendetele in corridoio, o appendete le opere della A nella B e viceversa, per creare anche unione tra le sezioni e non abituarli a pensarsi come A e B. Vedere cosa fanno gli altri li spinge a migliorare se stessi, ma appendetele in modo che vengano viste da tutti, per loro è motivo di orgoglio, ma non te lo chiederanno mai, devi essere tu insegnante a farlo, a valorizzare tutti.

8. Fategli raccogliere le opere in una cartellina! Ognuno porti la propria eh, non è un problema, ma insegnate loro a firmare l’opera, mettere la data e metterla nella propria cartellina. Questo servirà a loro ad organizzarsi mentalmente, e a voi a restituire le opere alle famiglie, alcune delle quali saranno, credetemi, estasiate. Il colmo è che io faccio fare così perchè in casa mia, per i miei disegni, non lo faccio, e poi mi ritrovo a disperarmi perché non so quando ho fatto quel disegno, oppure non trovo quel disegno che ricordo che avevo fatto quando desidero rivederlo o farlo vedere. Non c’è miglior educatore del cattivo esempio! Sono proprio i miei difetti a suggerirmi cosa far fare ai bambini, per evitargli di trovarsi nelle mie scomode situazioni. Insomma questo ci porta al punto 9.

9. Impara dai tuoi errori e riconoscili! Ricorda che i tuoi errori, la tua esperienza (che è fatta soprattutto di sbagli) è la tua risorsa. Non aver mai paura di riconoscere degli sbagli perché sono quelli che ti rendono ciò che sei. Non nascondere i tuoi errori ai bambini, non fare il supereroe, se ti vedono come persona umana, che può sbagliare, ma che quando sbaglia lo ammette e ci ride su, o si scusa se serve, è il miglior esempio che si può dare. Ci sono giorni che disegno proprio male, non ho voglia, e i bambini se ne accorgono subito, ma è proprio allora che li guardo e gli chiedo scusa. E quando sono loro a non averne voglia? Beh non ci crederete ma lo ammettono e si scusano pure loro. Finisce con un sorriso, un’alzata di spalle e un “va beh dai, non diamo voti oggi”.

Se non sapete disegnare ma vi trovate ad insegnare arte…andate al punto 1 e rileggete! Siamo tutti qui per imparare, non possiamo saper fare tutto, possiamo imparare assieme a loro, e nel caso…ammettiamolo, diciamolo “bambini, quest’anno impariamo a disegnare assieme” e credetemi questo li farà sentire vicini a te, come in famiglia, e gli farà apprezzare il loro docente e la materia.

Io disegno sempre, ovunque, su tutto, anche sui tovaglioli. Alcuni mi dicono che son brava, altri mi mostrano i “geni”, che espongono e via dicendo, a volte mi sento un poco infastidita (sarei ipocrita a negarlo), ma poi penso “ma chissenefrega”, disegno perché mi piace e continuo a farlo per il mio piacere e non per esporre nè vendere. Questo tuttavia non fa di me una docente di arte perfetta, tutt’altro (il nome del blog non è a caso)! Se volete imparare a disegnare potete, non serve avere talento, serve la voglia e, cosa molto importante, non farvi scoraggiare. Ricordiamo che il miglior insegnamento lo diamo con l’esempio.

E a voi è capitato di sentirvi dire che non gli piace? Come avete reagito? Cosa è accaduto?

Condividete le vostre esperienze commentando o inviandomi mail a diariodiunamaestra@gmail.com

Buone vacanze

La vostra Maestra Imperfetta

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Autore:

Sono una giovane maestra (giovane come anni di insegnamento, non come età...ma è relativo). Insegno arte, musica, inglese e tecnologia, ma non posso escludere che in futuro non mi trovi ad insegnare altro. Ho trovato nella scuola dove insegno colleghi simpatici e collaborativi, un ambiente famigliare e attivo che continua a fornire stimoli culturali cui attingo a piene mani. La mia gratitudine è a loro ed a tutti gli insegnanti di qualsiasi ordine e grado che hanno contribuito e contribuiscono, senza saperlo, a rendermi quella che ritengo di essere oggi...una maestra consapevole.

2 pensieri riguardo “Maestra, ma io non so disegnare

  1. Bello quello che hai scritto! Un’altra cosa che io faccio dopo aver appeso i disegni ogni bambino li guardiamo tutti insieme e chi vuole può dire che cosa gli piace ( solo positivo!)di quel disegno. E’ incredibile la sensibilità dei compagni nei loro commenti e quanto è motivante!

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