Chi mi segue, forse, ricorda che ho cambiato scuola, purtroppo la scelta, decisamente sofferta, mi ha costretta a lasciare i bambini in quarta primaria. Ero abbastanza tranquilla che avessero sviluppato un carattere loro e spirito critico a sufficienza, ma è stato doloroso dovermene staccare.
Un paio di mesi addietro mi è capitato di ricevere alcuni bigliettini e temini che i bimbi della classe che ho dovuto lasciare.
Non so se le mie colleghe hanno dubbi o meno, la fauna docente è talmente variegata che ve ne sono di tutti i tipi, ma io vivo nel costante interrogativo: sto facendo bene?
Quei bigliettini, scritti a distanza di un anno, riportano parole che rimarranno indelebili e che mi rassicurano sulla strada che ho deciso di percorrere quei primi mesi del 2016.
“Tutti questi bei ricordi sono grazie alla maestra Francesca che è riuscita a spiegarci tantissime cose come nessun altro riuscirebbe a spiegare, perché coinvolge tutti e spiega con divertimento”.
Spiegare con divertimento…di chi? Mio sicuramente, perché mi diverto in effetti a spiegare le cose, stimolare e giocare assieme a loro con gli argomenti delle mie materie, ma intende il loro divertimento? Se si, ho fatto centro! Il divertimento è una componente fondamentale dell’apprendimento ed ho sempre sostenuto, con fede immutata, che se tu docente ti diverti ad insegnare la tua materia, riuscirai a trasmettere e divertire i tuoi alunni. Un’altra frase che mi ha fatto riflettere è
“io me la ricorderò per sempre: tutti i pianti che mi ha asciugato…”
Si lo so, si dice “le lacrime”, ma il concetto è bellissimo e racconta dal loro punto di vista quello che siamo, oltre a quello che facciamo. Racconta una realtà che non è quella che vedono tutti, ossia tre mesi di vacanza e poche ore al giorno di lezione. Questa frase racchiude, assieme alla precedente, tutta la meraviglia di un lavoro che coinvolge emotivamente e ti obbliga a specchiarti, a vedere chi sei veramente.
Non è asciugare le lacrime di per sé, è aver accolto, ascoltato e aiutato a superare un disagio senza atteggiamenti giudicanti, e questo ha valore tanto per un adulto quanto per un bambino.
Non ricordo ora chi disse che non è importante la Mèta ma il viaggio stesso, ma aveva ragione da vendere. Non sapevo cosa mi aspettava quando passai il concorso docenti, o meglio…sapevo cosa mi aspettava a livello burocratico, organizzativo, normativo ed anche intellettivo…ma non avevo idea di cosa mi sarebbe davvero aspettato sul piano emotivo. Ho iniziato un viaggio bellissimo che ha portato a conoscermi conoscendo gli altri, a comprendere un po’ di più me stessa specchiandomi negli occhi e nelle reazioni dei bambini e si, come ho detto già ai genitori, solo i bimbi possono esprimere un parere sul mio lavoro.
Solo a volte si ha bisogno di capire che si sta proseguendo sulla strada giusta, che non hai imboccato deviazioni pericolose. Insomma, in un mestiere complesso spesso si naviga a vista e qualche riconoscimento fa piacere anche a noi docenti (non intendo regali) perché siamo umani e pieni di dubbi.
Ecco perché frasi come queste, nella loro semplicità, fanno piacere, rassicurano perché spontanee e perché danno la conferma che, se loro hanno lasciato un solco profondo nel tuo cuore, anche tu hai lasciato loro un bel ricordo.
Quello che spero solo che ricordino sono le mie ultime parole prima di andarmene: “Ricordate che io credo in voi”.
Forse ora sono piccoli per ricordarsele, ma spero che questa frase li accompagnerà e darà loro la forza per tutto il percorso di studi e, perché no, magari anche oltre.
Io tornerò a fare il castoro, questa diga ha svolto la sua funzione, è il momento di costruirne un’altra altrove.
E voi? Avete mai avuto quella conferma, quel momento in cui qualcosa o qualcuno vi ha fatto capire che stavate andando sulla giusta via?
A presto la vostra
Maestra Imperfetta